La presenza di sangue nelle feci è un segnale che non va mai trascurato, in quanto può essere indicativo di diverse condizioni del tratto gastrointestinale. Il sangue può essere visibile a occhio nudo o occulto (non visibile a occhio nudo) nelle evacuazioni intestinali.
Tipologie di sanguinamento
- Sangue rosso vivo (proctorragia o ematochezia): Di solito indica un sanguinamento nella parte inferiore del tratto gastrointestinale, come colon, retto o ano.
- Feci nere e catramose (melena): Di solito sono indicative di un sanguinamento dalla parte superiore dell’apparato digerente, come esofago, stomaco o piccolo intestino.
- Sangue occulto: Invisibile a occhio nudo, ma rilevabile con esami specifici.
Se le feci hanno un colore nero catrame si è in presenza di quella che viene chiamata “melena” e la causa del sanguinamento risiede nella parte superiore dell’apparato digerente ossia: esofago, stomaco, duodeno, piccolo intestino o la porzione destra del colon come il cieco. Il colore nero è determinato dalla presenza di pigmenti ematici derivanti dalle trasformazioni subite dall’emoglobina durante il suo passaggio nel tubo gastroenterico (sangue “digerito”).
Se invece il sangue emesso, con o senza feci, è di colore rosso vivo o rosso brunastro si è in presenza di quella che viene definita “ematochezia” (dal greco, “aima” , sangue e “kezèin”, defecare) e la causa risiede nel tratto digestivo inferiore (colon e retto). Il paziente, nel riferire al medico dovrà indicare bene le caratteristiche e le modalità del sanguinamento (entità del sangue emesso, sintomi associati, presenza o meno di muco, ecc.) in quanto in base alle caratteristiche del sangue emesso è possibile formulare una prima ipotesi diagnostica.
Se il colore del sangue è rosso scuro ed è frammisto alle feci allora l’emorragia è a livello di intestino crasso (colon). Indica un sanguinamento lento, ma importante di una patologia a monte del retto (diverticoli, angiodisplasie, lesioni di Dieulafoy). Si tratta di una causa grave di sanguinamento che porta in breve tempo ad instabilità emodinamica (calo della pressione, ecc.). Inizialmente il sangue si accompagna alle feci, ma dopo alcune evacuazioni si assiste alla fuoriuscita di solo sangue (usualmente è un’emorragia diverticolare o vascolare).
Cause del sangue nelle feci
Il sangue occulto nelle feci può essere causato da diverse condizioni del tratto gastrointestinale:
- Polipi del colon
- Emorroidi
- Ragadi anali
- Diverticoli
- Infezioni intestinali che causano infiammazione
- Ulcere gastriche
- Anomalie dei vasi sanguigni
Ci sono alcuni alimenti che possono dare un colore rosso alle feci tale da simulare un sanguinamento digestivo. Si tratta di una situazione che, quando si verifica, manda letteralmente in crisi il paziente. Da tenere presente però che in caso di falso sanguinamento la carta igienica non si macchia di rosso, come invece succede nel vero sanguinamento.
Anemia ed emoglobina bassa
In caso di piccole perdite ematiche a livello del tubo digerente, il sangue viene espulso con le feci ma non ne altera il colore, per cui è invisibile a occhio nudo. Di solito, questa perdita è asintomatica, può provenire da qualsiasi tratto dell’apparato gastrointestinale e può essere rilevata unicamente con un esame chimico sulle feci.
Quando una persona ha un numero di globuli rossi insufficiente nel proprio organismo si parla di anemia. Tale condizione determina un’insufficienza di ossigenazione dei tessuti e degli organi. Anche se normalmente si parla di anemia in generale, esistono di fatto diverse tipologie di anemia e ognuna ha cause differenti.
Infatti, non è raro che valori estremamente bassi di emoglobina (anche inferiori a 6 gr/dL) siano generati da una perdita graduale e progressiva di sangue nel tratto gastrointestinale, permettendo all’organismo di “abituarsi” ai valori sempre minori di emoglobina.
Diagnosi
La ricerca del sangue occulto nelle feci è un test estremamente utile per identificare perdite ematiche del tratto gastrointestinale. E’ necessario eseguire questo test in caso di anemia, per cercare di identificare una possibile fonte di perdita ematica cronica.
Esistono due metodi di indagine:
- Il test al guaiaco, che misura la porzione non proteica dell’emoglobina, ossia il gruppo eme, presente nelle feci.
- Il test immunochimico, che individua il sangue nelle feci mediante degli anticorpi diretti contro l’emoglobina umana.
Da qualche anno, si associa spesso la ricerca del DNA fecale, che analizza alcune cellule della mucosa di rivestimento dell’intestino per rilevare la presenza di specifiche mutazioni in diversi geni correlati all’insorgenza del tumore del colon.
Screening e prevenzione
Il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci viene offerto gratuitamente nell’ambito dello screening regionale per la prevenzione del carcinoma colo-rettale a partire dai 50 anni d’età. A partire dai 45 anni, è consigliabile sottoporsi a un test per la ricerca del sangue occulto nelle feci con cadenza biennale. L’appuntamento si può anticipare quando esistono dei fattori di rischio noti, come la familiarità per tumori del colon-retto, la presenza di malattie infiammatorie croniche intestinali, il diabete di tipo 2 o una storia di poliposi adenomatosa familiare, una malattia ereditaria caratterizzata dalla presenza di numerosi polipi del colon.
Eseguire la ricerca del sangue occulto nelle feci permette quindi di andare ad identificare un sanguinamento non visibile che potrebbe essere la spia della presenza di un polipo. I polipi intestinali non sanguinano costantemente, ma a spot… Pertanto è utile eseguire sempre il test del sangue occulto su 3 campioni di 3 giorni diversi, in modo da aumentarne la sensibilità.
Anche se lo screening è molto utile nella popolazione generale, ogni caso fa storia a sé: chi ha familiarità per tumore del colon-retto, avendo un rischio maggiore della popolazione generale, non può limitarsi ad eseguire lo screening, ma deve eseguire anche delle colonscopie nell’arco della propria vita anche se il test del sangue occulto risulta negativo. Una discussione con il proprio medico di famiglia o con un gastroenterologo è molto utile in questi casi.
D’altra parte, le persone con una nota patologia in atto che fa perdere sangue nelle feci come la malattia di Crohn o la colite ulcerosa in fase attiva, così come i pazienti con un sanguinamento emorroidario in atto, non devono eseguire il sangue occulto. Se il sangue è visibile, è completamente inutile andare a ricercare quello occulto.
Esami diagnostici
«Innanzitutto va indagato l’intestino per ricercare eventuali tumori, angiodisplasie, diverticoli o altre anomalie. Per farlo si può prescrivere una rettosigmoidoscopia, un esame endoscopico che consente di visualizzare gli ultimi trenta centimetri dell’intestino, per cui è limitato a sigma e retto. Decisamente più appropriata e completa è la colonscopia: quella tradizionale si avvale di nuove preparazioni a basso volume, più facili da assumere, e di sedazioni leggere che riducono il fastidio al paziente», descrive il dottor Goss.
«In alternativa si può sfruttare la colonscopia virtuale, che si svolge come una qualsiasi Tac dell’addome e consente di studiare il colon senza introdurre l’endoscopio a fibre ottiche. Si tratta di un buon esame, ma con alcuni limiti: può non visualizzare le formazioni inferiori ai 5 millimetri e i polipi piatti, che aderiscono completamente alla mucosa e sono quelli più a rischio di evolvere in tumori intestinali».
Se queste indagini risultano negative, si passa a indagare il tratto alto dell’apparato digestivo con una gastroscopia, andando alla ricerca di ulcere, angiodisplasie, tumori o gastriti erosive: «Qualora risulti negativo anche questo esame, il quadro va approfondito con un’enteroscopia con videocapsula. Si tratta di una metodica di recente introduzione che consiste nel far “deglutire” al paziente una minuscola telecamera, grande quanto una pastiglia di antibiotico, che viaggia nel corpo filmando le pareti di esofago, stomaco e piccolo intestino, fino alla valvola ileocecale.
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