Le terapie per controllare i disordini del colesterolo e dei trigliceridi stanno aumentando rapidamente. Gli anti-ipertensivi e i farmaci che tengono a bada i livelli di colesterolo sono tra le molecole che più di tutte hanno contribuito ad abbassare in maniera significativa l’insorgenza di infarti e ictus.
Il Ruolo del Colesterolo e Quando Intervenire
Nel corpo umano la presenza dei lipidi è di fondamentale importanza. Molte strutture della cellula sono composte dai grassi come fosfolipidi, trigliceridi e colesterolo. In particolare quest'ultimo è importante per la sintesi della membrana cellulare, della bile e di alcuni ormoni. Se non lo introduciamo attraverso la dieta il nostro corpo è comunque costretto a produrlo. A partire dagli anni '60 sempre più numerosi studi hanno mostrato che più sono elevati i suoi livelli è maggiore è il rischio di malattie cardiovascolari. In particolare il colesterolo LDL, quello comunemente chiamato “cattivo”, accumulandosi a livello delle arterie contribuisce notevolmente allo sviluppo di infarti e ictus. In realtà ad essere pericoloso non è il colesterolo in sé. Come tutti i grassi non è solubile nel sangue e per essere trasportato ha bisogno di associarsi a delle proteine. E' il legame con le LDL, una particolare classe, a renderlo nocivo.
In linea generale la quantità di colesterolo limite entro il quale si deve intervenire è in funzione al rischio cardiovascolare individuale. Se una persona presenta infatti un rischio molto basso ma ha i livelli di colesterolo alto non necessariamente dovrà iniziare subito con un trattamento farmacologico. In questi casi molte volte basta un aggiustamento della dieta e un po' di attività fisica. Farmaci che diventano invece indispensabili in caso di rischio elevato.
Statine: Meccanismo d'Azione ed Efficacia
Le statine sono farmaci che agiscono contro la dislipidemia, ovvero un aumento dei valori di colesterolo e di trigliceridi. In particolare abbassano i livelli di colesterolo LDL, comunemente detto colesterolo cattivo, (lipoproteine a bassa densità) o VLDL, lipoproteine a bassissima densità, che trasportano i trigliceridi. I nomi dei principi attivi sono: simvastatina, atorvastatina, rosuvastatina, lovastatina, pravastatina e fluvastatina.
«Queste sostanze agiscono inibendo la sintesi del colesterolo da parte del nostro organismo. Lo fanno bloccando un enzima, l'idrossi-metilglutaril-coenzima A reduttasi, indispensabile per la produzione del colesterolo», aggiunge l'esperto. Si abbassa così il livello di colesterolo LDL (dall'inglese Low Density Lipoprotein, lipoproteine a bassa densità) del 50-60% mentre i livelli di colesterolo HDL rimangono invariati o possono addirittura aumentare.
Grazie all'azione delle statine si evita che il cosiddetto colesterolo cattivo danneggi le arterie, le infiammi e le indurisca favorendo la formazione di placche aterosclerotiche, che riducono il lume dei vasi sanguigni. Il danno alle arterie, che il colesterolo può favorire, può bloccare il flusso di sangue al cuore, e scatenare disturbi gravi, dall'angina pectoris (dolore al petto) all'infarto o persino all'arresto cardiocircolatorio. Se a chiudersi o a rompersi è un vaso che porta sangue al cervello si può verificare un ictus o un attacco ischemico transitorio (TIA).
Le statine sono indicate in caso di ipercolesterolemia (elevati livelli di colesterolo nel sangue), anche di tipo familiare, indipendente dall'alimentazione e dal movimento. È il medico a decidere se prescrivere il farmaco e in quale modalità. Possono essere prescritte alle persone che soffrono di malattie cardiovascolari o che presentano un rischio medio, o alto di sviluppare un disturbo cardiaco nell'arco di dieci anni. In genere vengono assunte sotto forma di compresse una volta al giorno, meglio alla stessa ora. Se si dimentica di prendere il farmaco, lo si prenderà il giorno successivo sempre alla stessa ora.
Nella maggior parte dei casi, la terapia con le statine va proseguita per tutta la vita. Se si interrompe, infatti, il colesterolo ritorna a livelli elevati entro poche settimane. Gli effetti collaterali delle statineLe statine possono avere qualche effetto collaterale, come molti farmaci. I più frequenti sono dolori muscolari, naso che cola, gola infiammata, disturbi gastrointestinali. Va chiarito che si tratta di un farmaco che ha allungato la speranza di vita delle persone e non prenderlo può mettere a rischio la salute. Perciò, in presenza di effetti collaterali, è bene non sospendere la terapia, ma informare il cardiologo, che verificherà se sia il caso di cambiare molecola. «Ovviamente è il medico curante o il cardiologo a dare il parere finale», sostiene Aureliano Stingi. «È assodato dalla scienza che mantenere basso il livello di colesterolo è fondamentale. Più ne hai, più aumenta il rischio di eventi cardiovascolari, come infarto, ictus».
Va tenuto presente che ogni persona ha un valore di colesterolo ottimale che è in funzione del rischio cardiovascolare. «Ad esempio, le linee guida suggeriscono un livello di colesterolo LDL massimo di 100 mg al decilitro, ma se i soggetti sono ad alto o altissimo rischio il valore scende a 70 o addirittura 55 mg/dl). Per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue è importante cambiare lo stile di vita: occorre adottare dieta sana che tenga d'occhio il consumo di grassi saturi, dedicarsi all'attività fisica in modo regolare, evitare il fumo e l'alcol. Ci sono però forme di ipercolesterolemia "endogena", indipendente dall'alimentazione e dal movimento. In questo caso quindi le statine o altri farmaci possono essere utili.
Benefici Aggiuntivi delle Statine
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Jama, le statine possono aiutare a prevenire il tumore al fegato. Gli autori dello studio hanno messo a confronto 16 mila pazienti con problemi al fegato. Una parte del campione era in cura con le statine per problemi di dislipidemia (uno squilibrio dei grassi presenti nel sangue), un'altra no. A dieci anni dall'inizio della terapia si è visto che chi assumeva le statine presentava un rischio minore di sviluppare un tumore epatico. «È uno studio definito di coorte: non si voleva dimostrare che le statine riducono il rischio di tumore, ma è stato messo in luce il legame tra l'assunzione delle statine da parte di chi aveva già un problema al fegato e la riduzione del rischio che tali patologie degenerassero in tumore epatico», spiega Aureliano Stingi, nutrizionista, ricercatore e divulgatore scientifico. «Questa ricerca potrebbe rappresentare un punto di partenza per scoprire nuovi effetti di queste sostanze».
Alternative alle Statine e Nuove Terapie
Oggi abbiamo molte frecce per tenere sotto controllo il colesterolo. Esistono principi attivi che possono essere usati in alternativa alle statine, quando queste ultime non vengono ben tollerate o da sole non funzionano. Uno di questi è l'Ezetimibe, che riduce l’assorbimento intestinale del colesterolo assunto con la dieta.
L'acido bempedoico, come le statine, riduce la sintesi del colesterolo endogeno bloccando l'azione di un enzima, posto a monte rispetto a quello su cui agiscono le statine. Ha il vantaggio di produrre meno dolori muscolari delle statine.
Un altro efficace rimedio è costituito dagli anticorpi monoclonali, che aiutano a eliminare gli eccessi di colesterolo nel nostro organismo. Sono adatti a chi è a rischio alto (per esempio ha già avuto un infarto) e agiscono su recettori che aiutano a rimuovere il colesterolo in circolo. Questi farmaci, attraverso l’inibizione dell’Rna che l’attiva, bloccano la produzione di Pcsk9, una proteina implicata nel trasporto e nella distruzione dei recettori per il colesterolo sulla superficie delle cellule epatiche. L’altro è l’acido bempedoico, che riduce di circa il 20% l’Ldl senza portare dolori muscolari come invece possono fare le statine.
Tra i vari attori della regolazione di questo processo c’è la proteina PCSK9. Ad inizio anni duemila si è scoperto che quando per un difetto genetico è prodotta in scarsa quantità, i livelli di colesterolo sono bassi. In particolare questa proteina è implicata nel trasporto e nella distruzione dei recettori che catturano il colesterolo.
Un'altra strategia utilizzata per "spegnere" PCSK9 è l'utilizzo di molecole capaci di "silenziare" l'mRNA che porta le informazioni utili alla produzione la proteina. Questo genere di farmaci appartiene alla categoria dell'RNA interference. Uno di essi è inclisiran, molecola sperimentata con successo tanto da avere l'approvazione di AIFA per il trattamento dell'ipercolesterolemia primaria (eterozigote familiare e non familiare) e dislipidemia mista. Il vantaggio di questo approccio è innanzitutto relativo all'efficacia: negli studi che hanno condotto all'approvazione inclisiran si è dimostrato utile nel ridurre i livelli di colesterolo in maniera maggiore rispetto alle statine o ad altri medicinali indicati per l’abbassamento dei lipidi nel sangue. In particolare, dopo un anno e tre mesi di assunzione, nei pazienti trattati con il nuovo farmaco il colesterolo LDL era sceso di oltre il 50% rispetto a quelli che avevano assunto il placebo. Il secondo è relativo alla somministrazione: dopo la prima iniezione, i pazienti ricevono la dose successiva dopo tre mesi e poi ogni sei mesi.
Inclisiran in Italia è indicato, in aggiunta alla dieta, in associazione a una statina o una statina con altre terapie ipolipemizzanti orali in pazienti non in grado di raggiungere gli obiettivi con la dose massima tollerata di una statina, oppure in monoterapia o in associazione ad altre terapie ipolipemizzanti in pazienti intolleranti alle statine o per i quali una statina è controindicata.
Inclisiran: Un Nuovo Farmaco a mRNA
Aumentare l’aderenza alla terapia contro il colesterolo con farmaci da assumere a intervalli sempre più lunghi, efficaci e sicuri. Una prospettiva di miglioramento viene dal nuovo farmaco a mRNA, disponibile in Italia da circa due anni, in ragione dei primi dati di efficacia real-life registrati da CHOLINET pubblicati on line sul Journal of the American College of Cardiology (JACC).
L’indagine condotta in 31 centri italiani dal gruppo di ricerca guidato dal prof. “Dopo 3 mesi dalla prima dose del farmaco e a seguito di una seconda somministrazione di Inclisiran, è stata raggiunta una riduzione media del colesterolo del 51% permettendo di ottenere livelli di colesterolo di 50 mg/dl, al di sotto del target stabilito dalle linee guida correnti.
“Ottimi risultati sono stati raggiunti nei soggetti ad alto rischio cardiovascolare che seguono una terapia combinata con statine o ezetimibe nei quali è stata osservta una riduzione di LDL al di sotto di 55 mg/dl, a 3 mesi, nel 71% dei casi e dell’83.2% a 9 mesi.
“L’aderenza alla terapia ha raggiunto quasi il 100% spiegabile sostanzialmente con la rarità di effetti collaterali rispetto alle statine e una modalità di somministrazione meno impegnativa, con iniezioni sottocutanee semestrali anziché una pillola al giorno”, evidenzia.
“Si tratta di un fatto molto importante poiché una delle sfide della prevenzione cardiovascolare è proprio il raggiungimento dei livelli di colesterolo raccomandati dalle linee guida per il proprio livello di rischio - conclude Perrone Filardi - Non esistono infatti livelli di colesterolo normali in quanto più è alto il livello di rischio individuale del paziente, tanto più basso deve essere il valore di colesterolo LDL. Inclisiran ha dimostrato però di ridurre efficacemente i livelli di LDL specialmente nei pazienti più a rischio, senza effetti collaterali significativi e con maggiore efficacia quando somministrato in combinazione alla terapia con statine”.
Colesterolo e Farmaci: Come Evitare gli Effetti Collaterali?
Quando i farmaci provocano importanti effetti collaterali, gestire il colesterolo alto può essere molto complesso.
Terapie Innovative e Personalizzazione
«Un grande progresso è stato scoprire che per il colesterolo LDL non esiste un valore ottimale unico per tutti, ma che questo varia in base al rischio individuale di andare incontro a infarto cardiaco o ictus. Più precisamente: maggiore è il rischio cardiovascolare di una individuo (rischio che viene stimato considerando molteplici fattori di quella persona, come età, sesso, stile di vita, storia clinica...) più basso è il suo valore di colesterolo LDL ottimale» - spiega il dott.
«Le parole chiave sono “combinazioni” e “farmaci innovativi”. Combinare ezetimibe a una dose bassa di statina - spesso tollerata meglio che ad alte dosi - è un approccio efficace. Anche gli anticorpi anti PCSK-9 - continua il dott. Werba - sono potenti composti per ridurre il colesterolo. Tuttavia, al costo attuale, restano riservati a casi particolarmente complessi.
«Ai classici fibrati e omega-3 ad alte dosi si è sommato il volanesorsen, un farmaco di uso super specialistico per pazienti con severissima ipertrigliceridemia familiare e alto rischio di pancreatite acuta» - conclude il dott.
«L’avanzamento delle nostre conoscenze sul genoma umano ha permesso di identificare varianti geniche che si associano a livelli di colesterolo, trigliceridi, o entrambi, molto bassi dalla nascita. Le persone che hanno ereditato queste varianti sono naturalmente avvantaggiate e corrono molti meno rischi di problemi cardiovascolari. È nata allora l’idea di sviluppare nuovi farmaci che avessero come bersaglio i prodotti di questi geni (il loro RNA o la proteina), andando quindi a “mimare” gli effetti delle varianti geniche favorevoli» - spiega il Dott.
«Certamente no. L’RNA si trova “a valle” del DNA e bloccare o degradare un RNA specifico prodotto da un gene non altera la struttura del gene stesso» - conclude il dott.
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