Risonanza Magnetica Cardiaca Sotto Sforzo: Protocollo e Applicazioni

La risonanza magnetica al cuore (RMN cardiaca) è un esame diagnostico avanzato che permette di ottenere immagini dettagliate del cuore senza utilizzare radiazioni ionizzanti. A differenza della TAC, non utilizza raggi X, e consente di studiare il cuore in movimento, valutando in tempo reale la contrazione del miocardio, la portata cardiaca e l’integrità delle strutture circostanti. La risonanza magnetica cardiaca è un esame “di secondo livello”, ovvero indicato quando altri test, come l’ecocardiogramma o l’elettrocardiogramma, non sono sufficienti.

Come si svolge la Risonanza Magnetica Cardiaca?

L’esame si effettua con il paziente in decubito supino su un lettino che scorre all’interno del macchinario. Per ottenere immagini nitide, è spesso richiesto di trattenere il fiato per qualche secondo durante le acquisizioni. La durata complessiva dell’esame è variabile da caso a caso con una media di circa 40 minuti. L’esame non richiede una preparazione particolare.

Anche in questo caso, si applicano al paziente sdraiato sul lettino gli elettrodi per il monitoraggio del battito e le bobine di superficie, attraverso le quali migliora la trasmissione del segnale e dunque la nitidezza delle immagini. Vengono inoltre applicati un frequenzimetro con ossimetria al dito di una mano e lo sfigmomanometro a un braccio, per tenere monitorati i parametri vitali.

C’è una differenza di tipo procedurale: il paziente deve collaborare più attivamente alla buona riuscita dell’esame. Le immagini vengono infatti acquisite durante brevi sequenze di apnea, in cui la persona deve trattenere il respiro per 10-20 secondi.

Il tempo è variabile e in genere spazia tra i 30 e i 60 minuti.

Risonanza Magnetica Cardiaca con Mezzo di Contrasto (MDC)

La RM cardiaca con MDC prevede quindi la somministrazione al paziente per via endovenosa di una soluzione liquida, solo alcuni minuti prima dell’esame. Si tratta di un metallo raro, così come sono rare e in genere lievi le reazioni da ipersensibilità che può provocare (cefalea, nausea, sensazione di calore sul viso, rash cutanei).

Risonanza Magnetica Cardiaca senza Contrasto e Sotto Sforzo

È possibile anche eseguire una risonanza magnetica cardiaca senza contrasto, soprattutto nei casi in cui l’esame abbia come primo scopo quello di analizzare struttura anatomica, morfologia e movimento del cuore. In questo caso, prima si analizza il cuore in condizioni di riposo, in seguito viene somministrato al paziente un farmaco che mette il cuore nella medesima condizione di uno sforzo fisico oppure di un’emozione molto intensa.

Applicazioni della CINE-RM Cardiaca

Oltre alla struttura del cuore, che analizza con il grado di esattezza più elevato al giorno d’oggi, la CINE-RM permette di visualizzare atrii, grandi vasi e valvole cardiache. La CINE RM al cuore è una risonanza magnetica che permette di analizzare nel dettaglio il muscolo cardiaco in movimento. La CINE RM permette di studiare l’anatomia e il funzionamento del cuore e sue eventuali malattie, sia congenite che acquisite.

I dati che si ottengono da questo studio sono considerati il “gold standard” cioè le misure più affidabili che si possano ottenere al giorno d’oggi per lo studio dei volumi, della massa e della funzione del cuore. La CINE RM al cuore non richiede particolari preparazioni a meno che sia previsto l’uso di un mezzo di contrasto. In questo caso è necessario presentarsi a digiuno da almeno 4 ore. Prima dell’esame verrà chiesto di togliere oggetti di metallo o magnetici, trucco e lenti a contatto.

Controindicazioni alla Risonanza Magnetica Cardiaca

Non possono sottoporsi a questo tipo di esame i portatori di pacemaker o di dispositivi ad attivazione magnetica - come elettrodi e neurostimolatori - e i portatori di protesi di non accertabile compatibilità con i campi magnetici. I pazienti portatori di P-M compatibili con studi di Risonanza dovranno segnalare la loro presenza al momento della prenotazione e verranno inseriti su agende speciali, a loro dedicate. L’esame non risulta né doloroso né pericoloso. L’unico fastidio può essere causato dal rumore del macchinario in funzione.

Le controindicazioni sono quelle usuali per i pazienti da sottoporre a risonanza magnetica: pacemakers, defibrillatori impiantabili, neurostimolatori e clips metalliche cerebrali o dispositivi oculari costituiscono, al momento, controindicazioni assolute a una RM.

Nei pazienti con claustrofobia vera e severa (disturbo fobico caratterizzato da paura per gli spazi chiusi) l’esame è controindicato. In casi più lievi, è sufficiente una blanda sedazione per controllare i sintomi; lo stato di gravidanza non costituisce una controindicazione assoluta all’esecuzione di una RM.

A cosa serve la Risonanza Magnetica Cardiaca?

La risonanza magnetica cardiaca permette di studiare in modo approfondito il cuore e dare una risposta precisa circa la sua funzionalità (sia per quanto riguarda il ventricolo sinistro che destro) e la presenza di alterazioni della struttura del muscolo cardiaco o del pericardio. Questo esame viene quasi sempre eseguito con e senza mezzo di contrasto perché il contrasto permette di valutare la presenza di cicatrici.

La risonanza magnetica cardiaca viene solitamente richiesta:

  • per valutare malformazioni e masse cardiache;
  • per studiare alcune forme di aritmie e diverse cardiomiopatie (sia primitive, sia secondarie);
  • per valutare la fibrosi cardiaca dopo un infarto del miocardio;
  • per diagnosticare malattie del pericardio e dell’aorta;
  • in misura minore, per lo studio dell’apparato valvolare cardiaco.

Risonanza Magnetica Cardiaca e Aritmie Ventricolari

Uno studio multicentrico ha valutato il ruolo prognostico di indagini invasive e non invasive in una coorte di 190 atleti (età mediana 28 anni; 82% uomini; 78% atleti agonisti) con extrasistolia ventricolare frequente o indotta dall’esercizio fisico e tachicardia ventricolare non sostenuta. I soggetti sono stati classificati in due gruppi in base alla morfologia dell’aritmia ventricolare (VA) all’ECG: comune (n=99) e non comune (n=91). Il protocollo diagnostico includeva sistematicamente test da sforzo, risonanza magnetica cardiaca (94% dei casi) e studio elettrofisiologico con mappaggio elettroanatomico (87%).

Durante un follow-up mediano di 6,2 anni, 7 atleti (4%) hanno presentato eventi avversi maggiori (una morte improvvisa e aritmie ventricolari sostenute), verificatisi esclusivamente nel gruppo con morfologia VA non comune. Fattori significativamente associati agli eventi all’analisi univariata includevano: morfologia non comune della VA (p=0,003), mancata soppressione dell’aritmia sotto sforzo (p=0,049), induzione di TVNS/TV durante il test da sforzo (p=0,010), presenza di late gadolinium enhancement (p=0,045), aree cicatriziali elettroanatomiche (p=0,022) e inducibilità di VA sostenute allo studio elettrofisiologico (p<0,001).

L’integrazione dei dati provenienti dagli esami invasivi ha migliorato la capacità prognostica rispetto ai soli parametri clinici e non invasivi (p=0,004 nei modelli annidati).

Un modello di classificazione basato su morfologia VA, presenza late gadolinium enhancement, risposta all’esercizio e mappaggio elettroanatomico ha permesso di stratificare efficacemente il rischio, identificando sottogruppi a prognosi favorevole. Tra gli atleti agonisti, il 68% ha riottenuto l’idoneità sportiva dopo tre mesi di detraining, ma solo il 28% ha proseguito l’attività a lungo termine.

Questi dati sottolineano l’utilità di un approccio diagnostico multimodale, che includa selettivamente anche test invasivi, per affinare la valutazione del rischio nei soggetti atletici con aritmie ventricolari complesse.

Stress RMC con Adenosina

Un protocollo di risonanza magnetica cardiaca durante stress con adenosina (stress RMC) può comprendere l’acquisizione sequenziale di immagini per la valutazione della perfusione e per lo studio della contrattilità miocardica. La stress RMC (adenosina, 140 microgr/kg/min) è stata eseguita in 184 pazienti consecutivi con malattia aterosclerotica coronarica nota o sospetta.

Il protocollo impiegato ha compreso l’esecuzione delle seguenti sequenze di acquisizione:

  1. cine imaging a riposo;
  2. imaging di perfusione (Gd-DTPA, 0.05 mmol/kg) durante stress farmacologico;
  3. cine imaging durante stress farmacologico;
  4. imaging di perfusione (Gd-DTPA, 0.05 mmol/kg) a riposo.

Risultati dello studio con Stress RMC e Adenosina

La stress RMC è stata completata in 182 pazienti (99%). Complicanze minori sono state osservate in 12 pazienti (7%) durante l’infusione di adenosina, mentre un paziente ha sviluppato broncospasmo severo ed un altro paziente ha presentato ischemia miocardica persistente. Nel 91% degli esami di stress RMC sono state ottenute immagini di qualità buona/eccellente.

In un sottogruppo di 37 pazienti sottoposti a coronarografia, la combinazione dei dati di perfusione e contrattilità ha consentito di ottenere livelli migliori di sensibilità (74 vs 89%, p <0.05) e di valore predittivo negativo (71 vs 85%, p <0.05) rispetto all’utilizzo delle sole immagini di perfusione nell’identificazione di malattia aterosclerotica coronarica significativa.

Un protocollo di stress RMC che preveda la valutazione sia della perfusione che della funzione contrattile durante infusione di adenosina può essere applicato nell’identificazione di pazienti con malattia aterosclerotica coronarica con buoni valori di fattibilità e performance diagnostica.

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