Le proteine di Bence Jones appartengono alla famiglia delle immunoglobuline e hanno origine da plasmacellule che sono andate incontro a trasformazione tumorale dando origine a cellule mielomatose, caratteristiche del mieloma multiplo.
Inizialmente, le proteine di Bence Jones presero il nome di proteine mileomatose fino a che Henry Bence Jones, un medico e chimico inglese, le isolò per la prima volta nel 1847 chiarendone la loro natura monoclonale.
Le proteine di Bence Jones possono essere rintracciate nelle urine oppure nel sangue tramite esami di laboratorio.
Cos'è la Proteina di Bence Jones?
La proteina di Bence Jones è una proteina appartenente alla classe delle globuline. Il suo peso molecolare è di circa 20 kDa. È di fatto, una catena leggera di un anticorpo distaccata, però, dalla catena pesante.
La presenza delle proteine di Bence Jones nelle urine oppure nel sangue può essere la spia per alcune patologie neoplastiche come il mieloma multiplo, un tipo di tumore del midollo osseo molto comune nelle persone che hanno più di 60 anni.
Dal momento che le catene proteiche della Bence-Jones sono molto piccole, possono essere presenti anche nelle urine. La presenza della proteina di Bence-Jones nelle urine viene testata tramite un test di clearance dei reni per diagnosticare principalmente il mieloma multiplo, una tipologia tumorale che colpisce le cellule plasmatiche.
Tale test risulta molto importante, perché molte persone affette da mieloma possono non presentare sintomi per molto tempo e, una volta comparsi, possono essere anche riconducibili ad altre patologie.
Le proteine di Bence-Jones non sono solitamente presenti nelle urine in condizioni fisiologiche, pertanto un test positivo indica, come precedentemente chiarito, probabilmente un mieloma multiplo.
Raccolta del Campione di Urina
Per raccogliere un campione di urina in un neonato è necessario un sacchetto per la raccolta delle urine a va riposto sopra le labbra o intorno al pene e poi fissato intorno con un adesivo.
Anche in questo caso è necessario pulire l'uretra del bambino e poi fissare il sacchetto, che va rimosso una volta che il neonato ha finito di urinare.
A questo punto bisogna travasare il contenuto in un campione di urina e consegnarlo al laboratorio.
Si può anche effettuare, a seconda delle indicazioni del medico, un test delle urine raccolte durante le 24 ore.
Di solito viene richiesto perché i livelli delle sostanze filtrate dal corpo mutano nel corso di una giornata e questa strategia di raccolta continuativa riduce la possibilità di falsi negativi.
In dettaglio, essa prevede la raccolta dell’urina prodotta dal paziente per un periodo di 24 ore: la mattina non va raccolta l'urina della prima minzione, ma va segnata l'ora, e per le successive 24 ore bisogna conservare tutta l'urina espulsa in un contenitore idoneo.
Tale campione va refrigerato per tutta la durata della raccolta, che comprende anche l'urina della mattina seguente rispetto all’inizio della raccolta.
La proteina di Bence Jones negativa o assente è invece un indice fisiologico e, pertanto, non deve destare preoccupazioni.
Mieloma Multiplo e Proteina di Bence Jones
Il mieloma multiplo è un tumore maligno che colpisce alcune cellule del sistema immunitario, creando danni a vari organi e tessuti. Il mieloma multiplo è caratterizzato dalla proliferazione e dall'accumulo nel midollo osseo di un clone plasmacellulare anomalo.
Nella maggior parte dei casi di mieloma multiplo, la mutazione tumorale induce la plasmacellula mielomatosa a produrre ingenti quantità di un'immunoglobulina nota come componente monoclonale (detta anche "paraproteina", "componente M" o "M-protein", dove "M" sta per monoclonale).
L'eccesso di questa paraproteina può causare problemi renali e danneggiare altri tessuti ed organi.
La crescita incontrollata delle plasmacellule può causare, inoltre, alterazioni degli altri elementi del sangue (globuli bianchi, eritrociti e piastrine), determinando anemia, disturbi della coagulazione (trombocitopenia) e deficit del sistema immunitario (leucopenia).
Il mieloma multiplo viene diagnosticato con esami del sangue e del midollo osseo, elettroforesi delle proteine nelle urine e indagini radiologiche.
Le cause che provocano il mieloma multiplo sono in parte sconosciute.
Dalle statistiche mediche si è scoperto che l'incidenza aumenta in soggetti esposti a radiazioni ionizzanti o a particolari sostanze chimiche (derivati del petrolio ed altri idrocarburi, solventi, pesticidi, asbesto ecc.).
Sintomi Associati al Mieloma Multiplo
Segni e sintomi possono variare notevolmente da persona a persona, poiché molti organi possono essere coinvolti dalla malattia. All'esordio, la condizione può non causare alcun sintomo.
- Dolori ossei. Il dolore osseo colpisce quasi il 70% dei pazienti con mieloma multiplo ed è il sintomo più comune. È localizzato soprattutto a livello di colonna vertebrale, bacino, coste, ossa lunghe e cranio.
- Ipercalcemia. Un elevato livello di calcio nel sangue influenza la funzione dei nervi e provoca sete eccessiva, nausea, costipazione, perdita di appetito e confusione mentale.
- Insufficienza renale. Diversi fattori intervengono nel condizionare la funzionalità renale. Alti livelli di immunoglobuline monoclonali anormali (proteine M), possono provocare lesioni tubulari in seguito al loro deposito nei glomeruli (proteinuria di Bence Jones).
- Anemia. Nel mieloma multiplo, la carenza di globuli rossi deriva dalla mancata produzione di cellule ematiche "sane" a favore dei cloni tumorali nel midollo osseo.
- Infezioni: la riduzione dei globuli bianchi (leucopenia) induce alla deficienza immunitaria, quindi ad una minor resistenza alle infezioni.
- Alterazioni dell'emostasi: la carenza di piastrine (trombocitopenia) determina alterazioni del processo di coagulazione, che si manifesta con un'accentuata tendenza al sanguinamento.
- Disturbi neurologici: le manifestazioni neurologiche associate al mieloma multiplo sono eterogenee. La comparsa di dolori nevritici e debolezza o intorpidimento degli arti sono i sintomi più comuni.
Diagnosi del Mieloma Multiplo
Il medico può rilevare i segni di mieloma multiplo attraverso le analisi del sangue e delle urine, effettuate nel corso di un esame fisico di routine.
Se il paziente è asintomatico, questi test di laboratorio possono essere ripetuti regolarmente, in modo da monitorare l'evoluzione della malattia e determinare il momento migliore per iniziare il trattamento.
In molti casi, l'esame emocromocitometrico stabilisce la presenza di anemia (Hb <10g/dl). Lo striscio di sangue periferico permette di riscontrare globuli rossi impilati (emazie a rouleaux), conseguenza dell'aumentata viscosità plasmatica.
L'elettroforesi delle proteine sieriche è in grado di dimostrare la presenza di paraproteine prodotte dal clone tumorale: il sospetto di mieloma è fondato se la banda (picco) è rilevante nel profilo elettroforetico, con componente M >30 g/L.
Un altro reperto comune è costituito dalla proteinuria di Bence Jones, caratterizzata dalla presenza nelle urine di paraproteine costituite da catene leggere di tipo monoclonale.
Gli esami ematochimici stabiliscono un aumento del tasso di sedimentazione eritrocitaria (VES) e determinano alterazioni dei livelli di calcio (elevati nelle persone con mieloma multiplo avanzato), albumina (bassi livelli correlano con mieloma avanzato), acido urico (uricemia) e creatinina (aumenta a causa della ridotta funzionalità renale).
Il medico può anche effettuare altre analisi per verificare la presenza di beta-2-microglobulina, un'altra proteina prodotta dalle plasmacellule mielomatose.
Esami di Laboratorio
L’approccio diagnostico iniziale in tutti i pazienti comprende i seguenti esami ematici basali:
- Test ematologici che, condotti tramite prelievo del sangue, stabiliscono la presenza e l’entità delle anomalie delle cellule del sangue: emocromo completo con formula leucocitaria, velocità di sedimentazione eritrocitaria (VES), indicatore della concentrazione di proteina M.
- Test chimico-clinici che permettono di chiarire la composizione degli elementi non cellulari del sangue e forniscono indicazioni della funzionalità di organi e sistemi importanti, come quello epatico e renale: azotemia (BUN), creatininemia, elettroliti, calcio e albumina sierica.
Valutazione della Proteina M
La proteina M o proteina monoclonale è presente nel siero e/o nelle urine del 98% dei pazienti con MM (evidenza del picco M o picco monoclonale - vedi Picco M). La sua individuazione e il suo dosaggio sono elementi essenziali per la diagnosi e la valutazione del successo del trattamento.
I principali test di laboratorio che vengono utilizzati per valutare la proteina M nel sangue e nelle urine sono:
- Elettroforesi proteica del siero e delle urine (SPEP o UPEP), esame che consente di separare le diverse proteine presenti in un campione di sangue o di urine, sulla base delle dimensioni e della carica elettrica.
- Immunoelettroforesi (IEP) o immunofissazione sierica (IFE), tecnica molto più sensibile della SPEP e della UPEP, che garantisce informazioni sul tipo di proteina M e rivela minime tracce della stessa.
- Proteinuria delle 24 ore: esame che dosa la quantità di proteine escrete nelle 24 ore. Può essere aumentata per diverse cause; per attribuirla al MM vanno eseguite la UPEP e IFU.
- Immunofissazione urinaria o della proteina di Bence Jones, esame che consente di individuare la presenza di tracce di catene leggere libere di immunoglobuline monoclonali nelle urine.
- Saggio delle catene leggere libere nel siero, tecnica estremamente sensibile per la valutazione delle catene leggere libere delle immunoglobuline, circolanti nel sangue, particolarmente utile nel caso di mieloma che secerne piccole quantità di proteina M.
Indagini Radiologiche
Sono disponibili diverse procedure radiologiche, ciascuna con un ruolo diverso:
- Esame radiologico piano dello scheletro (serie di radiografie di cranio, colonna, coste e ossa lunghe di braccia/gambe), utile per rilevare la presenza di lesioni ossee nel MM.
- Risonanza magnetica (MRI) fornisce informazioni sull’infiltrazione del mieloma nel midollo osseo.
- Tomografia computerizzata (CT) usata per visualizzare una sospetta compressione del midollo quando la risonanza magnetica (MRI) non è disponibile o come supporto alla radiografia quando i risultati sono ambigui o come guida alla biopsia.
- Tomografia a emissione di positroni (PET/TC) utile nel rilevare masse di tessuto molle e per valutare l’estensione e il metabolismo delle lesioni ossee.
Aspirato e Biopsia Midollare
L’analisi del midollo osseo viene utilizzata per diagnosticare e stadiare le neoplasie ematologiche come il MM.
In particolare, la biopsia si esegue con un ago speciale per midollo osseo, chiamato ago Jamshidi, che rimuove una porzione solida di midollo osseo di circa 2 cm di lunghezza e 15 mm di diametro.
L’aspirato è un piccolo campione liquido di midollo osseo ottenuto mediante una siringa dotata di un ago per aspirazione del midollo osseo. Dalle plasmacellule aspirate si effettuano l’analisi citologica e l’analisi citogenetico-molecolare.
Altri Esami
- ß2-microglobulina sierica, proteina normalmente presente sulla superficie dei globuli bianchi, la cui concentrazione è correlata al numero di cellule del mieloma multiplo nel corpo, ed è il miglior indicatore singolo del carico tumorale.
- Proteina C reattiva, proteina anomala prodotta soprattutto dal fegato durante un processo infiammatorio acuto.
Trattamento del Mieloma Multiplo
Il trattamento del mieloma multiplo è focalizzato su terapie che riducono la popolazione clonale. Se la malattia è del tutto asintomatica, la gestione è limitata all'osservazione clinica.
Negli ultimi anni, il trattamento chemioterapico ad alte dosi, con trapianto di cellule staminali ematopoietiche autologhe (autotrapianto) è diventato l'opzione terapeutica più indicata per i pazienti di età inferiore ai 65 anni.
Prima dell'autotrapianto, viene somministrato un ciclo iniziale di chemioterapici di induzione, in grado di ridurre la massa neoplastica. I regimi più comunemente utilizzati prevedono la somministrazione di talidomide (+ desametasone), bortezomib e lenalidomide (+ desametasone).
Il trattamento con alte dosi di chemioterapia e supporto di cellule staminali (autotrapianto) non è curativo, ma può prolungare la sopravvivenza globale e determinare la remissione completa.
Il trapianto allogenico di cellule staminali, cioè da una persona sana al paziente affetto, rappresenta una potenziale cura, ma è disponibile solo per una piccola percentuale di casi clinici.
I pazienti con più di 65 anni di età e con significativa malattia concomitante, spesso, non possono tollerare il trapianto di cellule staminali.
Per queste persone, spesso, il trattamento standard comporta la chemioterapia con melphalan (per 4-7 giorni) associato a prednisone (5-10 giorni), in cicli ripetuti ogni 6 settimane, seguiti da un periodo di riposo.
In alcuni pazienti, può essere utile l'associazione di questo protocollo con nuovi regimi terapeutici, che comprendono, ad esempio, la somministrazione di bortezomib.
Questo farmaco è un inibitore del proteasoma (un complesso multiproteico presente in tutte le cellule), che consente di ottenere risposte cliniche complete in pazienti con malattia refrattaria o in rapida progressione.
Il meccanismo d'azione del bortezomib si basa sull'induzione dell'apoptosi nelle cellule tumorali, bloccando l'azione dei proteosomi.
In aggiunta al trattamento diretto del mieloma multiplo, i bifosfonati (es. pamidronato o acido zoledronico) vengono regolarmente somministrati per controllare le lesioni litiche e prevenire le fratture ossee.
Le trasfusioni a base di emazie e l'eritropoietina sono utili nella correzione dei sintomi associati all'anemia, mentre la somministrazione di concentrati piastrinici può prevenire emorragie determinate dalla trombocitopenia.
Conclusioni
La proteinuria di Bence Jones è un marker importante per la diagnosi e il monitoraggio del mieloma multiplo. La diagnosi precoce e un trattamento adeguato sono essenziali per migliorare la prognosi e la qualità della vita dei pazienti.
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