Proteina C Reattiva ed Elettroforesi: Interpretazione e Significato

Quante volte negli esami del sangue richiesti dal nostro medico ci siamo imbattuti in questo strano grafico senza capire bene che cosa significasse? L’elettroforesi delle sieroproteine è un’analisi delle proteine sieriche, ovvero presenti nel sangue.

Questo esame ci permette di valutare l’equilibrio esistente fra la loro sintesi, distribuzione e catabolismo. Le proteine sono sintetizzate a partire da componenti elementari derivanti dall’assorbimento intestinale, dalla biosintesi e dalla distruzione di proteine circolanti e tessutali.

Il principale sito di sintesi è il fegato che sintetizza tutte le proteine tranne le immunoglobuline che sono prodotte dai linfociti. Una ridotta sintesi, quindi, può essere dovuta o ad una ridotta disponibilità di aminoacidi in seguito a malnutrizione (es. etilismo, diete incongrue), malassorbimento e digiuno, oppure a un ridotto numero di cellule sintetizzanti per cause congenite, tossiche (es. farmaci) o flogistiche (epatiti, cirrosi), o per ridotta risposta del sistema immunitario agli stimoli.

Infine, il catabolismo riguarda sia le perdite esterne che quelle endogene. Le prime sono attribuibili a intestino, rene, cute, ghiandole esocrine, organi respiratori e organi genitali; le seconde soprattutto al fegato.

Le Bande dell'Elettroforesi

Dal grafico ottenuto con l’elettroforesi si distinguono 6 bande, da sinistra a destra troviamo le regioni: albumina, alfa-1 globuline (α1), alfa-2 globuline (α2), beta-1 globuline (ß1), beta-2 globuline (ß2) e gamma globuline (γ).

  • Albumina: è sintetizzata dal fegato e la sua concentrazione dipende da interazione fra sintesi, catabolismo, distribuzione. L’iperalbuminemia è rara ed è dovuta a disidratazione. L’interpretazione di questo risultato non è quindi immediata né semplice; l’albumina rappresenta la principale componente proteica del siero, è prodotta dal fegato in condizioni fisiologiche normali. Il livello di albumina è ridotto in circostanze in cui si verifichi una riduzione nella produzione, oppure un aumento della perdita o nei processi di smaltimento. Malnutrizione, una sofferenza del fegato, una ridotta capacità di recupero delle proteine a livello renale (ad esempio in caso di sindrome nefrosica), terapie ormonali e gravidanza possono spiegare un basso livello di albumina.
  • Alfa-1 globuline: Alfa1-antitripsina aumenta nelle condizioni infiammatorie da infezione o necrosi tissutale.
  • Alfa-2 globuline: Proteina C reattiva aumenta nelle infezioni batteriche, meno nelle virali e in alcune neoplasie.
  • Beta-1 globuline: beta-1 è composto principalmente da transferrina, la principale proteina di trasporto nel sangue del ferro, ma contiene anche le LDL (colesterolo cattivo) ed altro. Transferrina diminuisce per ridotta sintesi nelle epatopatie, malnutrizione, flogosi e neoplasia; per perdita nelle enteropatie e sindrome nefrosica e per deficienze ereditarie. Fibrinogeno prodotto dal fegato, è essenziale per un’efficace coagulazione. Complemento è un sistema di difesa costituito da una ventina di proteine prodotte dal fegato, interviene nella fagocitosi e nella lisi di cellule e batteri.
  • Gamma globuline: Gran parte dell’interesse clinico dell’elettroforesi è focalizzato sulla regione gamma dello spettro delle proteine sieriche, perché rappresenta la quantità di anticorpi in circolo (proteine del sistema immunitario). Immunoglobuline sono 5 classi di anticorpi prodotti dai linfociti B: G,M,A,D,E. Si può avere un aumento di più classi contemporaneamente, si parla di gammapatia policlonale, oppure l’aumento di una sola classe, si parla di gammapatia monoclonale e si osserverà un picco nella regione γ (si trovano nella regione γ).

Infiammazione e Proteine

Infiammazione: le proteine che aumentano in caso di infiammazione sono numerose e diverse a seconda che la flogosi sia acuta o cronica.

La Proteina C Reattiva (PCR)

La proteina C reattiva (PCR) è un indice d'infiammazione; come tale, le sue concentrazioni nel sangue aumentano in presenza di processi flogistici di varia natura. Dal punto di vista funzionale, la proteina C reattiva è molto simile alle immunoglobuline di classe G (IgG), sostanze che si attivano per svolgere un'azione di difesa dell'organismo. A differenza di queste, però, la proteina C reattiva non è diretta specificamente contro un determinato antigene.

La PCR viene prodotta principalmente a livello epatico, in risposta a stimoli quali agenti nocivi, microrganismi patogeni e immunocomplessi, ma anche in seguito a traumi. L'aumento della proteina C reattiva si verifica in caso di malattie reumatologiche, infezioni batteriche e traumi. Di recente, un valore di proteina C reattiva cronicamente elevato è stato correlato a un aumento del rischio cardiovascolare.

Il medico prescrive la misurazione della proteina C reattiva (PCR) nel sangue quando sospetta che il paziente abbia un'infiammazione acuta, come un'infezione batterica o fungina, una patologia autoimmune (es. lupus eritematoso sistemico o vasculiti), una malattia infiammatoria intestinale (es. Dopo aver valutato i risultati, il medico può orientarsi meglio e consigliare altre indagini di approfondimento. La PCR è correlata a un altro esame usato per valutare uno stato infiammatorio: il test della velocità di sedimentazione dei globuli rossi (VES).

A differenza di quest'ultimo parametro, però, la proteina C reattiva aumenta e diminuisce più rapidamente. I livelli di proteina C reattiva non sono specifici per la diagnosi di malattia, ma servono a valutarne la gravità e l'evoluzione quando essa è già stata diagnosticata, a prescrivere esami più approfonditi per indagarne le origini o a valutare l'efficacia della terapia adottata.

Nelle persone sane, il valore medio della proteina C reattiva è compreso tra 0,5 mg/l e 10 mg/l, con una variabilità che dipende dall'età e dal sesso del paziente.

La PCR (Proteina C Reattiva) è una glicoproteina che viene prodotta nel fegato in risposta a traumi o infezioni che innescano processi infiammatori. Questa proteina può essere anche un indicatore di rischio cardiaco, in quanto viene liberata anche in seguito ad un attacco cardiaco. Dal punto di vista diagnostico, la PCR fornisce risultati aspecifici. L’esame della Proteina C Reattiva non richiede una particolare preparazione in vista del prelievo.

Valori Normali e Cause di Aumento della PCR

La concentrazione di PCR nel sangue si misura in milligrammi per litro. Questi valori possono essere decisamente più elevati in presenza di un processo infiammatorio all’interno dell’organismo. La variabilità dei valori è determinata dal sesso e dall’età della persona.

Valori di Proteina C Reattiva alti sono sinonimo di un processo infiammatorio in corso. Questo può essere dovuta ad una molteplicità di cause. La PCR indica l’entità e la gravità di questa infiammazione, ma non la causa. La PCR alta può essere anche l’indicatore di un’infezione, grave o cronica che sia. Le patologie infiammatorie sono la principale ragione per cui la concentrazione ematica di Proteina C Reattiva aumenta.

Normalmente, la concentrazione ematica di proteina C reattiva è bassa, ma abbiamo visto come possa aumentare rapidamente in presenza di un processo infiammatorio. Uno di questi è, ad esempio, l’infiammazione dell’endotelio, il tessuto di cui sono costituite le superfici interne dei vasi sanguigni.

L’infiammazione endoteliale, a sua volta, rappresenta uno dei fattori che favoriscono la cosiddetta aterogenesi, ossia l’accumulo di lipidi sulle pareti arteriose. Oltre alla Ves, il test della PCR può essere prescritto anche insieme alla procalcitonina, una proteina che viene sintetizzata da diverse cellule, nella maggior parte dei casi in risposta a infezioni di tipo batterico.

È una proteina prodotta dal fegato, il cui aumento nel sangue è sintomo di un’infiammazione in corso nell’organismo.«Questa molecola viene prodotta dal fegato e rientra fra le cosiddette proteine di fase acuta, la cui concentrazione nel sangue aumenta in risposta a uno stimolo di natura infiammatoria o infettiva», spiega il dottor Fabrizio Papa, presidente della Società italiana di Patologia clinica e Medicina di laboratorio. «Non si tratta di un biomarcatore specifico, nel senso che non offre indizi su natura, origine o localizzazione del problema: una volta riscontrato un eventuale rialzo, dunque, sono necessarie ulteriori indagini per accertare la causa sottostante».

Quando può essere utile il test della PCR

Solitamente, il dosaggio della proteina C-reattiva viene prescritto insieme alla velocità di eritrosedimentazione (VES), un altro marcatore dell’infiammazione, di uso diffuso.«Tuttavia la PCR è più sensibile e specifica, perché tende ad aumentare prima che compaiano sintomi evidenti, come dolore o febbre, e iniziano a diminuire quando il paziente sta migliorando», descrive l’esperto. «L’incremento e il decremento precoci la rendono estremamente utile sia nel monitoraggio delle patologie acute sia nel valutare l’efficacia di una terapia, mentre la VES è più lenta a salire e scendere».

Detto ciò, il confronto fra questi due biomarcatori è utile perché alcune patologie si manifestano con un innalzamento maggiore dell’uno rispetto all’altro: per esempio, nelle malattie reumatologiche come l’artrite reumatoide attiva, la vasculite sistemica o la polimialgia reumatica, le linee guida indicano che il test di elezione per seguire la patologia è quello della VES sia in fase diagnostica che nel monitoraggio».

Mediamente i valori “normali” della PCR devono essere inferiori a 5-10 mg/l con il metodo standard oppure a 0,5-1,0 mg/dl se si utilizza il metodo definito ad alta sensibilità.

Cause del rialzo della PCR

Una proteina C-reattiva superiore al range indicato può suggerire una serie di condizioni: per esempio, se il rialzo è moderato, potrebbe trattarsi di un processo infiammatorio lieve (obesità, diabete), di un’infezione virale (compreso il comune raffreddore o l’influenza stagionale), di un infarto o di una neoplasia, mentre livelli molto elevati di PCR - superiori a 50 mg/dl - sono associati a infezioni batteriche in circa il 90 per cento dei casi.

Ma ovviamente dentro il capitolo “infiammazione” rientra di tutto un po’: artrite reumatoide o altre patologie infiammatorie autoimmuni, malattie infiammatorie intestinali, lupus eritematoso sistemico, convalescenza di ustioni o ferite chirurgiche e così via.«Anche l’obesità, in particolare quella viscerale, può alterare i valori della proteina C-reattiva, perché è caratterizzata da uno stato di infiammazione cronica di basso grado, un processo silente e asintomatico che alla lunga ha importanti ripercussioni sull’intero organismo», commenta il dottor Papa.

«Utilizzando la PCR ad alta sensibilità è possibile stimare anche il rischio cardiovascolare», evidenzia il dottor Papa. «Questo perché lo sviluppo dell’aterosclerosi, cioè la deposizione del colesterolo all’interno delle pareti dei vasi sanguigni, è associato all’infiammazione delle pareti dei vasi. Infatti i livelli nel sangue di PCR sono più elevati nei pazienti con aterosclerosi rispetto a quelli senza aterosclerosi».

Alcuni studi, dunque, hanno dimostrato che misurare la PCR ultrasensibile può essere di supporto per identificare il rischio di sviluppare eventi cardiovascolari in persone apparentemente sane. Viste le concentrazioni molto basse di questo esame, infatti, valori un po’ rialzati possono predire il rischio futuro di andare incontro a infarto, ictus, morte cardiaca improvvisa e patologie delle arterie periferiche.

«Il problema sta nell’interpretazione del referto: siccome l’aumento della PCR è associato a una pluralità di cause, come si fa a stabilire che quel rialzo rappresenta un segnale precoce ed esclusivo di rischio cardiologico?», precisa il dottor Papa. «Bisogna controllare altri elementi nel sangue, come i trigliceridi o il colesterolo, facendo una valutazione individuale che tenga conto della familiarità per alcune patologie, dello stile di vita, degli eventuali fattori di rischio, dei sintomi manifestati, delle co-morbilità e dei farmaci assunti. In conclusione, sarà il curante o lo specialista che ha richiesto o suggerito il test a fare la sintesi, esaminando l’insieme di tutte le informazioni a disposizione».

Cosa fare quando la PCR è alta

La proteina C-reattiva è una sorta di grandangolo dell’infiammazione: rileva che c’è un problema da qualche parte nel corpo, a prescindere dalla causa.Innanzitutto, può essere utile ripetere il dosaggio a distanza di qualche giorno o settimana, a seconda dell’indicazione medica. «L’emivita ematica di questa proteina, ossia il tempo in cui la quantità in circolo si dimezza in assenza di una nuova produzione, è di circa 19 ore», chiarisce il dottor Papa. «Se nei controlli ravvicinati la PCR tende a diminuire, è presumibile che una patologia acuta si stia risolvendo, magari grazie al percorso terapeutico intrapreso nel frattempo. Se invece è stabilmente alta, significa che qualcosa non va».

A quel punto, è necessario fare uno “zoom” per scendere nel dettaglio di organi e tessuti, in modo da arrivare a una diagnosi differenziale. «Per fare questo, sono necessari esami del sangue con biomarcatori più selettivi oppure test strumentali che vengono indicati dal medico sulla base di un’anamnesi approfondita. Eventuali sintomi lamentati dal pazienti, eventuali zone dolorabili o masse anomale nel corpo, il racconto di recenti malesseri e così via possono indirizzare lo specialista verso un certo iter di approfondimenti, tagliato e cucito sulla singola persona», commenta il dottor Papa.

Come si abbassa la PCR

Non esiste una procedura standard per abbassare il valore della proteina C-reattiva, perché è necessario curare l’infezione o l’infiammazione sottostanti attraverso le cure necessarie per la specifica patologia, per esempio con antibiotici o cortisone.

Talvolta sono utili anche degli aggiustamenti allo stile di vita, come nel caso dell’obesità: perdendo peso e diminuendo l’infiammazione cronica di basso grado, riusciremo ad agire anche sulla PCR.

L’elettroforesi delle sieroproteine è un esame che può fornire importanti informazioni al medico e va sempre associato ad altri esami del sangue perconfermare il sospetto diagnostico.

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