I reticolociti sono elementi di transizione tra eritroblasti nucleati e globuli rossi, presenti sia nel midollo osseo che nel sangue periferico. Si definiscono per la presenza di materiale citoplasmatico, costituito prevalentemente da mitocondri e residui di materiale genetico (acido ribonucleico ribosomiale), evidenziabili come granuli e filamenti alla colorazione sopravitale, come il blu brillante di cresile.
Cosa sono i Reticolociti?
I reticolociti sono globuli rossi giovani, immaturi, così chiamati perché contengono un reticolo che si evidenzia con colorazione. Questo reticolo è presente nelle cellule appena rilasciate dal midollo nel circolo sanguigno e permane per uno, due giorni finché il globulo rosso non abbia raggiunto lo stadio maturativo finale. Durante la maturazione della cellula, c'è uno stadio in cui il nucleo viene espulso, e che dura 1-2 giorni. Questo stadio corrisponde al reticolocita; esso diventerà poi eritrocito maturo (che avrà una vita di 120 giorni circa). Quindi, i reticolociti sono i globuli rossi giovani, ancora immaturi, e sono lo 0,5% - 2,5% dei globuli rossi circolanti.
Funzione e Importanza dei Reticolociti
I reticolociti giocano un ruolo cruciale nella produzione di eritrociti, un processo noto come eritropoiesi. Gli eritrociti maturi sono responsabili del trasporto dell’ossigeno dai polmoni ai tessuti e dell’eliminazione dell’anidride carbonica. I globuli rossi sopravvivono in circolo circa 120 giorni; di conseguenza, il midollo osseo è continuamente impegnato nella produzione di nuovi eritrociti, che vadano a sostituire quelli vecchi o degradati. Nell'adulto vengono prodotti circa 2 milioni di globuli rossi al secondo. Queste cellule sono un indicatore importante della funzionalità del midollo osseo e dello stato generale della salute del sangue.
Conta Reticolocitaria: Un Indicatore Chiave
Il conteggio reticolocitario, in termini sia percentuali che assoluti per unità di volume, è l’indicatore principale dell’entità di produzione dei globuli rossi. Fornisce quindi una rappresentazione attuale dell’attività midollare di eritropoietina e, se l’emoglobina è ridotta, esprime l’efficacia di risposta del sistema eritroide all’anemia. La conta reticolocitaria è un esame utilizzato per determinare la quantità (assoluta e/o percentuale) di reticolociti circolanti nel sangue. Normalmente, i reticolociti rappresentano lo 0,5-2,5% degli eritrociti circolanti e la loro permanenza nel torrente ematico è di 24 ore. In termini di valore assoluto, l'intervallo di riferimento è di 25-75 ×109/L.
Metodi di Misurazione
I metodi automatizzati per il conteggio dei reticolociti utilizzano colorazioni sopravitali o fluorocromi e consentono maggiore precisione, accuratezza e riproducibilità rispetto al conteggio dei reticolociti con il microscopio. Infatti, mediante analisi automatica di un numero molto maggiore di reticolociti (oltre diecimila), l’errore statistico è minimizzato e viene eliminata la variabilità e soggettività tra osservatori, come pure la variabilità derivante da colorazione, diluizione ed incubazione. L’introduzione e la diffusione delle contaglobuli laser ha reso molto più semplice ed accurata la conta reticolocitaria, rispetto ai tradizionali metodi manuali, basati sulle colorazioni sopravitali come il nuovo blu di metilene. Queste ultime avevano infatti una ripetibilità ed una accuratezza complessiva nettamente inferiore.
Come si Esegue l'Esame
Per effettuare l'esame, il paziente si deve sottoporre a un prelievo di sangue da una vena del braccio. Di solito, la conta reticolocitaria è realizzata con metodi automatizzati che misurano vari parametri presenti nel campione ematico. Per sottoporsi al prelievo di sangue utile per il conteggio dei reticolociti non è necessario essere a digiuno. L'esame si svolge, infatti, sulla parte corpuscolata del sangue, ossia sulle cellule, per le quali il fatto di aver assunto cibi o bevande non ha influenza. Il medico di base che prescrive le analisi potrà comunque fornire le informazioni più utili al caso.
Valori di Riferimento e Interpretazione
I valori di riferimento dei reticolociti variano leggermente in base al laboratorio e soprattutto possono cambiare in base all’età, al sesso e allo stato fisiologico. La conta reticolocitaria (assoluta o percentuale) dev'essere interpretata contestualmente al risultato di altri esami, come la conta dei globuli rossi, l'emoglobina, l'ematocrito e l'emocromo completo. In linea generale, questo parametro riflette l'attività del midollo osseo. Il risultato della valutazione dei reticolociti può indicare una produzione eccessiva di globuli rossi e fornisce informazioni riguardo la capacità del midollo osseo di rispondere a queste esigenze.
Poiché, di solito, il numero di reticolociti è espresso come valore percentuale rispetto al numero degli eritrociti circolanti, l'interpretazione di questo valore deve tenere conto anche di altri fattori.
- un numero di reticolociti normale (pari a 0,5-2,5%), indica una normale attività midollare se la concentrazione di emoglobina è normale.
- un conteggio elevato di reticolociti (reticolocitosi), in presenza di livelli di emoglobina normali, indica che sono stati perduti o distrutti globuli rossi, ma che il midollo ha compensato aumentandone la produzione.
Cosa Significa Avere i Reticolociti Alti?
Alti livelli di reticolociti nel torrente ematico possono essere indice di svariate condizioni patologiche. Ad esempio, quando una persona è affetta da anemia sideropenica o perniciosa - due forme di anemia dovute rispettivamente a carenza di vitamina B12 e carenza di ferro - l’organismo reagisce al deficit di globuli rossi incrementando il ritmo della produzione. E l’aumento della produzione da parte del midollo osseo di reticolociti e il loro conseguente rilascio nel flusso sanguigno riflette proprio questo meccanismo.
Se, invece, i livelli di globuli rossi, ematocrito e emoglobina sono bassi, a fronte di un’alta conta reticolocitaria, potrebbe significare che siamo in presenza di un’emorragia o di anemia emolitica. Anche in quest’ultimo caso, infatti, il midollo osseo, per compensare il deficit di globuli rossi dovuto a emolisi, ne aumenta la produzione, con la conseguenza che i livelli di reticolociti nel torrente ematico aumentano.
Di norma, quindi, in un individuo anemico, il numero di globuli rossi circolanti sarà diminuito e il valore percentuale "normale" dei reticolociti risulterà aumentato. Se la funzionalità del midollo osseo è normale e le riserve di ferro e delle altre sostanze necessarie sono adeguate, il grado di reticolocitosi è proporzionale al grado di perdita di sangue o di distruzione dei globuli rossi.
Un aumento del numero di reticolociti in circolo può verificarsi anche quando una persona si reca ad altitudini più elevate rispetto a quelle in cui vive. Anche vivere ad alta quota porta a un aumento del numero di reticolociti, poiché il corpo cerca di compensare i livelli ridotti di ossigeno caratteristici di queste altitudini, fino a quando non si adatta a tali condizioni.
Una singola emorragia causa reticolocitosi, che inizia entro 24-48 ore e raggiunge un picco dopo 4-7 giorni. Nel deficit di ferro, in particolare nelle anemie causate da perdite croniche di sangue, la somministrazione di ferro induce un aumento dei reticolociti entro 4-7 giorni ed il loro conteggio rimane elevato finché non si raggiungono concentrazioni di emoglobina normali.
Cosa Significa Avere i Reticolociti Bassi?
Un basso numero di reticolociti può suggerire un problema nella capacità del midollo osseo di produrre globuli rossi. Cancro o infezioni possono causare una insufficienza midollare e, di conseguenza, un abbassamento della conta reticolocitaria. La diminuzione della produzione dei globuli rossi può però essere dovuta anche ad altri fattori quali, ad esempio, cirrosi epatica, malattia renale, trattamenti chemio o radio-terapici, livelli bassi di eritropoietina o carenza di vari nutrienti, tra i quali ferro, vitamina B12 o folati.
Pazienti con difetti di maturazione degli eritrociti o di produzione di emoglobina, presentano talvolta un'eritropoiesi (maturazione dei globuli rossi) inefficace. In queste condizioni, la popolazione degli eritrociti è molto aumentata (iperplastica), ma il conteggio dei reticolociti è sproporzionatamente basso, poiché molte cellule non maturano mai a sufficienza per entrare in circolo.
Indice Reticolocitario
La funzionalità del midollo osseo può essere valutata anche utilizzando un indice che corregge gli eventuali errori del solo valore percentuale dei reticolociti. In alcuni casi, può essere calcolato anche l’RPI, ossia l’indice di produzione dei reticolociti, che serve a valutare il grado di maturazione dei reticolociti.
L’indice reticolocitario è un parametro ematologico utilizzato per valutare l’efficienza del midollo osseo nella produzione di globuli rossi (eritrociti) in risposta a una condizione di anemia.
- Indice reticolocitario superiore a 2: Indica una risposta compensatoria adeguata da parte del midollo osseo.
- Indice reticolocitario inferiore a 2: Indica una risposta inadeguata del midollo osseo, che non riesce a compensare l’anemia.
Utilità Clinica del Parametro IRF
Molti autori hanno evidenziato l’utilità clinica di refertare il parametro IRF (frazione reticolociti immaturi) nella diagnosi e monitoraggio delle anemie. L’IRF è un indice precoce di attività eritropoietica midollare e pertanto consente di monitorare la ripresa eritropoietica (trattamenti con rh-EPO, trapianto cellule staminali, TEC, trapianti renali, risposta a terapia con B12, folati, ferro), prima ancora che il numero totale dei reticolociti sia aumentato.
Contenuto di Emoglobina dei Reticolociti (RHE)
Le Linee Guida per la diagnosi di laboratorio di carenza funzionale di ferro, pubblicate dalla British Society for Haematology (2013), raccomandano il test per il Contenuto di emoglobina dei reticolociti (parametro equivalente: RHE) (o, in alternativa: % degli eritrociti ipocromici, benché disponibile su pochi analizzatori a differenza del Contenuto di emoglobina dei reticolociti, disponibile su numerosi analizzatori) come opzione consolidata con elevato livello di evidenza per l’identificazione di carenza di ferro funzionale.
Anemie e Reticolociti
Prima di affermare con certezza se una anemia è rigenerativa o meno, sarebbe sempre meglio ricontrollare l’emogramma a distanza di alcuni giorni in caso di una forma apparentemente non rigenerativa. Il midollo infatti necessita almeno 3-5 giorni di tempo, dopo un evento anemizzante, prima di giungere ad una adeguata produzione reticolocitaria. L’andamento della concentrazione di reticolociti nel tempo è quindi molto più importante della singola determinazione. La rigenerazione può essere valutata con tre diversi numeri: la % di reticolociti (e la sua controparte corretta in base all'ematocrito, il cosidetto CRP - Corrected Reticulocyte Percentage), il numero complessivo di reticolociti/uL e l’indice di produzione reticolocitaria (RPI, Reticulocyte Production Index).
Un recente studio pubblicato da Paltrinieri et al (JAVMA 2016), ha mostrato tuttavia che l'utilizzo dei valori di riferimento indicati dal laboratorio della % di reticolociti, del numero di reticolociti totali e del RPI quali cut-off per discriminare tra una forma rigenerativa da una non rigenerativa, mostravano una buona specificità ma una sensibilità piuttosto insoddisfacente.
Nel complesso, coi dati attualmente in nostro possesso, possiamo dire che nel cane può essere considerata sicuramente rigenerativa una anemia in cui il numero di reticolociti totali supera i 70.000/uL (se con conta manuale, mentre questo cut-off è probabilmente più elevato se si utilizzano i laser, vedi in particolare i nostri intervalli di riferimento, sebbene non vi siano ancora dati definitivi a riguardo), oppure con un RPI>1.
Infine, come potete vedere nello screen-shot sopra, ripreso da un nostro normale emogramma, è anche riportato un rapporto tra reticolociti ed nRBC, che dovrebbe essere superiore ad 1. Cosa significa? In condizioni di rigenerazione normale, il midollo immette in circolo elevate quantità di reticolociti ma anche alcuni nRBC, pertanto il rapporto tra questi è solitamente molto superiore ad 1. In fase di rigenerazione iniziale, può invece capitare di avere inizialmente un numero di nRBC eccessivamente alto rispetto ai reticolociti: è una situazione normale dovuta al fatto che il midollo inizialmente rilascia globuli rossi nucleati immaturi per effetto della spinta rigenerativa, che come già sottolineato necessità di almeno 3-5 giorni per ottimizzare la produzione di reticolociti. In alcune condizioni eritrodisplastiche invece (es. Anemia megaloblastica (es. Anemia da insufficienza midollare (es.
Parametri Eritrocitari e Reticolocitari Avanzati
Analogamente agli indici eritrocitari i contaglobuli di ultima generazione sono in grado di fornire nuove informazioni sui reticolociti calcolando i relativi indici:
- MCVr (110 fl 20%>GR)
- CHCM (MCHC; 20%
- CH r (MCH) contenuto Hb; 26-30 pg).
Una diminuzione di CHr è espressione di una eritropoiesi ferrocarenziale recente, mentre l’MCVr rappresenta il volume corpuscolato medio, direttamente proporzionale allo stato marziale; diminuisce infatti nel caso di eritropoiesi ferro carente per aumentare rapidamente in risposta alla terapia marziale.
Altri parametri reticolocitari consentono di dividere i reticolociti totali in tre classi in rapporto al diverso contenuto ribosomiale che è inversamente proporzionale al loro grado di maturità:
- LFR (Low Fluorescence Ratio) frazione di reticolociti più maturi (78%-92%);
- MFR (Medium Fluorescence Ratio) frazione di reticolociti con caratteristiche maturative intermedie (6%-18%) e
- HFR (High Fluorescence Ratio ) che rappresentano la frazione di reticolociti più immaturi (0%-4%).
Il numero dei reticolociti (espresso in valore assoluto) è un indice attendibile dell’attività eritropoietica del midollo; un midollo normofunzionante è in grado di aumentare fino ad otto volte la produzione di GR e pertanto una reticolocitosi è espressione di una intensa attività eritropoietica in risposta ad una aumentata distruzione periferica o intramidollare (emolisi). Una condizione di reticolocitopenia invece è espressione di una ridotta attività midollare e quindi associata ad una anemia iporigenerativa.
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