La resezione vescicale transuretrale (TURV) è un intervento chirurgico endoscopico eseguito solitamente dopo la diagnosi di un tumore della vescica. I tumori della vescica rappresentano una patologia abbastanza frequente e originano dalle cellule epiteliali che costituiscono il rivestimento interno della vescica (epitelio vescicale o urotelio).
Dopo la diagnosi di un tumore vescicale (che di solito avviene mediante la cistoscopia ambulatoriale), il passo successivo per tutti i pazienti in buone condizioni di salute è rappresentato dall’intervento endoscopico di TURV. In presenza di un tumore vescicale superficiale la TURV ha un ruolo terapeutico e il paziente - salvo alcune eccezioni - viene considerato guarito e può essere avviato al follow up senza ricorrere ad ulteriori interventi. Al contrario, se in seguito alla TURB la stadiazione del tumore ha consentito di individuare una neoplasia infiltrante, il paziente dovrà essere valutato per eseguire un successivo intervento chirurgico a “cielo aperto” con rimozione completa della vescica (cistectomia radicale).
Il fumo di sigaretta e l’esposizione ad alcune sostanze chimiche - come le amine aromatiche presenti in determinati coloranti o vernici - rappresentano delle possibili cause per l’insorgenza di questo tipo di tumore.
Tecnica Chirurgica
Lo strumento con cui si esegue questo intervento endoscopico si chiama resettore: si tratta di un tubo rigido metallico del diametro di circa 8-9 mm che viene inserito attraverso l’uretra fino ad arrivare all’interno della vescica.
L’intervento di TURV può essere eseguito in anestesia generale o in anestesia loco-regionale (spinale o peridurale). Ad una piccola iniezione di anestetico a livello della colonna vertebrale (definita, in termini scientifici, come iniezione epidurale) viene generalmente associata una sedazione mediante l’uso di alcuni farmaci per via endovenosa. Prima dell’intervento chirurgico viene attuata una profilassi antibiotica (per prevenire le infezioni) e, a discrezione dell’Anestesista, potrà essere eseguita una pre-anestesia con farmaci ad azione ansiolitica, per rilassare il paziente e prepararlo ad affrontare in maniera serena le procedure legate all’anestesia vera e propria.
Il paziente è posto sul lettino operatorio a gambe divaricate sorrette da appositi supporti. L’urologo si posiziona tra le gambe del paziente. Lo strumento endoscopico appositamente lubrificato viene inserito sotto controllo visivo nell’uretra e fatto risalire fino a raggiungere l’interno della vescica.
La vescica viene quindi distesa da un’ apposita soluzione irrigante e si procederà quindi all’identificazione e alla resezione del tumore vescicale (che può essere unico o multiplo). Il materiale asportato viene recuperato e inviato per l’esame istologico. Al termine della resezione si possono eseguire biopsie della base d’impianto del tumore o di altre zone vescicali di aspetto dubbio.
Successivamente si procede all'elletrocoagulazione delle aree vescicali dove è stata eseguita la resezione in modo da cauterizzare i vasi sanguigni e ridurre il rischio di successivi sanguinamenti. Al termine dell'intervento viene sempre posizionato un catetere vescicale. Spesso nelle prime 24 ore dopo l’intervento si esegue un lavaggio continuo della vescica con soluzione fisiologica introdotta attraverso il catetere vescicale. Questo lavaggio riduce il rischio della formazione di coaguli di sangue all’interno della vescica.
La durata di questo intervento è variabile in relazione alle dimensioni e al numero delle neoformazioni: può richiedere solo alcuni minuti cosi come avere una durata superiore all’ora.
TURV con Hexvix
In casi selezionati, ci si può avvalere dell’utilizzo della cistoscopia a luce blu previa instillazione endovescicale di Esaminolevulinato Cloridrato (HEXVIX). Questo particolare colorante ha la caratteristica di essere assorbito dalle cellule tumorali conferendogli una spiccata colorazione rosa alla luce blu. L’utilizzo di questa tecnica permette una migliore visualizzazione delle aree tumorali specialmente quelle non direttamente visibili alla normale cistoscopia.
Decorso Post-Operatorio
Nel corso dell’intervento viene posizionato, come già specificato, un catetere vescicale, che viene mantenuto in sede per un periodo variabile da 1 a circa 14 giorni, a seconda delle condizioni locali intra-operatorie, del decorso post- operatorio e del giudizio clinico del chirurgo operatore. La dimissione avviene quasi sempre nella giornata successiva all’intervento chirurgico per cui a volte, il paziente esce dall’ospedale con il catetere vescicale.
Il paziente viene fatto alzare dal letto in prima giornata post-operatoria ed invitato consensualmente a riprendere l’alimentazione.
Nel postoperatorio se è indicato può essere eseguita la cosiddetta “instillazione vescicale precoce” ovvero l’introduzione in vescica di soluzioni di farmaci chemioterapici che rimangono in sede per 1-2 ore allo scopo di migliorare il risultato della resezione. Solitamente il catetere può essere rimosso dopo 24 ore o comunque quando le urine sono ben chiare.
Dopo la dimissione dall’Ospedale, è importante riprendere gradualmente l’attività fisica. Le verrà quindi consigliato di passeggiare, salire e scendere le scale. Si consiglia, inoltre, di evitare gli sport da sella (bicicletta, motocicli, cavallo) durante le prime 8-10 settimane.
Va ricordato che è frequente che le urine assumano un colore rosso in seguito all’intervento chirurgico. Tale quadro è spesso associato alla necessità di dovere urinare frequentemente ed è comunque soggetto ad un ritorno alla normalità nel giro delle 2 settimane successive all’intervento chirurgico. Una abbondante idratazione (bevendo almeno 1.5-2 litri di acqua al giorno) potrà aiutare a rendere le urine chiare. Tuttavia, urine rosate saranno presenti anche per diverse settimane. Non bisogna spaventarsi, ma allertarsi solo nel momento in cui, improvvisamente, le urine dovessero ritornare ad essere molto rosse e contenenti sangue vivo.
Complicanze
La TURV è un intervento generalmente associato a un basso rischio di complicanze. Globalmente, l’intervento chirurgico di TURV non è gravato da un tasso di complicanze significativo (circa il 5%). E complicanze tipiche, peraltro poco frequenti, di questo intervento sono: febbre, infezioni delle vie urinarie, trombosi venose profonde, tromboembolie polmonari, orchi-epididimiti, alterazioni elettrolitiche dovute a riassorbimento del liquido di lavaggio (cosiddetta “sindrome da TUR”, nel caso si impieghi glicina), ritenzione urinaria, stenosi del meato uretrale, reflusso vescico- ureterale, perforazione vescicale, stenosi dell’uretra.
Ecco un elenco delle possibili complicanze:
- Sanguinamento vescicale (ematuria): In alcuni casi può richiedere trasfusioni di sangue; molto raramente può rendere necessario un secondo intervento endoscopico per coagulare la fonte del sanguinamento.
- Perforazione della vescica: In alcuni casi può essere voluta nell’intento di rimuovere tumori profondi. Di solito si risolve spontaneamente mantenendo qualche giorno in più il catetere vescicale.
- Lesioni uretrali: In genere si risolvono spontaneamente.
- Lesioni degli osti ureterali: Si verificano quando il tumore è localizzato in tale sede. Se si dovesse presentare una malattia coinvolgente l’ostio ureterale può rendersi necessaria la resezione dell’ostio stesso con conseguente ostruzione del deflusso dell’urina proveniente dall’alto apparato escretore. In tali occasioni, può rendersi necessario il posizionamento di una nefrostomia percutanea omolaterale.
- Ritenzione urinaria: Può essere causata dalla presenza di coaguli vescicali oppure da preesistenti cause ostruttive, come l’ipertrofia della prostata.
- Sindrome da riassorbimento: È una complicanza molto rara, possibile soprattutto per interventi di lunga durata, superiore all’ora.
- Infezioni: Sebbene avvengano di rado, si possono manifestare in svariati modi (bruciore durante o dopo la minzione, urine torbide e maleodoranti, febbre, etc…). Nella maggior parte dei casi, le infezioni conseguenti all’intervento chirurgico di TURV possono essere efficacemente trattate con le moderne terapie antibiotiche. In base ai dati pubblicati nella letteratura scientifica internazionale, si stima un rischio infettivo intorno al 3.1%.
Raramente può comparire un sanguinamento post-operatorio tale da richiedere una revisione chirurgica endoscopica o a cielo aperto e il ricorso ad emotrasfusioni. Una perforazione vescicale può verificarsi intenzionalmente (resezione vescicale profonda) o per una stimolazione elettrica di un nervo posto in vicinanza della vescica, che comporta un improvviso movimento di una gamba del/la paziente (cosiddetto “riflesso otturatorio”); generalmente tale evenienza richiede solamente un cateterismo vescicale più prolungato mentre di rado si rende necessario un intervento chirurgico per suturare la breccia vescicale.
La mortalità stimata dalla letteratura scientifica internazionale per l’intervento di resezione endoscopica di neoplasia vescicale è stimata intorno allo 0.8%. Tale rischio è da considerarsi, comunque, variabile in base alle caratteristiche cliniche del paziente. Si ritiene che, in centri altamente specializzati come il nostro questo rischio sia da considerarsi prossimo allo zero.
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