Risonanza Magnetica e Diagnosi di Leucemia: Un Approfondimento

La leucemia mieloide acuta (LMA) è una malattia del sangue caratterizzata dalla proliferazione incontrollata di cellule mieloidi immature, chiamate blasti leucemici. Questi blasti invadono il midollo osseo e impediscono la normale produzione di cellule del sangue. Si tratta di una patologia aggressiva e a decorso rapido, che richiede una diagnosi tempestiva e un trattamento immediato.

La leucemia mieloide acuta rappresenta la forma di leucemia acuta più frequente negli adulti: l’età mediana di insorgenza è di 68 anni, con un’incidenza stimata tra 3 e 4 casi per 100.000 individui all’anno.

Il Ruolo della Risonanza Magnetica nella Diagnosi

L’esame di risonanza magnetica (RM) è una tecnica di diagnostica per immagini che sfrutta l’energia dei campi magnetici e le fonti di radiofrequenza per ottenere immagini anatomiche. Questa metodica, non invasiva, consente di acquisire immagini con alta definizione delle diverse strutture anatomiche e capacità di differenziare i diversi tessuti.

L’assenza di radiazioni ionizzanti la rende particolarmente adatta anche per la ripetizione di esami a breve distanza di tempo. La qualità delle immagini è direttamente proporzionale all’incremento dell’intensità del campo magnetico dell’apparecchio (1.5-3 Tesla): a seconda delle esigenze diagnostiche, il medico seleziona l’apparecchiatura più appropriata per effettuare l’esame.

La risonanza magnetica può essere utilizzata per la diagnosi, la stadiazione e la valutazione della risposta al trattamento di alcuni tipi di tumore. Partire da una base strutturale biochimica arricchisce le immagini della risonanza magnetica e le rende adatte per una descrizione non solo morfologica ma anche strutturale dei tessuti.

La risonanza magnetica è un’indagine sicura e del tutto innocua per l’organismo umano. Non si tratta di un esame che comporta dolore o pericoli per la salute del paziente; in ogni caso, chi soffre di claustrofobia potrebbe avere dei problemi ad affrontare questo tipo di esame. Non possono sottoporsi all’esame persone a cui sono stati applicati apparecchi metallici interni, come pace-maker, protesi metalliche (denti, occhi, ossa ecc.) e clips vascolari.

La durata media dell’esame è generalmente fra i 20 ed i 40 minuti al massimo. Dopo aver tolto qualsiasi oggetto o indumento contenente metallo, il paziente viene fatto distendere sopra un lettino, che attraverso un comando elettronico scorrerà fino a posizionarsi tra i poli del magnete.

Durante l’esame, al paziente non è richiesta alcuna forma di collaborazione, solamente di rilassarsi e di avvertire il personale tramite appositi strumenti in caso di malessere; le apparecchiature sono infatti dotate di altoparlanti e di microfoni per comunicare con il medico o con il personale addetto.

Altri Esami Diagnostici per la Leucemia

Esami del sangue e biopsie sono i test ed esami forse più noti, quelli più raccontati anche attraverso i media, quando si tratta di formulare una diagnosi di tumore. Non sono i soli, tuttavia, che possono venire proposti per diagnosticare una patologia ematologica. In questa seconda parte della nostra panoramica sugli strumenti di diagnosi oggi a disposizione, trovate esami meno chiacchierati, come quelli molecolari e citogenetici, e meno invasivi, come quelli effettuati grazie a tecnologie di imaging.

Analisi Citogenetica

I test citogenetici guardano ai cromosomi, organelli formati dai filamenti di DNA estremamente compressi, che si trovano nel nucleo della cellula. Ogni cellula contiene 46 cromosomi, suddivisi in 23 paia. Ciascuno di essi ha una forma, una dimensione, una lunghezza diverse e ben conosciute, e in alcuni tumori queste variabili possono cambiare.

Per esempio, nel caso della leucemia linfatica acuta si è notato che spesso due cromosomi si scambiano alcuni “pezzetti”, modificando le rispettive lunghezze. Osservare questi cambiamenti, che non sono solo formali ma influenzano lo sviluppo del tumore, aiuta ad identificare specifici sottotipi di malattia, fornisce indicazioni prognostiche e aiuta gli oncologi ad individuare il trattamento più opportuno.

In questi esami le cellule del sangue o del midollo osseo sono fatte crescere in laboratorio in colture, per un paio di settimane, per poi poter esaminare i cromosomi al microscopio. Sono diversi i tipi di cambiamento che si possono osservare e che sono descritti nei referti con termini che possono confondere il paziente.

  • Per “traslocazione” si intende quando due cromosomi si sono scambiati dei pezzetti uno con l’altro.
  • “Inversione”, invece, significa che una parte di un cromosoma si è staccata ed è stata poi riattaccata dai meccanismi di riparazione della cellula con un orientamento invertito.
  • La “delezione” si verifica quando parti del cromosoma sono mancanti, mentre una “duplicazione” o “addizione” quando l’intero cromosoma o una sua parte è stata duplicata e se ne trovano diverse copie.

Non tutti questi cambiamenti sono semplicemente osservabili con un microscopio, per questo con il tempo sono state messi a punto altre tecniche per studiarli.

Test Molecolari/ Sequenziamento di Nuova Generazione

Questo è un altro tipo di test che osserva le mutazioni e i cambiamenti nei geni delle cellule tumorali e fornisce quello che viene chiamato un “profilo molecolare” del tumore. Come le analisi citogenetiche, può aiutare a capire quale trattamento sia il più efficace per il paziente.

Nel test vengono sequenziati e comparati campioni di DNA prelevati da cellule sane e campioni prelevati da cellule tumorali in modo da analizzare solo le mutazioni specifiche del tumore. È un esame che può essere utile anche per individuare l’eventuale presenza di cellule cancerose dopo il trattamento, anche quando ce ne sono poche: è una tecnologia talmente avanzata che individua una cellula cancerose in un milione.

Test Citochimici

Nei test citochimici si sfrutta la capacità di alcuni coloranti di reagire con specifiche cellule leucemiche, permettendo di individuarle e identificarle correttamente. Per esempio, un determinato colorante è in grado di legarsi e macchiare di nero alcune parti delle cellule di leucemia mieloide acuta, senza “sporcare” le altre cellule.

Citometria a Flusso

La citometria a flusso si adopera per individuare alcuni tipi di cellule cancerose basandosi sulla presenza o assenza di alcuni marcatori, ovvero proteine chiamate antigeni, sulla loro superficie. Le cellule vengono prelevate dal sangue o dal midollo del paziente e “marcate” con anticorpi specifici per un determinato tipo di tumore; tali anticorpi sono costruiti in modo da essere sensibili alla luce.

Le cellule sono, quindi, collocate in un fluido che le trasporta lungo un percorso e fa loro attraversare il raggio di un laser o di un altro tipo di luce. Se l’anticorpo si è legato alla cellula si avrà una reazione alla luce, in caso contrario un’altra. Questo esame fornisce informazioni che permettono non solo di diagnosticare uno specifico tumore del sangue, ma anche di valutare lo stadio e di misurare la cosiddetta malattia minima residua, il numero di cellule rimaste nel corpo alla fine di un trattamento.

Test Diagnostici per Immagini

Ci sono diversi tipi di test diagnostici per immagini che possono essere adoperati per la diagnosi o il monitoraggio di un tumore del sangue. Eccone alcuni:

  • Radiografia al torace: Questo esame fornisce un’immagine del torace, dei polmoni, del cuore, delle grandi arterie, delle costole e del diaframma, e permette di individuare eventuali segni della malattia.
  • Tomografia computerizzata (TAC): Anche nella tomografia computerizzata (TAC) si adoperano i raggi X. Tuttavia, invece di “fotografare” un distretto del corpo in un’unica immagine e da un’unica prospettiva, vengono raccolte immagini di porzioni sottilissime dell’area che sta fotografando da diverse angolazioni.
  • Tomografia a emissione di positroni (PET): La tomografia a emissione di positroni (PET) è un tipo di test di imaging che utilizza una sostanza radioattiva chiamata "tracciante" per cercare le cellule tumorali nel corpo.
  • Ultrasuoni: Né raggi X, né onde magnetiche e nemmeno sostanze radioattive. A creare immagini sono, in questo caso, onde sonore ad alta frequenza che si “scontrano” con organi, cavità, tessuti, e così facendo sono in grado di restituire un’immagine fedele dell’interno del nostro corpo.

Sintomi della Leucemia Mieloide Acuta (LMA)

I sintomi della LMA si manifestano precocemente e di solito la diagnosi viene effettuata poco dopo la loro comparsa. Tali sintomi sono spesso non specifici (es. stanchezza, perdita di appetito, sudorazione notturna e febbre). In seguito possono manifestarsi spossatezza e pallore legati all'anemia, un aumento del rischio di infezioni dovute alla riduzione dei globuli bianchi normali e sanguinamenti frequenti (anche a livello gengivale o nasale) legati alla carenza di piastrine.

Tra i sintomi sistemici sono frequenti dolori muscolari e osteo-articolari diffusi, senso di malessere generale e perdita di peso. Inoltre, se la malattia si è diffusa in altri organi, si notano ingrossamento di milza, fegato e linfonodi e, se è stato raggiunto anche il sistema nervoso, possono verificarsi mal di testa e altri segni neurologici.

Fattori di Rischio e Prevenzione

Alcuni fattori legati ai comportamenti, come per esempio il fumo di sigaretta, aumentano il rischio di sviluppare la LMA, mentre tra i fattori di rischio ambientali si possono includere l'esposizione a certe sostanze chimiche come il benzene e i suoi derivati, utilizzati nell'industria chimica e nelle raffinerie. Possono far aumentare il rischio anche alcuni trattamenti oncologici, come i farmaci alchilanti e quelli a base di platino utilizzati per la chemioterapia, e le radiazioni usate nella radioterapia.

Come per altri tipi di tumori, anche per la LMA sono stati identificati fattori di rischio non modificabili, sui quali cioè non è possibile intervenire: tra questi ricordiamo l'essere maschio e avere un'età superiore ai 60 anni. Infine, possono aumentare il rischio anche alcune malattie genetiche (anemia di Fanconi, sindrome di Bloom, atassia-telangiectasia, sindrome di Li-Fraumeni, neurofibromatosi eccetera), alcune anomalie cromosomiche (Sindrome di Down, trisomia del cromosoma 8) e certe malattie del sangue (disturbi mieloproliferativi cronici e sindrome mielodisplastica).

Evitare i fattori di rischio noti è l’unica possibile prevenzione della LMA: non cominciare a fumare o smettere appena possibile ed evitare di esporsi alle sostanze chimiche citate sopra.

Trattamento della Leucemia Mieloide Acuta (LMA)

La scelta della terapia più adatta dipende da diversi fattori e, in primo luogo, dalle caratteristiche della malattia e da quelle del paziente. In linea generale, la chemioterapia resta il trattamento di prima scelta. Si comincia con una fase di induzione che ha lo scopo di eliminare le cellule leucemiche (blasti) presenti nel sangue e di riportare quelle del midollo osseo a livelli normali.

Una volta ottenuta la cosiddetta remissione completa, cioè l'assenza di segni e sintomi (meno del 5 per cento di blasti nel midollo, conta delle cellule del sangue normale e nessun segno clinico di leucemia), si passa alla fase di consolidamento che ha lo scopo di rafforzare i risultati ottenuti nella prima fase, eliminando anche le ultime cellule tumorali rimaste.

Dopo la terapia di consolidamento è possibile procedere con un trapianto di cellule staminali ematopoietiche, capaci cioè di generare le cellule del sangue. La scelta di procedere con il trapianto dipende dal paziente (è adatto a pazienti più giovani), dalle caratteristiche della malattia, dai fattori prognostici e dalla disponibilità di un donatore. Le cellule staminali possono essere prelevate dal sangue o dal midollo osseo dello stesso paziente (trapianto autologo) o di un donatore (trapianto allogenico) o possono derivare dal sangue del cordone ombelicale.

Leucemia Mieloide Cronica (LMC)

La Leucemia Mieloide Cronica (LMC) è una patologia relativamente rara, che colpisce circa 2 persone ogni 100.000, prevalentemente adulto/anziano, che si sviluppa a livello del midollo osseo. Il midollo osseo è un tipo di tessuto spugnoso, che si trova all’interno delle ossa lunghe e di alcune ossa piatte, all’interno del quale hanno origine delle cellule immature (dette cellule staminali o blasti) che a loro volta sviluppano globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, nonché la parte corpuscolata del sangue.

Quando si verifica un errore nella fase del processo in cui le cellule immature diventano mature, si possono creare modificazioni maligne che possono portare ad originare la Leucemia Mieloide Cronica. I pazienti affetti da LMC sono spesso asintomatici nel periodo iniziale e quando si manifestano i primi sintomi, lo fanno in modo insidioso.

La terapia utilizzata per trattare la LMC ha subito nel tempo diversi cambiamenti. Questi farmaci, al cui vertice abbiamo l’imatinib mesilato, hanno un’alta capacità di indurre risposte nella maggioranza dei pazienti trattati con un miglioramento della sopravvivenza. È una terapia ben tollerata, anche dai pazienti più anziani.

leggi anche: