Il tumore alla prostata è una delle neoplasie più diffuse nella popolazione maschile, pari a circa il 20% del totale delle diagnosi di cancro negli uomini over 50. Per questo motivo, in presenza di sintomi o di familiari con una storia di cancro alla prostata, si procede a un primo step, che consiste nell’analisi del PSA.
Cos’è il PSA?
L’acronimo PSA sta per antigene prostatico specifico (la sigla deriva dall’inglese Prostate Specific Antigen), una proteina presente nel sangue in ridotte quantità, normalmente prodotta dalle cellule della prostata (ghiandola dell'apparato genitale maschile la cui funzione principale è la produzione di liquido seminale) dove è maggiormente contenuta. Dal punto di vista fisiologico, la funzione del PSA consiste nel mantenere fluido il liquido seminale dopo l'eiaculazione, in modo tale che gli spermatozoi possano muoversi più agevolmente nel tratto genitale femminile.
Ne consegue che l’analisi del PSA è finalizzata al controllo dei livelli di questa proteina nel sangue, in quanto un valore in eccesso potrebbe indicare la presenza di:
- infiammazione della prostata;
- ipertrofia prostatica benigna;
- tumore alla prostata.
Il test del PSA consente di individuare eventuali patologie alla prostata. Il PSA è quantificabile nel sangue e viene utilizzato come marcatore di potenziali problemi alla prostata, anche e soprattutto nell'ambito degli esami di diagnosi precoce della popolazione maschile.
Come si svolge l’analisi del PSA
L’esame per effettuare il dosaggio del PSA consiste in un semplice prelievo del sangue per misurare la quantità di antigene prostatico presente nel siero. L’analisi del PSA viene eseguita tramite un semplice prelievo di sangue, come avviene per altri valori ematici, ad esempio il PT e il PTT o l’azotemia.
L'esame richiede un semplice prelievo di sangue, per cui non influenza la capacità di guida di autoveicoli e non occorre essere accompagnati. Il dolore che si può provare è quello di un semplice prelievo di sangue.
Il prelievo in sé dura pochi secondi; il referto, nei centri più attrezzati, può essere ritirato già dopo un giorno.
Preparazione all'esame del PSA
Si tratta, quindi, di un esame per niente invasivo. Le uniche indicazioni da seguire sono le seguenti:
- Prima del prelievo di sangue è prescritto un periodo di digiuno di 8-10 ore. Se si dovesse avvertire sensazione di sete, durante tale periodo si possono assumere fino a 1-2 bicchieri di acqua. Sono assolutamente vietati fumo e l’assunzione di bevande alcoliche.
- Per ridurre il rischio di errore dell’esame è importante non effettuare il prelievo se si ha un’infezione delle vie urinarie in corso.
- Inoltre, non bisogna aver svolto un'intensa attività fisica né sessuale nelle 48 ore precedenti all'esame, perché entrambe queste condizioni possono innalzare i livelli del PSA nel sangue.
- Nei giorni precedenti all’esame del sangue si prega di non cambiare abitudini alimentari e di vita, evitando di effettuare sforzi fisici intensi il giorno stesso e quelli antecedenti.
- verificare con il proprio medico la sospensione o meno di specifici farmaci in corso di assunzione. Viceversa, alcuni farmaci o prodotti di erboristeria per la cura della prostata possono mascherare livelli alterati di PSA, per cui è importante segnalare al medico la loro eventuale assunzione.
Quando effettuare l’analisi del PSA
Il dosaggio del PSA viene indicato periodicamente a tutti gli uomini, a partire dai 50 anni d'età. Com’è facile intuire, l’analisi del PSA interessa solo la popolazione maschile, essendo la prostata presente solo negli uomini e non nelle donne. Prima dei 40 anni, e dopo i 70, in assenza di sintomi o di familiarità, non è necessario svolgere questo esame, a differenza di quello che accade con altri valori, che è invece consigliato controllare periodicamente.
La fetta di popolazione più esposta al rischio di tumore alla prostata, e quindi interessata da questo tipo di esame, comprende gli uomini di età compresa tra i 50 e i 70 anni e i soggetti di età superiore ai 40 in caso di familiarità, ai quali si prescrive anche in assenza di sintomi. In ogni caso, è bene rivolgersi al proprio medico che saprà suggerire come procedere.
Come controllo di routine preventivo, le analisi del sangue per la prostata sono consigliate a partire dall’età di:
- 50 anni, per ottenere i primi valori basali di riferimento del PSA nel sangue;
- dopo i 60 anni, per monitorare a cadenza annuale o biennale eventuali variazioni;
- dopo i 75 anni, per diagnosticare precocemente possibili disturbi.
Interpretazione dei risultati del PSA
Sono considerati valori del PSA totale normali, ma non in assoluto, quelli inferiori ai 4 ng/ml (nanogrammi per millilitro di sangue, una concentrazione di migliaia di volte inferiore a quella rilevabile nello sperma). Con l’avanzare dell’età e con il naturale accrescimento di volume della prostata dovuto all’invecchiamento, però, il quantitativo di PSA tende ad aumentare.
Esistono diverse modalità di misura del PSA: PSA totale, PSA libero (o "free") e il rapporto tra PSA libero e totale (PSA ratio). Queste sono utilizzate dallo specialista urologo per ottenere indicazioni sulla necessità di ulteriori indagini, ma anche per monitorare la malattia una volta che questa sia stata diagnosticata e trattata. Data la molteplicità di condizioni anche fisiologiche nelle quali il PSA può risultare aumentato nel sangue, il test del PSA non è considerato, da solo, attendibile per effettuare una diagnosi di tumore prostatico.
Per migliorare la specificità diagnostica del PSA, nei casi in cui il valore limite venga superato, si misura anche l'antigene prostatico specifico libero (free-PSA). Elementi utili per valutare il significato clinico di un elevato PSA possono essere raccolti valutando la proporzione tra PSA libero e PSA legato a proteine di trasporto. Si è infatti visto che condizioni benigne, come l'ipertrofia prostatica, aumentano prevalentemente la quota libera, mentre il cancro alla prostata produce soprattutto un aumento del PSA legato. Pertanto, in un uomo che contrappone elevati livelli di PSA legato a bassi valori di PSA libero, è probabile la presenza di un tumore prostatico, mentre la condizione opposta lascia presupporre un'origine benigna.
Alla luce di quanto detto, l'interpretazione dei valori ematici di PSA è materia assai complessa e in costante evoluzione, riservata naturalmente ad urologi esperti.
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