Molte donne, nel corso della gestazione, si chiedono cos’è e a che serve il test di Coombs. Il test di Coombs, detto anche test dell'antiglobulina, è un esame ematochimico che consiste nella raccolta di un campione di sangue intero, tramite prelievo da una vena del braccio, che viene analizzato con una particolare tecnica di laboratorio.
Il test di Coombs prende il nome dall'immunologo di Cambridge che nel 1945 mise a punto la tecnica di laboratorio che permette di provocare l'agglutinazione tra globuli rossi, i quali normalmente non vengono mai a contatto tra loro perché sulla loro membrana sono presenti cariche elettriche negative che creano una continua repulsione. Si tratta di un test di emoagglutinazione in vitro e si distingue in diretto ed indiretto.
A cosa serve il test di Coombs?
Il test di Coombs, come accennato, serve a verificare la presenza o meno nel sangue di anticorpi che sono diretti contro i globuli rossi. Permette di rilevare la presenza di specifici anticorpi - detti antigeni anti Rh - sulla superficie dei globuli rossi oppure liberi nel siero, che sono in grado di attaccare e distruggere gli eritrociti.
Il test di Coombs è utile per verificare la compatibilità tra il sangue del donatore e del ricevente in caso di trasfusioni, o tra il sangue della madre e del suo bambino durante una gravidanza.
Tipi di test di Coombs
Il test di Coombs può essere di due tipi, diretto o indiretto, e per la sua esecuzione non è richiesta alcuna preparazione. Il test di Coombs viene eseguito attraverso un semplice esame del sangue, con un prelievo venoso dal braccio, senza alcuna preparazione.
Test di Coombs diretto
Il test di Coombs diretto permette di individuare frazioni del complemento o anticorpi adesi sulla superficie dei globuli rossi. Il test diretto permette di individuare anticorpi legati alla superficie dei globuli rossi. Il test di Coombs diretto permette di individuare la presenza di eventuali anticorpi, o frazioni del completamento, attaccati direttamente alla superficie dei globuli rossi.
La procedura prevede di prelevare una piccola quantità di sangue e di isolarne i globuli rossi. La procedura prevede il prelievo di una piccola quantità di sangue per isolarne i globuli rossi. Il preparato viene poi incubato con un siero contenente anti-immunoglobuline (Ig) umane (il siero di Coombs) capaci di riconoscere e legarsi agli anticorpi esposti sulla membrana dei globuli rossi (anti-Rh). Il campione viene poi incubato con un siero che contiene anti-immunoglobuline umane, in grado di riconoscere e legarsi agli anticorpi presenti sulla membrana dei globuli rossi (anti-Rh).
Il test di Coombs diretto rileva con una tecnica di laboratorio specifica la presenza di anticorpi attaccati direttamente ai globuli rossi, lavando un campione di sangue raccolto in soluzione fisiologica per isolare i globuli rossi del paziente. La procedura rimuove gli anticorpi non legati che potrebbero altrimenti confondere il risultato.
Il test è positivo se gli anticorpi presenti nel siero di Coombs creano dei legami a ponte responsabili dell'agglutinazione dei globuli rossi e formazione di precipitato. Il test è negativo se il campione risulta inalterato.
Il test di Coombs diretto è utilizzato per accertare (diagnosticare) malattie quali: mononucleosi infettiva, lupus eritematoso sistemico (LES), artrite reumatoide, sclerodermia, tubercolosi, malattia emolitica del neonato (MEN). Inoltre, il test diretto è utilizzato nelle persone con segni e disturbi (sintomi) riconducibili a un'anemia da trasfusione.
Questa tipologia viene eseguita per diagnosticare anemie immuno-mediate ed è prescritta dal medico nel caso di sintomi quali ittero e anemia non specificata. È utilizzato per accertare e fare diagnosi anche di altre malattie oltre alla malattia emolitica del neonato: mononucleosi infettiva, tubercolosi, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide.
Test di Coombs indiretto
Il test di Coombs indiretto rileva gli anticorpi anti-Rh che circolano nel sangue, diretti contro i globuli rossi. Il test di Coombs indiretto rileva eventuali anticorpi anti-Rh circolanti nel sangue e diretti contro i globuli rossi. Il test di Coombs indiretto rileva eventuali anticorpi anti-eritrocitari circolanti nel sangue, svincolati dal legame con le emazie e diretti contro i globuli rossi.
Per il test dell’antiglobulina indiretto, il siero di un campione di sangue viene isolato e i globuli rossi rimossi. Il campione di siero isolato viene quindi incubato con globuli rossi estranei di antigenicità nota.
Il test di Coombs indiretto è negativo quando non vi è nessuna reazione tra gli anticorpi del siero e gli antigeni dei globuli rossi.
Quando è necessario fare il test di Coombs?
Come già detto, prescrivendo questo test si riesce a verificare la presenza o meno di anticorpi diretti contro gli antigeni. È prescritto in presenza di un'anemia di origine sconosciuta.
Quando un paziente presenta una immediata reazione avversa a seguito di una trasfusione, il medico richiederà un test di Coombs diretto utile per capire la causa dell’attacco dei globuli rossi da parte degli anticorpi.
Inoltre, il test diretto, è utilizzato nelle persone con segni e sintomi che possono essere collegati a un’anemia dopo trasfusione.
Test di Coombs in gravidanza
Durante la gravidanza la donna viene sottoposta, già nel primo trimestre, al test di Coombs indiretto, prescritto con gli esami del sangue dal proprio medico. Questo tipo di esame in gravidanza serve per verificare la compatibilità del gruppo sanguigno della madre con quello del feto.
Lo scopo è quello di verificare l’eventuale presenza di anticorpi che, con il passaggio di sangue attraverso la placenta, possono causare la malattia emolitica nel feto e nel neonato (MEFN). Si cercano principalmente gli anticorpi diretti contro l’antigene D del fattore Rh.
La Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia (SIMTI) ha elaborato raccomandazioni, considerate fondamentali per tutte le donne in gravidanza, per prevenire le problematiche relative alla positività del test di Coombs. Il test di Coombs indiretto, accompagnato dal test per identificare il gruppo sanguigno materno e l’eventuale presenza del fattore Rh, viene eseguito in gravidanza per accertarsi che non vi sia e che non possa verificarsi in futuro un’eventuale incompatibilità tra il sangue della madre e quello del feto.
Il caso relativamente più frequente però riguarda il fattore Rh e si verifica quando il gruppo sanguigno della madre è Rh negativo (esempio A negativo), quello del padre Rh positivo (esempio B positivo) e il feto è Rh positivo (esempio AB positivo). In questo caso l’organismo materno può sviluppare anticorpi contro l’antigene Rh, chiamati appunto anticorpi anti-Rh o anti-D.
In genere il problema si pone per le gravidanze successive poiché l’organismo materno sviluppa dopo il parto gli anticorpi che potrebbero attaccare un feto successivo. In questo caso l’organismo materno può sviluppare anticorpi contro l’antigene Rh, chiamati appunto anticorpi anti-Rh o anti-D.
Come abbiamo visto il test di Coombs indiretto in gravidanza può essere utilizzato per valutare la presenza di anticorpi contro il fattore Rh nel sangue della madre.
- Un test di Coombs indiretto negativo indica che la madre non ha sviluppato anticorpi contro il sangue del feto e che il bambino non è attualmente in pericolo per problemi relativi all’incompatibilità Rh.
- Un test di Coombs indiretto positivo vuol dire invece che la madre ha sviluppato anticorpi contro i globuli rossi fetali ed è sensibilizzata.
Le conseguenze di un test di Coombs positivo non sono sempre prevedibili. Il test da solo non indica l’entità del danno che si è verificato per il feto o che è probabile che si verifichi nel neonato. Se i risultati del test mostrano che le quantità di anticorpi aumentano durante la gravidanza, il feto potrebbe essere maggiormente a rischio di subire ripercussioni sulla sua salute.
La lettura e l’interpretazione dei risultati del test di Coombs in gravidanza devono sempre essere affidati al proprio medico. È fondamentale eseguire ulteriori esami in un centro specializzato nel caso di dubbi o di positività del test, ma è importante allo stesso tempo non allarmarsi.
Malattia emolitica del neonato (MEN)
Si tratta di una condizione patologica nella quale i globuli rossi vengono degradati o distrutti più rapidamente del normale dagli anticorpi della madre, che riconoscono come estraneo il sangue del figlio. Attraverso la placenta gli anticorpi della madre possono passare dal suo sangue al sangue del feto ed emolizzare, ossia distruggere gli eritrociti del feto.
La maggior parte dei casi di malattia emolitica si verifica in un feto la cui madre è stata sensibilizzata durante una gravidanza precedente. Le immunoglobuline rivestono rapidamente eventuali eritrociti fetali Rh positivi entrati nella circolazione della madre in modo che non siano riconosciuti come estranei dal sistema immunitario materno e quindi non scatenino la formazione di anticorpi anti-Rh.
Fattori che influenzano il test di Coombs
Il meccanismo che scatena l'emolisi dei globuli rossi può essere autoimmunitario, alloimmunitario oppure indotto dall'assunzione di alcuni farmaci (es. chinidina, metildopa, procainamide).
Dopo una trasfusione di sangue: se un soggetto riceve una trasfusione di sangue da un donatore che non corrisponde completamente al suo gruppo sanguigno, il suo organismo produrrà anticorpi che riconoscono i GR del donatore come estranei. Questi anticorpi attaccano i GR del donatore, distruggendoli. I pazienti che ricevono molte trasfusioni di sangue sono esposti ad una maggior probabilità di produrre tali anticorpi.
Incompatibilità materno/fetale: il figlio può presentare sui suoi globuli rossi degli antigeni ereditati dal padre, che la madre non possiede. La madre può essere esposta a tali antigeni durante la gravidanza o al momento del parto: il sistema immunitario della madre può riconoscere i GR del figlio come estranei, producendo anticorpi diretti contro gli antigeni estranei. Gli anticorpi che attraversano la placenta, passando dal sangue della madre alla circolazione del bambino, attaccano i GR del bambino causando l’anemia emolitica nel neonato (MEN). Questa patologia solitamente non si manifesta durante la prima gravidanza, ma nelle successive, e nell’eventualità che la madre sia di gruppo Rh-negativo e il bambino Rh-positivo. IL TCD viene eseguito sul sangue del bambino per determinare la presenza di anticorpi sulla superficie dei globuli rossi.
Malattie autoimmuni e altre patologie: alcuni soggetti producono anticorpi diretti contro i propri antigeni esposti sulla superficie dei globuli rossi.
Anemia indotta da farmaci: alcuni farmaci possono indurre la produzione di anticorpi diretti contro i globuli rossi, causandone l’emolisi. Questa patologia può essere causata da alcuni antibiotici, compresa la penicillina, le cefalosporine e la piperacillina. In merito all’assunzione recente di farmaci è opportuno informare il medico che ne valuterà l’interruzione in caso di sospetto di anemia autoimmune indotta da farmaci.
Interpretazione dei risultati
Il test di Coombs diretto viene utilizzato principalmente per determinare se la causa dell’anemia emolitica sia la presenza di anticorpi diretti contro i globuli rossi. Se il test di Coombs è positivo, significa che nel sangue del paziente sono presenti anticorpi diretti contro i globuli rossi. Il test di Coombs determina la presenza degli anticorpi, ma non evidenzia né la causa né l’esatto tipo di anticorpo prodotto.
Se il test di Coombs risulta positivo a causa di una reazione avversa a una trasfusione, a un’infezione o ad un farmaco, può rimanere tale per un periodo che va da 48 ore a 3 mesi.
Dipende se gli antigeni presenti sui globuli dei figli sono i bersagli degli anticorpi materni. Se la madre è di gruppo 0 è probabile che vi sia anemia emolitica del neonato ad ogni gravidanza. Se la madre è Rh negativo e ha un primo figlio Rh positivo, è verosimile che produca anticorpi diretti contro i GR del figlio se non riceve la profilassi. I successivi figli Rh positivi possono quindi essere colpiti dagli anticorpi Rh della madre.
Fortunatamente questo fenomeno è ora raro, poiché le madri Rh negativo sono sottoposte a vari esami durante e dopo la gravidanza e ricevono iniezioni di immunoglobuline Rh per prevenire la formazione di anticorpi Rh.
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