Proteinuria in Range Nefrosico: Cause, Sintomi e Terapia

La proteinuria, ovvero la presenza di proteine nelle urine, è un parametro che viene valutato con l'esame delle urine. Normalmente, i livelli proteici urinari sono molto bassi: nelle 24 ore, le proteine eliminate con l'urina non dovrebbero superare i 200 mg. Quando la compromissione d'organo è ormai instaurata, la concentrazione delle proteine è generalmente associata alla gravità del danno; l'aumento della proteinuria nel tempo indica un peggioramento della condizione e un decremento della funzionalità renale.

Il Nefrone e la Sindrome Nefrosica

Il nefrone è l'unità funzionale del rene, cioè la più piccola formazione anatomica in grado di svolgere tutte le funzioni a cui l'organo è deputato. Il nefrone svolge tre processi fondamentali: filtrazione, riassorbimento e secrezione. La filtrazione avviene nel glomerulo, sistema capillare altamente specializzato che lascia passare tutte le piccole molecole del sangue, opponendosi solo al passaggio delle proteine più grandi e degli elementi corpuscolati (globuli rossi, bianchi e trombociti). Le proteine più grandi non passano per questioni fisiche, quelle più piccole vengono respinte dalla presenza di cariche elettriche negative.

In presenza di sindrome nefrosica si registra una perdita di selettività della barriera glomerulare sia per dimensioni molecolari che per carica elettrica: di conseguenza, importanti quantità di proteine vengono perdute con l'urina. La sindrome nefrosica è causata dalla presenza di alcune malattie dei reni che comportano una perdita di proteine nelle urine. Il rene ha il compito di mantenere nell'organismo le proteine, quindi queste non dovrebbero essere eliminate nelle urine.

Cause della Proteinuria

Nel corso della vita può accadere che - per colpa di patologie o problemi di altro genere (ipertensione, diabete, infezioni renali, malformazioni congenite ecc.) - le maglie del setaccio renale si allentino, lasciando passare maggiori quantità di proteine. Di riflesso, le concentrazioni proteiche dell'urina aumentano sensibilmente. Se la presenza di proteine nelle urine è costante, potrebbe trattarsi di una malattia renale come, per esempio, la glomerulonefrite acuta e/o cronica.

Diverse malattie renali possono causare una sindrome nefrosica. Tuttavia, nei bambini, specialmente se la sindrome inizia fra 1 e 10 anni di vita, la forma più comune è la sindrome nefrosica idiopatica cortico-sensibile. Cortico-resistente causata da mutazioni genetiche o causata da altre malattie, in particolare da infiammazioni del rene (glomerulonefriti) acute o croniche causate da malattie immunitarie (nefropatia da IgA, lupus eritematoso sistemico, vasculiti).

L'aumento delle proteine nelle urine potrebbe dipendere anche da altre svariate condizioni, come: anemia, avvelenamento da metalli pesanti, cistite, diabete, gotta e gravidanza. Entro certi limiti, una presenza minima di proteine nelle urine può essere considerata normale. Allo stesso modo, possono essere ritenuti non preoccupanti i livelli alti che si riscontrano in particolari condizioni, come dopo uno sforzo fisico intenso o dopo una malattia. L'esposizione al freddo o al calore intenso, la febbre, gli stress emozionali severi e l'esercizio fisico strenuo possono infatti elevare significativamente la quantità di proteine riscontrata nel campione urinario.

Cause Specifiche per Età

  • Nei bambini piccoli: Nel 90% dei casi, la sindrome nefrosica è causata da una glomerulonefrite a lesioni minime o da una glomerulosclerosi focale e segmentaria. Tale percentuale scende al 50% nei bambini con più di 10 anni.
  • Negli adulti: La sindrome nefrosica è più frequentemente causata da una glomerulonefrite membranosa, seguita per incidenza dalla glomerulosclerosi focale e segmentaria e dalla glomerulonefrite a lesioni minime.

Sintomi della Proteinuria

Tra i sintomi della proteinuria rientrano la presenza di schiuma nelle urine e l'edema, cioè l'abnorme accumulo di liquidi negli spazi interstiziali, a causa di un calo della pressione oncotica del plasma. Inizialmente localizzato nella zona periorbitale soprattutto al mattino, l'edema tende poi ad estendersi ad altre zone, come il dorso dei piedi, la regione presacrale e l'addome, o a divenire generalizzato (anasarca) con ascite e versamento pleurico e/o pericardico. L'evoluzione dell'edema è apprezzabile attraverso la valutazione giornaliera del peso corporeo: più questo aumenta, maggiore è l'accumulo di liquidi negli spazi interstiziali.

La presenza di schiuma nelle urine è un segno riconducibile alla proteinuria. Urine scure, color tè o coca-cola sono invece tipiche della sindrome nefritica, condizione simile alla precedente, ma caratterizzata anche dalla perdita urinaria di globuli rossi. La perdita urinaria di proteine, in particolare di immunoglobuline, può associarsi ad un'aumentata suscettibilità alle infezioni. Il paziente può sentirsi debole, astenico, presentandosi cachettico solo nei casi più gravi e oggi ormai rari.

Altri sintomi includono:

  • Edemi (gonfiore agli occhi, alle caviglie, all’addome)
  • Urinare meno del solito
  • Stanchezza
  • Mal di pancia

Diagnosi della Proteinuria

Per la valutazione delle proteine nelle urine, occorre raccogliere un campione in un apposito contenitore pulito. Un test semi-quantitativo denominato dipstick urinario viene utilizzato come esame di screening per la popolazione generale; qualora l'esito risulti positivo, il test può essere ripetuto a distanza di pochi giorni per escludere rialzi occasionali associati a condizioni non patologiche. Sempre più spesso i medici utilizzano una nuova tecnica, basata sul rapporto tra le concentrazioni urinarie di albumina e creatinina. Questo esame considera meritevole di approfondimenti diagnostici qualsiasi situazione in cui si registrino più di 30 mg di albumina per ogni grammo di creatinina (30 mg/g o 30 mcg/mg).

La diagnosi richiede di eseguire alcuni esami di laboratorio per dimostrare la presenza di proteine nelle urine in quantità aumentata e la simultanea riduzione delle proteine nel sangue.

Complicanze della Sindrome Nefrosica

In presenza di sindrome nefrosica, la principale proteina che si trova nelle urine è l'albumina (proteinuria selettiva); possono tuttavia essere presenti in misura variabile anche altre proteine plasmatiche (proteinuria non selettiva), come transferrina, inibitori della coagulazione e carriers ormonali; la perdita di questi elementi spiega le possibili complicanze della patologia (malnutrizione, infezioni, trombosi, anemia, debolezza). Se a ciò sommiamo la perdita renale di antitrombina III e di altri fattori anticoagulanti, emerge un quadro di ipercoagulabilità che si riscontra frequentemente nella sindrome nefrosica. Una complicanza dell'ipercoagulabilità è la possibile trombosi della vena renale, oltre all'aumento generalizzato del rischio cardiovascolare. La perdita di Transferrina facilita invece l'anemia, mentre la diminuzione delle IgG e di alcuni fattori del Complemento, come la Properdina, aumenta la sensibilità alle infezioni. Porta ad un'alterazione del metabolismo della Vitamina D3 con ridotto assorbimento intestinale di Calcio ed iperparatiroidismo secondario.

Terapia della Proteinuria

Il trattamento della proteinuria è rivolto a eliminare, o perlomeno a controllare. La scelta della terapia dipende ovviamente dalla malattia di cui la sindrome Nefrosica è conseguenza ed espressione. In genere il trattamento prevede la somministrazione di farmaci diuretici, eventualmente associati all'infusione di albumina umana; questo approccio ha lo scopo di ridurre gli edemi.

Tra i farmaci utili per contrastare la proteinuria si ricordano gli ACE-inibitori, particolarmente indicati in caso di sindrome nefrosica associata ad ipertensione. Alcuni farmaci antiipertensivi - appartenenti alla classe degli ACE-inibitori e degli antagonisti recettoriali dell'angiotensina II - possono ridurre la proteinuria e rallentare la progressione delle nefropatie associata verso gradi più severi di insufficienza renale cronica.

Eventuali alterazioni del metabolismo lipidico possono essere corrette attraverso l'assunzione di farmaci ipolipidemizzanti, come le statine. L'aumento del rischio trombotico può essere corretto mediante l'utilizzo di farmaci anticoagulanti.

Nei bambini di età compresa fra 1 e 10 anni si inizia di regola una terapia con cortisonici (generalmente con Prednisone) per diagnosticare le forme cortico-sensibili. Il trattamento iniziale della sindrome nefrosica idiopatica è la terapia con cortisonici (Prednisone). Nelle forme cortico-resistenti non genetiche e nelle forme causate da alterazioni genetiche o da altre malattie, la terapia comprende generalmente l'uso di farmaci immunosoppressori associati a cortisonici. In tutte le forme cortico-resistenti è prevista generalmente una terapia con farmaci anti-ipertensivi che agiscono anche contro la perdita di proteine con le urine.

A ciò si associa il riposo a letto, la restrizione globale dell'apporto di liquidi, l'assunzione di una dieta iposodica ed ipolipidica e l'astensione dai farmaci che possono peggiorare il danno renale associato alla sindrome nefrosica (agenti di contrasto, antibiotici e FANS come l'ibuprofene, il Naprossene ed il celecoxib).

È fondamentale una dieta povera di sodio e, fin quando sono presenti proteine nelle urine, una limitazione nell'assunzione di liquidi.

Prognosi

La prognosi della sindrome nefrosica cortico-sensibile è buona. La maggior parte dei pazienti guarisce prima dei 18 anni di vita. Alcuni possono continuare a presentare ricadute in età adulta. Nelle forme cortico-resistenti, la prognosi dipende dalla risposta alla terapia. Le forme genetiche rispondono solo eccezionalmente alla terapia immunosoppressiva.

leggi anche: