Risonanza Magnetica e Allattamento: Controindicazioni e Cosa Sapere

La risonanza magnetica (RM) è una tecnica diagnostica che fornisce immagini dettagliate del corpo umano utilizzando campi magnetici, prodotti da un grande magnete, senza esporre il paziente a radiazioni ionizzanti, come invece avviene con la TC (tomografia computerizzata). È in grado di fornire un’immagine tridimensionale delle parti interne del corpo e viene utilizzata per la diagnosi di una grande varietà di condizioni patologiche perché permette di visualizzare soprattutto gli organi interni, insieme allo scheletro e alle articolazioni.

Ciò fa si che la risonanza magnetica venga sfruttata in numerosi campi di studio, come la neurologia, la neurochirurgia, l’urologia, la traumatologia, l’ortopedia, la gastroenterologia, la cardiologia e l’oncologia. In oncologia viene utilizzata per la diagnosi, la stadiazione e la valutazione della risposta al trattamento di diversi tipi di tumore.

Come si svolge una risonanza magnetica?

Per eseguire l’esame, alla paziente viene chiesto di stendersi su un lettino, che viene fatto scorrere dentro a un’apposita macchina, e di restare ferma e rilassata per tutta la durata dell’esame. Durante tutta la durata dell’esame, il paziente dovrà restare fermo e rilassato mentre il lettino scorre avanti e indietro per consentire l’analisi della parte interessata da parte dei macchinari.

Se è previsto, può essere iniettato per via endovenosa un mezzo di contrasto; il più comune è il gadolinio. In questo caso sarà necessario qualche minuto per far sì che si distribuisca omogeneamente nel corpo. L’utilizzo del mezzo di contrasto consente, dopo la sua infusione, di aumentare la potenza del segnale di alcuni tessuti.

Controindicazioni generali alla risonanza magnetica

I portatori di pacemaker cardiaco, neurostimolatori e clip intracraniche per aneurisma non devono sottoporsi a risonanza poiché i campi magnetici prodotti dall’apparecchiatura potrebbero alterare il loro funzionamento. L'esame è controindicato anche per chi, a seguito di incidenti o di interventi chirurgici, ha nel corpo altre strutture metalliche di vario tipo, specialmente se in prossimità di organi vitali, per evitare che i campi magnetici prodotti dalla macchina possano provocare il loro spostamento o il loro surriscaldamento.

Tipicamente si tratta di protesi, chiodi e viti applicate in ortopedia, ma esistono anche altri dispositivi in uso in altri rami della chirurgia (per esempio in interventi di angioplastica su arterie e vene), realizzati con materiali che potrebbero rendere rischioso l'esame. Le protesi del cristallino impiantate per la cataratta prima della metà degli anni Ottanta del secolo scorso o le valvole cardiache metalliche costituiscono un motivo di controindicazione all’esecuzione della risonanza magnetica.

Anche se recentemente sono stati messi a punto e introdotti nella pratica chirurgica nuovi materiali che non interferiscono con l’indagine, è bene segnalare ogni tipo di operazione subita in passato. In caso di necessità il medico potrà contattare la struttura dove è stato eseguito l'intervento per accertarsi della compatibilità del materiale utilizzato oppure sottoporre il paziente a una radiografia preliminare per escludere la presenza di materiale metallico.

Sempre per il rischio di avere nel corpo piccole schegge metalliche anche senza esserne consapevoli, è opportuno che chiunque abbia lavorato come tornitore, saldatore, carrozziere, addetto alla lavorazione di vernici metallizzate, oppure abbia subito incidenti di caccia o sia stato vittima di un’esplosione, informi gli operatori.

Infine, anche se oggi esistono strumenti a campo aperto, chi soffre di claustrofobia (paura dei luoghi chiusi) può avere delle reazioni ansiose all’interno della macchina. Si raccomanda pertanto di comunicare al personale sanitario se in passato si è avuto questo tipo di problemi, per esempio dentro ascensori o in luoghi molto stretti. Il disagio provocato dalla chiusura nella macchina è oggi molto minore di un tempo, per la disponibilità di apparecchiature ventilate, più ampie e aperte.

Nella maggior parte dei casi è sufficiente cercare di rilassarsi e pensare ad altro, ma è importante restare immobili e non parlare per non interferire con l’esecuzione dell’esame. In ogni caso è opportuno che chi soffre di forme gravi di claustrofobia, epilessia o altri disturbi psichiatrici segnali il problema agli operatori: in casi di necessità è possibile ricorrere a una leggera sedazione, spesso utilizzata anche allo scopo di tenere fermi a lungo i bambini.

Preparazione all'esame

No, nei giorni precedenti l’esecuzione di una risonanza magnetica, qualunque sia la parte del corpo da esaminare, non è richiesta una preparazione particolare. Per la somministrazione del mezzo di contrasto occorre un digiuno di almeno 6 ore, ma non è necessario interrompere eventuali terapie in corso (per esempio farmaci per la pressione o per il cuore).

Il medico può prevedere un trattamento preventivo per evitare reazioni rischiose nei soggetti allergici che devono sottoporsi all’esame con mezzo di contrasto paramagnetico (gadolinio). Sono anche richieste le analisi del sangue per verificare il valore della creatinina, che rappresenta un indice di funzionalità renale. In caso di un’eventuale insufficienza renale (creatininemia alta), è sconsigliato l’uso del gadolinio.

Il giorno dell'esame si consiglia di indossare indumenti senza ganci o bottoni automatici, spille, chiusure lampo o altre parti metalliche, che andrebbero in ogni caso tolti prima dell'esecuzione dell'indagine. Si consiglia di prestare molta attenzione anche ai punti metallici applicati in tintoria, che spesso restano attaccati alle etichette perché difficilmente visibili.

Per evitare inconvenienti, comunque, la paziente viene di norma invitata a togliersi tutti i vestiti a esclusione della biancheria intima (purché priva di parti metalliche) e a indossare un camice, fornito dal personale, e calzari monouso. Occorre togliere gioielli e piercing, fermagli per capelli e cinture, occhiali e orologio, ma anche eventuali lenti a contatto, apparecchi per l’udito, protesi dentarie mobili, cinti sanitari, busti e parrucche. Non è consentito portare con sé cellulari, carte di credito o altre tessere magnetiche che potrebbero interferire con lo strumento di indagine.

In alcuni casi si richiede anche di rimuovere i cosmetici dal viso e dagli occhi: si può decidere di non truccarsi oppure di portare con sé il necessario per la pulizia del viso.

Risonanza magnetica e allattamento: cosa sapere

La risonanza magnetica (RM o RMN) è un esame diagnostico avanzato, ampiamente utilizzato per studiare organi e tessuti in modo approfondito e non invasivo. A differenza di TAC e radiografie, non impiega radiazioni ionizzanti, ma si basa su campi magnetici e onde radio. Questo è già un primo elemento rassicurante per chi sta allattando: la procedura in sé non ha alcun effetto sul latte materno né sulla salute del bambino.

Eppure, molte mamme si pongono dubbi legittimi, soprattutto quando viene previsto l’uso di un mezzo di contrasto. È sicuro allattare subito dopo? Bisogna tirare e scartare il latte per 24 ore, come ancora qualcuno consiglia? O sospendere l’allattamento per precauzione?

Per rispondere con chiarezza, è utile distinguere due scenari principali: la risonanza magnetica senza contrasto - generalmente priva di qualunque controindicazione - e la risonanza magnetica con mezzo di contrasto a base di gadolinio, su cui circolano ancora informazioni superate o fuorvianti.

Risonanza magnetica senza mezzo di contrasto

Se devi sottoporti a una risonanza magnetica senza mezzo di contrasto, puoi continuare ad allattare senza alcuna interruzione. Non esistono controindicazioni, né è necessario attendere o scartare il latte dopo l’esame.

Questo tipo di procedura è completamente compatibile con l’allattamento, al pari di altri esami diagnostici che non prevedono l’uso di mezzi di contrasto, come radiografie, mammografie o TAC semplici. In altre parole, puoi allattare il tuo bambino subito dopo l’esame, in totale sicurezza.

Risonanza magnetica con mezzo di contrasto (solitamente si usa il gadolinio)

In alcuni esami, per ottenere immagini più dettagliate, viene somministrato per via endovenosa un mezzo di contrasto a base di gadolinio. Anche in questi casi, le principali società scientifiche internazionali sono concordi: non è necessario sospendere l’allattamento.

Lo affermano in modo esplicito sia l’American College of Radiology (ACR) sia l’Academy of Breastfeeding Medicine (ABM) nel Protocollo #31 (2019).

Solo una quantità minima di gadolinio (circa 0,04% della dose materna) passa nel latte. Di questa piccolissima quota, meno dell’1% viene effettivamente assorbita dal tratto gastrointestinale del lattante. In pratica, la quantità che entra nel corpo del bambino è inferiore allo 0,0004% della dose ricevuta dalla madre.

A oggi, non sono stati riportati effetti tossici nei bambini allattati dopo l’esame. L’unico effetto possibile, del tutto innocuo, è una lieve variazione del sapore del latte, che può durare qualche ora e non rappresenta alcun rischio.

Puoi quindi affrontare la risonanza con contrasto senza dover interrompere o modificare l’allattamento.

“Pump and dump”? Non serve

Purtroppo, capita ancora troppo spesso che a molte donne venga consigliato di tirare e buttare il latte (“pump and dump”) per uno o più giorni dopo una risonanza magnetica, o addirittura di sospendere temporaneamente l’allattamento.

Si tratta di una pratica non supportata dalle evidenze scientifiche, che nella stragrande maggioranza dei casi è del tutto inutile. Oltre a generare ansia e confusione, può causare stress, ingorghi mammari, calo della produzione e un’interruzione non necessaria della relazione di allattamento.

Se ricevi questo tipo di indicazione, chiedi sempre su quali fonti si basa. E se hai dubbi, confrontati con una consulente IBCLC o un professionista competente e aggiornato in tema di allattamento.

Allattamento e Mezzi di Contrasto: Nota del Ministero della Salute

Per quanto riguarda l’allattamento, molti professionisti suggeriscono di interrompere l’allattamento per un certo periodo di tempo successivo all’esame (anche fino a 48 ore), gettando via il latte prodotto in quelle ore. A questo proposito, il Ministero della salute ha recentemente rilasciato una nota per cui si chiarisce che l’allattamento al seno è sicuro per il bambino allattato di qualunque età gestazionale.

Fra tutti i mezzi di contrasto solo quelli a base di gadolinio della categoria “ad alto rischio di fibrosi sistemica nefrogenica” (gadopentetato dimeglumina, gadodiamide e gadoversetamide) vanno prudenzialmente evitati. In tutti gli altri casi, e quindi nella maggioranza dei casi, il bambino allattato può riprendere da subito i pasti al seno.

Altre considerazioni utili

  • Durata dell'esame: La durata di una risonanza magnetica dipende dall’estensione della parte del corpo da esaminare ma può variare tra i 25 e i 65 minuti.
  • Avvertire il personale: È bene avvertire il personale se in passato si sono verificate reazioni allergiche di questo tipo o se si è affetti da gravi disfunzioni renali.
  • Effetti collaterali del mezzo di contrasto: Gli effetti più consistenti del mezzo di contrasto sono in atto nelle prime ore che seguono l’iniezione, e possono includere brividi di freddo, nausea, mal di testa e/o vomito, dopodiché si assiste a una loro graduale attenuazione.

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