Biopsia Prostatica: Una Guida Dettagliata

La biopsia prostatica rappresenta un passaggio cruciale nella diagnosi del tumore alla prostata e viene prescritta in base ai risultati di esami precedenti, come la risonanza magnetica o un valore elevato di PSA nel sangue. Attualmente, è l’unico esame che consente di stabilire una diagnosi definitiva di tumore della prostata.

Cos'è la Biopsia Prostatica

La biopsia consiste nel prelievo di piccoli frammenti (frustoli) della ghiandola prostatica da sottoporre ad analisi di laboratorio. Tale prelievo viene eseguito per mezzo di un apposito ago, inserito per via anale o attraverso il perineo e delicatamente condotto fino alla prostata sotto guida ecografica.

Tipi di Biopsia Prostatica

  • Biopsia Transrettale: L’ago viene fatto passare dalla parete anteriore del retto.
  • Biopsia Transperineale: L’ago viene introdotto attraverso il perineo (la zona posta tra i testicoli e l'ano), fino a raggiungere la ghiandola. A oggi la procedura per via transperineale è l’approccio preferibile per via del minor rischio di infezioni dopo la procedura.

Biopsia Prostatica Fusion

La biopsia prostatica fusion si basa sull’unione di due tipi di immagini: quelle ottenute in precedenza con la risonanza magnetica multiparametrica (RM multiparametrica) e quelle acquisite durante l’ecografia transrettale. La RM multiparametrica è così chiamata perché fornisce informazioni dettagliate su diversi parametri - morfologia, vascolarizzazione, densità cellulare e metabolismo della prostata - permettendo di identificare lesioni sospette che l’ecografia da sola potrebbe non rilevare.

Sovrapponendo tali immagini a quelle ecografiche si ottiene una ricostruzione tridimensionale della prostata, che consente di guidare con maggiore precisione l’ago della biopsia verso le zone con una reale potenzialità tumorale. La tecnica, essendo mirata, consente di ridurre il numero di prelievi bioptici dai 12-50 del passato ai 2-3 di oggi.

Nonostante la riduzione dei prelievi, che causa minori disturbi ai pazienti, l’accuratezza diagnostica dei tumori più aggressivi è maggiore, insieme alla possibilità di una migliore gestione della malattia. Contribuisce, infatti, a selezionare in maniera più accurata i casi da sottoporre a intervento chirurgico perché clinicamente significativi, distinguendoli dai casi meno aggressivi (di basso grado), da monitorare con la cosiddetta sorveglianza attiva.

Come si Esegue la Biopsia Prostatica

In caso di biopsia tradizionale ecoguidata con prelievi casuali sistematici, il medico introduce attraverso il retto una sonda ecografica che permette di visualizzare la prostata e il passaggio dell’ago bioptico. In base al tipo di approccio, transrettale o transperineale, l’ago verrà fatto passare dalla parete anteriore del retto oppure dal perineo, fino a raggiungere la ghiandola prostatica.

Anche in caso di biopsia prostatica mirata con tecnica fusion, la sonda ecografica viene introdotta attraverso il retto. La sincronizzazione delle immagini della RM multiparametrica con le immagini ecografiche consente di effettuare dei prelievi mirati della zona sospetta (in genere 2-3 prelievi). Nella maggior parte dei casi viene successivamente eseguito un concomitante campionamento del resto della ghiandola prostatica mediante prelievi casuali con tecnica a sestanti, in modo da ottenere comunque una mappatura quanto più accurata possibile, in vista di un eventuale trattamento, nel caso in cui venga diagnosticato un tumore della prostata.

Entrambe le tecniche bioptiche possono essere eseguite anche con accesso transperineale, in sedazione o in anestesia locale sulla base delle caratteristiche del paziente.

Preparazione all'Esame

Almeno 5 giorni prima dell'esame è necessario, se possibile, sospendere i farmaci che interferiscono con la coagulazione, qualora si assumano. Se occorre, il medico li sostituirà con eparina a basso peso molecolare da iniettare sottocute. Per prevenire lo sviluppo di infezioni è necessario seguire una profilassi antibiotica dal giorno prima della biopsia. È prevista, inoltre, l'esecuzione di un clistere per pulire il retto qualche ora prima dell'esame.

Cosa prevede la preparazione?

  • PRIMA DELL’ESAME
    • Sospendere almeno 7 giorni prima e 7 giorni dopo l’esame eventuale terapia antiaggregante.
    • Eseguire una settimana prima della prestazione i seguenti esami ematochimici: PT, PTT, PSA Totale e libero. In caso di terapia anticoagulante (Coumadin, Sintrom) contattare l’urologo che eseguirà l’esame.
    • Eseguire un clistere (es. Clisma Lax) la sera prima dell’esame e la mattina stessa.
    • Iniziare la profilassi antibiotica con Levoxacin 500 mg 1 compressa al giorno alle ore 8:00 cominciando 2 giorni prima dell’esame per un totale di 7 giorni (si raccomanda di non dimenticare di assumere l’antibiotico il giorno dell’esame)
  • DURANTE L’ESAME
    • Non è necessario presentarsi a digiuno.
    • Informare i sanitari di eventuali allergie ai farmaci e di eventuali terapie in corso.
    • Allegare i referti degli esami ematochimici richiesti.
    • Allegare documentazione urologica.

Durata e Sensazioni Durante l'Esame

In tutto l’esame dura intorno ai 10-20 minuti a seconda che venga eseguito in anestesia locale o in sedazione. La biopsia prostatica, che dura tra i cinque e i dieci minuti, si svolge ambulatorialmente in anestesia locale e consiste nell’eseguire il prelievo di alcuni frustoli di tessuto prostatico sotto guida ecografica trans-rettale e con anestesia locale superficiale ed una più profonda del plesso nervoso periprostatico.

Prima di effettuare il prelievo, viene sempre effettuata un'anestesia locale. Grazie all’anestesia locale e alla precisione delle tecniche moderne, la procedura è generalmente ben tollerata. I pazienti potrebbero avvertire una leggera pressione o fastidio durante l’inserimento della sonda ecografica, ma non dolore vero e proprio. In rari casi è possibile soffrire di un malessere generale con aumento della sudorazione ed eventuale sensazione di perdita di coscienza.

Rischi e Complicazioni

Per quanto ritenuta sicura, la biopsia della prostata è una procedura invasiva e non esente dalla possibilità di complicazioni. Circa 1 persona su 50, al termine dell'esame, fa fatica o non riesce a svuotare spontaneamente la vescica. In questi casi è necessario posizionare temporaneamente un catetere vescicale che verrà rimosso dopo qualche giorno.

A partire dai giorni seguenti l’esame - e fino ad alcune settimane - è frequente riscontrare sangue nelle feci, nell'urina e nello sperma. Generalmente, però, il disturbo scompare spontaneamente e non deve perciò destare preoccupazioni. Raramente può comparire febbre alta, che non va sottovalutata, in quanto potrebbe essere segno di un'infezione in atto.

Cosa Aspettarsi Dopo l'Esame

Dopo l'esecuzione della procedura è opportuno un periodo di osservazione di circa un'ora per sorvegliare la comparsa di eventuali complicazioni immediate. Prima di tornare a casa è anche importante verificare la ripresa delle minzioni spontanee e pertanto al paziente viene chiesto di bere mezzo litro d’acqua per favorire la diuresi.

Al fine di ridurre il rischio di sanguinamento, è bene evitare lunghi viaggi in macchina nelle 48 ore successive e i rapporti sessuali per circa una settimana. Per il resto si può riprendere subito la vita normale. In caso di impossibilità alla minzione, di febbre superiore a 38 °C o importante sanguinamento, contattare il pronto soccorso più vicino alla propria abitazione.

Cosa fare dopo l'esame?

  • DOPO L’ESAME
    • Rimanere in osservazione in sala d’aspetto almeno 30 minuti.
    • Rimanere a riposo a casa per almeno 24 ore.
    • Non effettuare viaggi troppo lunghi in automobile (superiori alle 2 ore) , non andare in bicicletta, moto o a cavallo e non avere rapporti sessuali per almeno 7 giorni.
    • Non preoccuparsi se comparissero gocce di sangue nelle urine durante la minzione, nelle feci o nello sperma: tale sanguinamento di lieve entità, può perdurare per alcuni giorni.
    • In caso di impossibilità alla minzione, di febbre superiore ai 38° C o di importante sanguinamento contattar il Pronto Soccorso più vicino alla propria abitazione.

Dopo una biopsia alla prostata, è comune accusare sintomi lievi come minzione frequente o bruciore durante la minzione, che tuttavia si risolvono in pochi giorni. Se ti stai chiedendo “dopo la biopsia alla prostata si possono avere rapporti sessuali?”, è consigliabile attendere alcuni giorni per permettere alla zona trattata di guarire completamente.

Come accennato in precedenza, il sanguinamento dopo la biopsia alla prostata è un effetto collaterale comune e solitamente non è preoccupante. Tuttavia, se persiste per più di una settimana, o se è particolarmente abbondante, è necessario contattare il proprio medico per una valutazione.

Controindicazioni

Non esistono particolari controindicazioni a questo tipo di procedura diagnostica. L'esame va effettuato con molta cautela negli uomini che soffrono di malattie della coagulazione del sangue oppure in pazienti che assumono abitualmente farmaci antiaggreganti o anticoagulanti. Un’attenzione particolare va anche dedicata a pazienti con allergie ad anestetici e/o ad antibiotici.

Prenotazioni e Informazioni

Per informazioni e prenotazioni potete usare i seguenti recapiti:

  • Telefonicamente: Il Centro Unico Prenotazioni, attivo da lunedì a venerdì dalle 8.00 alle 18.00, il sabato dalle 8.00 alle 12.00. Telefono: 02 5818.7818.
  • Presso i punti RAF: È possibile prenotare rivolgendosi ad un qualsiasi sportello delle sedi dell’H San Raffaele Resnati.
  • Online: È possibile prenotare compilando l’apposito form.

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