Talassemia: Cosa si Vede dagli Esami del Sangue

La talassemia è una malattia genetica del sangue, causata da un’alterazione nei geni che controllano la produzione di emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel nostro corpo. È una malattia rara, che però è particolarmente diffusa in Italia. La talassemia definisce un gruppo eterogeneo di anemie ereditarie, causate da un’alterazione dei geni che regolano la produzione dell’emoglobina.

La beta-talassemia, meglio conosciuta come anemia mediterranea o anemia eritroblastica è una malattia che colpisce soprattutto i paesi dell’area mediterranea. Colpisce principalmente le popolazioni originarie del Mediterraneo, del Medio Oriente, del Sud-est asiatico e del continente africano, e per questo è più comunemente nota come “anemia mediterranea”.

In Italia, si stima che i pazienti talassemici siano circa 7 mila e circa 3 milioni i portatori sani, con concentrazione massima in alcune regioni del Centro-Sud: la regione più colpita è la Sicilia, secondo l’Osservatorio Malattie Rare si contano 2.500 pazienti.

Come si Trasmette la Talassemia?

La talassemia si tramette con modalità autosomica recessiva: una persona malata ha ricevuto una copia del gene alterato da entrambi i genitori. E’ una patologia ereditaria che si trasmette solo geneticamente la cui principale manifestazione è la diminuzione del tasso emoglobinico nel sangue con una maggiore produzione di globuli rossi di dimensioni notevolmente più ridotte, ovvero microcitemia (MCV basso nell’emocromo).

Infatti nel caso di unione di due portatori sani vengono generati figli con le seguenti probabilità: 25% sani, 25% malati (con morbo di Cooley) e 50% portatori sani, dunque 1 bambino su 4 può nascere con la forma major dell’anemia mediterranea.

Tipologie di Talassemia

Le forme di talassemia si possono suddividere in due gruppi, ossia le alfa e le beta talassemie. Le talassemie sono classificate in base al tipo di catena alterata. L'alfa talassemia è causata da alterazioni di uno o più dei 4 geni che contengono le informazioni necessarie per sintetizzare la catena alfa dell'emoglobina. Sono comunque numerose anche le mutazioni che possono alterare la funzione dei 4 geni che dirigono la sintesi delle catene alfa dell'emoglobina.

La beta talassemia - la forma di gran lunga più diffusa nel nostro Paese e lungo tutta la costa del Mar Mediterraneo - è causata da alterazioni (mutazioni) del gene che contiene le informazioni necessarie per sintetizzare la catena beta dell'emoglobina.

  • Beta-talassemia major (morbo di Cooley): forma grave con anemia severa già nei primi mesi di vita.
  • La talassemia si può presentare in due forme: major (o morbo di Cooley) molto grave che si può curare solamente con ripetute trasfusioni di sangue in cui si mantiene elevato sia il livello di emoglobina fetale (Hb Fetale) presente nell’organismo sin dalla nascita sia di emoglobina A2 (Hb A2) con presenza di eritroblasti e un’altra forma minor, asintomatica, in cui soltanto l’emoglobina A2 è aumentata, che è quella dei così detti portatori sani.
  • La talassemia minor è la forma meno grave tra le tre ed è la più diffusa.
  • La talassemia intermedia può provocare sintomi più marcati rispetto alla forma minor.

La condizione di trait talassemico o talassemia minor di regola non causa sintomi. Questi ultimi sintomatologicamente possono presentare, in base al tasso di emoglobina, soltanto quei disturbi come pallore, affaticabilità e tutto ciò che caratterizza le anemie in generale.

L'alfa talassemia intermedia si manifesta con i sintomi di un'anemia microcitica di grado moderato-grave con modesto ittero, ingrossamento del fegato e della milza ed alterazioni scheletriche di grado moderato con deformità delle ossa del cranio e sporgenza dell'osso zigomatico. Più raramente si manifestano alterazioni scheletriche dovute ad un'iperplasia del midollo osseo che comportano deformità a livello delle ossa del cranio e sporgenza dell'osso zigomatico.

Quasi tutti i feti affetti da idrope fetale con emoglobina di Bart muoiono in utero o nelle prime ore di vita a meno che non vengano trattati immediatamente in terapia intensiva e trasfusi.

Come si Scopre di Avere la Talassemia?

Come individuare il portatore sano? Gli esami sono indispensabili per identificare il proprio difetto molecolare che potrebbe essere trasmesso al figlio, e per ricevere l’indicazione alla diagnosi prenatale mediante una consulenza genetica. La diagnosi di talassemia avviene attraverso uno specifico esame del sangue che può essere effettuato in qualsiasi momento della vita.

Infatti, l’iniziale diagnosi di beta-talassemia si basa essenzialmente sugli aspetti ematologici e comincia con un’esperta lettura dell’emocromo da cui possono balzare all’occhio un basso volume corpuscolare medio (MCV) o una ridotta concentrazione corpuscolare media dell’emoglobina (MCHC), già considerate spie della malattia.

Il metodo di indagine di primo livello si basa sulla valutazione di parametri ematologici evidenziabili tramite semplici analisi del sangue.

Il Ministero della Salute ormai da parecchi anni garantisce in forma totalmente gratuita lo screening per la talassemia per tutti gli individui di sesso femminile in età fertile (13-50 anni) e per gli individui di sesso maschile solo se partner di donna portatrice, con una semplice ricetta del medico di base che abbia come esenzione il codice D01, la diagnosi “screening per la talassemia” e presenti i seguenti codici:

  • Emocromo 90.62.2
  • HB emoglobina A2 90.66.3
  • HB emoglobina fetale dosaggio 90.66.4
  • HB emoglobine anomale 90.66.5

Tra le metodiche più valide per la diagnosi di talassemia, riconosciute internazionalmente, vi è l’HPLC, High Performance Liquid Chromatography, con la quale è possibile effettuare il dosaggio non solo delle emoglobine presenti fisiologicamente ma di ricercare anche la presenza di emoglobine anomale di vario genere. “Adottiamo la tecnologia della cromatografia liquida ad alta prestazione (HPLC), con cui si riescono a separare due o più composti presenti in una soluzione”, spiega Maffei.

La peculiarità dell’HPLC è quella di avere una migrazione in alta pressione in una colonna con separazione cromatografica delle varie frazioni emoglobiniche. “Poche gocce di sangue vengono diluite e fatte passare all’interno di una colonna attraverso una serie di solventi che separano i vari componenti, dividendo le frazioni emoglobiniche e permettendo così di tracciare una tipica curva. In particolare, l’attenzione ricade sull’incremento dei tassi di HBA2 e HBF indicativi di una beta-talassemia.

Esistono, infatti, vari tipi di emoglobina: l’emoglobina A (HbA) - che rappresenta la componente principale - è formata da due catene polipeptidiche di tipo alfa e altre due di tipo beta. Queste sono codificate da geni localizzati, rispettivamente, sui cromosomi 16 e 11. L’HbA2 rappresenta circa il 2,5% del totale e l’HbF (emoglobina fetale) è una componente ancora inferiore che viene progressivamente sostituita dall’HbA dalle prime settimane dopo la nascita.

“Un aumento di HbA2 intorno al 4-6% o di HbF fino al 20% evidenzia uno sbilanciamento”, precisa Maffei. “In modo particolare, l’HbA2 - formata da due catene alfa e due catene delta - fa da ago della bilancia per capire se tutte le catene sono espresse nel sangue del paziente nelle giuste proporzioni. Se il suo valore sale troppo oltre la soglia di normalità osserviamo uno squilibrio dovuto alla mancanza di catene beta che formano l’HbA.

Diverso discorso riguarda i difetti dei geni alfa, evidenziabili per la presenza di picchi aggiuntivi sul tracciato. “Le carenze di un intero cluster alfa [cioè di un gruppo di geni alfa sullo stesso cromosoma, N.d.R.] comportano una riduzione del tasso di HbA2 al di sotto del 2%”, chiarisce l’esperto, facendo così riferimento all’alfa-talassemia, provocata dalla delezione di uno o più dei quattro geni che codificano per le catene alfa. “I quattro geni che codificano per le catene alfa sono interessati prevalentemente da delezioni [cioè mutazioni che comportano la scomparsa di un numero variabile di basi di DNA, da poche unità a diverse migliaia, N.d.R.], mentre le mutazioni puntiformi sono più rare.

La diagnosi richiede una conferma tramite l’analisi molecolare: il test genetico permette di identificare le mutazioni specifiche nei geni della globina. La diagnosi di portatore silente della alfa talassemia avviene di solito nei genitori di un bambino affetto da una forma più grave di alfa talassemia: anche i valori dell'esame emocromocitometrico sono di solito nei limiti della norma.

Nell'alfa talassemia intermedia il sospetto diagnostico viene dai sintomi e dalla dimostrazione di anemia microcitica moderato-grave; una prima conferma può venire dalla dimostrazione nel sangue della emoglobina H. Nei neonati con idrope fetale con emoglobina di Bart la diagnosi può venire dalla dimostrazione elettroforetica o con altre tecniche cromatografiche più sofisticate della emoglobina Bart.

Trattamento

Il trattamento delle forme gravi di talassemia comprende, come detto, trasfusioni di sangue (periodiche, per curare l’anemia) o trapianto di midollo osseo e cellule staminali. Il trattamento dipende dal tipo e dalla gravità. Nelle cure possibili sono compresi anche il monitoraggio e la rimozione del ferro in eccesso.

Un’altra prospettiva terapeutica, anche se non risolutiva, è l’utilizzo di un farmaco, il Luspatercept, il capostipite della classe degli agenti di maturazione eritroide. In alcuni soggetti affetti da anemia trasfusione dipendente, tra cui anche i pazienti talassemici, si è osservato grazie alla sua azione di aumentare la produzione di globuli rossi, una riduzione della frequenza trasfusionale aumentandone gli intervalli.

La terapia genica della beta talassemia a base di LentiGlobin che rappresenta la nuova frontiera terapeutica. Il LentiGlobin è un virus (lentivirus) manipolato in laboratorio in modo da trasportare il gene della catena beta della emoglobina nei precursori dei globuli rossi prelevati dal paziente.

Terapia chelante del ferro (es. A maggio 2019 è stata approvata la prima terapia genica il betibeglogene autotemcel (nome commerciale Zynteglo®), per pazienti con beta-talassemia trasfusione-dipendente di età pari o superiore a 12 anni che non hanno un genotipo β0/β0. Questa terapia prevede l’utilizzo di un vettore virale sicuro (lentivirus) per inserire il gene beta-globinico corretto nelle cellule ematopoietiche del paziente stesso. Il paziente riceve una chemioterapia mirata per eliminare le cellule difettose del midollo, le cellule corrette vengono reinfuse e ripopolano il midollo, iniziando a produrre emoglobina normale. Diversi studi clinici hanno dimostrato che molti pazienti trattati non hanno più avuto bisogno di trasfusioni.

Nel dicembre 2023 è stata approvata la prima terapia genica al mondo che utilizza la tecnologia di editing genetico CRISPR/Cas9: l’exagamglogene autotemcel (nome commerciale Casgevy®). Indicato nei pazienti di età pari o superiore a 12 anni affetti da beta-talassemia trasfusione-dipendente o anemia falciforme, per i quali il trapianto di cellule staminali ematopoietiche è appropriato ma non è disponibile un donatore compatibile. Casgevy® non introduce un nuovo gene come le terapie geniche tradizionali, ma modifica direttamente il DNA del paziente. In laboratorio, si usa CRISPR/Cas9 nelle cellule ematopoietiche del paziente per disattivare un gene repressore che impedisce la produzione di emoglobina fetale (HbF). La consulenza genetica è essenziale per le coppie a rischio: spiega in modo chiaro i risultati degli esami e le possibilità riproduttive.

La talassemia è una malattia genetica seria, ma conoscere il proprio stato di portatore può fare la differenza.

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