Il cancro della mammella è il tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne, rappresentando circa un tumore maligno ogni tre ed è la principale causa di morte tra le donne a livello globale. Le strategie per la diagnosi precoce dei tumori del seno sono andate perfezionandosi nel tempo, e sono migliorate le possibilità di cura e guarigione per migliaia di donne.
Lo screening mammografico si è dimostrato efficace nel diagnosticare il cancro al seno in una fase precoce e nel ridurre la mortalità per tumore al seno di almeno il 20% (fino al 40% in alcuni contesti). La mammografia è un esame radiologico fondamentale per la diagnosi precoce del tumore al seno. Permette di individuare formazioni anomale anche di piccole dimensioni, aumentando le possibilità di trattamento efficace.
Tuttavia, circa il 20% dei tumori mammari non viene diagnosticato alla mammografia e il 10% delle donne viene richiamato per esami aggiuntivi. La sua esecuzione può dare fastidio ed essere poco confortevole, ma dura pochi minuti ed è fondamentale per la diagnosi precoce del tumore al seno. Le due principali limitazioni della mammografia sono, infatti, la ridotta sensibilità nei seni densi, dove questa si riduce dal 70-75% al 30-48%, e la percentuale relativamente elevata di falsi positivi.
Mammografia con Mezzo di Contrasto (CEM)
In questo contesto, l’introduzione della mammografia con mezzo di contrasto (generalmente indicata come CEM: Contrast-Enhanced Mammography) ha l’obiettivo di superare parte di questi limiti della mammografia standard. La nuova evoluzione dell’ imaging senologico è rappresentato dalla Mammografia con il mezzo di Contrasto , generalmente indicata come CEM ( Contrast Enhancement Mammography), che ha l’obiettivo di superare i limiti della mammografia e che grazie alla diffusione , interstiziale del mezzo di contrasto nel cancro mammario, e che ha dimostrato una sensibilità del 93% - 100% ed una specificità tra il 63 e il 88 % , con un incremento rispetto alla mammografia standard variabile rispettivamente tra il 5 e il 46%e tra il 3 ed il 15%.
La CEM è una metodica che combina le informazioni morfologiche della mammografia digitale e informazioni funzionali grazie all’utilizzo del mezzo di contrasto iodato iniettato per via endovenosa, che consente la valutazione della neoangiogenesi tumorale analogamente a quanto avviene con la risonanza magnetica (RM) con mezzo di contrasto endovenoso.
Studio P.I.N.K.: Un Approccio Integrato
C’è però ancora molto da capire per identificare gli esami di controllo più utili in base al profilo di rischio della donna, inteso come la combinazione di vari fattori: la sua età, la sua storia personale e familiare, l’insieme delle sue caratteristiche fisiche e comportamentali. È questo l’obiettivo dello Studio P.I.N.K.. Nei 5 anni di attività dello studio, ancora in corso, sono state reclutate quasi 31.000 donne.
L’approccio integrato promosso dal protocollo P.I.N.K. prevede il ricorso a diverse metodiche diagnostiche strumentali nell’ambito di una presa in carico continuativa da parte di un senologo clinico. Un metodo che ha consentito finora di individuare il 22% di casi in più rispetto alla sola mammografia periodica, consigliata dalle attuali linee guida. Questo lavoro di ricerca si inserisce nel quadro di una medicina della prevenzione in profonda evoluzione.
Sabrina Molinaro, Responsabile della Sezione di Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, che ha seguito questo progetto sin dalle prime fasi insieme a Michela Franchini, coordinatrice dello studio, e Stefania Pieroni, responsabile della raccolta dati, ha sottolineato l'importanza di questo studio. «L'Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato che nella classifica delle forme tumorali più diffuse al mondo il cancro al seno ha recentemente superato il cancro del polmone - osserva Molinaro. - Ciò rende gli obiettivi di anticipazione diagnostica, stratificazione per rischio e personalizzazione dell’approccio diagnostico ancor più pregnanti, anche in considerazione del progressivo invecchiamento della popolazione».
Obiettivi e Risultati Preliminari dello Studio P.I.N.K.
Per capire e misurare il vantaggio dei diversi approcci, lo studio si propone di valutare la "detection aggiunta", spiega Molinaro, «ovvero il numero di casi identificati esclusivamente da metodiche differenti dalla mammografia rispetto al numero di casi totali, seguendo nel tempo una coorte di donne ultraquarantenni, che si rivolgono spontaneamente a vari centri di senologia diagnostica pubblici e privati sul territorio nazionale, anche in assenza di sintomatologia».
Quali sono stati sinora i risultati (preliminari) emersi? In primo luogo, l’approccio diagnostico integrato ha permesso di raccogliere informazioni utili per diagnosi più precise. «Lo studio è ancora in corso - precisa Molinaro - ma fino ad oggi abbiamo rilevato che l’integrazione della mammografia con altre metodiche diagnostiche ha consentito di identificare, ogni cento casi verificati, 22 casi in più rispetto alla sola mammografia periodica, indicata nelle attuali linee guida».
In particolare, l’ecografia si è confermata più utile nelle donne più giovani (fra i 40 e i 49 anni) rispetto a quelle sopra i 50 anni, e nei seni a maggior densità ghiandolare. Il progetto P.I.N.K. però non si limita alla valutazione delle diverse tipologie di strumenti per la diagnosi, ma si propone di integrare anche le informazioni sugli stili di vita, i comportamenti e le abitudini alimentari, così da comprendere sempre meglio i profili di rischio delle donne.
L’insieme dei dati raccolti viene trattato ed elaborato anche grazie all’intelligenza artificiale. «Lo studio P.I.N.K. prevede anche una linea di approfondimento basata sull’analisi delle immagini e l’applicazione della radiomica. L’obiettivo consiste nell’integrare i dati clinico-diagnostici, i dati di imaging e i questionari sullo stile vita e applicare metodi di analisi basati sull’intelligenza artificiale».
Mammografia Tradizionale e Tomosintesi
La mammografia è una tecnica diagnostica che studia la forma e la struttura della ghiandola mammaria attraverso l'utilizzo di raggi X. L'esame è poco invasivo e dura pochi minuti: la mammella viene posizionata su un apposito sostegno e compressa leggermente tra due lastre plastificate per ottenere immagini dettagliate attraverso i raggi x.
Negli ultimi anni, alla mammografia tradizionale si è affiancata la mammografia con tomosintesi, o mammografia in 3D, che permette uno studio stratigrafico della mammella, riducendo i problemi causati dalla sovrapposizione dei tessuti nell’immagine della mammografia tradizionale, e aumentando la sensibilità diagnostica del 30-40%.
La mammografia è indicata quando, alla palpazione della mammella, si avverte la presenza di un nodulo o in presenza di segnali che richiedono un approfondimento diagnostico. Tuttavia, anche in assenza di sintomi, tutte le donne che abbiano superato i 45 anni di età dovrebbero sottoporsi a un programma di screening mammografico, come indicato e promosso dagli organismi sanitari internazionali e nazionali.
La diagnosi precoce, in fase asintomatica, attraverso la mammografia aumenta le possibilità di trattamento efficace e di superamento della malattia mentre una scoperta tardiva della malattia riduce queste possibilità. Queste indicazioni si riferiscono alla popolazione con rischio medio: in caso di familiarità per il tumore al seno, o in presenza di determinati fattori di rischio, il senologo può suggerire di anticipare l’età e modificare la frequenza con cui effettuare i controlli mammografici.
Durante l'esame, la paziente, in piedi e a seno nudo, appoggia una mammella per volta su un ripiano ad altezza regolabile. La mammella viene posizionata dal tecnico di radiologia in modo che sia ben distesa; quindi, viene lievemente compressa e radiografata in senso orizzontale e verticale. La compressione facilita la visibilità e l’esplorazione di tutta l’architettura mammaria e non altera il tessuto della mammella.
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