La frattura del quinto metatarso è una lesione comune che interessa l’osso di collegamento tra il mignolo e la porzione posteriore del piede. Si tratta di una frattura dell’osso metatarsale, solitamente causata da un trauma diretto. Può verificarsi in soggetti di ogni età, ma è più frequente nei bambini e negli anziani. Si manifesta con dolore, gonfiore e difficoltà a camminare. La diagnosi si basa sull’esame radiografico.
Cenni di Anatomia: Cos’è il Metatarso
Ogni piede presenta 5 ossa lunghe denominate metatarsi (o ossa metatarsali) che, comunemente, chiamiamo dita. Il metatarso si trova tra le ossa tarsali (o del tarso) e le falangi prossimali (o prime falangi) di ogni dito.
E’ composto da tre parti: corpo (porzione centrale), base (estremità confinante con un osso del tarso) e testa (estremità distale collegata con la falange prossimale del dito). Su un metatarso trovano inserzione muscoli e legamenti indispensabili per la funzionalità motoria del piede. Il metatarso contribuisce alla funzione di sostegno svolta dallo scheletro degli arti inferiori.
Come tutte le ossa dello scheletro umano, anche un metatarso può subire una frattura e sviluppare, oltretutto, una condizione dolorosa di natura infiammatoria nota come metatarsalgia.
Tipologie di Fratture Metatarsali
Le fratture al metatarso sono tutte uguali? No, nessuna frattura (in qualsiasi parte del corpo) lo è. Esistono diverse tipologie di fratture metatarsali in base a vari fattori:
- Composta o scomposta se, rispettivamente, il frammento osseo non si sposta oppure si distacca.
- Aperta o chiusa se i frammenti di osso rompendosi lacerano pelle, legamenti o muscoli oppure se si fratturano all’interno.
- Completa o incompleta.
- Localizzata (in un punto) oppure combinata (in più punti).
A questo serve una diagnosi accurata: individuare il tipo di frattura su cui bisogna intervenire.
Sintomi della Frattura del Metatarso del Piede
I sintomi di una frattura del metatarso del piede sono:
- dolore acuto e localizzato nella parte colpita dal trauma;
- rigidità;
- piede gonfio, tumefazione localizzata nell’area compromessa;
- formazione di ematomi;
- scricchiolio;
- formicolio;
- difficoltà a camminare;
- deformazione dell’osso (in caso di frattura scomposta o aperta).
Cause
Le fratture più frequenti coinvolgono il quarto e quinto metatarso (anulare e mignolo) e, di solito, non vengono operate.
La frattura metatarso può essere causata da:
- colpo diretto e violento sul dorso del piede (un oggetto pesante che cade sul piede schiacciandolo);
- avulsione, quando un frammento di osso viene strappato via da un tendine o da un legamento, in genere a seguito di una distorsione della caviglia per un infortunio o per la ricaduta da un salto;
- stress, dovuta ad eccessivo e ripetuto utilizzo dell’osso metatarsale (colpisce soprattutto anziani e sportivi). Interessa soprattutto i metatarsi del 2°, 3° e 4° dito: di solito, si presenta come una microfrattura ed è molto frequente negli atleti;
- movimento di inversione del piede (violenta e marcata) durante cui il muscolo peroneo breve potrebbe tirare il metatarso del mignolo causandone la rottura(frattura del 5 metatarso);
- patologie che causano danni all’integrità dell’osso (osteoporosi, tumore osseo).
La frattura del quinto metatarso può essere causata da un incidente domestico, come una caduta, oppure da traumi a livello degli arti inferiori derivanti da attività sportive. Traumi a livello dell’arto inferiore possono essere dovuti a:
- contatti sportivi (es. calcio, basket, rugby, ecc.)
- cadute accidentali
- urti contro oggetti duri (es. mobili, porte, ecc.)
- movimenti bruschi o eccessivi
Complicanze
Una frattura metatarso va trattata tempestivamente (entro le 24 ore) per evitare complicazioni come:
- Infezione della ferita;
- Infiammazioni tendinee, perdita del tono muscolare, capsulite post-traumatica o blocco articolare dovuti al periodo di immobilità forzata;
- Scomposizione di una frattura composta senza un motivo apparente, ecco perché si consiglia di ripetere la radiografia dopo 10 giorni dal trauma;
- Pseudoartrosi per difficoltà di calcificazione (osteoporosi avanzata) o cure inadeguate che non consentono di guarire la frattura;
- Flittene (bolle della pelle) causate da un disturbo della circolazione ed ecchimosi.
Frattura/Lussazione di Lisfranc
Una particolare frattura metatarso è la frattura di Lisfranc ovvero una rottura completa del 2° osso metatarsale. L’osso, in questo caso, risulta fratturato alla base e può verificarsi una lussazione (con frammenti separati tra loro). L’episodio avviene, in genere, dopo una caduta sul piede flesso o con un colpo violento al piede: ne sono vittime soprattutto i giocatori di calcio, i motociclisti ed i cavallerizzi. Si tratta di una lesione grave che potrebbe portare complicanze come artrite e dolore permanenti o la sindrome compartimentale.
La terapia consigliata è l’intervento chirurgico per riallineare le ossa fratturate attraverso la riduzione a cielo aperto con fissazione interna o la fusione delle ossa del piede (porzione centrale), ma non sempre l’operazione è in grado di ripristinare lo stato originario del piede.
Frattura di Jones e del Ballerino
La frattura del 5° osso metatarsale prende il nome di frattura di Jones. Avviene nell’osso che collega il mignolo alle ossa della porzione posteriore del piede. E’ la frattura metatarso più frequente che può colpire la base in prossimità della caviglia (frattura del ballerino) e la diafisi (frattura di Jones), la parte centrale lunga dell’osso.
La frattura alla base è dovuta ad una rotazione verso l’interno del piede o quando questo viene schiacciato. In genere, basterà indossare una calzatura protettiva con suola rigida per qualche giorno senza dover ricorrere ad un’ingessatura. E’ un tipo di frattura che guarisce in tempi abbastanza brevi.
La frattura che colpisce la diafisi è meno frequente rispetto a quella della base: può impedire o interrompere l’apporto di sangue al tessuto osseo portando complicanze come un ritardo di consolidazione o mancata consolidazione dell’osso.
In certi casi, è sufficiente applicare un gesso a gamba corta, in altri è necessario un intervento chirurgico per la riduzione a cielo aperto con fissazione interna.
Diagnosi
Dopo la visita effettuata dal medico ortopedico, l’esame obiettivo e l’anamnesi, l’esame diagnostico determinante consiste nella radiografia del piede. Per confermare l’ipotesi diagnostica, specialmente nel caso di fratture da stress poco visibili, possono essere richieste inoltre una risonanza magnetica o una TAC, che offrono una visione più dettagliata. Se la lastra RX risulta positiva confermando la frattura, si proseguirà con una risonanza magnetica o l’abbinamento scintigrafia ossea/TAC per individuare la rima di frattura.
L’esame che approfondirà e stabilirà una diagnosi definitiva è la risonanza magnetica eventualmente da ripetere dopo 2-4 settimane nel caso risultasse negativa ma con dolore.
Cure e Trattamenti
Una frattura metatarso di lieve entità, composta e senza complicanze, può guarire spontaneamente nel giro di 6 settimane e basteranno riposo, immobilizzazione della gamba da tenere sollevata, applicazione di ghiaccio per ridurre edema e gonfiore. Nelle fratture da stress di lieve entità, può essere sufficiente sospendere l’attività che ha provocato il danno e adottare delle stampelle o calzature protettive per consentire la guarigione del piede, senza il bisogno di utilizzare il gesso.
In caso di frattura composta il più delle volte viene prescritta dai medici la Scarpa Podalux 2. In caso di dolore e gonfiore, si possono assumere antidolorifici (tachipirina) e antinfiammatori non steroidei (ibuprofene). In altri casi di frattura composta, si può applicare una benda di fissaggio mantenendola per due settimane oppure un gambaletto di gesso per circa 2 mesi a seconda della gravità della frattura.
Il trattamento varia in base alla localizzazione, alla stabilità e alla gravità della frattura. Nella maggior parte dei casi si opta per un approccio conservativo, che prevede l’immobilizzazione con tutori, scarpe ortopediche o, nei casi più severi, gessi. Il carico può essere limitato o vietato nelle prime settimane, a seconda della tolleranza del dolore e del tipo di lesione.
Intervento Chirurgico
Una frattura metatarso scomposta (ovvero con spostamento della falange) è ben visibile: l’osso è deformato, trapassa e lacera la cute oppure il dito è rivolto in una direzione anomala.
Quando la frattura è grave e i due monconi sono troppo distanti tra loro, serve l’intervento chirurgico per saldare l’osso evitando complicanze (mancata consolidazione, pseudoartrosi). L’operazione consente la riduzione della frattura tramite una vite o placca per ricomporre l’osso. Successivamente, verrà applicato un tutore gessato (o tutore walker) per immobilizzare piede e caviglia. Laddove la lesione sia più severa, come in molti casi della frattura-lussazione di Lisfranc o in alcuni della frattura di Jones, si rende necessario un intervento chirurgico per riallineare e fissare i frammenti ossei. Tuttavia, fratture instabili o scomposte possono richiedere l’intervento chirurgico con l’inserimento di viti o placche.
Fisioterapia e Riabilitazione
Terminato il periodo di immobilizzazione, il piede si presenta spesso rigido, dolente e con muscolatura ipotrofica. Inizia quindi una fase delicata, nella quale la fisioterapia è chiamata a favorire la progressiva ripresa del movimento, del carico e della funzionalità del piede. Vengono proposti esercizi passivi e attivi per il recupero della mobilità articolare del piede e della caviglia, con particolare attenzione alla flessione plantare e dorsale, e alla mobilizzazione delle teste metatarsali.
L’uso di tecniche manuali, bendaggi decongestionanti e terapie strumentali (come laser, ultrasuoni o tecarterapia) può contribuire alla riduzione del dolore e dell’edema, accelerando i processi biologici di guarigione. Una volta riacquisita una buona mobilità, l’attenzione si sposta sul rafforzamento dei muscoli intrinseci ed estrinseci del piede, della caviglia e della gamba. L’instabilità posturale e la perdita di controllo motorio sono comuni dopo un periodo di scarico, quindi il lavoro propriocettivo diventa essenziale.
Vengono utilizzati esercizi in carico progressivo, su superfici instabili e con stimoli variabili per allenare l’equilibrio e la risposta neuromuscolare. In questa fase il terapista adatta continuamente il livello di difficoltà, guidando il paziente verso il recupero di una deambulazione sicura e fisiologica. Il piede deve tornare a sostenere il corpo in modo efficiente, prevenendo compensi che potrebbero causare dolori a ginocchia, anche o schiena.
La rieducazione al carico è una tappa fondamentale del percorso riabilitativo. L’introduzione del carico avviene in maniera progressiva, iniziando con l’aiuto di stampelle e transizione graduale verso la deambulazione autonoma. L’educazione all’appoggio corretto e all’uso di calzature adeguate è un elemento chiave. La rieducazione al cammino include esercizi per migliorare il passo, la rullata e la simmetria dell’appoggio. Per chi pratica sport, viene poi affrontata una fase di riatletizzazione con esercizi funzionali mirati, tra cui corsa, salti, cambi di direzione e allenamento sulla forza reattiva del piede. Questa fase può durare diverse settimane a seconda del livello di attività pre-lesione.
Dopo questa prima fase riabilitativa, qualora risponda in modo ottimale, il paziente potrà essere orientato verso una fase più avanzata della riabilitazione. Questa prevedrà esercizi di rinforzo muscolare, esercizi finalizzati al recupero della propriocezione e rieducazione posturale. Il rinforzo muscolare sarà fondamentale per riportare il paziente a valori fisiologici precedenti la lesione; gli esercizi propriocettivi permetteranno al paziente di ripristinare capacità di equilibrio e coordinazione; la rieducazione posturale, infine, servirà a ripristinare la postura corretta e a migliorare lo stato psicofisico del paziente.
Kinetec caviglia: Il kinetec per la caviglia è uno strumento davvero efficace per evitare eventuali rigidità articolari e scongiurare l’insorgenza di pseudoartrosi (mancato consolidamento di una frattura). Questo apparecchio consente infatti la mobilizzazione passiva continua, consentendo un graduale recupero delle funzionalità dell’arto. Tra i tanti benefici offerti dal kinetec nelle prime fasi di riabilitazione post-frattura del metatarso bisogna includere la riduzione dei tempi di guarigione, la capacità di favorire la circolazione sanguigna e prevenire trombosi ed embolie.
Sedute di fisioterapia: Dopo l’avvenuto consolidamento della frattura, il paziente potrò svolgere regolari sedute di fisioterapia che, a seconda dei casi, potranno prevedere tecniche e trattamenti diversi. Questi saranno applicati in modo isolato o potranno essere integrati tra loro.
Ai risultati ottenuti tramite tecniche manuali (il fisioterapista effettua particolari manovre sul paziente a vari scopi), si possono associare i benefici prodotti da alcuni elettromedicali. Tra questi rientrano sicuramente:
- La Tecarterapia che, grazie al calore, innesca processi autoriparativi nella zona interessata
- La Laserterapia che, grazie all’energia prodotta dai raggi laser, stimola il sistema vascolare e il metabolismo cellulare
- La Magnetoterapia che, utilizzando i campi elettromagnetici a bassa frequenza e bassa intensità, riduce i tempi di guarigione post-frattura.
Trattamento con Magnetoterapia: L’utilizzo della magnetoterapia può essere di grande aiuto per il trattamento di una frattura del quinto metatarso. La magnetoterapia stimola la guarigione dei tessuti lesi applicando un campo magnetico. Questo trattamento non invasivo è privo di effetti collaterali ed è quindi sicuro da utilizzare.
Tempi di Guarigione
Il ritorno alla normalità può richiedere tempistiche diverse a seconda della gravità della frattura, dell’età anagrafica e del quadro clinico del paziente. Nei soggetti nel complesso sani e di età giovane i tempi di recupero sono più brevi rispetto a pazienti colpiti da una frattura complessa o in cui siano presenti fattori di rischio aggiuntivi come l’osteoporosi. In generale, le fratture del metatarso richiedono un periodo di guarigione che va dalle quattro alle otto settimane. Mentre le fratture da stress normalmente guariscono senza complicazioni nel giro di sei/dodici settimane.
Al fine di ottenere i migliori risultati durante la riabilitazione e raggiungere un’adeguata guarigione, è fondamentale seguire attentamente le indicazioni del medico. Rispettare i tempi di recupero e le istruzioni fornite durante il processo di riabilitazione favorisce infatti una ripresa completa e previene il rischio di complicanze.
Prevenzione delle Recidive
Una corretta educazione del paziente è imprescindibile per consolidare i risultati ottenuti. Il fisioterapista lavora non solo sul recupero fisico, ma anche sulla consapevolezza dei fattori di rischio: calzature inadatte, sovrappeso, debolezza muscolare o allenamenti mal gestiti possono predisporre a nuove fratture o a infiammazioni croniche. L’adozione di plantari su misura, modifiche dell’attività sportiva e la pianificazione di esercizi di mantenimento sono strumenti preventivi molto utili. In alcune situazioni può essere opportuno il coinvolgimento di un podologo o di un tecnico ortopedico per valutare l’appoggio plantare e correggere eventuali disfunzioni biomeccaniche persistenti.
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