Venerdì 25 ottobre 2019 a Milano, è nata Siagascot, la Società italiana di artroscopia, ginocchio, arto superiore, sport, cartilagine, tecnologie ortopediche.
Le società fondatrici sono Sia e Sigascot, che sono state sciolte dalle rispettive assemblee dei soci riunite nell’ambito del XXIV congresso nazionale Sia, per confluire infine nel nuovo sodalizio. Siagascot sarà guidata nel 2019-2020 da Enrico Arnaldi e Giuseppe Milano e terrà il suo primo meeting annuale dal 24 al 26 settembre 2020 a Roma.
La fusione tra Sia e Sigascot è un’idea che circola da molto tempo e sulla quale si sono confrontati appassionati sostenitori e ferrei oppositori, tanto che solo negli ultimi anni entrambe le società scientifiche, con le presidenze di Enrico Gervasi e Giuseppe Milano, hanno potuto lavorare fattivamente per renderla possibile, non senza difficoltà, malumori e necessarie mediazioni.
«Abbiamo lavorato alla nascita di una società che possa mettere insieme le energie della Sia e della Sigascot. Abbiamo cercato insieme di trovare un equilibrio che possa permettere di essere gli uni e gli altri di nuovo insieme, senza un manuale Cencelli, ma con un sostanziale equilibrio in cui le due società ne creano una nuova con un contributo che è sostanzialmente pari» ha detto Enrico Gervasi, l’ultimo presidente Sia, poco prima di sciogliere insieme ai soci la storica società scientifica.
«La vostra scelta qui è fondamentale per andare avanti nel progetto - ha detto Giuseppe Milano, l’ultimo presidente Sigascot, rivolgendosi all’assemblea dei soci -. I cambiamenti fanno paura, è inutile nascondersi dietro alle parole. Il problema è che tutto cambia, nella realtà dei fatti. Cambiamo noi con il passare del tempo, cambiano le persone che abbiamo intorno, cambia il contesto nel quale ci muoviamo, cambiano le condizioni storiche nelle quali viviamo e quindi adattarsi a questo cambiamento è inevitabile, perché significa sopravvivere, rinnovarsi, rinascere. Ciò che non si adatta al cambiamento e non è capace di affrontarlo, di solito muore, si estingue. Capisco che non è facile lasciarsi indietro un retaggio come Sigascot, per tutto quello che ha rappresentato per ciascuno di noi. Ma il passato non muore, il passato viene con noi. Il passato è quello che alla fine poi ci definisce, definisce le nostre scelte future, è il punto di partenza da cui noi ci muoviamo per le nuove sfide. Quello che vi chiedo ora è di aprire la porta, lasciare questa casa e andare incontro al futuro che ci aspetta lì fuori, che è Siagascot. Vi chiedo a questo punto un gesto di fiducia: fidatevi del cambiamento».
A favore della fusione si è espresso anche Francesco Allegra, che tuttavia avrebbe preferito, dopo il periodo di presidenza comune, un’elezione diretta di un presidente scelto dai soci della nuova società scientifica, e non un’alternanza alla guida di Siagascot di esponenti delle vecchie società. Qualche perplessità anche sulla scelta del nome: «abbiamo perso un’occasione per essere più incisivi - ha detto Francesco Allegra -, perché potevamo chiamarci in un modo diverso. Potevamo cogliere questa occasione per chiamarci e identificarci meglio come una società di chirurgia articolare, invece che come una duplicazione dei nostri nomi».
«Sono molto felice che questo giorno sia arrivato - ha detto Matteo Denti, past president Sigascot e uno dei promotori della fusione con Sia -. Il nome Siagascot è brutto. Sì, è brutto. Però ci ricorda tutto il nostro passato, di entrambe le società. Quindi si potrà magari cambiare un giorno, ma oggi è un bel nome, perché è tutto il nostro passato».
La Nascita della SIA
Nell’ottobre del 1980 nasceva il Gruppo italiano di artroscopia (Gia), fondato dai pionieri italiani della tecnica Massimo Magi, Luigi Frizziero, Pier Paolo Mariani, Piero Montemagni e Fabrizio Pellacci. Solo nel 1996, superando una sorta di pudore iniziale, il Gruppo iniziò a chiamarsi Società, fondando nel 1996 la Società italiana di artroscopia (Sia).
In quegli anni infatti l’artroscopia era una tecnica rivoluzionaria, praticata da pochissimi pionieri, avversati da tutta la comunità ortopedica che li scherniva come i “guardoni dal buco della serratura”. «Cialtrone, mi chiamavano, ma io avevo dieci pazienti, e dopo questi cento e poi mille, erano i miei apostoli» confidava Massimo Magi a Tabloid di Ortopedia in un’intervista del 2009. Erano i pazienti la migliore pubblicità della nuova tecnica.
«La società di artroscopia è nata da un gruppo di poco più di 35enni, protagonisti di una lotta all’ultimo sangue perché l’ortopedia ufficiale non accettava che dei giovani potessero contrapporsi a loro e contrapporsi al bisturi - ricorda Alberto Branca, past president Sia, uno dei grandi maestri dell’artroscopia italiana -. Eravamo rivoluzionari. La Sia nacque come una società rivoluzionaria.
Ma ogni rivoluzione ha una spinta innovativa che dura degli anni e che poi lentamente viene a mancare, si cristallizza, si crea una nomenclatura e questo determina un progressivo deterioramento di quelle che erano le idee rivoluzionarie. È giusto allora - ha detto Branca - che possa avvenire adesso questa confluenza delle due società. Anni fa tentammo di fare quello che viene fatto oggi, ma ci furono forti resistenze da parte della nomenclatura della Sia. Forse abbiamo perso del tempo, che io spero possa essere recuperato».
La Nascita di SIGASCOT
Fondata nel maggio 2004 per volontà e iniziativa di Paolo Aglietti insieme a un gruppo di colleghi riuniti in un comitato dei promotori, Sigascot è a sua volta frutto della fusione di più soggetti: la Società italiana chirurgia del ginocchio (Sicg), la Società italiana traumatologia dello sport (Sitras) e il Gruppo italiano di ricerca sulla cartilagine (Girc), con l’obiettivo di evitare sovrapposizioni di attività scientifiche. Il modello scelto era quello delle società internazionali Esska e Isakos, con un consiglio direttivo e una serie di comitati scientifici, formula organizzativa che caratterizzerà anche il futuro di Siagascot.
«Sin dall’inizio abbiamo combattuto per unire le nostre società - rivela Roberto d’Anchise, uno dei fondatori di Sigascot - e abbiamo incontrato una certa resistenza.
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