Il picco glicemico è una condizione che si verifica ogni volta che mangiamo cibi ricchi di carboidrati semplici, i quali fanno salire in fretta i livelli di glucosio nel sangue. Per comprendere cos’è un picco glicemico è importante capire come avviene il processo di digestione.
Come Avviene il Processo di Digestione
Quando mangiamo, i carboidrati vengono scomposti in sostanze più semplici, tra cui il glucosio. Vengono poi trasportati dai vasi sanguigni per fornire nutrimento alle cellule del nostro corpo. Il tipo e la qualità di alimenti che ingeriamo influenzano i livelli di glucosio, che diventano più alti con i carboidrati semplici.
La glicemia è regolata da un meccanismo ormonale dovuto alla produzione di insulina da parte del pancreas, la quale permette alle cellule di recuperare e immagazzinare glucosio dai vasi sanguigni. Se scegliamo alimenti semplici, il livello del glucosio aumenta repentinamente e altrettanto velocemente scende determinando un crollo della glicemia. In questo modo si è verificato il picco glicemico.
Il picco glicemico costringe il pancreas a produrre l’insulina per eliminare il glucosio dal sangue e portarlo ai tessuti, quando il glucosio è in eccesso, però, e non riesce a essere smaltito tutto, viene conservato come grasso nei tessuti. Se quindi l’azione normale dell’insulina è quella di favorire l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule per ricavarne energia, se stimolata maggiormente, è in grado di favorirne l’accumulo sotto forma di grasso.
Quando si ha un picco glicemico il nostro organismo ne risente, i sintomi possono essere lievi oppure più intensi e a carico di vari organi.
Ipoglicemia: Cosa è e Quando Preoccuparsi
Nelle persone con diabete l’ipoglicemia ha un carico pesante in termini di impatto socioeconomico, conseguenze a breve e lungo termine e di scarsa qualità di vita. Gli episodi di ipoglicemia nel diabete tipo 1 (DT1) e nel diabete tipo 2 di lunga durata (DT2) sono in genere il risultato di un mancato equilibrio tra quantità di insulina presente in circolo, carboidrati ingeriti e ormoni controregolatori.
Tra le persone con diabete, le ipoglicemie sono più frequenti nelle ragazze adolescenti, gli anziani e i pazienti con diabete e obesità dopo intervento bariatrico. La paura dell’ipoglicemia ha un effetto negativo sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie che condiziona spesso l’adesione ottimale alla terapia.
Crisi Ipoglicemica: Segni Premonitori e Sintomi
I segni e i sintomi dell’ipoglicemia sono tanti, dipendono da persona a persona e in genere hanno un’insorgenza repentina, sono conseguenti al tentativo che il nostro corpo fa per controbilanciare l’ipoglicemia in atto. Entrano in gioco alcuni ormoni controregolatori: i primi che partono sono il glucagone, prodotto dal pancreas, e il cortisolo che è il normale ormone dello stress. In questa situazione stressante per l’organismo, entrambi gli ormoni cercano di far risalire la glicemia: in questa fase di ipoglicemia lieve, la persona può sentirsi stressata, avere giramenti di testa e vista offuscata.
Se la glicemia scende ancora di più, entrano in gioco altri ormoni che cercano di far risalire più rapidamente la glicemia bassa: sono le catecolamine (adrenalina, noradrenalina), i tipici ormoni sintetizzati quando reagiamo a qualcosa di importante: paura, ansia, trepidazione, rabbia, gioia, etc. Se stiamo litigando con qualcuno ci accorgeremo subito che ci aumenta ancora di più la sudorazione, abbiamo la tachicardia (cioè il cuore che batte a mille!), la bocca asciutta, uno stato di agitazione e nervosismo, con tremore e rossore al volto, lacrime facili, mal di testa etc, tutti segni e sintomi che le catecolamine sono entrate in circolo.
Il rilascio di catecolamine rappresenta il più importante segno premonitore di un eventuale successivo episodio di ipoglicemia moderata o grave in una persona che ha il diabete che sta facendo insulina o altri farmaci orali ipoglicemizzanti.
Dopo questa prima fase che comunque continua, se non viene interrotta, il cervello comincia a soffrire per la mancanza di glucosio (che rappresenta la sua unica fonte nutritiva insieme ai chetoni che normalmente però sono assenti se non in una situazione di lungo digiuno) e si cominciano ad avere segni di spossatezza, sonnolenza, pallore, formicolio alle labbra, confusione mentale, difficoltà a parlare, fino ad alterazioni di coscienza, coma e convulsioni, se la glicemia continua ad abbassarsi. In questo caso, la persona entrata in stato di ipoglicemia non sarà più autonoma e dovrà essere aiutata a riprendersi.
Possibili Cause di Ipoglicemia
La causa più comune è la terapia del diabete, ovvero la quantità di insulina o la dose di ipoglicemizzante eccessiva non controbilanciata da un adeguato consumo di cibo o consumo ritardato rispetto all’assunzione del farmaco. Ci sono ancora vecchi farmaci - le sulfoniluree - che dovrebbero oggi essere sospesi perché stimolano la secrezione di insulina in chi ha il diabete tipo 2 in modo cieco; se una persona ha 60 di glicemia e ha preso una sulfonilurea, il farmaco continua a stimolare la produzione di insulina endogena anche a valori così bassi al contrario di tutti i farmaci più recenti che si comportano in modo più “intelligente” e smettono di funzionare quando la glicemia scende a valori critici.
Ovviamente la possibilità di episodi di ipoglicemia è comune anche in chi fa una terapia insulinica, se ha il diabete di tipo 1 o un diabete di tipo 2 da lunga data ormai diventato insulino-dipendente. In tutti i casi in cui l’insulina somministrata è troppa, la persona con diabete va incontro a ipoglicemia.
In altri termini, cosa succede in queste persone che non hanno ancora il diabete ma che hanno parenti di primo e secondo grado con diabete tipo 2 in famiglia e che sono a rischio di svilupparlo (magari senza saperlo)? Quando mangiano zuccheri semplici, la glicemia sale anche di poco, il pancreas si accorge che la glicemia sta salendo e se esiste una condizione di resistenza all’insulina, il pancreas tende a produrre quantità enormi di insulina, non solo più che sufficienti per ridurre la modesta iperglicemia (che non è ancora diabete) ma soprattutto in grado di determinare un’importante ipoglicemia di rimbalzo alla seconda, la terza ma anche fino alla quinta ora dopo che si è mangiato proprio perché la quantità di insulina che è stata prodotta e che rimane in circolo è troppa rispetto alle necessità.
Altre Cause Rare di Ipoglicemia
Esistono delle altre ipoglicemie decisamente più rare che sono dovute per esempio alla carenza di ormoni. Come già accennato, il nostro corpo ha un meraviglioso meccanismo di regolazione della glicemia: un solo ormone che la abbassa, l’insulina, ma tanti ormoni controregolatori che cercano di riportarla su modulando le variazioni glicemiche, per proteggere il nostro cervello che si nutre soltanto di glucosio. Se alcuni di questi ormoni mancano o sono scarsi, ci può essere il rischio di ipoglicemia che può manifestarsi sia a digiuno ma anche dopo un pasto (ipoglicemia postprandiale). Se una persona ha una maggiore quantità di insulina in circolo si ha la tendenza all’ipoglicemia, quando la glicemia arriva intorno a 80-70 mg/dl, il nostro corpo si accorge che sta scendendo troppo, comincia a produrre gli ormoni controregolatori; chiaramente se la produzione di uno o più di questi ormoni è insufficiente o assente del tutto è maggiore il rischio che si verifichi un episodio di ipoglicemia.
Come Trattare l’Ipoglicemia
Cosa deve fare la persona con diabete quando sospetta l’arrivo o la presenza di un’ipoglicemia?
- Se non supera i 100 mg/dl: assumere altri 15 g di carboidrati semplici e misurare la glicemia dopo 15 minuti.
- Normalizzata la glicemia (se lontani dal pasto), assumere carboidrati complessi, per esempio: pane, cereali o crackers.
Rischio di un Successivo Episodio Ipoglicemico
Nelle ore seguenti il primo episodio di ipoglicemia esiste un maggior rischio di un successivo episodio se l’abbassamento della glicemia è avvenuto in alcune condizioni:
- Mentre vi è ancora insulina rapida in circolo (1-2 ore dopo analogo rapido o 2-3 ore da insulina regolare).
- Durante o dopo attività fisica.
- Manca molto tempo al pasto successivo (più di un’ora).
- L’ipoglicemia è avvenuta prima di andare a dormire (rischio di ipoglicemie notturne).
In tutti questi casi, il consiglio è di assumere alimenti che contengano 15 g di carboidrati complessi, per esempio (in alternativa): 2 fette biscottate, 2-3 crackers, 2 pacchetti di grissini o 1 fetta di pane (circa 20 g).
Ipoglicemia Grave: Come Intervenire
L’ipoglicemia grave si manifesta con stato soporoso, incapacità della persona di rispondere in modo appropriato alle domande, perdita di coscienza fino a convulsioni e coma. Dopo la somministrazione il glucagone è in grado di ripristinare le funzioni cerebrali in 5-10 minuti. In genere l’ipoglicemia si risolve dopo poche decine di minuti, ma nel frattempo può aver causato altre conseguenze (ad esempio al cuore). Se necessario chiamare il 112.
Ipoglicemia Postprandiale: Cosa Fare
In caso di ipoglicemia dopo un pasto, la terapia è soprattutto la rimozione della causa. Bisogna cercare di evitare il modesto rialzo iniziale della glicemia e ci sono dei “trucchetti” abbastanza semplici per fare ciò:
- Mai carboidrati semplici e comunque mai a stomaco vuoto.
- Consumare fibre.
- Bere acqua per mantenersi sempre ben idratati.
- Abituarsi a mangiare lentamente e masticare bene.
Nei casi più estremi, esistono farmaci che permettono di rallentare il transito verso il sangue del glucosio che sta nel nostro intestino, e quindi ridurre in modo efficace lo stimolo di cui abbiamo parlato.
Ipoglicemia e Consumo di Alcolici
Un’altra causa di ipoglicemia, in genere non comune, e anche difficile da cogliere è il consumo di alcolici. A digiuno abbiamo poco glicogeno (già utilizzato per superare il digiuno) e la gluconeogenesi è inibita in presenza di elevate concentrazioni di alcol nel sangue, soprattutto se si è a digiuno. Quindi in una persona che è a digiuno e che magari ha assunto un po’ di alcol, il fegato non è più in grado di fare nuovo glucosio (gluconeogenesi) e smette di immetterlo nel sangue e in alcuni casi la glicemia può quindi scendere al di sotto di valori considerati normali fino a valori decisamente bassi.
È chiaro che un caso di questo genere si aggrava in rapporto alla quantità di alcol ingerita e se vi sono associati altri fattori concomitanti di rischio ipoglicemico.
Rischio di Ipoglicemia nel Diabete di Tipo 1
Ovviamente il rischio di ipoglicemia è molto diverso tra il diabete di tipo 1 (DT1) e il diabete di tipo 2; è molto più frequente nelle persone che hanno il DT1. Questo perché anche una minima quantità di insulina endogena (cioè fatta nel nostro corpo e che quindi segue la normale modulazione dello stimolo di secrezione dell’insulina) può aiutarci nel cercare di gestire la glicemia. In genere chi ha il diabete di tipo 2 ha sempre un po’ di insulina endogena, anche se è insufficiente e deve iniettarsi l’insulina. Questa poca insulina endogena aiuta in presenza di iperglicemia ma viene totalmente soppressa quando è presente l’ipoglicemia. In altre parole, è poca ma è di aiuto.
Questo è uno dei motivi per i quali al momento della diagnosi di diabete tipo 1 si cerca di essere “aggressivi” con la terapia insulinica in bambini e ragazzi: proprio per cercare di conservare una minima quantità di insulina endogena, cioè di non usarla per poterla poi conservare negli anni a seguire.
Però proviamo a immaginare un caso nel quale non ci sia davvero più secrezione di insulina endogena e per quanto si possa essere bravi e capaci nello stimare tutte le variabili in gioco, il rischio di ipoglicemia rimane sempre dietro l’angolo, in particolare in chi ha un diabete poco controllabile, un cosiddetto diabete scompensato per lunghi periodi.
In aiuto per prevenire l’ipoglicemia nei soggetti con diabete tipo 1 ci sono oggi:
- Tra i farmaci, i cosiddetti analoghi dell’insulina che sono copie modificate dell’insulina endogena prodotta dal pancreas modificate così da renderle più veloci (per i pasti) e più stabili (per i periodi di digiuno).
- Glucometri sempre più precisi, meno ingombranti e più facili da utilizzare.
- Sistemi di monitoraggio della glicemia sempre più sofisticati: monitoraggio Flash (FGM) e monitoraggio in continuo che registrano le variazioni del profilo glicemico nelle 24 ore, consentendo una sorveglianza attiva e continua della glicemia. Sono sistemi anche dotati di allarmi soglia che avvertono quando viene superata la soglia di sicurezza per le ipo/iperglicemie e anche di allarmi “predittivi” che avvertono con un certo anticipo se il valore della glicemia si avvicina troppo alla soglia di ipo/iperglicemia.
Rischio di Ipoglicemia nel Diabete di Tipo 2
Decisamente si. A differenza di quanto molti pensano, circa il 25% dei soggetti con diabete tipo 2 (DT2) che assumono insulina per più di 5 anni manifestano episodi di ipoglicemia grave, un dato del tutto sovrapponibile a quanto succede nei soggetti con diabete di tipo 1. Il numero di eventi totali di ipoglicemia è pari se non più alto rispetto a quelli riscontrati nei soggetti con DT1. Alcuni studi recenti suggeriscono che le conseguenze più serie dell’ipoglicemia possono essere maggiori nei soggetti con diabete tipo 2, in particolare per quanto riguarda gli effetti sul sistema cardiovascolare, considerando anche l’età più avanzata di questi pazienti.
Inoltre, nei soggetti con diabete tipo 2 esiste un rischio ipoglicemico quando la terapia prevede ancora farmaci desueti come le sulfoniluree e repaglinide che ormai tutte le linee guida nazionali e internazionali chiedono di sospendere. Come detto sono farmaci che continuano a stimolare la secrezione di insulina in modo cieco ovvero anche quando non c’è iperglicemia portando il glucosio nel sangue a valori troppo bassi, al contrario dei farmaci per il diabete più recenti che hanno un’azione intelligente e si fermano quando la glicemia scende oltre una certa soglia, proprio per evitare rischio di ipoglicemia.
In più c’è da dire che - a differenza dell’insulina - l’azione di questi farmaci obsoleti (sulfoniluree) dura molto tempo e non è raro che persone vengano ricoverate dal Pronto Soccorso per ipoglicemie dovute a terapia con sulfoniluree anche perché spesso sono pazienti che hanno anche problemi renali; hanno assunto il farmaco secondo la loro normale terapia, l’azione del farmaco dura 2-3 giorni e il paziente deve quindi essere mantenuto in infusione di glucosio per altrettanti giorni finché l’effetto del farmaco si esaurisce; quindi è quasi più sicura l’insulina che non questi tipi di farmaci ormai da non usare più.
Gestire e Prevenire il Picco Glicemico: Alimentazione, Integrazione e Stile di Vita
Per prevenire e gestire i picchi glicemici è necessario agire su tre pilastri fondamentali: alimentazione, integrazione e stile di vita.
Alimentazione
Per evitare picchi glicemici repentini è necessario avere un'alimentazione sana ed equilibrata, con pasti che associno carboidrati complessi o a lento rilascio, come cereali integrali o legumi, con fonti proteiche magre e grassi “buoni” (monoinsaturi e polinsaturi), derivanti da olio extravergine d'oliva, da semi o da pesci grassi come il salmone. Ovviamente, non vanno dimenticate le fibre, che a livello intestinale intrappolano gli zuccheri e in questo modo modulano i tempi di assorbimento a livello intestinale e quindi la risposta glicemica. Scegliere, infine, alimenti che abbiano un basso o moderato indice glicemico.
Alcuni Trucchetti Alimentari per la Glicemia
Alcuni trucchetti che possono aiutare a ridurre la glicemia del pasto possono essere l'abbinamento di verdure e ortaggi cotti e crudi nello stesso piatto oppure mangiare formati di pasta lunga e al dente. Per quanto riguarda, invece, gli alimenti a base di amido come le patate, può essere utile sfruttare una reazione chimica di retrogradazione degli amidi. In parole semplici, lasciando raffreddare le patate dopo la cottura, gli amidi contenuti al loro interno si renderanno meno disponibili all'assorbimento intestinale e quindi contribuiranno di meno all'innalzamento della glicemia.
Integrazione
In alcuni casi può essere utile l'assunzione di integratori alimentari che aiutano a gestire la glicemia il metabolismo dei carboidrati. Ehi tra questi troviamo sicuramente:
- Integratori a base di cromo e magnesio che supportano il metabolismo glucidico e aiutano a stabilizzare la glicemia.
- Integratori a base di fibre solubili, che aiutano a rallentare l'assorbimento di carboidrati e ad ammorbidire la curva glicemica post-prandiale.
- Snack proteici con basso apporto di zuccheri per mantenere stabile la glicemia tra i pasti principali, evitando squilibri che possono portare a fame eccessiva e al consumo di zuccheri semplici.
Attività Fisica
Lo sport e l'attività fisica sono uno dei modi più efficaci per prevenire l'insorgenza di picchi glicemici repentini. Anche delle semplici camminate di 10-15 minuti dopo i pasti, possono aiutare a stabilizzare il livello glicemico e migliorare la risposta insulinemica da parte dell'organismo.
Valori di Riferimento della Glicemia
Per comprendere meglio i livelli della glicemia e monitorare eventuali picchi glicemici, ecco una tabella con i valori di riferimento:
| Stato | Valore Glicemia (mg/dL) |
|---|---|
| A digiuno | 70-99 |
| Dopo 2 ore dal pasto | <140 |
| Prediabete a digiuno | 100-125 |
| Diabete a digiuno | ≥126 |
| Prediabete post-prandiale | 140-199 |
| Diabete post-prandiale | ≥200 |
Quando si Verifica il Picco Glicemico?
Normalmente, un picco glicemico si manifesta in seguito al consumo di un pasto ad alto contenuto di carboidrati o alimenti ad alto indice glicemico (ovvero capaci di far aumentare rapidamente la glicemia). Tuttavia, ci sono alcune situazioni particolari in cui si possono avere picchi glicemici non per forza correlati all'assunzione di alimenti:
- In gravidanza: le donne durante la fase della gravidanza possono avere delle alterazioni della glicemia causate da squilibri ormonali, con il rischio di sviluppare forme di insulino-resistenza, come il diabete gestazionale.
- Durante la notte: alcune persone possono andare incontro a picchi glicemici durante la notte, causati da un eccesso di carboidrati assunti durante la cena o poco prima di andare a dormire.
Cosa Causa il Picco Glicemico?
Un picco glicemico può essere innescato da una moltitudine di fattori differenti, non solo correlati all'alimentazione:
- Assunzione di carboidrati raffinati.
- Fare pasti non equilibrati e senza il giusto apporto di fibre, proteine e grassi sani.
- Una vita sedentaria e priva di esercizio fisico.
- Squilibri ormonali e stress quotidiano.
Quali sono i Sintomi del Picco Glicemico e Come Riconoscerlo?
Dopo un pasto, soprattutto se è abbondante e ricco di carboidrati, a tutti sarà capitato almeno una volta di riscontrare i seguenti sintomi:
- Stanchezza improvvisa e sonnolenza.
- Senso di fame poco dopo il pasto.
- Mal di testa.
- Sensazione di sete intensa.
- Difficoltà di concentrazione.
- Sbalzi d'umore.
- Aumento della frequenza urinaria.
Conseguenze del Picco Glicemico: A Cosa Stare Attenti
Un controllo non efficace della propria glicemia, che porta a picchi glicemici sproporzionati, può provocare problemi di salute come:
- Insulino-resistenza.
- Diabete mellito di tipo 2.
- Obesità.
- Sindrome metabolica.
- Infiammazione cronica.
- Malattie cardiovascolari.
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