Il sangue nelle feci è un sintomo che non deve essere sottovalutato. Sebbene possa essere causato da condizioni benigne come emorroidi o ragadi, può anche essere il segnale di patologie più serie come il tumore al colon. Una diagnosi tempestiva è fondamentale per garantire un trattamento efficace.
Si parla di "sangue occulto nelle feci" quando queste presentano tracce di sangue che non sono visibili ad occhio nudo ma apprezzabili soltanto mediante specifiche analisi di laboratorio. Per sangue occulto nelle feci si intende la ricerca di piccole quantità di sangue, non visibili ad occhio nudo, tramite l’individuazione dell’emoglobina umana; si riconoscono in tal modo le perdite emorragiche provenienti da qualunque livello dell’apparato digerente per una emissione cronica o meno di ridotta entità.
Il fine principale dell’analisi è quello di fornire un valido strumento per la prevenzione del carcinoma del colon - retto in particolare nella fascia d’età oltre i 50 anni. Il test del sangue occulto nelle feci rientra nel gruppo di esami di screening finalizzati alla diagnosi precoce del tumore del colon retto nei soggetti di età superiore ai 50 anni. La ragione principale per cui viene prescritta la ricerca del sangue occulto nelle feci è lo screening per una diagnosi precoce del tumore al colon.
Il test rappresenta un importante test di screening per il tumore del colon-retto. In molti casi la comparsa del cancro del colon è preceduta dallo sviluppo di polipi intestinali benigni. I polipi benigni sono piuttosto comuni in persone di età superiore ai 50 anni e, sebbene nella maggior parte delle persone non creino problemi, esiste comunque il rischio che si sviluppino e subiscano una trasformazione in senso neoplastico, con conseguente diffusione delle cellule cancerose nel resto del corpo (metastasi). I polipi sono neoformazioni dall’aspetto simile a delle dita che crescono sporgendo all’interno del lume intestinale o del retto.
Tumore del colon-retto e screening
Il tumore del colon-retto è la seconda neoplasia nelle donne e la terza negli uomini in Italia, (AIOM, 2020). È bene ripetere il test del sangue occulto nelle feci con regolarità ogni due anni a partire dai 50 anni. Il tumore del colon-retto ha origine quasi sempre da polipi adenomatosi, tumori benigni dovuti al proliferare delle cellule della mucosa intestinale, che impiegano mediamente tra i 7 e i 15 anni per trasformarsi in forme maligne.
È in questa finestra temporale che lo screening consente di fare una diagnosi precoce ed eliminare i polipi prima che abbiano acquisito caratteristiche pericolose. I polipi, infatti, possiedono due proprietà che li rendono facili da individuare: tendono a sanguinare e sporgono dalla mucosa per cui sono visibili sulla sua superficie. Per questa ragione i test di screening attualmente in uso sono:
- La ricerca del sangue occulto nelle feci
- La rettosigmoidoscopia
La colonscopia vera e propria in Italia è consigliata soltanto in una seconda fase, se la ricerca del sangue occulto nelle feci ha dato esito positivo. Anche per la cosiddetta colonscopia virtuale non ci sono attualmente prove che sia superiore ai test attualmente in uso per i programmi di screening.
Programma di screening del tumore del colon-retto
Il SSN offre gratuitamente un programma di screening dedicato, organizzato dalle ASL, che non si limita alla singola offerta di un test di screening, ma prevede anche richiami periodici che seguono la persona nel tempo. L'obiettivo è rimuovere l’eventuale presenza di polipi in una fase precoce, quando non danno alcun disturbo. In questo modo si interviene in maniera meno aggressiva e aumentano le possibilità di cura.
Le persone, donne e uomini dai 50 ai 74 anni, vengono invitate ogni due anni con una lettera personalizzata presso le sedi indicate sulla lettera di invito, dove viene consegnato un kit che contiene la provetta utile alla raccolta di un campione di feci - da effettuare presso la propria abitazione - necessario per la ricerca del sangue occulto. E' possibile ritirare e poi riconsegnare il kit, anche senza aver ricevuto la lettera di invito, presso una delle farmacie aderenti al programma di screening del tumore del colon retto.
Chi, pur rientrando nella fascia d’età indicata, non ha mai ricevuto una lettera d'invito dalla propria ASL o non ha mai aderito al programma può:
- Utilizzare il sistema di prenotazione online Screening Prenota Smart
- Telefonare al Numero Verde della ASL di appartenenza per concordare un appuntamento (è possibile anche chiedere informazioni o spostare un appuntamento).
Per effettuare il test è sufficiente raccogliere un piccolo campione delle feci con la spatolina presente nel kit fornito, conservare la provetta in frigo e consegnarla entro tre giorni presso uno dei centri indicati nella lettera di invito, o nelle farmacie che aderiscono al programma di screening del colon retto.
Esami diagnostici per la ricerca del sangue nelle feci
Ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF)
L’esame del sangue occulto nelle feci consiste nella ricerca, compiuta attraverso metodi diversi, di tracce di sangue non visibili a occhio nudo in un piccolo campione di feci. Queste tracce possono essere dovute al sanguinamento di un polipo. La ricerca del sangue occulto nelle feci (test SOF) è un esame specialistico di laboratorio, a prelievo unico, che permette di individuare tracce anche piccolissime di sangue non visibili a occhio nudo.
L’esame più specifico, sensibile ed efficace per la diagnosi precoce del tumore al colon retto è la ricerca del sangue occulto nelle feci (test SOF) un esame specialistico di laboratorio, a prelievo unico, che permette di individuare tracce anche piccolissime di sangue non visibili a occhio nudo. Se questo sangue dovesse provenire da polipi o adenomi, una colonscopia successiva permetterà di toglierli tempestivamente.
Il Test SOF è altamente affidabile poiché capace di rilevare anche le più piccole tracce di sangue. Tuttavia, può capitare che ci sia presenza di un polipo o anche di una lesione tumorale ma che questi non sanguinino il giorno del prelievo. Questo limite, però, tende ad annullarsi se si ripete l’esame di screening ogni due anni e se non si sottovalutano eventuali disturbi che possono manifestarsi anche dopo una risposta negativa (dolori, stitichezza o diarrea persistenti, presenza di sangue nelle feci, etc.).
In media, per ogni 100 persone che fanno l’esame, cinque risultano positive. Non tutte, però, avranno polipi: le tracce di sangue possono essere dovute per esempio a emorroidi o a piccole lesioni dovute alla stitichezza. Inoltre l’esame non sempre è in grado di rilevare la presenza di un polipo: può infatti capitare che un polipo o una lesione tumorale siano presenti ma non sanguinino il giorno dell’esame. Per questo è importante ripetere lo screening alla periodicità consigliata.
La ricerca del sangue occulto nelle feci (in sigla SOF) viene consigliata dal Ministero della salute ogni due anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni. In alcune regioni è stato esteso lo screening fino all’età di 74 anni.
Cosa succede se il test SOF è positivo?
Se l’esame rileva la presenza di sangue occulto, il protocollo degli screening invita:
- A ripetere l’esame se si sospetta una preparazione inadeguata del materiale da analizzare
- A sottoporsi a una colonscopia.
Questo esame prevede, dopo un’adeguata preparazione per svuotare l’intestino, l’introduzione di una sottile sonda flessibile dotata di telecamera attraverso l’ano, per visualizzare l’interno dell’intestino. L’obiettivo è verificare la presenza di polipi. Se questi sono presenti, è possibile rimuoverli nella stessa seduta.
Rettosigmoidoscopia
Circa il 70% dei tumori del colon-retto si sviluppa nella parte finale dell’intestino, ossia il sigma e il retto. Per questo in alcuni programmi di screening è in uso, al posto della ricerca del sangue occulto nelle feci, la rettosigmoidoscopia (o rettoscopia). Si tratta di un esame meno invasivo, analogo alla colonscopia, ma che esplora soltanto la porzione finale dell’intestino, di circa 30 centimetri.
La rettoscopia è un esame più accettabile per i pazienti rispetto alla colonscopia, dal momento che richiede una preparazione per lo svuotamento dell’intestino meno fastidiosa nei giorni precedenti all’esame. Inoltre dura circa la metà del tempo, la sua efficacia diagnostica è maggiore rispetto alla ricerca di sangue occulto e consente di rimuovere nella stessa seduta gli eventuali polipi individuati.
La rettosigmoidoscopia prevista dai programmi di screening viene effettuata una sola volta nella vita, tra i 58 e i 60 anni, e se risulta negativa non deve essere ripetuta. Gli studi fin qui condotti, infatti, suggeriscono che, dati i lenti tempi di sviluppo di questo tipo di tumore, possa offrire una protezione superiore ai 10 anni.
Nonostante questi vantaggi, che si traducono in una riduzione del rischio di sviluppare un tumore al colon-retto, la rettosigmoscopia ha un limite significativo: non è in grado di individuare i polipi e i tumori che insorgono nella parte più alta del colon-retto.
Anche per questa ragione, nelle persone che presentano alla rettoscopia polipi di dimensioni di 1 centimetro o più oppure anche più piccoli, ma con caratteristiche particolari, viene consigliata una colonscopia.
Colonscopia e colonscopia virtuale
La colonscopia è un esame che viene effettuato in caso di necessario approfondimento a seguito del risultato positivo dell’esame del sangue occulto. L’esame consiste nell’osservazione della mucosa dell’intero colon attraverso un colonscopio, uno strumento flessibile con una luce intensa all’estremità introdotto nell’ano. Durante l’esame il medico può effettuare uno o più prelievi sulle eventuali lesioni riscontrate. I frammenti così ottenuti sono poi sottoposti a esame istologico per chiarirne la natura.
Se la colonscopia ha altissimi benefici, altrettanto alti sono i costi, sia per i pazienti, sia per il servizio sanitario. Innanzitutto, a causa dell’invasività, la colonscopia è un test difficilmente accettabile da una popolazione fino a prova contraria sana: comporta infatti disagi legati sia durante la preparazione sia per la modalità di esecuzione. Inoltre, seppur rari e per lo più ridotti, non è esente da rischi: per esempio c’è la possibilità di contrarre infezioni per via del passaggio del colonscopio attraverso il tratto intestinale che può introdurre microrganismi intestinali nel sangue. Infine il tempo e le modalità di esecuzione del test (e di conseguenza il numero di specialisti da dedicare) lo rendono un esame costoso dal punto di vista economico. Per tutte queste ragioni, a oggi, la colonscopia è indicata e utilizzata come esame di secondo livello all’interno di programmi organizzati di screening.
La colonscopia virtuale è invece una tecnica introdotta nel 1997 che simula la colonscopia tradizionale e che a oggi ha raggiunto livelli elevati di accuratezza nelle diagnosi. A differenza di quella tradizionale, la colonscopia virtuale consiste nell’esecuzione di una TC in grado di fornire una visualizzazione tridimensionale della parete interna dell’intestino. Prima dell’esame nell’intestino viene introdotta dell’aria attraverso un sondino flessibile posizionato nel tratto intestinale chiamato ampolla rettale.
La colonscopia virtuale permette alcuni vantaggi rispetto al test del sangue occulto nelle feci, dal momento che è più immediata e accurata e consentirebbe di anticipare la diagnosi. Rispetto alla colonscopia e rettoscopia, non è invece prevista l’assunzione di forti lassativi per lo svuotamento dell’intestino e quindi potrebbe essere meglio accettata dalla popolazione.
Tuttavia, la reale efficacia dell’esame è ancora poco conosciuta (per esempio non è chiara la sua capacità di rilevare i polipi di piccole dimensioni) e non manca di limiti: la colonscopia virtuale, a differenza di quella tradizionale, utilizza radiazioni ionizzanti, dato che effettuando la TC si è sottoposti a radiazioni che sono un fattore di rischio oncologico. Inoltre, una volta identificato un polipo, non è possibile eliminarlo nella stessa seduta.
Test immunochimici (FIT) vs. Test al guaiaco (gFOBT)
Esistono diversi metodi per la ricerca del sangue occulto nelle feci, tra i quali il test al guaiaco (gFOBT) ed alcuni test “da banco” colorimetrici, ma gli unici raccomandati dalle linee guida europee sono i test immunochimici (FIT o iFOBT). Tutti questi test rilevano l’emoglobina, una proteina contenuta all’interno dei globuli rossi.
L’emoglobina è composta essenzialmente di due porzioni: una parte proteica, detta globina, ed una non proteica, il gruppo eme. I test immunochimici (FIT) sono disegnati per ricercare la porzione proteica dell’emoglobina umana e in genere non rilevano l’emoglobina derivante da altre fonti, come quella contenuta nella carne. I test al guaiaco (gFOBT, FOBT) misurano la porzione non proteica dell’emoglobina, ossia il gruppo eme, presente nelle feci.
Poiché il gruppo eme è una porzione comune all’emoglobina di varia origine, i test gFOBT sono in grado di rilevare anche l’emoglobina assunta tramite l’alimentazione, generando risultati falsamente positivi. Rispetto al FIT, questo metodo ha altri limiti: esistono alimenti e farmaci in grado di alterare il risultato del test, i quali devono pertanto essere evitati nei giorni precedenti la raccolta del campione. Poiché il gruppo eme è resistente alla degradazione intestinale, questo tipo di test è in grado di rilevare sanguinamenti che originano anche da altri tratti del canale digerente, come lo stomaco o le gengive. I test FOBT sono pertanto meno specifici per il sanguinamento gastrointestinale rispetto ai FIT.
I test immunochimici per la ricerca del sangue occulto nelle feci (FIT) non riportano alcuna restrizione riguardante i farmaci, la dieta o le procedure odontoiatriche. Questi test rilevano la presenza di sangue di qualsiasi origine che sia presente all’interno del tratto gastro-intestinale. Questi test sono in grado di rilevare anche il sangue derivante dal sanguinamento gengivale (dovuto a specifiche cure odontoiatriche o a malattie delle gengive). L’utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei, come l’aspirina e l’ibuprofene, potrebbe causare sanguinamento dello stomaco.
Modalità di raccolta e conservazione dei campioni fecali
Le modalità di raccolta e conservazione variano in base al metodo utilizzato per l’esecuzione dell’esame. In genere può essere effettuata presso la propria abitazione. É importante seguire attentamente tutte le indicazioni contenute nel kit per la raccolta e/o fornite dal personale sanitario.
I metodi immunochimici (FIT) utilizzano metodi di raccolta diversi a seconda del produttore. Solitamente vengono utilizzati dei particolari dispositivi che, mediante lo strofinamento di un bastoncino di raccolta sulla superficie delle feci, permettono il prelievo della specifica quantità di campione necessario all’esecuzione del test. Dopo la raccolta, il campione viene trasferito in provette contenenti tamponi conservanti e/o di estrazione.
Il test al guaiaco (gFOBT) prevede l’utilizzo di una “card” dotata di 1, 2 o 3 sezioni. La “card” a tre sezioni è quella più comunemente utilizzata e prevede la raccolta delle feci in tre momenti diversi (di solito tre giorni consecutivi). Le feci devono essere raccolte in un contenitore pulito, evitando la contaminazione con urine e acqua. Ciascuna “card” viene contrassegnata con il nome del paziente e la data della raccolta. Quindi, mediante un bastoncino, un sottile strato di feci viene distribuito in corrispondenza di un’area specifica della “card” e viene poi lasciato seccare. Una volta seccato, il preparato è stabile per alcune settimane a temperatura ambiente.
Interpretazione dei risultati
Un risultato positivo al test FIT è indicativo di un sanguinamento anomalo del tratto gastrointestinale. Il sanguinamento dei polipi intestinali o delle aree cancerose può essere intermittente e il sangue può pertanto non essere uniformemente distribuito nelle feci. La raccolta di campioni multipli in giorni differenti aumenta le possibilità di rilevare un sanguinamento intermittente. Questo è vero in particolar modo nel caso in cui vengano utilizzati i test gFOBT.
Il test del sangue occulto nelle feci (FIT o gFOBT) può generare risultati falsamente negativi nel caso in cui i polipi, seppur presenti, non sanguinino al momento della raccolta del materiale fecale.
È importante sottolineare che un risultato positivo al test del sangue occulto nelle feci non pone una diagnosi di cancro. Allo stesso tempo, anche un esito negativo non può escludere con certezza tumori o polipi, poiché queste condizioni patologiche, almeno nella fase iniziale della malattia, non necessariamente si manifestano con emorragie. In questi casi può, quindi, essere utile raccogliere più campioni, soprattutto nel caso dei test per la rilevazione del gruppo eme.
Altri esami diagnostici
Sebbene in Italia il test utilizzato nella quasi totalità dei programmi di screening sia la ricerca del sangue occulto nelle feci (eseguito ogni 2 anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni), esistono regioni nelle quali viene eseguito un esame di diagnostica per immagini: la sigmoidoscopia. Si tratta di un esame che permette l’esplorazione del sigma e del retto (l’ultima parte dell’intestino, dove si localizza il 70% dei tumori del colon) tramite una sonda flessibile dotata di telecamera. Nel caso in cui vengano trovati dei polipi, questi possono essere rimossi durante la procedura in modo da essere esaminati dall’anatomopatologo.
Altri esami diagnostici includono:- Videocapsula: si tratta di una procedura che utilizza una capsula contenente una telecamera che deve essere inghiottita ed è in grado di trasmettere le immagini acquisite durante il suo percorso nel canale digerente.
- Colonscopia: è un esame più approfondito del retto e dell’intero colon che prevede l’utilizzo di un tubo flessibile dotato di telecamera. Permette anche la rimozione dei polipi che possono così essere analizzati dagli anatomopatologi.
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