I 50 anni sono da tanti considerati come “il giro di boa”, un momento significativo della vita dove si guarda ai traguardi raggiunti e si mettono in lista nuovi obiettivi. Spesso però, in questi elenchi, la difesa della propria salute non è ai primi posti, soprattutto quando si parla di prevenzione al cancro del colon-retto: un tumore molto diffuso negli adulti che spesso comincia a dare sintomi quando ormai è in fase avanzata. Oggi è meno letale, eppure continua a colpire una persona su dieci. La maggior parte dei pazienti non presenta sintomi, per questo i programmi di prevenzione in fase ancora asintomatica sono salvavita. Portano, infatti, ad una diagnosi precoce di tumore ed intercettano i polipi da asportare prima che diventino cancerosi.
Ricordiamo, però, che se ci sono un ripetuto sanguinamento rettale, un inspiegato dolore all’addome con masse sospette percepibili al tatto o perdita di peso non altrimenti giustificata, un’anemia da carenza di ferro bisogna rivolgersi subito al medico per valutare la necessità di controlli mirati.
L'Importanza dello Screening
La sua efficacia non è in discussione: lo screening per il tumore del colon-retto può salvare la vita, perché una eventuale diagnosi precoce offre maggiori opportunità terapeutiche.
- La prevenzione consente di rilevare la malattia in una fase iniziale, addirittura nella fase pre-cancerosa dei polipi, aumentando così le possibilità di cura e la sopravvivenza.
- È sicuramente buona norma effettuare a partire dai 50 anni il test di ricerca di sangue occulto nelle feci ogni 2 anni, o sottoporsi alla colonscopia ogni 5-7 anni in funzione della propria storia medica personale e familiare.
È un tumore molto diffuso: colpisce circa una persona su venti e l’età di diagnosi oscilla più frequentemente tra i 60 e i 70 anni.
Al fine di garantire una diagnosi precoce e l'individuazione di polipi prima che diventino cancerosi, sono raccomandati diversi test di screening.
Test di Screening Disponibili
- la ricerca del sangue occulto nelle feci;
- la rettosigmoidoscopia.
La colonscopia vera e propria in Italia è consigliata soltanto in una seconda fase, se la ricerca del sangue occulto nelle feci ha dato esito positivo.Anche per la cosiddetta colonscopia virtuale non ci sono attualmente prove che sia superiore ai test attualmente in uso per i programmi di screening.
Il Professor Salvatore Siena fa il punto sugli esami di diagnosi precoce per i tumori del colon-retto.
Ricerca del Sangue Occulto nelle Feci
L’esame del sangue occulto nelle feci consiste nella ricerca, compiuta attraverso metodi diversi, di tracce di sangue non visibili a occhio nudo in un piccolo campione di feci. Queste tracce possono essere dovute al sanguinamento di un polipo.
In media, per ogni 100 persone che fanno l’esame, cinque risultano positive. Non tutte, però, avranno polipi: le tracce di sangue possono essere dovute per esempio a emorroidi o a piccole lesioni dovute alla stitichezza. Inoltre l’esame non sempre è in grado di rilevare la presenza di un polipo: può infatti capitare che un polipo o una lesione tumorale siano presenti ma non sanguinino il giorno dell’esame. Per questo è importante ripetere lo screening alla periodicità consigliata.
Nonostante i limiti, la ricerca del sangue occulto nelle feci è un ottimo esame di screening. Le tecniche di analisi più recenti hanno inoltre consentito di migliorarne ulteriormente l’efficacia e di ridurre i disagi per il paziente. Oltre ad avere una maggiore capacità diagnostica, infatti, i test consentono di raccogliere un campione di feci senza la necessità di osservare restrizioni alimentari.
Chi lo deve fare e quando?
La ricerca del sangue occulto nelle feci (in sigla SOF) viene consigliata dal Ministero della salute ogni due anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni. In alcune regioni è stato esteso lo screening fino all’età di 74 anni.
Cosa succede se è positivo?
Se l’esame rileva la presenza di sangue occulto, il protocollo degli screening invita:
- a ripetere l’esame se si sospetta una preparazione inadeguata del materiale da analizzare;
- a sottoporsi a una colonscopia.
Questo esame prevede, dopo un’adeguata preparazione per svuotare l’intestino, l’introduzione di una sottile sonda flessibile dotata di telecamera attraverso l’ano, per visualizzare l’interno dell’intestino. L’obiettivo è verificare la presenza di polipi. Se questi sono presenti, è possibile rimuoverli nella stessa seduta.
Rettosigmoidoscopia
Circa il 70% dei tumori del colon-retto si sviluppa nella parte finale dell’intestino, ossia il sigma e il retto. Per questo in alcuni programmi di screening è in uso, al posto della ricerca del sangue occulto nelle feci, la rettosigmoidoscopia (o rettoscopia). Si tratta di un esame meno invasivo, analogo alla colonscopia, ma che esplora soltanto la porzione finale dell’intestino, di circa 30 centimetri.
La rettoscopia è un esame più accettabile per i pazienti rispetto alla colonscopia, dal momento che richiede una preparazione per lo svuotamento dell’intestino meno fastidiosa nei giorni precedenti all’esame. Inoltre dura circa la metà del tempo, la sua efficacia diagnostica è maggiore rispetto alla ricerca di sangue occulto e consente di rimuovere nella stessa seduta gli eventuali polipi individuati.
Chi la deve fare e quando?
La rettosigmoidoscopia prevista dai programmi di screening viene effettuata una sola volta nella vita, tra i 58 e i 60 anni, e se risulta negativa non deve essere ripetuta. Gli studi fin qui condotti, infatti, suggeriscono che, dati i lenti tempi di sviluppo di questo tipo di tumore, possa offrire una protezione superiore ai 10 anni.
Quali sono i limiti?
Nonostante questi vantaggi, che si traducono in una riduzione del rischio di sviluppare un tumore al colon-retto, la rettosigmoscopia ha un limite significativo: non è in grado di individuare i polipi e i tumori che insorgono nella parte più alta del colon-retto.
Anche per questa ragione, nelle persone che presentano alla rettoscopia polipi di dimensioni di 1 centimetro o più oppure anche più piccoli, ma con caratteristiche particolari, viene consigliata una colonscopia.
Colonscopia e Colonscopia Virtuale
La colonscopia è un esame che viene effettuato in caso di necessario approfondimento a seguito del risultato positivo dell’esame del sangue occulto. L’esame consiste nell’osservazione della mucosa dell’intero colon attraverso un colonscopio, uno strumento flessibile con una luce intensa all’estremità introdotto nell’ano. Durante l’esame il medico può effettuare uno o più prelievi sulle eventuali lesioni riscontrate. I frammenti così ottenuti sono poi sottoposti a esame istologico per chiarirne la natura.
La scelta di un'indagine da impiegare nell’ambito di uno screening è sempre il frutto della valutazione, tra le altre cose, del rapporto tra i possibili benefici e i costi da sostenere per la collettività. Se la colonscopia ha altissimi benefici, altrettanto alti sono i costi, sia per i pazienti, sia per il servizio sanitario.
Innanzitutto, a causa dell’invasività, la colonscopia è un test difficilmente accettabile da una popolazione fino a prova contraria sana: comporta infatti disagi legati sia durante la preparazione sia per la modalità di esecuzione. Inoltre, seppur rari e per lo più ridotti, non è esente da rischi: per esempio c’è la possibilità di contrarre infezioni per via del passaggio del colonscopio attraverso il tratto intestinale che può introdurre microrganismi intestinali nel sangue. Infine il tempo e le modalità di esecuzione del test (e di conseguenza il numero di specialisti da dedicare) lo rendono un esame costoso dal punto di vista economico. Per tutte queste ragioni, a oggi, la colonscopia è indicata e utilizzata come esame di secondo livello all’interno di programmi organizzati di screening.
La colonscopia virtuale è invece una tecnica introdotta nel 1997 che simula la colonscopia tradizionale e che a oggi ha raggiunto livelli elevati di accuratezza nelle diagnosi. A differenza di quella tradizionale, la colonscopia virtuale consiste nell’esecuzione di una TC in grado di fornire una visualizzazione tridimensionale della parete interna dell’intestino. Prima dell’esame nell’intestino viene introdotta dell’aria attraverso un sondino flessibile posizionato nel tratto intestinale chiamato ampolla rettale.
La colonscopia virtuale viene effettuata per l’approfondimento dell’analisi del colon in tutti i casi in cui l’esame tradizionale risulti incompleto o si riscontrino limiti di esecuzione per il paziente.
La colonscopia virtuale permette alcuni vantaggi rispetto al test del sangue occulto nelle feci, dal momento che è più immediata e accurata e consentirebbe di anticipare la diagnosi. Rispetto alla colonscopia e rettoscopia, non è invece prevista l’assunzione di forti lassativi per lo svuotamento dell’intestino e quindi potrebbe essere meglio accettata dalla popolazione.
Tuttavia, la reale efficacia dell’esame è ancora poco conosciuta (per esempio non è chiara la sua capacità di rilevare i polipi di piccole dimensioni) e non manca di limiti: la colonscopia virtuale, a differenza di quella tradizionale, utilizza radiazioni ionizzanti, dato che effettuando la TC si è sottoposti a radiazioni che sono un fattore di rischio oncologico. Inoltre, una volta identificato un polipo, non è possibile eliminarlo nella stessa seduta.
Linee Guida Attuali e Studi Recenti
Attualmente, le linee guida raccomandano, per effettuare uno screening, un intervallo di 10 anni dopo una colonscopia risultata normale. Poiché le prove a supporto di questa raccomandazione sono limitate gli Autori di questo lavoro, pubblicato sulla rivista JAMA Intern Med, che lavorano presso il Department of Gastroenterology, Kaiser Permanente San Francisco in California ed il altri Centri degli USA, hanno voluto esaminare i rischi a lungo termine di sviluppare un carcinoma del colon-retto e della morte per cancro del colon-retto dopo una colonscopia negativa, confrontandola con individui non sottoposti a screening.
Gli Autori hanno effettuato uno studio di coorte retrospettivo che comprendeva 4 milioni di persone residenti nella California settentrionale, che ha permesso di arruolare 1.251.318 pazienti idonei per lo screening, con un rischio medio (età 50-75 anni). I risultati sono stati in grado di dimostrare che i pazienti che avevano un risultato negativo alla colonscopia, avevano un rischio ridotto di sviluppare un carcinoma del colon-retto e di morte correlata a questo durante tutto il periodo di follow-up durato più di 12 anni.
Inoltre, anche se la riduzione del rischio è attenuata con l’aumentare degli anni di follow-up, il rischio di cancro colorettale, sempre rispetto ai pazienti non sottoposti a screening, era del 46% più basso ed il rischio di morte correlata dell’88% più basso sulla base delle attuali raccomandazioni di effettuare un nuovo screening ad un intervallo 10 anni.
Il tumore del colon-retto ha origine quasi sempre da polipi adenomatosi, tumori benigni dovuti al proliferare delle cellule della mucosa intestinale, che impiegano mediamente tra i 7 e i 15 anni per trasformarsi in forme maligne. È in questa finestra temporale che lo screening consente di fare una diagnosi precoce ed eliminare i polipi prima che abbiano acquisito caratteristiche pericolose.
I polipi, infatti, possiedono due proprietà che li rendono facili da individuare: tendono a sanguinare e sporgono dalla mucosa per cui sono visibili sulla sua superficie.
Dieci Regole per la Prevenzione
- Non trascurarti: Se avverti alcuni sintomi, come cambiamenti nelle tue abitudini intestinali, sangue nelle feci, frequenti dolori addominali, avvisa il tuo medico di fiducia: individuare questo tumore in fase iniziale può fare davvero la differenza.
- L'importanza degli screening: Non saltare gli screening previsti per questa forma di tumore. Se ricevi l’avviso a casa, fai gli esami, sono gratuiti.
- Scegli alimenti ricchi di fibre: A tavola via libera al consumo di verdure, cereali, legumi, frutta secca, che aiutano a mantenere libero l’intestino.
- Muoviti tutti i giorni: Almeno 30 minuti di attività fisica moderata. Se non hai tempo per lo sport, prendi le scale al posto dell’ascensore, usa meno l’auto, cammina.
- Mantieni il tuo peso forma: Un indice di massa corporea adeguato deve essere tra 18,5 e 25. Un girovita inferiore a 80 cm per la donna (e inferiore a 94 per l’uomo). Esso è correlato con l’insorgere di molte malattie, non soltanto il tumore al colon-retto.
- Evita l'alcol: Mantieniti su un consumo correlato a un basso rischio (un bicchiere di vino al giorno per le donne, due per gli uomini).
- Non fumare: Meglio non iniziare. O, se già si fumare, smettere subito. Chi fuma rischia di ammalarsi il 27% in più rispetto a chi non fuma.
- Fai una donazione regolare: Sostieni la ricerca sul tumore del colon-retto.
- E’ preferibile scegliere alimenti freschi, di stagione e senza conservanti: in questo le verdure sono un ottimo esempio.
- Moderare il consumo di zuccheri semplici: (al di sotto del 15% dell’energia quotidiana).
Il Policlinico di Milano: Un Centro di Riferimento
Il nostro è un centro d’avanguardia con percorsi che permettono diagnosi e trattamenti mirati per ogni singolo caso, includendo anche interventi di chirurgia, di chemio-radioterapia e di endoscopia. Il Policlinico di Milano è un importante polo di ricerca scientifica e si avvale di uno strumento preziosissimo: la Biobanca, un deposito di materiali biologici (sangue, fluidi e feci) di pazienti sani e malati, che permette di continuare gli studi su molte patologie promuovendone una applicazione immediata.
Le tecniche sperimentali, sviluppate dalla ricerca, consentono già ora di superare alcuni limiti della medicina tradizionale, ma l’obiettivo è di avere terapie specifiche per ogni tipo di tumore in un’ottica di cura veramente personalizzata del paziente. I materiali qui conservati sono di grande supporto per la ricerca contro questa patologia, per la quale il Policlinico è un Centro di riferimento.
Tabella riassuntiva delle raccomandazioni:
| Test di Screening | Età Raccomandata | Frequenza |
|---|---|---|
| Ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF) | 50-69 anni (fino a 74 in alcune regioni) | Ogni 2 anni |
| Rettosigmoidoscopia | 58-60 anni | Una volta nella vita (se negativa) |
| Colonscopia | In base alla storia personale e familiare | Ogni 5-7 anni |
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