Tomografia ad Emissione di Positroni (PET) Globale Corporea: Informazioni Utili

La PET (acronimo inglese che sta per positron emission tomography, tomografia a emissione di positroni in italiano) è una tecnica diagnostica di medicina nucleare che comporta la somministrazione per via endovenosa di una sostanza normalmente presente nell'organismo (per lo più glucosio, ma anche metionina o dopamina).

La sostanza è marcata con una molecola radioattiva (nel caso del glucosio, il Fluoro 18) e il tomografo PET rileva la distribuzione di queste sostanze. Poiché i tumori sono particolarmente avidi di glucosio, la PET, mostrando l’accumulo di questo zucchero, è molto utile per confermare una diagnosi di tumore, per verificare la presenza di metastasi o per verificare una variazione nelle dimensioni della massa tumorale.

La PET (Positron Emission Tomography) è una metodica di diagnostica per immagini che consente di individuare precocemente i tumori e di valutarne la dimensione e la localizzazione.

Le indagini di Medicina Nucleare, come la PET, prevedono la somministrazione di una piccola quantità di una sostanza radioattiva (radiofarmaco), al fine di indagare le caratteristiche funzionali degli organi e degli apparati nei quali il radiofarmaco si localizza. Il farmaco “illumina” le cellule a cui si lega, evidenziando così la presenza di eventuali patologie e permettendo una loro completa e precisa caratterizzazione.

È dunque un esame funzionale, molto importante per valutare l’efficacia di una terapia oncologica, in quanto l'assenza di accumulo di glucosio radiomarcato in una sede in cui era stato identificato in precedenza indica che il trattamento in corso è efficace.

PET/TC: una combinazione di immagini

La PET si presta anche a combinazioni con altri esami radiologici (tomografia computerizzata - TC o risonanza magnetica nucleare - RMN) quando le condizioni cliniche lo richiedono: si parla in questi casi di PET/TC e PET/RMN. In particolare nell’imaging oncologico pediatrico, visto che i bambini sono più suscettibili alle radiazioni.

In questi casi la necessità di ridurre l’esposizione, ottenuta tramite una combinazione di più studi di imaging, ha portato all'uso crescente della PET/RM come alternativa più sicura, dato che espone a circa il 70 per cento di radiazioni in meno rispetto alla PET/TC.

La PET/CT (Positron Emission Tomography/Computed Tomography) è una metodica di diagnostica per immagini, applicata in numerosi campi di medicina, ma con principale utilizzo in oncologia. Questa tecnica permette uno studio approfondito di diverse tipologie tumorali; si valutano le caratteristiche della neoplasia, si cercano le sedi di malattia o si parametra l’evoluzione del tumore durante o dopo il trattamento.

L’esame viene effettuato grazie all’utilizzo di un'unica macchina con due tecnologie: la PET (Tomografia ad Emissione di Positroni), che permette di rilevare le aree metaboliche di organi e tessuti, combinata con la TC (Tomografia Computerizzata) che fornisce una chiara visualizzazione delle strutture anatomiche.

Questa divisione dei compiti consente un risultato che garantisce un’analisi accurata e completa. La PET/CT globale corporea offre in un unico esame diagnostico un quadro clinico completo, dando informazioni sulla natura del tumore, sullo stadio di malattia o sulla sua evoluzione.

La metodica consente di porre diagnosi, di effettuare successiva rivalutazione della malattia o di valutare la risposta a uno specifico trattamento (chemioterapia, radioterapia).

Radiofarmaci utilizzati nella PET/TC

Sono disponibili diversi radiofarmaci per la diagnostica PET/CT. 18F-FDG (fluorodesossiglucosio) è il radiofarmaco maggiormente utilizzato ed è disponibile in tutti i centri di medicina nucleare che dispongono della PET/CT. L’FDG si comporto come il glucosio (zucchero) e quindi studia il metabolismo glucidico del tumore.

11C-Colina è un radiofarmaco che necessita di essere prodotto “in loco”, per cui è disponibile solo in alcuni centri di medicina nucleare provvisti di ciclotrone. 68Ga-DOTATOC è un radiofarmaco utilizzato per lo studio dei tumori neuroendocrini.

Una piccola quantità di materiale radioattivo, chiamato radiofarmaco, viene infuso in una vena circa un’ora prima dell’inizio dell’esame ed è necessaria per poter identificare tramite la PET-TC le diverse zone del corpo e il loro funzionamento. In molte patologie, come nel caso dei tumori, problemi neurologici o cardiovascolari, infezioni, i tessuti malati accumulano il radiofarmaco generando cosi dei punti luminosi nelle immagini prodotte dal macchinario.

La metodica prevede l’utilizzo di un radiofarmaco debolmente radioattivo che viene iniettato per via endovenosa e, facendo da tracciante, “svela” informazioni importanti sull’attività metabolica del tumore in studio. Sono disponibili diversi radiofarmaci, ognuno adatto a un particolare tipo di tumore.

Il radiofarmaco è composto da una molecola che mappa il processo patologico di interesse e da un atomo radioattivo che emette positroni, a breve emivita. Il farmaco “illumina” le cellule a cui si lega, evidenziando così la presenza di eventuali patologie e permettendo una loro completa e precisa caratterizzazione.

Preparazione all'esame

Per eseguire la PET è necessario il digiuno da cibi zuccherati (dolci, biscotti, brioches e frutta) da almeno sei ore. È preferibile astenersi dall'attività fisica intensa nelle ore precedenti l'indagine.

È bene inoltre assumere liquidi in abbondanza (acqua, tè non dolcificato eccetera) per ottenere una buona idratazione. Il paziente viene convocato con largo anticipo per permettere la somministrazione del marcatore.

Il radiofarmaco, infatti, impiega circa 60 minuti per distribuirsi in tutto il corpo: in questo intervallo di tempo il paziente deve rimanere in sala d’attesa, bevendo almeno mezzo litro d’acqua e svuotando la vescica non appena avverte lo stimolo, in modo da eliminare la quantità in eccesso.

Nelle 6 ore precedenti all’esame è necessario rimanere a digiuno (anche se è consentito bere acqua) ed evitare l’assunzione di insulina. Inoltre è bene presentarsi all’appuntamento con la relativa documentazione medica.

Il paziente viene fatto accomodare nella sala d’attesa all’interno del reparto di medicina nucleare e gli viene richiesto di rimanere a riposo. Trascorso il periodo di attesa, il paziente viene invitato a prepararsi per l’esame in un apposito spogliatoio, svestendosi e togliendo tutti gli oggetti metallici che ha addosso.

Durante l’esame è necessario togliere gli oggetti metallici (collane, spille, monili) dal campo di rilevazione, che potrebbero interferire con la produzione dell’immagine.

Per i pazienti con diabete conclamato e in terapia ipoglicemizzante è raccomandata una valutazione da parte del medico prima dell'eventuale esecuzione dell'esame in quanto l’esame prevede la somministrazione di glucosio.

Dopo una breve visita con il Medico Nucleare e il controllo della glicemia, viene effettuata l’iniezione del radiofarmaco, che ha bisogno di circa 1 ora per depositarsi correttamente nei tessuti biologici.

Chi può fare l'esame?

L'esame ha una controindicazione assoluta per le donne in gravidanza o in allattamento. Nel caso di presunta o accertata gravidanza, prima dell’inizio dell’esame la paziente è tenuta a informare il medico nucleare del suo stato.

Se la paziente allatta, potrebbe essere necessaria una temporanea sospensione dell’allattamento. Inoltre le persone che hanno eseguito trattamenti radioterapici da meno di tre mesi e quanti hanno subito interventi chirurgici o procedure invasive da meno di un mese devono dichiararlo prima dell'esame, per agevolare l'interpretazione del risultato.

Chiunque può essere sottoposto a queste indagini su indicazione del medico curante. La richiesta dell’esame deve essere poi valutata dal medico specialista in Medicina Nucleare, il quale deve confermare o meno la corretta indicazione dell’esame. Le donne in gravidanza o che presentano ritardo nel ciclo mestruale devono segnalarlo prima dell’iniezione, a causa di possibili conseguenze sul feto.

Se la gravidanza insorge anche a breve distanza di tempo dall’esecuzione dell’esame non ci sono rischi per il feto. Per eseguire una PET generalmente non è necessario farsi accompagnare. L'esame, infatti, non incide sulla capacità di guidare i veicoli, salvo nei rarissimi casi in cui venga usato un sedativo.

Durata e modalità dell'esame

Il tempo per eseguire l’indagine vera e propria (acquisizione) varia tra 20 e 30 minuti a seconda del segmento del corpo da esaminare. La durata dell’intera procedura, dalla somministrazione del radiofarmaco alla fine dell’esame (compresa l’attesa precedente all'esame), varia da due a tre ore.

Il periodo di attesa tra la somministrazione del tracciante e l’esame è variabile in base al differente meccanismo di distribuzione e può variare fra 10 minuti e un’ora, nella maggior parte dei casi.

Successivamente il paziente viene sdraiato sul lettino del tomografo e vengono registrate le immagini. La PET non è dolorosa; l’unico disagio è il fastidio provocato dalla puntura dell’ago dell’iniezione, attraverso il quale viene somministrato il radiofarmaco che si localizza nell’organo in esame.

L'esame comporta soltanto un’iniezione endovenosa di una piccola quantità di glucosio radiomarcato, solitamente preceduto dal test della glicemia. Il radiofarmaco viene somministrato per via endovenosa, quindi bisogna attendere circa 45 minuti prima di sottoporsi all’esame, cercando di riposare, stare tranquilli e rilassare la muscolatura.

Rischi e precauzioni

La PET/CT non è né dolorosa né pericolosa. Il radiofarmaco utilizzato per l’esame non ha effetti collaterali, non è un mezzo di contrasto e non causa reazioni allergiche. La quantità di radiofarmaco iniettato è minima e l’esposizione del paziente alle radiazioni ionizzanti è del tutto paragonabile ad altri esami simili, come per esempio la CT.

La dose di irradiazione è equivalente circa a quella che si assume quando si esegue una TAC. La radioattività indotta dal radiofarmaco scompare rapidamente dall’organismo e la dose di radiazioni assorbite è pari a quella di un normale esame radiografico.

La radioattività assorbita dai tessuti scompare in poche ore dall’organismo. Non è pericolosa; la quantità di radioattività iniettata è esigua e la dose al paziente è minore a quella di altri esami che utilizzano radiazioni, come per esempio la TAC.

A oggi sono note alcune reazioni allergiche ai radiofarmaci impiegati nell'esame che generano sintomi come prurito, edema ed esantemi. Sono comunque tutte gestibili con l'intervento del medico, sempre presente durante l'esame.

Al termine dell’esame il paziente può riprendere le normali attività e abitudini. Qualche volta può essere utile bere più acqua del solito, per eliminare più rapidamente il farmaco somministrato. I composti radioattivi usati sono eliminati rapidamente dall’organismo, generalmente in poche ore.

Dopo l'esame

Terminato l'esame, dopo che il medico ne avrà valutata la corretta esecuzione, è possibile tornare a casa. Si può tornare alla vita di tutti i giorni, ma con qualche accortezza da osservare nelle quattro-cinque ore successive all'esecuzione dell'esame: è bene evitare il contatto con donne in gravidanza e bambini piccoli, prima che la radioattività sia scomparsa dall’organismo.

Dopo l’esame è consigliabile bere in abbondanza in modo da facilitare l’eliminazione del radiofarmaco. Al termine della tomoscintigrafia il paziente può riprendere le normali attività della vita quotidiana.

La persona può tornare a casa e riprendere tutte le proprie normali attività e abitudini di vita e di alimentazione. Il paziente non deve essere necessariamente accompagnato perché può guidare in modo autonomo: il radiofarmaco iniettato non influisce sulle capacità di utilizzare un mezzo.

Nelle 24 ore successive all’esame è necessario:

  • continuare a bere e a urinare un po’ più spesso del solito, perchè il radiofarmaco possa essere eliminato soprattutto attraverso le urine
  • evitare i contatti stretti e prolungati (stare abbracciati, dormire insieme ecc.) con bambini piccoli (minori di 3 anni) e donne in gravidanza: è bene mantenere da essi almeno un metro di distanza

In alcuni casi, a seconda del radiofarmaco utilizzato, è consigliabile evitare la vicinanza con bimbi piccoli e donne in gravidanza per alcune ore.

Per tutelare l'ambiente, i materiali che sono entrati in contatto con urine, feci o sangue della persona che si è sottoposta a scintigrafia devono essere conservati in sacchi chiusi per almeno due giorni, possibilmente in uno scantinato o in garage. Trascorso questo tempo, è possibile eliminare questi residui inserendoli nei contenutori per la raccolta dei rifiuti indifferenziati.

In caso in cui capi intimi o vestiti si siano macchiati con urina, feci o sangue dopo l'esame, gli indumenti vanno riposti per almeno 2 giorni in sacchi chiusi, possibilmente in uno scantinato o in garage. Trascorso questo tempo, possono essere lavati e indossati di nuovo.

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