La malattia di Lyme (ML) prende il nome dall’omonima cittadina del Connecticut in cui furono descritti i primi casi nel 1975. Si tratta di un’infezione causata da batteri spiraliformi appartenenti alla famiglia Spirochetacee, genere Borrelia burgdorferi complex sensu lato, che comprende più di 20 specie tra cui la recente B. mayonii, identificata in Nord America e in Europa nel 2016. La ML è diffusa in molte zone del Nord America, in Europa e in Asia.
Come Avviene il Contagio?
L’infezione viene trasmessa all’uomo dalla puntura di zecche del genere Ixodes (ricinus e persulcatus in Europa e Asia, scapularis e pacificus in USA, nella loro forma immatura (ninfa), che è grande solo 5 millimetri e quindi spesso non viene vista. La borrelia penetra nella pelle attraverso la puntura della zecca. Dopo un periodo che può andare dai 3 ai 30 giorni, migra localmente nella cute, intorno alla zona della puntura.
Le zecche devono rimanere adese alla cute per almeno 36 ore per trasmettere l’infezione all’uomo, che è un ospite occasionale. Probabilmente l’infezione viene trasmessa anche dalle zecche del cane Amblyomma e Dermacentor. Le zecche adulte hanno scarso ruolo nella trasmissione dell’infezione.
I principali serbatoi dell’infezione sono rappresentati da mammiferi selvatici di media o piccola taglia (roditori, caprioli, volpi, lepri, ricci, scoiattoli, ghiri). In Europa, oltre ai mammiferi citati, anche i cinghiali e diverse specie di uccelli (passeri, merli, fagiani, uccelli acquatici) rappresentano un serbatoio in aumento per le forme immature di zecche.
Gli habitat ottimali sono rappresentati da boschi di latifoglie o misti, ma le zecche di I. ricinus e persulcatussi possono trovare anche nelle brughiere, nei prati erbosi e nei parchi urbani.
La diffusione e la trasmissione del vettore, e di conseguenza l’incidenza della malattia, dipendono da vari fattori, come i cambiamenti climatici, l’attività dell’uomo sull’habitat, la densità degli animali selvatici sul territorio. In particolare, il riscaldamento globale aumenta l’estensione di habitat adatti alla sopravvivenza e proliferazione delle zecche, che sono arrivate anche in Canada, in cui da alcuni anni è comparsa la malattia.
Incidenza della Malattia di Lyme
Per numero di casi, la malattia di Lyme è seconda solo alla malaria fra le patologie che richiedono un vettore artropode per la sua diffusione ed è la più comune malattia umana trasmessa da zecche negli Stati Uniti e in Europa. In USA la ML è una malattia soggetta a notifica fin dal 1991.
In Europa i dati di incidenza dell’infezione sono molto più scarsi dal momento che la borreliosi è stata inclusa dalla Commissione Europea nella lista di malattie sottoposte a sorveglianza epidemiologica solo dal 2018, utilizzando una definizione di caso confermato, proposta da vari Gruppi di Studio europei dalla fine del 1990 e sollecitata nel 2010, condivisa fra ECDC ed esperti di stati membri. In Italia, dal 1983, anno in cui è stato segnalato il primo caso a Genova, le Regioni maggiormente interessate sono quelle del Nord (Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige) mentre nelle Regioni centro-meridionali e nelle isole le segnalazioni sono sporadiche.
Manifestazioni Cliniche della Malattia di Lyme
Le manifestazioni cliniche della malattia di Lyme sono multiformi e possono simulare diverse affezioni cutanee e neurologiche. I sintomi della malattia di Lyme si presentano con intensità e frequenza che variano in base alla stadiazione della patologia. Se non trattata, l’infezione progredisce attraverso più fasi, coinvolgendo distretti corporei differenti, e dando esito a manifestazioni di grado ed entità diversi.
Il primo sintomo della malattia di Lyme è un’eruzione cutanea che viene detta eritema migrante. Se non trattata adeguatamente, la malattia può progredire nella fase precoce disseminata, interessando altri distretti corporei e dando esito a manifestazioni che dipendono dalla reazione immunitaria dell’organismo e dell’invasività del batterio.
Fase Precoce Localizzata
La prima e più frequente manifestazione della Borreliosi, che si osserva nel 70-80% dei casi, è la lesione cutanea denominata eritema migrante (EM), in passato chiamata eritema cronico migrante, che si manifesta entro pochi giorni (range 7-28) intorno al morso della zecca.
La lesione inizia come una macchia con evidenti bordi rossastri privi di rilievo che si espande ad anello nel corso dei giorni successivi, con o senza schiarimento centrale, fino ad un diametro di almeno 5 centimetri. La lesione non produce dolore o prurito, ma può essere calda al tatto. Le zone più frequentemente interessate sono l’ascella, la parte posteriore del ginocchio, il collo, il cuoio capelluto e le orecchie. Molto spesso l’individuo non ricorda di essere stato punto.
L’EM può essere accompagnato da astenia, febbre, linfadenopatia, mal di testa, rigidità nucale, dolori articolari e muscolari. L’EM si può risolvere anche senza trattamento antibiotico.
La diagnosi di EM è basata sui sintomi clinici e il paziente deve essere immediatamente trattato, senza attendere i risultati dei test sierologici, che in questa fase possono risultare ancora negativi.
Raramente, quando la sede del morso di zecca è a livello del lobo dell’orecchio, dell’areola mammaria o dello scroto, alcuni pazienti possono manifestare come segno precoce di infezione. Il linfocitoma borreliale si caratterizza per la comparsa di un nodulo rosso bluastro.
Fase Precoce Disseminata
Dopo giorni-settimane dal morso della zecca, la Borrelia può diffondere a diversi organi attraverso il sistema linfatico o ematico. In particolare nel 10-15% dei soggetti non trattati si possono osservare sintomi neurologici noti come Neuroborreliosi precoce: meningite linfocitaria (con linfocitosi liquorale e aumento delle proteine), meningoradicolite (sindrome di Bannwarth in Europa) con dolore radicolare intenso (non controllabile con antidolorifici) e paresi; paralisi dei nervi cranici (più frequentemente del nervo facciale, soprattutto se il morso si trova nella zona vicino all’orecchio), altre radicolopatie o alterazioni demielinizzanti rilevabili all’imaging cerebrale.
Altre rare complicanze possono essere rappresentate da interessamento cardiaco (cardite di Lyme) con il manifestarsi di aritmie, blocco atrioventricolare e pericardite.
Fase Tardiva
Una particolare manifestazione cutanea, denominata Acrodermatite cronica atrofica (ACA), osservata in Europa, perché causata da Borrelia afzelii in soggetti di 50-60 anni. L’acrodermatite cronica atrofizzante si presenta con un eritema di colore viola, localizzato nella stessa zona interessata dell’eritema migrante.
L’artrite di Lyme insorge in circa il 60 per cento di coloro che contraggono l’infezione, in un periodo di tempo che va da diversi mesi fino a 2 anni dalla comparsa dell’eritema migrante. L’artrite colpisce in particolare il ginocchio.
La Borrelia è in grado di attraversare la barriera placentare e può causare raramente aborto o una forma congenita manifesta.
Diagnosi della Malattia di Lyme
La diagnosi di malattia di Lyme è difficile e dovrebbe basarsi principalmente sulle manifestazioni cliniche (che sono polimorfe e coinvolgono vari organi) e sulla pregressa esposizione a zecche. Nelle fasi iniziali, la comparsa dell’eritema migrante è dirimente, soprattutto se supportato da altri segni e sintomi tipici della patologia. Nonostante sia stato per anni considerato il ‘gold standard’, l’esame colturale oggi non è utilizzato nella pratica clinica, in quanto è tecnicamente indaginoso, richiede tempi lunghi (circa 7 giorni) ed è meno sensibile dell’amplificazione genica.
Un altro metodo diretto per la rilevazione di B. burgdorferi senso latu è la ricerca del materiale genetico del batterio con metodo PCR (polymerase chain reaction) da vari campioni: (biopsie cutanee di lesioni sospette per eritema migrante o acrodermatite atrofica, liquido cerebrospinale in caso di sospetta neuroborreliosi, liquido sinoviale in pazienti con artrite).
La ricerca del DNA di Borrelia può essere effettuata anche sulla zecca rimossa dalla cute, dopo aver identificato il genere, da parte degli Istituti Zooprofilattici regionali. La zecca va rimossa il prima possibile per ridurre le probabilità di trasmissione di microrganismi eventualmente presenti all’interno dell’artropode.
Molti geni sono stati utilizzati come possibile target nelle metodiche di PCR, ma nella pratica clinica sono usati i geni cromosomiali flaB, p66, 16S rRNA oppure il gene per OspA. Alcuni dati della letteratura mostrano che il rilievo di una PCR negativa non esclude la malattia, a causa della breve presenza e scarsa concentrazione delle Borrelie nel sangue ed in altri fluidi biologici, eccetto biopsia cutanea di EM e di ACA e liquido sinoviale di articolazioni affette da artrite di Lyme.
La specificità dei test di PCR utilizzati invece si può ritenere del 98-100%. In Europa sono stati approvati molti kit diagnostici con marchio CE-IVD (European Community marked - in vitro Diagnostic Medical Devices). È importante notare che la PCR può essere dirimente nei casi con sintomi persistenti e sierologia dubbia.
Analisi del Sangue per la Malattia di Lyme
Il test per la malattia di Lyme ricerca gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione del batterio Borrelia, responsabile dell’infezione. Le Borrelie possiedono diverse proteine di superficie (OSP A-F) che, oltre ad essere importanti fattori di virulenza ed a permettere l’attacco alle cellule, inducono la produzione di anticorpi specifici di tipo IgG e IgM.
Sono disponibili diversi sistemi automatizzati per la ricerca di tali anticorpi anti-Borrelia burgdorferi complex, che utilizzano tecniche differenti: Enzyme-linked immunosorbent assay (EIA), saggi in Chemiluminescenza (CLIA), saggi in fluorescenza (IFA, ELFA). I primi test, nati negli anni ’80, utilizzavano Borrelie coltivate e distrutte mediante sonicazione, mentre i test più recenti, dagli anni 2000, utilizzano antigeni ricombinanti o sintetici di Borrelia burgdorferi complex, in particolare VlsE e C6 (oltre a OspC, p100, p18, p41) oppure una miscela di entrambi, ed hanno una migliore sensibilità e specificità.
Gli anticorpi IgM (immunoglobuline M), che solitamente sono rilevati nel sangue circa 1-2 settimane dall’infezione. I livelli di IgM raggiungono il massimo a 3-6 settimane, poi iniziano a diminuire. Gli anticorpi IgG (immunoglobuline G) che cominciano a comparire dopo 4-6 settimane dall’infezione e raggiungono il picco dopo circa 4-6 mesi, insieme alla sintomatologia della fase disseminata, e possono rimanere alti per anni.
Si tratta di un test di conferma che permette di determinare contemporaneamente la presenza nel siero e nel liquido cerebrospinale in caso di sospetta neuroborreliosi di anticorpi diretti contro i diversi antigeni di Borrelia burgdorferi complex. Tali antigeni vengono disposti su un supporto, in strisce trasversali (dette bande).
I criteri per la valutazione del risultato sono diversi in USA rispetto all’Europa, a seguito delle diverse caratteristiche delle Borrelie che circolano. In Europa la reazione viene considerata positiva per IgM quando risultano visibili 1 o più bande su 5 e per IgG quando sono visibili 2 o più bande su 10.
La sensibilità dei test sierologici per Borrelia dipende inoltre dal tempo trascorso dall’acquisizione dell’infezione, essendo inferiore quando i test sono applicati nelle primissime fasi della malattia. Sono state riportate (ECDC 2016) sensibilità medie del 50% per eritema migrante (manifestazione precoce), del 77% per neuroborreliosi e del 95% per acrodermatite cronica atrofica (manifestazioni tardive).
Gli esami sierologici possono essere ripetuti 3-6 settimane più tardi se il sospetto di ML rimane elevato, in quanto il test di primo livello può risultare negativo per la non ancora sopravvenuta siero-conversione; inoltre, una terapia antibiotica effettuata nella fase precoce può impedire completamente lo sviluppo della risposta anticorpale. Infatti, i pazienti con infezione in stadio avanzato sono raramente sieronegativi.
Tuttavia, il verificarsi di test falsi positivi in pazienti con altre infezioni o condizioni può portare a diagnosi errate e trattamento inappropriato. I test per la malattia di Lyme sono eseguiti per determinare se i segni e i sintomi presenti sono dovuti ad un’infezione causata da Borrelia burgdorferi. Tali sintomi possono comparire anche dopo anni dalla puntura di zecca, se non è stata eseguita la terapia antibiotica.
Algoritmo Diagnostico a Due Stadi
Nell’algoritmo standard a due stadi, utilizzato in USA fino al 2019, il test di primo livello per rilevare gli anticorpi IgM e/o IgG anti-Borrelia può essere di tipo immunoenzimatico o immunofluorescente/chemiluminescente. La sensibilità di questo algoritmo a due livelli è però bassa (30%-40%) durante la fase precoce di infezione, quando la risposta immunitaria si sta ancora formando (periodo finestra), mentre è alta nella fase disseminate della malattia (70%-100%).
La ricerca degli anticorpi anti-Borrelia Burgdoferi sensu lato IgM e/o IgG è un test di screening, di primo livello (di tipo chemiluminescente). Se il risultato è negativo non sono necessari ulteriori test; se il risultato è positivo o indeterminato (dubbio) si procede con il test di secondo livello (Western Blot):
Il risultato finale viene considerato positivo solo se il primo e il secondo test sono entrambi positivi o uno dei due è indeterminato.
Cosa Fare in Caso di Puntura di Zecca
Dopo aver frequentato un luogo dove potrebbero trovarsi le zecche è bene controllare attentamente l'intera superficie cutanea, l'abbigliamento ed eventuali animali domestici. Se una zecca si è conficcata nella pelle, è opportuno rimuoverla prima possibile perché, come spiegano anche gli esperti dell’Istituto superiore di sanità, la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata del contatto.
Per la rimozione delle zecche è bene usare una pinzetta sottile, afferrando l’animale per la testa attraverso una leggera rotazione antioraria e tirando delicatamente fino al distacco. Meglio evitare invece l’uso di olio, acetone, alcol o altri irritanti. Tali sostanze potrebbero infatti causare il rigurgito di saliva o succhi intestinali da parte della zecca che, qualora infetta, potrebbe veicolare malattie. Dopo la rimozione, invece, è consigliabile disinfettare la cute con prodotti incolore.
Non bisogna assumere antibiotici e non sono necessari esami del sangue. È invece opportuno monitorare la zona dove è stata trovata la zecca nei trenta giorni successivi. Se compaiono eruzioni cutanee (macchie rossastre) che si allargano sulla pelle e/o altri sintomi come affaticamento, febbre o dolori articolari, è il caso di contattare il medico per il rischio di avere contratto un’infezione.
Prevenzione
Per evitare incontri ravvicinati con le zecche passeggiando nei boschi o durante un pic-nic in campagna, è consigliabile non camminare sui sentieri erbosi, specialmente nelle aree in cui l’erba è alta e non sedersi su campi o prati incolti, a meno di essere adeguatamente protetti. L’abbigliamento protettivo comprende scarpe chiuse, cappello e indumenti che coprano braccia, gambe e caviglie. Se gli abiti sono di colori chiari, è più facile identificare la presenza di una eventuale zecca. Inoltre appositi prodotti repellenti per insetti possono tenere alla larga questi parassiti o scoraggiarne l’attacco.Al rientro dall’escursione è bene ispezionare accuratamente tutto il corpo, cuoio capelluto compreso, per verificare che non ci siano zecche sulla pelle.
Insegnare al bambino che, durante le passeggiate nei boschi, si debbono seguire i sentieri e le piste battute evitando il contatto con la vegetazione. Utilizzare repellenti per insetti, che contengano il 10-30% di dietiltuolamide o DEET, applicandoli ai colli e alle maniche delle camice, ai risvolti dei pantaloni e, ovviamente, alla pelle scoperta evitando la bocca, l'area intorno al naso e gli occhi. Vanno evitate anche le zone della pelle con ferite o abrasioni.
Trattamento
Se la malattia di Lyme viene diagnosticata in tempo, si può ricorrere a una terapia antibiotica mirata (doxiciclina, amoxicillina) altrimenti, se l’infezione è più grave, si ricorre alla somministrazione endovenosa o intramuscolo di ceftriaxone, la cui durata è in funzione del tipo di ulteriori sintomi, come complicanze neurologiche, cardiache o artrite.
Il trattamento antibiotico di solito ha una durata che dura dalle 3-4 settimane. Nei casi più gravi, la terapia antibiotica può essere somministrata per via endovenosa. Nella maggior parte dei casi, si guarisce dalla malattia in modo rapido.
Tabella: Sensibilità dei Test Sierologici per la Malattia di Lyme
| Fase della Malattia | Sensibilità Media |
|---|---|
| Eritema Migrante (Fase Precoce) | 50% |
| Neuroborreliosi | 77% |
| Acrodermatite Cronica Atrofica (Fase Tardiva) | 95% |
| Totale Media | 80% |
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