Le variazioni di pressione arteriosa sono un fenomeno frequente durante la gravidanza, sin dalle primissime settimane. I meccanismi alla base sono del tutto fisiologici e, nella maggior parte dei casi, sono da ritenersi del tutto normali. In particolare, è possibile assistere ad una diminuzione della pressione arteriosa di entità tale da causare svenimenti.
Pressione Bassa in Gravidanza
Durante la gravidanza, una lieve ipotensione è da considerarsi fisiologica. In questa fase, i livelli di pressione diastolica e sistolica possono ridursi di circa 10 mmHg e non provocare alcun sintomo. Non sono invece considerati normali, valori di ipotensione intermedia o addirittura grave.
Valori Pressori Desiderabili
Durante la gravidanza, i valori pressori desiderabili restano quelli di sempre. Valori inferiori a 60 mmHg per la minima e a 90 mmHg per la massima, sono invece considerati troppo bassi.
Cause della Pressione Bassa
Le cause dell’abbassamento della pressione in gravidanza, sono in parte fisiologiche e riconducibili alle variazioni ormonali tipiche di questo periodo. Si tratta di condizioni a cui l’organismo ha il tempo di adattarsi, senza particolari problemi. A questi, però, possono aggiungersi altri fattori che contribuiscono a diminuzioni repentine della pressione. Le prime 24 settimane di gravidanza (dunque il primo trimestre e il secondo trimestre) rappresentano il momento di maggiore criticità. È in questa fase che il rischio di cali di pressione è più elevato. A partire dal terzo trimestre, invece, si assiste ad una stabilizzazione dei livelli pressori.
Sintomi della Pressione Bassa
I sintomi della pressione bassa in gravidanza non differiscono da quelli percepiti da chi, di norma, soffre di ipotensione. Questi vanno da manifestazioni più lievi, anche se costanti e quindi molto fastidiose, ad altre più gravi quando il valore della pressione cala all’improvviso e troppo rapidamente.
Rischi e Gestione
La pressione bassa, se lieve, non costituisce un pericolo né per la gestante né per il bimbo nel grembo. Anzi, come abbiamo visto, è un meccanismo fisiologico che consente il corretto afflusso di sangue e nutrienti. I rischi principali per il feto sono legati alle cadute associate allo svenimento. Queste, infatti, possono provocare danni anche gravi al bambino (oltre che alla madre). Una pressione troppo bassa, inoltre, non garantisce un’adeguata ossigenazione al bambino. La gestione della pressione in gravidanza dipende molto dall’entità del problema e dalla situazione di partenza, prima della gravidanza. Gestire la pressione passa in gravidanza, non richiede l’assunzione di farmaci. Quel che è necessario, invece, è apportare piccole modifiche ad abitudini e stili di vita.
Rimedi e Consigli
Le future gestanti possono ridurre l'impatto della pressione bassa in gravidanza, ricorrendo ad alcune strategie, tra cui: provvedere a un'adeguata idratazione, attenersi a una dieta bilanciata, assumere integratori vitaminici e di folati e aggiungere un pizzico di sale in più nella dieta.
- Sdraiarsi sul fianco sinistro, anziché di schiena. In tale maniera, si favorisce il ritorno sanguigno al cuore anche in posizione sdraiata.
- Quando è previsto il mantenimento della posizione eretta per lunghi periodi di tempo, stimolare la circolazione sanguigna lungo gli arti inferiori, attraverso il movimento periodico dei muscoli delle gambe.
- Evitare il consumo di caffè, specie alla sera o prima di coricarsi.
- Evitare attività fisiche troppo intense.
- Indossare calze elastiche compressive.
Una serie di abitudini comportamentali scorrette può aggravare la sintomatologia della pressione bassa in gravidanza. Specie negli ultimi due trimestri di gravidanza, l'aumento di volume dell'utero può comportare l'occlusione della vena cava inferiore e delle vene pelviche. L'ipoglicemia e la disidratazione sono due fattori scatenanti e aggravanti la condizione di ipotensione, in quanto comportano un abbassamento del volume totale di sangue circolante nell'organismo (ipovolemia).
Il mantenimento statico della posizione eretta per lunghi periodi di tempo comporta, a causa della gravità, il ristagno di sangue negli arti inferiori. Tutto ciò, in una persona che soffre di pressione bassa, ha l'effetto di aggravare i sintomi dell'ipotensione, in quanto manca un adeguato ritorno ematico al cuore. La presenza di anemia sideropenica, ossia la diminuzione patologica dell'emoglobina nel sangue (anemia) dovuta a una carenza di ferro (sideropenica). Oltre a essere già di per sé una condizione abbastanza diffusa nella popolazione femminile, l'anemia sideropenica è un'eventualità ancora più concreta per le gestanti, in quanto la gravidanza comporta un aumento del fabbisogno di ferro.
Il calore favorisce la vasodilatazione periferica e il sequestro di sangue negli arti inferiori; come si è visto in altre circostanze, questi due fattori contribuiscono al calo della pressione arteriosa, specie in persone già inclini al problema, come le donne incinte.
Quando Preoccuparsi
Durante i controlli e le visite ostetriche, le donne chiedono spesso quando preoccuparsi e cosa fare in caso di pressione alta o bassa in gravidanza. Un singolo valore di pressione alta o bassa non può rappresentare di per sé una diagnosi ed è importante non allarmarsi proprio per non influenzare quest’ultima. È indicato misurare la pressione in una condizione di riposo, come già detto, e seguire i consigli per un monitoraggio ottimale, ripetendo la rilevazione dopo circa 15 minuti. Se la pressione sanguigna risulta nuovamente al di fuori dei valori normali è importante valutare se alcune condizioni particolari possono aver alterato la misurazione: attività fisica recente, strumento di misurazione non adeguato, disidratazione, digiuno.
Glicemia Alta in Gravidanza (Diabete Gestazionale)
Il diabete gestazionale o GDM è una forma di intolleranza ai carboidrati, che insorge in gravidanza e che va distinto dal diabete preesistente alla gravidanza. Il diabete gestazionale insorge generalmente a partire dal secondo trimestre. Tra le varie modifiche del corpo della mamma, in questa fase, si presenta una riduzione della risposta dell’organismo all’insulina. Questo processo rappresenta un adattamento dell’organismo, che permette di assicurare il giusto apporto di glucosio al feto.
Screening e Diagnosi
Un primo screening sulla glicemia viene fatto ad inizio gravidanza, per escludere che la gestante possa soffrire di diabete preesistente e non esserne a conoscenza. Per escludere il diabete gestazionale, invece, viene eseguita la curva glicemica. La curva glicemica a 24-28 settimane viene eseguita per quelle donne che l’hanno già effettuata a 16-18 settimane e sono risultate negative per il diabete gestazionale.
Curva Glicemica
Curva glicemica è il nome comunemente utilizzato per indicare la Curva da carico orale di glucosio (OGTT è l’acronimo inglese). Questo esame permette di valutare la risposta dell’organismo all’ingestione di una soluzione contenente 75g di glucosio. È importante che la soluzione venga bevuta nell’arco di tempo indicato, che di solito è 5 minuti. La preparazione alla curva glicemica non prevede restrizioni alimentari nei giorni precedenti. Anzi, l’alimentazione deve rispecchiare le proprie abitudini. Di solito, la curva glicemica non comporta effetti collaterali. In alcune donne può verificarsi nausea e vomito e, molto raramente, capogiri e svenimenti. La nausea può essere limitata evitando di bere la soluzione, molto dolce, tutta di un sorso.
Gestione del Diabete Gestazionale
L’alimentazione svolge un ruolo fondamentale nella gestione del diabete gestazionale, tanto che di norma viene prescritta alla paziente una dieta personalizzata. Tra i cibi da preferire rientrano quelli a basso indice glicemico, ricchi di fibre e che rilasciano energia gradualmente. Tra gli alimenti da limitare, invece, troviamo tutti quei cibi processati o che presentano un indice glicemico alto.
Monitoraggio della Glicemia
Se si ha il diabete gestazionale è possibile ricevere l'indicazione di controllare i propri livelli di glucosio nel sangue a casa, utilizzando un misuratore di glicemia detto glucometro. Il glucometro è un piccolo dispositivo che misura la concentrazione di glucosio nel sangue mediante l'uso di strisce reattive che vengono messe a contatto con una goccia di sangue ottenuta, in genere, dalla puntura del polpastrello di un dito.
Esercizio Fisico e Insulina
L'esercizio fisico è in grado di ridurre i livelli di glicemia, per cui praticare esercizio fisico regolare può essere un modo efficace per controllare il diabete gestazionale. Il medico fornirà una informazione adeguata riguardo gli esercizi che si possono praticare durante la gravidanza. L'insulina è somministrata per via intradermica (gli aghi da insulina sono più corti degli aghi per le iniezioni intramuscolari) e il paziente riceverà indicazioni dal team di specialisti per fare l'iniezione correttamente. In base al tipo di insulina potrebbe essere necessario fare l'iniezione prima dei pasti o prima di andare a dormire oppure al risveglio.
Monitoraggio Fetale e Parto
Ecografia a 28, 32 e 36 settimane di gravidanza, per monitorare la crescita del feto e la quantità di liquido amniotico presente nell'utero. Se si ha il diabete gestazionale, il tempo ideale per il parto è di solito tra le 38 - 40 settimane di gravidanza. Se i livelli di glucosio nel sangue sono normali e la salute del feto non è a rischio, è possibile aspettare che il parto avvenga naturalmente. In genere, se il parto naturale non avviene dopo 40 settimane e 6 giorni, viene consigliata l'induzione del parto o il parto cesareo.
Cosa Portare in Ospedale e Gestione Durante il Parto
Quando ci si reca in ospedale per il parto, è opportuno portare con se il glucometro e tutti i farmaci che si stanno assumendo. Di solito, si deve continuare a monitorare la glicemia e a prendere i farmaci fino al parto o, nel caso del parto cesareo, prima del digiuno pre-operatorio. Durante il travaglio e il parto, la glicemia sarà misurata e mantenuta sotto controllo. Dopo la nascita (entro 30 minuti) è importante alimentare il neonato il più presto possibile e poi a intervalli frequenti (ogni 2-3 ore) fino a che la glicemia del neonato non sia stabile. I livelli del glucosio nel sangue saranno misurati a partire da due o quattro ore dopo la nascita: se sono bassi, il neonato potrebbe essere alimentato mediante sondino o flebo.
Dopo il Parto
Dopo il parto, vengono solitamente sospesi i farmaci per controllare la glicemia che la donna ha assunto durante la gravidanza e vengono controllati i livelli di glucosio nel sangue per altri uno o due giorni. È necessario che la donna continui a monitorare la glicemia fino a 6 - 13 settimane dopo il parto per verificare che i livelli di glicemia non si mantengano alti.
Pressione Alta in Gravidanza (Ipertensione Gestazionale)
Per definire la pressione alta, o ipertensione, in gravidanza si utilizza, secondo le linee guida nazionali e internazionali, il valore soglia di pressione massima sistolica/diastolica di 140/90 mmHg. In Italia circa una gravidanza su 10 è complicata dalla presenza di pressione arteriosa alta, pre-esistente o comparsa entro le 20 settimane gestazionali (ipertensione cronica) oppure successivamente (ipertensione gestazionale). È fondamentale saper individuare l’insorgenza della patologia per evitare complicanze come la preeclampsia, nota anche come gestosi, presente nel 5% delle gravidanze.
Ipertensione Cronica vs. Ipertensione Gestazionale
Per le donne con ipertensione cronica in gravidanza si applicano le stesse raccomandazioni sulla dieta e lo stile di vita delle donne non in gravidanza, e nei casi che lo richiedono si prosegue con la terapia di tipo farmacologico anti-ipertensivo effettuata in precedenza. Secondo le linee guida, alle donne in gravidanza con ipertensione cronica devono essere forniti consigli sulla gestione del peso corporeo, in merito all’esercizio fisico, a una sana alimentazione e alla riduzione del consumo di sale. Nel caso dell’ipertensione gravidica è fondamentale valutare la gravità del quadro e gli approfondimenti da effettuare.
Monitoraggio e Prevenzione
Secondo l’agenda della gravidanza, pubblicata dal Ministero della Salute, la prima visita con il medico o l’ostetrica dovrebbe essere effettuata entro le prime 10 settimane, momento in cui viene monitorato il primo valore della pressione arteriosa. A partire da questo incontro verrà poi stabilito quando e come misurare la pressione in gravidanza, in base alla storia clinica di ogni donna.
È importante sapere che la postura influenza i valori della pressione in gravidanza. Quando la donna è in posizione supina (a pancia in su), l’utero preme sulla vena posta dietro la cavità addominale e questo può comportare un abbassamento della pressione, fino a una reazione vagale (sindrome che riguarda il nervo vago).
Preeclampsia
E’ chiamata anche preeclampsia. Compare dopo la 20° settimana di gravidanza e può accompagnarsi a coinvolgimento renale con perdita di proteine nelle urine (proteinuria). Questa ipertensione scompare dopo il parto. I fattori di rischio per lo sviluppo di preeclampsia sono poco specifici: l’aver contratto uno stato preeclamptico in una precedente gravidanza, la gravidanza gemellare, l’essere affetti da malattie renali, il diabete, l'età superiore a 40 anni. Presenta gradi di gravità crescenti.
Conseguenze dell'Ipertensione
L’ipertensione è data da un restringimento del calibro delle arterie, con la conseguenza che arriva meno sangue ad alcuni organi in particolare, e ciò succede anche a livello della placenta, che serve a fornire il nutrimento e l’ossigeno necessari al feto, pertanto rallenta la crescita fetale, inoltre, in alcuni casi dà un distacco di placenta, che si manifesta con un’emorragia dai genitali, e che mette in pericolo la vita fetale.
Gestione e Trattamento
L’ipertensione cronica può essere curata adeguando la terapia con farmaci che abbassano la pressione in base alle nuove esigenze e adottando una dieta a basso contenuto di sale, in alcuni momenti può essere indicato il riposo, privilegiando la posizione stesa sul fianco sinistro. Vanno intensificati i controlli prenatali, e le ecografie per verificare la regolarità della crescita del feto, il suo benessere va controllato contando i movimenti fetali e sottoponendosi a tracciati cardiotocografici già da circa la 30° settimana di gravidanza; il parto dovrebbe avvenire entro la 40° settimana di gravidanza per evitare possibili complicanze.
L’unico vero modo per risolvere la preeclampsia è espletare il parto prima che la situazione sia troppo grave per la madre e per il bambino, talvolta può essere necessario effettuare il taglio cesareo. In genere si aspetta per arrivare ad un’età gestazionale che permetta al neonato di avere buone possibilità di sopravvivenza, facendo delle terapie per la pressione e per prevenire gli attacchi epilettici, tenendo controllata la situazione con l’ospedalizzazione, con esami frequenti sulla madre, con ecografie e monitoraggi cardiotocografici per valutare la salute del feto.
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