Prodotti di Degradazione del Fibrinogeno: Cosa Sono e Qual è il Loro Significato Clinico

I prodotti di degradazione del fibrinogeno (FDP) sono molecole formate da frammenti derivati dal fibrinogeno per azione della fibrina. L'FDP (Fibrinogen Degradation Products) sono molecole formate da un numero limitato di aminoacidi e derivate dal fibrinogeno e dalla fibrina.

Il fibrinogeno è un fattore essenziale per la coagulazione del sangue. Il fibrinogeno è uno dei fattori responsabili della formazione dei coaguli. Viene prodotto dal fegato e rilasciato in circolo in caso di necessità: quando c'è una ferita e inizia il sanguinamento, si forma un coagulo attraverso una serie di passaggi (emostasi); in uno degli ultimi step, il fibrinogeno solubile viene convertito in filamenti di fibrina insolubili, che si intrecciano tra loro formando una rete che si stabilizza e aderisce al sito danneggiato fino alla guarigione.

A seguito della trasformazione del fibrinogeno in fibrina vengono liberati in circolo piccoli frammenti, riscontrabili nel sangue, detti prodotti di degradazione del fibrinogeno (FPD). In condizioni patologiche si accumulano nel sangue in quantità superiori alla norma.

Gli FDP contrastano la formazione di coaguli nei vasi sanguigni (trombosi) e l’azione delle piastrine. Subiscono, inoltre, la regolazione da parte di un meccanismo di retroazione (o feedback) che coinvolge le vie “a cascata” della coagulazione del sangue. La retroazione è la capacità dei sistemi dinamici (vale a dire, quei sistemi che evolvono nel tempo) di tenere conto dei risultati prodotti dal sistema per attuare modifiche in esso. Il particolare tipo di retroazione qui considerato prende il nome di feedback negativo, poiché un certo risultato produce un risultato “negativo” (diminuzione) che limita l’azione di una parte del sistema.

Il D-Dimero: Un Prodotto Specifico della Degradazione della Fibrina

Il D-dimero è un prodotto di degradazione della fibrina, una proteina responsabile della formazione di coaguli (trombi) nei vasi sanguigni. Il D-Dimero è un prodotto della degradazione dei coaguli dell’organismo. Il D-dimero è il più noto e caratteristico prodotto degradativo dei polimeri stabilizzati di fibrina.

Il processo che porta a generare D-Dimero è innescato da eventuali danni vascolari o ai tessuti tali da provocare sanguinamento. L’organismo reagisce con l’emostasi, ossia un processo finalizzato a bloccare la perdita di sangue attraverso la formazione di coaguli. Questi reticoli bloccano il sanguinamento per tutto il tempo necessario a riparare il danno.

Dopo aver tamponato l'emorragia, il coagulo di fibrina deve necessariamente essere rimosso. Una volta riparato, il coagulo non serve più e viene distrutto dalla plasmina, un enzima deputato proprio a questo compito, in tanti piccoli frammenti, prodotto della degradazione della fibrina. Da questo processo di degradazione ha origine anche il D-Dimero.

Significato Clinico dei Livelli di FDP e D-Dimero

La valutazione di tale parametro può essere utilizzata per la diagnosi di patologie che possono portare a un'eccessiva coagulazione o alla tendenza alla formazione inappropriata di coaguli. La determinazione del D-dimero ne misura la concentrazione plasmatica. Per tale applicazione, al medico non interessa sapere se un valore è normale o patologico riferendosi a una popolazione sana (come accade per altri test), ma valuta se si possa escludere che il paziente abbia una malattia trombotica.

In ambito clinico, la determinazione del D-dimero nel sangue si inserisce nell'iter diagnostico della trombosi venosa profonda e dell'embolia polmonare. Il dosaggio dei prodotti di dissoluzione della fibrina, in particolare del D-dimero, viene effettuato per indagare l'attività fibrinolitica dell'organismo in presenza di dubbi su malattie come la coagulazione intravasale disseminata, la trombosi venosa profonda e l'embolia polmonare.

D-Dimero Alto: Cosa Significa?

Un test positivo al D-dimero, ossia un esito che rileva la presenza nel sangue di questi frammenti proteici, può indicare la presenza di trombi. L'esito del test può indicare un significativo incremento della formazione di coaguli (trombi) e della loro degradazione, senza però indicarne la causa. Pertanto, un risultato positivo è suggestivo, ma non diagnostico per una patologia trombotica.

I livelli di D-dimero possono essere utilizzati anche come supporto alla diagnosi di coagulazione intravascolare disseminata (CID) e per monitorarne il trattamento terapeutico a intervalli regolari. Livelli molto elevati di FDP si rilevano se vi è un'eccessiva attività plasminica come ad esempio in corso di CID (Coagulazione Intravasale Disseminata), determinata da importanti episodi emorragici unitamente, talora, a manifestazioni trombotiche di lieve entità.

D-Dimero Normale: Cosa Significa?

Se i valori di D-dimero sono normali si può con ragionevole certezza escludere la trombosi venosa profonda o l'embolia polmonare, come causa dei disturbi. Il test del D-Dimero è particolarmente utile per escludere la presenza di coaguli inappropriati. Questo è possibile farlo in presenza di un esito negativo dell’esame, ossia con valori più bassi del limite inferiore del range di riferimento.

Il D-dimero è rilevabile in bassa concentrazione nel sangue di soggetti sani, ad indicare l'esistenza di uno stato di equilibrio fra la formazione di fibrina e la sua lisi, anche in condizioni fisiologiche.

Fattori che Influenzano i Livelli di D-Dimero

Tuttavia questo esame è aspecifico e, pur indicando l’eventuale formazione di coaguli, non ne determina la causa. Il limite dell'esame del D-Dimero è legato alla sua bassa specificità: valori elevati del parametro possono essere riscontrati anche in caso di gravidanza, tumori, recenti interventi chirurgici, traumi o infezioni. I fattori che, però, possono aumentare la concentrazione ematica di D-Dimero sono molteplici.

Da ricordare che la soglia diagnostica può cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso. Inoltre, i diversi metodi utilizzati nei laboratori ospedalieri per misurare quantitativamente il D-dimero rendono i risultati non confrontabili. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.

Preparazione all'Esame

Non è richiesta alcuna preparazione specifica da parte del paziente. E' necessario osservare un digiuno di almeno 8 ore, è ammessa l'assunzione di una modica quantità di acqua.

Fibrinogeno e Rischi Cardiovascolari

La concentrazione plasmatica di fibrinogeno aumenta, in parallelo alla sua velocità di sintesi, nella fase acuta di vari stimoli flogistici (infiammatori). Indipendentemente dalle cause, l'aumento dei valori di fibrinogeno è associato a un rialzo del rischio cardiovascolare. Valori cronicamente elevati di fibrinogeno, come anticipato, sono associati a un maggior rischio cardiovascolare (aumentata suscettibilità a malattie come trombosi, ictus, malattie coronariche, angina pectoris e infarto). I suoi livelli, insieme alle cosiddette proteine di fase acuta (proteina C reattiva, fattori del complemento, protrombina ecc.), aumentano durante processi infiammatori di qualsiasi origine, nella ripresa da un intervento chirurgico e durante la gravidanza.

Interpretazione dei Valori di Fibrinogeno

Risultati normali dell'attività del fibrinogeno, di solito, riflettono una buona capacità di coagulare. Alte concentrazioni di fibrinogeno sono aspecifiche; per questo motivo, non indicano la causa del temporaneo aumento di fibrinogeno o la sede del disturbo. Una significativa diminuzione dell'attività del fibrinogeno può essere dovuta a decremento o disfunzione della glicoproteina. Una ridotta attività del fibrinogeno e una diminuita concentrazione della proteina possono compromettere la capacità di formare un coagulo stabile. Valori bassi acuti sono spesso in relazione al consumo di fibrinogeno che può essere osservato nella coagulazione intravasale disseminata (CID).

Il test del fibrinogeno viene eseguito per indagare un possibile disordine della coagulazione, che può essere in difetto (episodi emorragici) o in eccesso (episodi trombotici). Altre volte, l'esame viene utilizzato per determinare il rischio di sviluppare una patologia cardiovascolare.

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