Il referto istologico del seno è un documento fondamentale per la diagnosi e la gestione del tumore al seno. Grazie al lavoro del patologo, che stila il referto istologico, è possibile costruire una vera e propria “carta di identità” di ogni singolo tumore.
Cos'è l'Esame Istologico?
Un esame istologico consiste nello studio al microscopio ottico delle caratteristiche di un tessuto dopo asportazione mediante biopsia o chirurgica. Il tessuto, fissato in formalina ed incluso in paraffina, viene reso idoneo al taglio in sezioni di pochi micron che saranno colorate routinariamente in Ematossilina-Eosina. L’esame delle sezioni così colorate consente di valutare la natura, benigna o maligna, della lesione asportata e di studiarne, qualora si renda necessario, le caratteristiche funzionali mediante reazioni antigene-anticorpo con metodiche di immunoistochimica.
Come si esegue l'esame istologico?
- Inclusione: fase in cui il campione precedentemente privato della componente acquosa, viene incorporato ad altro materiale più saldo ma inerte. La procedura standard prevede l’uso della formalina, che ha lo scopo di stabilizzare i campioni biologici sezionati, e la conservazione permanente in paraffina liquida.
- Sezionamento: è questa la parte più importante dell’intero esame. Consiste nel sezionare il materiale biologico precedentemente trattato in “fette” sottilissime che possano essere osservate anche in controluce. Il sezionamento permette di visionare dettagli minuti della struttura cellulare ingranditi al microscopio ottico o elettronico, e si ottiene attraverso strumenti detti microtomi, in grado di “affettare” il campione in strisce estremamente sottili (nell’ordine di micron-μm) e con un grado di spessore che varia a seconda del tipo di campione e all’esame da effettuare.
- Colorazione: altro passaggio fondamentale per evidenziare tessuti che, per natura, sono pressoché trasparenti e omogenei. I coloranti usati in questa fase dell’esame istopatologico variano a seconda del tipo di campione e al suo Ph.
A Cosa Serve l'Esame Istologico del Seno?
“Dai frammenti tissutali della paziente che analizziamo in laboratorio attraverso il microscopio, possiamo estrarre informazioni fondamentali per effettuare la diagnosi e stabilire poi la cura più appropriata per ogni paziente. Il nostro obiettivo è compilare una carta di identità del tumore così da conoscerne la biologia e il comportamento, fornire una precisa indicazione terapeutica e - laddove possibile - anche un’idea rispetto alla risposta del tumore alla terapia. La terapia sarà così mirata e individualizzata.
L’esame istologico, detto anche istopatologico, è un’analisi condotta al microscopio di campioni di tessuti organici prelevati tramite biopsia, per individuare dei segni e delle alterazioni indici di malattia. Si tratta di un test di laboratorio fondamentale per esempio per la diagnosi di tumore, che sia maligno o benigno, ma anche di epatiti (infiammazioni del fegato), di nefriti (infiammazioni del rene), di infezioni dei linfonodi e di diverse malattie della pelle.
Nella cura di tutti i tumori, quindi anche del tumore al seno, le decisioni sul tipo di intervento chirurgico, sulle terapie e sulla loro durata vengono prese in base ai dettagli del referto patologico. È il referto prodotto dall’anatomo-patologo infatti che fornisce all’oncologo le indicazioni sulla gestione e la prognosi della malattia, dettagliandone il processo.
Finalità dell'esame istologico
Questa procedura ha due finalità:
- Identificare precocemente lesioni francamente benigne rispetto a lesioni sospette o francamente maligne, prevenendo ritardi diagnostici.
- Evitare nei casi di patologia francamente benigna un inutile intervento chirurgico.
Cosa Viene Valutato nel Referto Istologico?
Il referto istologico di un intervento al seno è predisposto per essere utilizzato dai medici e, per questo, utilizza un linguaggio tecnico, con termini e sigle che possono risultare di difficile comprensione per le pazienti e per i oro familiari. Questa pagina ha lo scopo di aiutare ad interpretare quelle voci che, per la loro importanza clinica e prognostica, fanno parte integrante di tutti i referti anatomo-patologici.
Per quanto riguarda il carcinoma mammario, l’esame istologico dà informazioni sul tipo cellulare (duttale, lobulare, ecc.), sulle dimensioni del tumore, sullo stato dei linfonodi ascellari (positivi se sono stati intaccati dalla malattia, negativi nel caso contrario); il grado istologico; la presenza o meno di cellule tumorali nei capillari sanguigni che circondano il tumore (invasione vascolare); la presenza o assenza, nelle cellule tumorali, di recettori ormonali (estrogenici e progestinici), espressa in percentuale; la percentuale di proliferazione, in pratica la velocità di crescita delle cellule tumorali; la positività o negatività di un test chiamato Her2 o c-erbB2. Questi parametri consentono di identificare il sottotipo biologico e l’estensione locale della malattia. Si ottiene in questo modo un ‘identikit’ del tumore, fondamentale per capire bene quali sono le caratteristiche della malattia e individuare il trattamento più adeguato.
Ecco i principali elementi valutati:
- Tipo di tumore: Per prima cosa valutiamo se il tessuto che osserviamo è sano oppure tumorale. Accertata la presenza del tumore mammario, valutiamo se sia ancora limitato a un dotto (in situ) e dunque senza potenziale di infiltrazione a organi e tessuti circostanti, oppure se si tratti di un tumore infiltrante ovvero invasivo dei tessuti. Procediamo poi a dare un nome al tumore, a seconda del tipo di cellule da cui prende origine. Le due varianti principali sono il carcinoma duttale o a istotipo non speciale e il lobulare che si sviluppa dalle cellule delle cosidette unità duttolobulari terminali. Se la malattia ha acquisito la capacità di invadere i tessuti circostanti e potendo quindi diffondersi al di fuori della mammella viene definita infiltrante al contrario si parla di neoplasia in situ o intraduttale.
- Stadiazione del tumore: Misuriamo poi le dimensioni del tumore, in millimetri o in centimetri; un dato che consente di determinare la stadiazione tumorale ovvero quanto un tumore è grande e quanto si è diffuso nell’organismo. L’estensione della malattia viene in genere indicata in millimetri. Questa sigla è l’espressione del sistema TNM adottato a livello internazionale per classificare in gruppi omogenei i tumori. In particolare T indica la categoria tumore primitivo (è un indicatore delle dimensioni e dell’estensione del tumore), N quella dei linfonodi regionali (indica la presenza/assenza di coinvolgimento metatstatico del linfonodi), M il coinvolgimento metatstatico (a distanza). La p minuscola indica invece che i parametri sono frutto di una valutazione anatomo-patologica. Per ognuna delle tre categorie principali la classificazione prevede una serie di sottocategorie che consentono di descrivere con precisione l’estensione anatomica della malattia. Parametro che indica sinteticamente quanto è grande e quanto è diffuso il tumore, quindi utile per definire prognosi.
- Grado del tumore: Un’ulteriore valutazione morfologica consente di definire il grado istologico ovvero quanto le cellule tumorali si siano diversificate da quelle sane. Si tratta di una valutazione basata sull’ esame di alcuni parametri morfologici dei nuclei delle cellule che esprime, in una scala crescente (G1,G2, G3), quanto le cellule del tumore si siano ormai diversificate da quelle della mammella normale. Il grado istologico indica quanto le cellule del tumore si siano diversificate da quelle del tessuto sano. Fornisce importanti informazioni sulla prognosi poiché esiste una relazione tra grado istologico ed esito delle terapie.
- Recettori ormonali: Per la definizione della terapia è inoltre fondamentale controllare lo stato recettoriale. I recettori sono proteine presenti sulla superficie delle cellule in grado di captare i segnali degli ormoni estrogeno e progesterone che inducono la proliferazione cellulare. In ogni tumore, attraverso l’uso di specifici anticorpi, valutiamo la presenza dei recettori e la loro quantità in percentuale. I tumori che presentano recettori per estrogeni e progesterone sono detti ormono-responsivi. I recettori per gli estrogeni (RE) e per il progesterone (PgR)sono proteine che si presentano sul nucleo di alcune cellule tumorali nonché delle cellule mammarie normali a cui gli ormoni sessuali si legano saldamente inducendo cambiamenti che stimolano la crescita cellulare.
- HER2: L’analisi istologica determinerà anche se il tumore esprime il recettore HER2, un fattore di crescita epidermico umano. Un altro fattore prognostico importante sono gli indici di crescita ovvero il recettore HER2 (Human epidermal growth factor receptor 2). HER2 è il gene responsabile della proliferazione cellulare e della riparazione della cellula in caso di danno. IL c-HerB è¨ una proteina presente sulla membrana esterna di alcune cellule tumorali e svolge la funzione di recettore per il fattore di crescita umano dell’epidermide importante per lo sviluppo e la sopravvivenza della cellula. All’ iper-espressione di questo gene che si verifica in circa il 20-30 % di tumori si associa una maggior aggressività della malattia. Questo parametro indica la presenza o assenza, sulla superficie delle cellule tumorali, di recettori (di tipo 2) del fattore di crescita epidermico umano.
- KI67: KI67 esprime la percentuale di cellule tumorali che hanno la potenzialità di duplicarsi. Questo valore esprime la percentuale di cellule tumorali che hanno la potenzialità di duplicarsi. Corrisponde all’indice di proliferazione del tumore (cioè la velocità di crescita delle cellule tumorali) ed ha un valore prognostico e predittivo.
- Margini chirurgici: Il rapporto istologico può anche indicare se i margini del tessuto rimosso durante la chirurgia (come la mastectomia o la tumorectomia) sono liberi da cellule tumorali (margini negativi) o se sono presenti cellule tumorali ai margini (margini positivi). Indica se la malattia è presente sui margini di resezione chirurgica questo parametro è utile per valutare se sia eventualmente necessario un nuovo intervento di radicalizzazione. L’adeguatezza dell’intervento chirurgico dipende strettamente sia dal tipo di asportazione praticata, sia dall’esito dell’esame patologico.
- Linfonodi ascellari: Nei casi in cui l’intervento abbia previsto l’asportazione dei linfonodi ascellari il referto indica il numero totale dei linfonodi esaminati e quelli risultati interessati dalla malattia.
- Invasione vascolare: Osserviamo poi l’invasione vascolare dei tessuti (angioinvasione), un elemento che indica l’aggressività del tumore per via della presenza di cellule tumorali nei vasi sanguigni e linfatici. Indica se vi è stata invasione vascolare dei tessuti, cioè se vi sono cellule tumorali nei vasi circostanti il tumore, un elemento che indica l’aggressività del tumore.
Classificazione B di un Esame Istologico
- B1: indica un tessuto perfettamente normale (evento rarissimo) ovvero un prelievo inadeguato. Inadeguato sottintende che l’aspetto istologico del campione non corrisponde alla valutazione strumentale fatta, ovvero non la giustifica. Ciò può accadere per varie ragioni ma soprattutto si verifica in caso di VABB su microcalcificazioni qualora esse non siano evidenti nei frustoli.
- B2: identifica un campione adeguato (cioè con caratteristiche istologiche che giustificano il quadro clinico-radiologico) riferibile a lesioni di natura assolutamente benigna.
- B3: indica una lesione “atipica” ovvero con caratteristiche citologiche e/o strutturali diverse dall’ampio pattern che può essere rappresentativo di una lesione francamente benigna ed identifica un “fattore di rischio” per carcinoma.
- B4: definisce una lesione molto sospetta morfologicamente “verosimilmente maligna” in casi in cui per alterazioni artefattuali, scarsità dei reperti o altro il campione in studio è molto sospetto per un tumore maligno ma non può essere valutato con certezza.
- B5: indica un carcinoma franco, in situ (ovvero non ancora infiltrante lo stroma), oppure infiltrante. Distinguono le due situazioni le sigle B1a (carcinoma in situ) e B1b (carcinoma invasivo). B1(c) viene utilizzato in casi ove si ha un sospetto di infiltrazione tessutale ma per ragioni diverse questo non è definibile con certezza.
Tipi di Tumore al Seno
Distinguiamo 4 categorie di tumori al seno: i tumori Luminal A (ormonali), i tumori Luminal B (anch’essi ormonali ma con una proliferazione cellulare maggiore), i tumori HER2 positivi e i tumori Basal like triplo negativo.
Agobiopsia: Cos'è e Quando si Usa
L’agobiopsia è una tecnica di prelievo di tessuto mammario cui si ricorre in caso di dubbio diagnostico relativo ad alterazioni strutturali evidenziate da esami precedenti. L’agobiopsia consiste nel prelievo mirato di campioni con un ago cavo, che viene introdotto attraverso la pelle nel punto della lesione. Generalmente questa operazione avviene sotto la guida ecografica.
L’uso di questa tecnica è frequente in campo oncologico. Solitamente viene, infatti, utilizzata come accertamento istologico finalizzato a definire meglio la natura della lesione mammaria riscontrata in seguito a mammografie ed ecografie che hanno evidenziato probabili lesioni o formazioni tumorali, oppure a un esame citologico che ha lasciato un certo grado di incertezza sulla diagnosi finale.
Come Prepararsi all'Agobiopsia
Non è necessaria alcuna preparazione specifica. La paziente può continuare ad assumere la terapia farmacologica domiciliare come d’abitudine. Riguardo i farmaci antiaggreganti e anticoagulanti, viene generalmente disposto un programma di sospensione o di sostituzione adeguato della terapia previo parere del medico curante o centro TAO (Terapia Anticoagulante) o del senologo di riferimento.
Come si Svolge l'Agobiopsia
La persona da sottoporre a procedura deve indossare capi comodi. La paziente viene fatta stendere in posizione supina su un lettino con le braccia in alto e l’area del seno scoperta. Si somministra un anestetico locale per via percutanea.
Al termine dell’esame, che dura tra i 15 e i 30 minuti, viene applicata una medicazione, che la paziente stessa potrà rimuovere il giorno seguente. Sulla zona la paziente dovrà applicare una borsa di ghiaccio secco per accelerare l’assorbimento degli eventuali ematomi e alleviare la sensazione dolorosa.
Differenza tra Esame Istologico e Citologico
L'esame istologico e l'esame citologico si differenziano principalmente per il tipo di campione analizzato e l'obiettivo diagnostico. L'esame istologico prevede l'analisi di un frammento di tessuto, permettendo una valutazione dettagliata dell'architettura cellulare e della disposizione delle cellule all'interno del tessuto stesso. Al contrario, l'esame citologico si basa sullo studio di singole cellule o gruppi di cellule prelevate mediante agoaspirato, scraping o lavaggio di cavità corporee, e si utilizza principalmente per indagini rapide e di screening, come nel caso del Pap-test.
Mentre per l’esame citologico si procede con agoaspirato, una tecnica che utilizza un ago molto sottile, per l’analisi istologica si ricorre ad un ago più spesso (biopsia) che preleva una quantità maggiore di materiale.
Tabella dei Parametri Chiave nel Referto Istologico
| Parametro | Importanza |
|---|---|
| Tipo di tumore | Identifica la natura della lesione. |
| Dimensioni del tumore | Parametro chiave per la stadiazione. |
| Grado istologico | Fornisce informazioni sulla prognosi. |
| Recettori ormonali (RE, PgR) | Fondamentali per definire terapie ormonali. |
| HER2 | Influenza la scelta di terapie mirate. |
| Ki67 | Indice di proliferazione tumorale. |
| Margini chirurgici | Valuta la radicalità dell'intervento. |
| Linfonodi ascellari | Indica la diffusione della malattia. |
In generale, la comprensione e l’interpretazione di un esame istologico del tumore al seno richiedono competenze mediche specializzate.
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