Esami del Sangue per la Diagnosi Precoce del Parkinson: Una Svolta nella Ricerca

La diagnosi precoce del morbo di Parkinson rappresenta una sfida cruciale nella lotta contro questa malattia neurodegenerativa. Attualmente, è difficile stabilire nelle prime fasi della malattia se un paziente soffre di malattia di Parkinson o di un parkinsonismo atipico, come la paralisi supranucleare progressiva (PSP), l'atrofia multisistemica (MSA) oppure la degenerazione corticobasale (CBS).

Tuttavia, recenti progressi scientifici offrono nuove speranze per una diagnosi più tempestiva e accurata. Un nuovo esame del sangue, semplice, economico e non invasivo, potrebbe rappresentare una svolta nella diagnosi precoce della malattia di Parkinson, patologia che in Italia riguarda 300mila persone.

Nuovi Approcci Diagnostici Basati sul Sangue

Diversi team di ricerca internazionali stanno lavorando allo sviluppo di test ematici innovativi per identificare i biomarcatori del Parkinson nelle fasi iniziali della malattia.

Misurazione del Danno al DNA Mitocondriale

Uno studio internazionale ha portato alla scoperta che, attraverso un test del sangue, sarebbe possibile diagnosticare il morbo prima che si sviluppi il danno al sistema nervoso. Lo studio si intitola “A blood-based marker of mitochondrial DNA damage in Parkinson’s disease”, in italiano “Un marcatore ematico del danno al DNA mitocondriale nella malattia di Parkinson”. Utilizzando la tecnologia della reazione a catena della polimerasi (PCR), si è visto che i pazienti con malattia di Parkinson avevano un livello più elevato di DNA mitocondriale (mtDNA) danneggiato rispetto a persone sane.

I mitocondri sono delle piccole centrali energetiche cellulari che convertono l’energia grezza in una nuova forma, necessaria, ad esempio, per regolare la neurotrasmissione e i meccanismi con cui i neuroni si adattano in risposta ai vari cambiamenti. “I mitocondri - si legge sul sito del Policlinico - sono piccole centrali energetiche cellulari che convertono l’energia grezza in una nuova forma, necessaria, ad esempio, per regolare la neurotrasmissione e i meccanismi con cui i neuroni si adattano in risposta ai vari cambiamenti. Inoltre, il nuovo esame ha anche identificato alti livelli di mtDNA alterato nei campioni di sangue delle persone con la mutazione del gene LRRK2, che è stata associata ad un aumentato rischio di sviluppare la malattia.

È stato dimostrato il legame tra il danno al DNA mitocondriale (mtDNA) e un elevato rischio di malattia di Parkinson. Questo lascia supporre che sia possibile identificarne dei segni prima che si manifestino i sintomi, anche se - precisano i ricercatori - non è detto che persone con la mutazione poi svilupperanno segni clinici della malattia. "Sono stati condotti anche test su pazienti con Alzheimer, dimostrando che in questi non è possibile osservare questo danno mitocondriale, che non è dunque meramente legato alla neurodegenerazione", riprende l'esperto: "Al tempo stesso è stato osservato come non c'è correlazione tra la quantità di danno osservato e la gravità dei sintomi: è come se questo test fotografasse una condizione intrinseca delle persone che hanno la malattia".

Questa nuova metodologia diagnostica si basa sull’analisi di biomarcatori presenti nel sangue, in grado di rivelare cambiamenti biologici tipici del Parkinson ancor prima dell’insorgenza dei sintomi più visibili, come tremori, rigidità e lentezza dei movimenti.

Analisi dei Frammenti di RNA Transfer (tRF)

Un team internazionale dell’Alexander Silberman Institute of Life Sciences e della Hebrew University of Jerusalem (Israele), in collaborazione con l’University of Surrey e l’Imperial College London (UK) ha sviluppato un test che quantifica specifici frammenti di RNA nel sangue. In particolare l’esame proposto si basa sull’analisi di frammenti di RNA transfer (tRF), che sono piccole molecole di RNA che hanno il potenziale di rivelare cambiamenti significativi legati alla neurodegenerazione. «Con una precisione che supera quella degli attuali strumenti diagnostici clinici» puntualizzano i ricercatori. Concentrandoci sui tRF, dice, si aprono nuove prospettive intercettando i cambiamenti molecolari che si verificano nelle prime fasi della malattia.

«La nostra misurazione basata sui tRF si è dimostrata efficace nel distinguere i pazienti presintomatici dai soggetti sani dei gruppi di controllo» aggiunge la professoressa Hermona Soreq, coordinatrice dello studio, per i quali sono stati analizzati campioni provenienti anche dalla Parkinson’s Progression Markers Initiative, una delle principali biobanche mondiali sulla malattia.«Questa scoperta rappresenta un importante passo avanti nella nostra comprensione della malattia e offre un esame del sangue semplice e minimamente invasivo come strumento per la diagnosi precoce».

Un test diagnostico efficace per il Parkinson dovrebbe fornire risultati accurati e specifici per la malattia, evitare complesse procedure neurochirurgiche, comportare rischi minimi per i pazienti, essere economico e facile da eseguire» spiega il ricercatore Nimrod Madrer, primo autore dello studio. Sottolineando che, a differenza dei test basati sull’analisi del liquido cerebrospinale (CSF), che possono essere rischiosi, costosi e dipendenti da complesse procedure molecolari e biochimiche, questo test del sangue utilizza la qPCR (reazione a catena della polimerasi quantitativa), risultando minimamente invasivo, accessibile e veloce, in grado di rilevare segnali molecolari amplificabili con grande precisione, senza richiedere cure ospedaliere.

E la disponibilità di un test diagnostico, affidabile e rapido, per la diagnosi presintomatica del Parkinson potrebbe supportare i medici nella cura tempestiva dei pazienti e aprire la strada allo sviluppo e alla sperimentazione di nuove terapie.

Identificazione di Profili Molecolari negli Esosomi Neurali

Diagnosticare il Parkinson con un semplice prelievo di sangue: è questa l’innovativa prospettiva aperta da uno studio dei ricercatori dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi, pubblicato dalla rivista Neurobiology of disease. Il gruppo di ricerca della “Don Gnocchi” - coordinato da Cristina Agliardi ha isolato e analizzato nel sangue gli esosomi neurali, piccole vescicole rilasciate dalle cellule, di un gruppo di pazienti affetti da Malattia di Parkinson arruolati presso il Centro Parkinson dell’IRCCS “Don Gnocchi” di Milano. Analizzando tali esosomi, i ricercatori del Laboratorio di Medicina molecolare e Biotecnologie e dello stesso Centro Parkinson hanno individuato un profilo molecolare che definisce la Malattia di Parkinson (aumento della proteina α-sinucleina oligomerica - il cui accumulo nelle cellule cerebrali è direttamente responsabile della loro distruzione - e diminuzione delle proteine SNARE VAMP-2 e sintaxina-1, coinvolte nel rilascio dei neurotrasmettitori).

Oggi la diagnosi precoce di Parkinson è possibile solo con un complesso prelievo di liquor o con una costosa analisi di risonanza nucleare. «I risultati sono innovativi e importanti - spiega Cristina Agliardi - poiché offrono la possibilità di creare futuri test diagnostici sul sangue.

Intelligenza Artificiale e Biomarcatori nel Sangue

Con un semplice test del sangue, che utilizza l’Intelligenza Artificiale, sarà possibile individuare “spie” precoci del Parkinson portando a una diagnosi della malattia ben 7 anni prima dell’insorgenza dei sintomi. E’ la nuova frontiera aperta da uno studio guidato da University College London e Centro Medico Universitario di Goettingen (Germania), al quale ha contribuito anche l’Università di Bologna e l’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna.

Gli scienziati hanno scoperto che il ramo dell’Intelligenza artificiale chiamato machine learning, analizzando un pannello di 8 biomarcatori nel sangue le cui concentrazioni sono alterate nei pazienti con malattia di Parkinson, è riuscito a fornire una diagnosi con un’accuratezza del 100%. Questo strumento è stato poi alla prova messa sulla sua capacità di prevedere in anticipo la malattia su 72 persone affette da Disturbo comportamentale del sonno Rem, che spesso porta al Parkinson: il 79% dei partecipanti è risultato avere lo stesso profilo delle persone malate di Parkinson e finora, nei 10 anni successivi di monitoraggio, le previsioni dell’IA si sono rivelate esatte. “Determinando 8 proteine nel sangue - spiega uno dei primi autori dello studio, Michael Bartl, University Medical Center Goettingen - possiamo identificare potenziali pazienti affetti da Parkinson con diversi anni di anticipo. Ciò significa che le terapie farmacologiche potrebbero essere somministrate in una fase precedente, il che potrebbe rallentare la progressione della malattia o addirittura impedirne la comparsa”, ipotizza.

Il Ruolo dell'Alfa-Sinucleina e delle Cellule T

La α-Synuclein è una proteina neuronale presinaptica che è collegata geneticamente e neuropatologicamente alla malattia di Parkinson (PD). La α-Synuclein può contribuire alla patogenesi della PD in diversi modi, ma si ritiene generalmente che le sue conformazioni oligomeriche solubili aberranti, chiamate protofibrille, siano le specie tossiche che mediano l’interruzione dell’omeostasi cellulare e della morte neuronale, attraverso effetti su vari bersagli intracellulari, compresa la funzione sinaptica.

Gli Autori di questo lavoro hanno esaminato la relazione temporale tra reattività delle cellule T α-synuclein (α-syn) e la PD. Questo studio longitudinale ha rivelato che le risposte elevate delle cellule T α-syn-specifiche sono presenti prima della diagnosi della PD motoria e diminuiscono successivamente. La relazione tra reattività delle cellule T e PD precoce in due coorti indipendenti ha mostrato che le risposte delle cellule T α-syn-specifiche erano più alte poco dopo la diagnosi della PD motoria e quindi diminuivano.

L'Importanza della Diagnosi Precoce

La diagnosi precoce del Parkinson è fondamentale non solo per il trattamento tempestivo, ma anche per migliorare la qualità di vita dei pazienti. La diagnosi precoce potrebbe infatti consentire l’avvio di terapie farmacologiche o di riabilitazione che rallentino il decorso della malattia. Inoltre, la disponibilità di un esame del sangue potrebbe anche essere utile per la ricerca clinica, facilitando lo studio di nuovi farmaci e trattamenti sperimentali. I pazienti identificati in fase precoce potrebbero essere coinvolti in studi clinici, contribuendo così ad accelerare la ricerca e la scoperta di nuove terapie.

Prospettive Future

Nonostante i risultati promettenti, questi esami del sangue richiedono ancora ulteriori verifiche e validazioni attraverso studi su larga scala prima di poter essere adottati come standard clinico. Tuttavia, gli autori stessi sottolineano che saranno necessari ulteriori studi longitudinali, per seguire i pazienti nel tempo, monitorare l’evoluzione dei biomarcatori tRF durante le varie fasi della malattia e convalidare l’efficacia del test in contesti clinici più ampi.

In conclusione, se questo nuovo esame del sangue dovesse superare con successo tutte le fasi di validazione clinica, potrebbe rappresentare una svolta epocale nella lotta contro il morbo di Parkinson.

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