Sindrome Restrittiva: Spirometria, Cause, Diagnosi e Trattamento

Qual è la differenza tra patologie polmonari ostruttive e restrittive, come si manifestano e quali danno comportano? Scopriamolo insieme.

In merito a queste ultime, è bene distinguere tra patologie polmonari ostruttive e restrittive. Come si può facilmente intuire dal nome, le patologie polmonari ostruttive sono caratterizzate da una ostruzione delle vie aeree, mentre quelle restrittive da una perdita della capacità di espansione polmonare. Approfondiamo insieme, e cerchiamo di capire in cosa consistono e quali sono le principali patologie polmonari ostruttive e restrittive.

Patologie polmonari restrittive

Patologia caratterizzata dalla diminuzione della capacità polmonare totale (volume di aria complessivo contenuto nei polmoni dopo un’inspirazione massima).

Cause

Dovuta a un’anomalia della ventilazione (circolazione d’aria nelle vie respiratorie), la sindrome restrittiva può far seguito a una pneumonectomia (ablazione chirurgica di un polmone), una paralisi dei muscoli respiratori (poliomielite), una malattia che distrugge una parte importante del tessuto polmonare (fibrosi), un blocco o una grave deformazione del torace (spondilite anchilosante, scoliosi ecc.). Quando si associa a una sindrome ostruttiva (riduzione del calibro dei bronchi) si parla di sindrome mista.

Sintomi e diagnosi

Alla spirometria (misurazione dei volumi e della capacità polmonari) si osserva una riduzione dei volumi d’aria inspirati ed espirati.

CHE COS’È LA SPIROMETRIA?

La spirometria è uno dei più comuni esami di accertamento della funzionalità polmonare, effettuato per diagnosticare o monitorare patologie a carico dei polmoni.

La spirometria semplice, chiamata anche curva flusso-volume o volumetria dinamica, consente di misurare la quantità di aria che è possibile inspirare ed espirare forzatamente, e la velocità di espirazione.

La spirometria globale, o completa, prevede anche la valutazione della quantità di aria che resta nei polmoni dopo l’espirazione.

A CHE COSA SERVE LA SPIROMETRIA E QUALI PATOLOGIE RILEVA?

Il test della spirometria consente di controllare alcuni parametri, quali, per esempio:

  • CVF: la quantità massima di aria che si può espirare con forza dopo aver inspirato il più profondamente possibile;
  • VEMS o FVE1: la quantità massima di aria che si può espirare con forza in un secondo;
  • PEF: il picco di flusso espiratorio;
  • MVV: la massima ventilazione volontaria.

L’interpretazione dei risultati della spirometria è affidata al medico, che valuta i risultati registrati e li mette a confronto con i valori di riferimento in base all’anamnesi del paziente e ai risultati di eventuali altri accertamenti.

La spirometria può essere richiesta dal medico in caso di sintomi come tosse, affanno, mancanza di respiro.

È utile per diagnosticare una patologia polmonare ostruttiva (ovvero che causa un’ostruzione delle vie aeree) o restrittiva (ossia che impedisce la normale espansione del polmone), per verificare l’efficacia di una terapia e per controllare l’andamento di patologie come:

  • asma;
  • polmonite;
  • broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO);
  • fibrosi cistica;
  • fibrosi polmonare.

In alcuni casi, la spirometria è associata a esami specifici per la diagnosi di alcune patologie, come il test di provocazione con la metacolina per l’asma o il test DLCO (diffusione alveolo-capillare del monossido di carbonio) per le fibrosi e l’enfisema.

Inoltre, la spirometria può essere richiesta come esame di controllo prima di un intervento chirurgico, per il rilascio del certificato di idoneità all’attività sportiva o come test di screening della funzionalità polmonare per i lavoratori esposti al rischio di malattie respiratorie.

QUALI SONO I RISCHI E LE COMPLICANZE DELLA SPIROMETRIA? CI SONO CONTROINDICAZIONI?

La spirometria è un test molto semplice e non invasivo, che non comporta alcun rischio per la maggior parte delle persone. Lo sforzo richiesto nell’emissione dell’aria in alcuni soggetti può però causare nell’immediato vertigini, tremori, stanchezza, dolore al petto.

La spirometria è controindicata in caso di ipertensione non controllata dai farmaci, angina pectoris e infarto recenti, e quando non siano ancora guarite le ferite per interventi chirurgici a torace, occhi e cranio.

QUALI SONO LE NORME DI PREPARAZIONE PER LA SPIROMETRIA?

La spirometria richiede alcune semplici norme di preparazione:

  • astenersi dal fumo nelle 24 ore precedenti il test;
  • evitare alcolici, pasti abbondanti e attività fisiche intense nelle quattro ore precedenti;
  • indossare abiti comodi, che non ostacolino i movimenti per l’inspirazione e l’espirazione profonde;
  • non assumere farmaci broncodilatatori.

COME SI ESEGUE L’ESAME?

La spirometria richiede la partecipazione attiva del paziente e viene effettuato con l’assistenza di un medico o di un infermiere.

Si esegue da seduti, talvolta con uno stringinaso per impedire la respirazione nasale. Si utilizza un boccaglio collegato con un dispositivo elettronico (spirometro) e viene chiesto al paziente di inspirare profondamente attraverso lo strumento fino a riempire d’aria i polmoni, quindi di serrare bene le labbra intorno al boccaglio e di espirare il più velocemente e con più forza possibile per espellere l’aria fino allo svuotamento dei polmoni.

La spirometria è utilizzata frequentemente nella diagnosi e nella valutazione delle funzionalità polmonari nelle persone con malattie restrittive o ostruttive delle vie aeree.

Durante l'esame ci si avvale di un particolare strumento chiamato spirometro, in grado di valutare i diversi volumi polmonari.

TRACCIATO SPIROMETRICO

Grazie allo spirometro è possibile misurare le variazioni di volume del sistema respiratorio. Dopo aver fatto compiere al paziente una inspirazione massimale non brusca si fa espirare tutta l'aria con una manovra lenta.

Volume totale di aria espulsa in un'espirazione forzata partendo da un'inspirazione massimale, o viceversa.

Elevati valori di capacità vitale non sono rari in soggetti di taglia elevata.

La collaborazione del paziente durante la spirometria è quindi fondamentale.

Il rapporto tra VEMS e CVF è fondamentale per discriminare un deficit ostruttivo da uno restrittivo.

Massimo flusso espirato in dipendenza dello sforzo espiratorio.

Analizzando i parametri ottenuti con la spirometria si può valutare la funzionalità polmonare e diagnosticare la presenza di eventuali patologie.

In particolare la curva di espirazione forzata può dirci se l'insufficienza polmonare è di tipo ostruttivo o restrittivo.

Insufficienza polmonare di tipo restrittivo:

Le vie aeree hanno un calibro normale ma i polmoni hanno una ridotta capacità di espansione, oppure vi è una riduzione della superficie ventilatoria polmonare (obesità , miopatie, pleurite, poliomielite, edema polmonare ecc.). La capacità vitale ed i vari volumi diminuiscono in modo proporzionale, diventando inferiori alla norma.

Se il rapporto VEMS/CVF è normale o aumentato, si tratta probabilmente di una limitazione di tipo restrittivo.

La spirometria è un esame non invasivo, di facile esecuzione, riproducibile e a basso costo.

Non esistono controindicazioni assolute all’esecuzione di questo esame ma solo delle controindicazioni relative che devono tenere in considerazione: il transitorio aumento dell’attività cardiaca (motivo per il quale va evitata in pazienti con un recente infarto o instabili dal punto di vista emodinamico), delle pressioni intracraniche (attenzione ai pazienti con recenti ictus o interventi neurochirurgici), delle pressioni a livello delle cavità nasali e seni paranasali (cautela nel caso di un recente intervento ORL) e delle pressioni a livello alveolare/pleurico (non eseguire l’esame nel caso di recente pneumotorace).

Ai pazienti viene solitamente chiesto di sospendere la terapia inalatoria in modo da poter eseguire l’esame in condizioni cosiddette di “base”; in altri casi, invece, il medico è interessato a valutare la funzione respiratoria con la terapia inalatoria in atto.

La spirometria consente di indagare l’origine di sintomi respiratori molto comuni, come la dispnea e la tosse, di porre diagnosi di alcune patologie respiratorie, soprattutto l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), di valutare l’impatto respiratorio di tutte le patologie che coinvolgono l’apparato respiratorio e di verificare l’evoluzione spontanea di numerose malattie o di osservare l’esito di un trattamento farmacologico o non farmacologico.

Fatte queste premesse si dovrebbero sottoporre alla spirometria i pazienti con dispnea da sforzo, soprattutto se fumatori e con altri sintomi respiratori, come la tosse o la produzione di espettorato, oppure, anche se giovani, con un profilo suggestivo per asma.

Infine, la spirometria semplice può dare delle indicazioni anche su una sindrome disventilatoria di tipo restrittivo, presente ad esempio nel caso di interstiziopatie o patologie neuromuscolari.

Trattamento delle malattie polmonari restrittive

Le malattie polmonari restrittive compromettono la zona intorno alle strutture ossee, i muscoli respiratori e i nervi, ostacolando il lavoro respiratorio.

Risulta essenziale, quindi, iniziare il trattamento con un supporto ventilatorio qualora il medico curante o un professionista sanitario ne valuti l’idoneità in base ai disturbi del paziente.

Il trattamento dei disturbi respiratori e del sonno causati da patologie della gabbia toracica può contribuire enormemente ad aumentare la qualità della vita.

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