Scintigrafia Paratiroidea: Tecnica e Interpretazione

La scintigrafia paratiroidea è un esame che permette di visualizzare sia la tiroide che le paratiroidi dando informazioni sia funzionali che anatomiche su queste ghiandole.

Cos'è la Scintigrafia Tiroidea?

La scintigrafia tiroidea è una tecnica diagnostica per immagini di medicina nucleare che fornisce informazioni sulla funzionalità della tiroide. Invece, non è più un esame di prima scelta per diagnosticare i noduli tiroidei, tranne quando il TSH (l’ormone tireostimolante, prodotto dall’ipofisi) è basso. È un esame utile nel rilevare un funzionamento eccessivo dell’organo, come avviene nella sindrome di Basedow-Graves, nonché nei casi di tiroidite subacuta e nel follow-up dei tumori della tiroide dopo l’intervento chirurgico.

Come si Esegue la Scintigrafia Tiroidea

Alla persona viene somministrata una piccolissima quantità di un tracciante radioattivo in grado di essere incorporato dalla tiroide in virtù della sua somiglianza con lo iodio, un elemento fondamentale per la funzione di quest’organo. La tiroide capta il tracciante, il quale emette radiazioni che vengono rilevate da un’apposita apparecchiatura, detta gamma camera. Le informazioni sono poi elaborate fino a produrre un’immagine della tiroide che ne evidenzia il livello di funzionalità. La scintigrafia tiroidea è generalmente prescritta dopo che un’ecografia tiroidea ha riscontrato la presenza di noduli.

I traccianti radioattivi utilizzati sono il tecnezio (Tc-99m pertecnetato) o l’isotopo 123 dello iodio: vengono somministrati per via endovenosa circa 20-30 minuti prima di procedere con l’esame. La scintigrafia tiroidea con captazione prevede invece la somministrazione per via orale di iodio-131, che per essere incorporato nella tiroide ha bisogno di più tempo. In questo caso, la rilevazione delle immagini avviene di solito 6 e 24 ore dopo l’assunzione del radiofarmaco.

Dopo il periodo di attesa necessario al tracciante radioattivo per essere incorporato nella tiroide, la persona che esegue l’esame viene fatta distendere sul lettino con il collo esteso. La gamma camera, che rileva il segnale radioattivo emesso, viene accostata al collo. La procedura dura circa 15-20 minuti.

Grazie al tracciante radioattivo si possono distinguere tra loro i diversi tipi di noduli. Quelli iperfunzionanti captano maggiormente il tracciante e sono detti noduli “caldi”. Nell’immagine diagnostica appaiono colorati più intensamente perché sono costituiti da tessuto più attivo rispetto a quello circostante. Generalmente sono di carattere benigno e possono indicare delle situazioni di tireotossicosi (aumento della produzione di ormoni tiroidei, che si manifesta per esempio nella sindrome di Basedown-Graves). I noduli “freddi”, invece, non captano il tracciante e sono formati da tessuto poco o per nulla attivo. Solo in pochi casi sono di origine tumorale. Una volta identificato un nodulo freddo può essere eseguito un agoaspirato per stabilirne la natura.

Chi Può Fare l'Esame

La scintigrafia tiroidea non deve essere eseguita nelle donne in gravidanza, perché si utilizza un tracciante radioattivo che, anche se somministrato in piccolissime dosi, è potenzialmente pericoloso per il feto. L’esame è controindicato anche per le madri che allattano, poiché le sostanze radioattive potrebbero passare nel latte materno. In questo caso, l’endocrinologo valuterà se suggerire di sospendere l’allattamento per un periodo più o meno prolungato ed eseguire ugualmente la scintigrafia. Inoltre, l'esame è controindicato nei bambini piccoli.

Durata dell'Esame

In totale la procedura dura intorno ai 45 minuti. Nel caso si utilizzi lo iodio-131 è necessario tornare nel laboratorio di medicina nucleare 6 e 24 ore dopo l’assunzione del radiofarmaco.

Preparazione all'Esame

Nelle due settimane precedenti l’esame è bene evitare il consumo e l’uso di prodotti contenenti iodio, come sale iodato, alghe marine, dentifrici iodati e, in determinati casi, creme anti-cellulite e integratori alimentari (occorre controllare l’elenco degli ingredienti). Nel caso in cui per l’esame venga utilizzato lo iodio-131, somministrato per via orale, il radiofarmaco va assunto a digiuno.

Per evitare che la scintigrafia venga eseguita all’inizio di una gravidanza, quando la persona potrebbe ancora non sapere di essere incinta, si consiglia alle donne in età fertile di effettuare l’esame nei primi giorni del ciclo. Almeno una settimana prima della scintigrafia si raccomanda, inoltre, di sospendere l’utilizzo di farmaci che possano interferire con l’attività tiroidea. L’eventuale assunzione di ormoni tiroidei deve invece essere interrotta circa un mese prima, salvo diversa indicazione dell’endocrinologo.

Comunicare al medico che prescrive la scintigrafia qualsiasi assunzione farmacologica in atto in quel momento, poiché esistono medicinali, alcuni anche molto diffusi, capaci di inquinare i risultati dell'esame diagnostico in questione.

Dopo l'Esame

Non occorre essere accompagnati.

Una volta concluso l’esame, si possono riprendere tutte le normali attività. Le raccomandazioni sono di bere molto per facilitare l’eliminazione del tracciante radioattivo e di evitare il contatto con bambini piccoli e donne in gravidanza per le 24 ore (per tecnezio o iodio-123) o le 48 ore (per iodio-131) successive alla scintigrafia.

L'Esame è Doloroso o Comporta Rischi?

L'esame non è doloroso e non provoca particolari disagi. Salvo diversa indicazione da parte del medico, il digiuno non rientra tra le norme preparatorie. L'esecuzione della scintigrafia tiroidea non comporta rischi immediati e non comporta particolari rischi a lungo termine.

Al termine dell’esame è necessario restare in osservazione? Alla fine dell'esame si può andare a casa, previa autorizzazione del personale sanitario.

L'esame non è doloroso ed è praticamente privo di qualsiasi effetto collaterale. disturbo né causerà fenomeni allergici.

L’esame non è assolutamente doloroso, l’unico fastidio consiste nella puntura per la somministrazione endovenosa del farmaco.

Scintigrafia Paratiroidea con MIBI

L’esame scintigrafico prevede l’effettuazione in sequenza di una scintigrafia tiroidea con Tc99m, sostanza fissata attivamente solo dalle cellule tiroidee, e di una scintigrafia paratiroidea con Tc99m Sestamibi, una sostanza captata attivamente sia dalle cellule tiroidee che dalle cellule paratiroidee. Dal confronto delle immagini ottenute è possibile identificare ghiandole paratiroidee patologiche, caratterizzate da elettiva concentrazione del Tc99m Sestamibi.

La scintigrafia con 2-metossiisobutilisonitrile (sestaMIBI) prevede dapprima la somministrazione per via endovenosa del Tc99 che, dopo circa venti minuti, permetterà di ottenere immagini per circa 10-15 minuti. Successivamente si inietterà per via endovenosa il Tc99m Sestamibi ottenendo immagini del collo per circa 30 minuti ed una immagine del torace. Infine verrà registrata un’immagine SPECT del collo e del torace che durerà circa trenta minuti.

Il paziente viene fatto distendere sul lettino dello strumento di rilevazione (gamma camera) e si adotta la tecnica del doppio tracciante (sottrazione) in modo da ottenere, quindi, due fasi: quella tiroidea a venti minuti con le prime immagini planari del collo e del mediastino e quella paratiroidea a 60-120 minuti. È importante che il paziente rimanga immobile tra le due acquisizioni. Il principio di questa tecnica si basa sul fatto che il picco di accumulo del 99m Tc-Sestamibi a livello sia tiroideo che paratiroideo avviene nei primi minuti dopo l’iniezione dell’indicatore; successivamente il wash out del MIBI avviene più rapidamente dalla tiroide rispetto alle paratiroidi. In questo modo, l’immagine MIBI sarà “mista”.

Scintigrafia MIBI: Limiti e Alternative

In realtà, la validità di queste metodiche, ad oggi, è controversa. La sensibilità della scintigrafia con MIBI varia dal 30 all’80% . In caso di risultati discrepanti tra la scintigrafia e l’ecografia, è importante fare riferimento ad altre modalità diagnostiche di imaging.

Dopo l’intervento chirurgico, dal 2% al 7% dei pazienti continua ad avere una persistenza della patologia. Grazie all’introduzione di una nuova metodica radiologica, la PET con 11C-metionina, è oggi possibile rilevare l’eventuale presenza di adenomi paratiroidei in quei pazienti risultati negativi all’esame scintigrafico con MIBI ed è utile anche per i falsi positivi.

La PET con 11C-metionina è un’indagine diagnostica accurata nel localizzare gli adenomi paratiroidei del collo con una sensibilità del 91%, che consente di eseguire paratiroidectomie focalizzate con una ridotta invasività dell’atto chirurgico, con riduzione del dolore post operatorio e migliore risultato estetico . Inoltre, è un metodo clinicamente utile in pazienti con iperparatiroidismo secondario e terziario.

PET con C-Metionina: Un'Alternativa Diagnostica

Ad oggi la PET con C-metionina è considerata un’ottima alternativa nell’individuazione di adenomi paratiroidei, con una sensibilità dell’83% . La PET, infatti, individua le cellule cancerose rendendone visibile il metabolismo mediante traccianti (sostanze marcate radioattivamente e iniettate nel paziente), fornendo informazioni preziose confrontabili con le immagini dell’MRI, più orientate all’anatomia.

La Metionina è un aminoacido essenziale che può essere rilevato con il positrone che emette isotopi C e studiato con la PET . La metionina, traslata nelle cellule tramite il trasportatore L1 (LAT1), è cruciale per la formazione di proteine ed è coinvolta nella sintesi dei fosfolipidi. Poiché le cellule replicano, la domanda per la sintesi delle proteine e dei fosfolipidi aumenta, rendendo il trasporto ed il recupero degli aminoacidi essenziali fondamentali per la crescita del tumore. Nelle cellule tumorali è stata individuata un’over espressione dei geni dei trasportatori degli aminoacidi.

LAT1 è un trasportatore sodio indipendente e ha la funzione di scambiatore di aminoacidi. Consta di 507 aminoacidi con un determinato PM (circa 55 kDa) e di 12 non glicoproteine transmembrana. È anche il trasportatore di molecole legate agli aminoacidi come dopa, tiroxina e melphalan, un agente chemioterapico. I principali tessuti in cui è possibile individuare LAT1 sono il cervello, la placenta e il fegato.

La scansione PET è in genere eseguita 15 minuti dopo la somministrazione endovenosa di C-metionina; si comincia dal mediastino inferiore e si procede fino alla base del cranio con un tempo di acquisizione di 4 minuti.

In caso di persistente iperparatiroidismo post chirurgico, se la valutazione con scintigrafia con MIBI e con ecografia paratiroidea desse esito negativo, l’uso della PET con C-metionina diverrebbe utile e gli elevati costi potrebbero essere quindi giustificati. Qualora, invece, le indagini radiologiche di primo livello (scintigrafia con MIBI ed ecografia) dovessero dare esito positivo, l’indagine PET non sarebbe più necessaria. La scintigrafia con MIBI insieme all’ecografia sono indagini diagnostiche di primo livello in caso di iperparatiroidismo da trattare chirurgicamente. La PET con C-metionina, infatti, aumenta la possibilità di individuare in maniera corretta la localizzazione dell’adenoma.

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