L'ospedale "Moscati" di Taranto si conferma sempre di più come polo oncologico di eccellenza. La struttura sanitaria fa parte della Rete oncologica pugliese come hub del Polo jonico-adriatico, diretto dal professor Salvatore Pisconti, qualificandosi come ospedale specializzato nelle malattie oncologiche, sia tumori solidi che del sangue.
L'Ematologia dell'ospedale Moscati di Taranto fa parte della Rete ematologica pugliese e può vantare di essere l'unico centro accreditato a livello regionale per questa avanzatissima terapia CAR-T.
La Terapia CAR-T: Una Speranza Concreta
È stata recentemente dimessa dal reparto di “Ematologia” dell’ospedale “Moscati” la prima paziente che, in Puglia, è stata trattata con metodica CAR-T. Si esprime così, felice ed emozionato, il dottor Alessandro Maggi, facente funzione pro tempore del reparto che ha eseguito il primo trattamento in Puglia con CAR-T: «Una cura non ordinaria che consente di risvegliare un vecchio sogno, quello di sconfiggere il tumore grazie al sistema immunitario del paziente stesso».
La multidisciplinarietà cui il dottor Pisconti fa riferimento, per il caso della prima paziente sottoposta a trattamento con CAR-T, significa stretta collaborazione e sinergia tra i reparti di “Ematologia”, “Oncologia”, ma anche “Neurologia”, “Malattie Infettive” e “Rianimazione” per la gestione delle eventuali complicanze, includendo anche il comparto infermieristico specializzato.
Il trattamento con CAR-T avviene attraverso il prelievo dei linfociti T del paziente che vengono inviati all’estero, nelle aziende specializzate, perché possa essere applicato il recettore CAR, un sensore che riconosce le cellule tumorali e le annienta.
Il dottor Maggi ha poi spiegato che questa procedura rappresenta l’evoluzione di un sogno coltivato da tanto tempo tra gli oncologi e gli ematologi, cioè quello di sfruttare contro i tumori il sistema immunitario del paziente: «Le Car-T richiedono una complessa preparazione che ha inizio con il prelievo di linfociti del paziente, che vengono separati dal resto degli elementi del sangue attraverso una procedura chiamata aferesi che avviene presso il Centro trasfusionale di Taranto. I linfociti così raccolti vengono poi inviati ai laboratori in cui si svolge un processo detto di “ingegnerizzazione” attraverso il quale viene inserito nei linfociti il recettore Car (Chimeric Antigenico Receptor) capace di riconoscere le cellule tumorali: i linfociti Car-T così ottenuti esprimono in superficie un recettore che individua l’antigene Cd 19, proteina caratteristica delle cellule del linfoma. I linfociti così vengono trasformati in una sorta di killer delle cellule tumorali che hanno in superficie un bersaglio specifico. I linfociti così ingegnerizzati vengono rispediti al laboratorio di Ematologia ed adeguatamente conservati nel Centro di Crioconservazione ad opere delle biologhe dello stesso laboratorio. I linfociti Car-T vengono, infine, reinfusi nel paziente che è stato precedentemente immunodepresso attraverso idonea terapia per favorire l’espansione e l’azione antitumorale delle Car-T».
Il Team di Ematologia e la Rete Regionale
La paziente è giunta a Taranto dall’ospedale di Bari grazie alla rete ematologica pugliese di cui fanno parte tutti i nosocomi regionali. Il team che ha praticato questa terapia è stato coordinato dal dottor Alessandro Maggi, responsabile pro tempore dell’Ematologia.
«Questa paziente - ha detto il dottor Maggi - è stata inviata al “Moscati” dal professor Pellegrino Musto, direttore di Ematologia del Policlinico di Bari, il quale si è tenuto costantemente in contatto con noi durante tutto il ricovero della paziente». «Alla buona riuscita del trattamento - ha proseguito il professionista - ha collaborato tutto lo staff medico ed infermieristico dell’Ematologia del “Moscati” ed in particolare le dottoresse Claudia Ingrosso, Lara Aprile e Stefania Zucano. Ematologia ha ottenuto l’accreditamento grazie alla lunga esperienza nei trapianti iniziati dai dottori Patrizio Mazza e Giovanni Pisapia».
«Nella squadra citata da Pisconti - sottolinea Maggi - non posso non ringraziare il prezioso lavoro svolto dalle dottoresse Claudia Ingrosso, Lara Aprile e Stefania Zuzano, i trasfusionisti addetti al prelievo delle cellule e le biologhe del laboratorio».
Testimonianza di una Paziente
I pazienti che vengono sottoposti alla terapia CAR-T le hanno provate tutte e arrivano fisicamente spossati, ma nutrono una speranza grande, quella di potersi vedere restituita una vita normale lontani da continue visite in ospedale e non solo.
Ed è proprio questo il caso della 46enne di Bari che racconta alla Gazzetta le sue traversie, prima di «essere abbracciata dai medici del “Moscati". Mi hanno sempre incoraggiata a non perdermi d’animo e, quando le parole non bastavano, mi guardavano negli occhi, trasmettendomi tutti la forza di cui avevo bisogno. Non finirò mai di esprimere la mia gratitudine per ciò che hanno fatto per me. Mi hanno insegnato che proprio nella sofferenza emergono i lottatori. Così, io sono rinata».
Una testimonianza luminosa di una donna che ha superato una prova immane e adesso può festeggiare il Natale con la sua famiglia, lasciandosi alle spalle, come l’anno che si conclude, questo ricordo doloroso.
Il Futuro dell'Ematologia a Taranto
Il raggiungimento di tale obiettivo è stato possibile grazie all’accreditamento della struttura di Ematologia, diretta dal dottor Patrizio Mazza, presso il Jacie, ente europeo di accreditamento, con l’avallo delle aziende farmaceutiche interessate alle Car-T dopo che hanno preso visione della qualità dello stesso centro. L’Ematologia di Taranto è il primo centro in Puglia autorizzato alla somministrazione di questa terapia e questo è il primo caso.
L’ingegnerizzazione avviene negli Stati Uniti, ma anche l’Italia, e in particolare la Puglia, si sta attrezzando per avviare questa procedura che, al momento, è qui approvata per il trattamento dei linfomi non Hodgkin a grandi cellule recidivati refrattari e della leucemia linfoblastica acuta. «Non si tratta - ha detto il dottor Alessandro Maggi - di una terapia da utilizzare come prima linea, è approvata, infatti, per pazienti resistenti alle terapie convenzionali che non hanno altre speranze di trattamento».
«Il “Moscati” - aggiunge il direttore del reparto di Oncologia, Salvatore Pisconti - grazie a questo nuovo trattamento sta assumendo tutte le caratteristiche che lo rendono un polo oncologico di riferimento su scala nazionale. La collaborazione tra i reparti consente di ottenere risultati ragguardevoli sul piano della salute che vanno oltre ogni aspettativa.
«Una squadra - conclude Pisconti - proiettata verso prodigiosi scenari grazie anche al supporto del management aziendale che ha previsto questo trattamento all’interno del piano strategico dell’Asl».
«Scoprire - ha commentato il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci - che quell’ospedale sia un’avanguardia nazionale nell’applicazione di alcune cure anti-tumori, come la terapia Car-T, ci riempie di orgoglio e ci indica la strada da seguire».
Un Sentito Ringraziamento al Dottor Mazza
Anche noi pazienti, insieme alle nostre famiglie, desideriamo unirci al personale medico e sanitario per porgerLe i nostri saluti e, soprattutto, per ringraziarLa. Senza il reparto di ematologia da Lei fondato, oltre alla malattia avremmo vissuto impensabili difficoltà per curarci, costretti a spostarci in altre città.
Non tutti avrebbero potuto affrontare faticosi e costosi viaggi alla ricerca di una speranza per guarire. Speranza che, invece, Lei ha concesso a ognuno di noi, anche verso coloro che oggi non ci sono più. Perché la speranza è un dono importante che alimenta la vita, fino all’ultimo suo respiro.
Salvando anche una sola vita, Lei ne ha salvate sempre tante altre, perché siamo figlie e figli, madri e padri, nonne e nonni, amiche e amici di altre persone che amiamo e ci amano. Salvare anche una sola vita significa, quindi, perpetuare amore.
Grazie per la dedizione e la professionalità con le quali ha svolto il Suo lavoro, riconosciuto anche all’estero. Grazie per aver dotato il reparto di ematologia di una équipe medica nella quale abbiamo trovato non solo preparazione e competenza ma, anche, umanità.
Se pensiamo come la nostra malattia ci costringa a lunghi periodi di solitudine, lontani dalle persone a noi care, dalle nostre mogli, dai nostri mariti e dai nostri figli - lontananza aggravata dalla pandemia da Covid - l’intero personale medico, infermieristico, Oss e Ausiliario hanno rappresentato per noi una seconda famiglia, con la quale coltivare un’amicizia che riempie tutt’ora di affetto le nostre vite.
Grazie per l’impegno che ha dimostrato in relazione alla questione sanitaria e ambientale della nostra città, richiamando l’attenzione sulla percentuale di rischi in aumento verso la salute dell’intera popolazione tarantina. Impegno che, fin dal principio della Sua attività professionale, ha dimostrato essere preoccupazione e che possiamo considerare dal valore storico.
Grazie Dottor Mazza per la sua ironia. Non dimenticheremo quando, nei nostri letti di ospedale, veniva a trovarci e tentava di strapparci un sorriso con le Sue battute spiritose e divertenti.
Sappiamo quanto non sia facile spendersi per le persone che soffrono, che provano paura e smarrimento, persone che desiderano tornare a casa dalle proprie famiglie, alle quali la vita è stata sconvolta e, insieme ai propri cari, ne porterà per sempre i segni.
Eppure, nonostante la nostra grande sofferenza, noi siamo grati. Perché siamo vivi. E se siamo vivi è grazie a Lei. Così come Le sono grate le famiglie di quanti oggi non sono più con noi, insieme alle quali ha lottato e donato una speranza. Un medico si adopera per quanto è tutto in suo potere.
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