Tiroidite di Hashimoto: Esami del Sangue e Valori di Riferimento

La tiroidite di Hashimoto è una malattia infiammatoria autoimmunitaria che colpisce la tiroide. In questi casi infatti, il tessuto ghiandolare viene attaccato da anticorpi prodotti dal sistema immunitario che non lo riconosce. Nota anche come tiroidite cronica linfocitaria, è una malattia autoimmune della tiroide ed è la causa più comune di ipotiroidismo (condizione che si verifica quando la tiroide non produce abbastanza ormone tiroideo per il fabbisogno dell’organismo) negli adulti. La tiroidite di Hashimoto è la malattia autoimmune più comune.

La tiroidite di Hashimoto è molto più frequente nelle donne, soprattutto in età avanzata ed ha caratteristiche di familiarità. L’incidenza della Tiroidite di Hashimoto è maggiore tra i 40-45 ed i 60-65 anni ed aumenta con l’avanzare dell’età, tuttavia può insorgere anche in persone molto giovani.

La causa della Tiroidite di Hashimoto è di tipo multifattoriale e il segno clinico più evidente è il gozzo, un rigonfiamento della tiroide visibile alla base del collo. Gozzo: è dovuto all’ingrossamento della tiroide e può interferire, se marcato, con la deglutizione e con la respirazione. È il segno più evidente della malattia. L’ipotiroidismo, però, non è obbligatoriamente presente e può accadere che non lo si sviluppi affatto o che lo si sviluppi in una forma asintomatica.

La malattia inizia in modo molto lento e potrebbero passare dei mesi o addirittura degli anni prima che i livelli degli ormoni tiroidei scendano al di sotto dei valori normali.

Le cause alla base della tiroidite di Hashimoto sono ancora poco chiare. Le cause della tiroidite di Hashimoto sono ancora oggetto di studio, ma con ogni probabilità si tratta di una malattia a impronta familiare non ereditaria, dunque che comporta la trasmissione genetica della predisposizione alla malattia, che potrebbe manifestarsi a qualsiasi età del paziente o saltare una generazione.

Sintomi della Tiroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto spesso nella fase iniziale può essere asintomatica ma, con la progressione del processo distruttivo tiroideo, i sintomi appaiono sempre più evidenti, fino a raggiungere livelli di ipotiroidismo conclamato.

  • Fatica e poca energia, influiscono sulla vita di tutti i giorni e spesso fanno sentire la persona incapace di far fronte alle esigenze della vita.
  • Aumento di peso, con notevole difficoltà a perdere chili nonostante gli sforzi sinceri e continui.
  • Disturbi della funzione intestinale. Costipazione, digestione lenta e gonfiore sono i sintomi più comuni. Sono dovuti ad un’alterazione del microbioma intestinale e a disturbi della motilità dell’intestino e della bile.
  • Disturbi dell’umore. Il paziente può provare malinconia e malumore, spesso sproporzionati rispetto alle situazioni che vive nella sua vita quotidiana. La malinconia può alternarsi a un’intensa irritabilità, associata anche a una mancanza cronica di energia, che colpisce le relazioni e la vita sociale del paziente.

I suddetti sintomi influenzano in modo significativo la vita quotidiana di un gran numero di pazienti con la tiroidite di Hashimoto.

Diagnosi e Esami del Sangue

La diagnosi viene posta per lo più mediante esame obiettivo, evidenziazione degli anticorpi anti-tireoperossidasi (AbTPO) e anti-Tireoglobulina (AbTg) e dosaggio ematico degli ormoni tiroidei fT3, fT4 e TSH (che risultano solitamente bassi).

Oggi, sono sempre più numerosi i soggetti che desiderano conoscere i valori ematici di questi ormoni, dal momento che la tiroide ha un'influenza estremamente importante sul metabolismo corporeo. Gli esami per la funzionalità tiroidea sono indagini che vengono prescritte quando il medico sospetta un qualche problema alla tiroide.

Gli esami del sangue per la tiroide vengono utilizzati per valutare la funzione della ghiandola e diagnosticare eventuali disturbi tiroidei come l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo. Gli esami del sangue per la tiroide possono misurare i livelli di TT4, FT4 e FT3. La determinazione degli anticorpi anti recettori TSH, anticorpi anti tireoglobulina e antitireoperossidasi (anti TPO) può essere utile per diagnosticare alcune condizioni autoimmuni che coinvolgono la tiroide.

Quali sono i principali esami del sangue per la tiroide?

  • TSH, ovvero l’ormone tireostimolante, chiamato anche tireotropina. Solitamente è considerato normale quando è ricompreso nell’intervallo di 0,4 e 4,0 mIU/L.
  • calcitonina, dosaggio che serve a intercettare la possibile presenza di una eccessiva produzione di calcitonina.

NOTA BENE: i range di normalità possono variare da laboratorio a laboratorio; inoltre, vengono talvolta impiegate unità di misura differenti (ad es. mcg/dl e ng/dl): in tal caso, i valori numerici sono completamente differenti da quelli elencati.

È possibile che siano prescritti ulteriori esami, per un inquadramento diagnostico più preciso.

Come si fa a capire se si ha la tiroide che non funziona?

Il primo passo per capire se la tiroide non funziona correttamente, è misurare i livelli di TSH. La produzione degli ormoni tiroidei è stimolata dal TSH. Un eccesso di ormoni tiroidei può causare ipertiroidismo e, al contrario, una produzione insufficiente può portare all’ipotiroidismo.

Quando il valore del TSH deve preoccupare? Se, oltre al TSH, anche FT4 e/o FT3 sono alterati, il quadro è più severo. L’interpretazione dei dosaggi è di esclusiva pertinenza dello specialista.

Interpretazione dei risultati degli esami del sangue

  • TSH od ormone tireotropo: generalmente, il suo valore è alterato ed è molto alto quando la persona soffre di ipotiroidismo. L'unica eccezione è il TSH, che al contrario degli altri ormoni risulta elevato in presenza di ipotiroidismo ed estremamente ridotto in presenza di ipertiroidismo (segue quindi un andamento opposto).
  • Ormone T3 (triiodotironina) e T4 (tiroxina): se il risultato del dosaggio è più alto dei valori normali (generalmente per entrambi gli ormoni) significa che la persona soffre probabilmente di ipertiroidismo, la cui forma più comune è il morbo di Basedow-Graves. In altri casi, l'ipertiroidismo può essere causato da noduli alla tiroide. Se il risultato è più basso rispetto ai valori normali, si tratta probabilmente di ipotiroidismo, cioè di una riduzione della funzionalità della tiroide, con carente produzione di ormoni. Spesso, però, i valori risultano nella norma anche se si soffre di ipotiroidismo.
  • FT3 e FT4: se il loro valore è più alto del normale, significa che la persona soffre di ipertiroidismo. FT4 (Tiroxina, il principale ormone tiroideo): valori bassi di FT4 confermano la diagnosi di ipotiroidismo primario, mentre valori normali indirizzano il clinico verso la diagnosi di ipotiroidismo subclinico.

In genere, i valori di T3 e T4 risultano rispettivamente alterati, in difetto o in eccesso, in presenza di ipotiroidismo e ipertiroidismo. In alcuni casi, i valori degli ormoni tiroidei e del TSH possono essere contemporaneamente ridotti. In genere, i sintomi sono tanto più gravi quanto più significative sono le variazioni rispetto ai valori normali.

In condizioni particolari, come la gravidanza, o se il TSH è alterato è importante considerare non solo il valore di TSH, ma anche i livelli di FT3 e FT4 per una valutazione completa della funzione tiroidea.

Trattamento

A questo punto, la somministrazione di ormoni esogeni è uno strumento fondamentale in grado di migliorare il quadro clinico e la qualità della vita del paziente. Anche quando la ghiandola non funziona fino all’80%, questa percentuale può essere coperta attraverso la sostituzione ormonale, senza influire negativamente sulla qualità della vita del paziente.

La terapia è di tipo farmacologico e mira a sostituire gli ormoni tiroidei ridotti o mancanti con ormone tiroideo fT3 sintetico. In caso di ipotiroidismo conclamato il trattamento consiste nella terapia sostitutiva con somministrazione di L-Tiroxina.

Nella terapia farmacologica della Tiroidite di Hashimoto è fondamentale il monitoraggio terapeutico, eseguito attraverso esami del sangue periodici (ogni 6-8 settimane e dopo ogni modifica di dosaggio), utili a modulare, in genere in base al valore del TSH, la dose di ormone tiroideonecessario. La terapia sostitutiva non è invece necessaria in presenza di eutiroidismo, ossia di valori normali degli ormoni tiroidei.

Di conseguenza, con un trattamento adeguato la prognosi è buona.

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