Placche di Colesterolo alla Carotide: Cause, Sintomi e Terapia

La stenosi carotidea è il restringimento delle arterie carotidi, le principali arterie che forniscono sangue al cervello. Questa condizione clinica causata dall'aterosclerosi può favorire la comparsa di un ictus ischemico quando ci troviamo di fronte ad una stenosi che riduca il lume arterioso del 75-80% (stenosi critica).

Anatomia delle Arterie Carotidi

Le arterie carotidi sono due grossi vasi sanguigni situati ai lati del collo; insieme alle arterie vertebrali, le carotidi con le loro numerose ramificazioni irrorano la testa ed il collo, trasportando sangue ricco di ossigeno dal cuore all'encefalo e alle strutture facciali.

Le carotidi si distinguono in:

  • Carotide comune
  • Carotide interna
  • Carotide esterna

Il seno carotideo, localizzato alla base dell'arteria carotide interna, contiene i recettori coinvolti nella regolazione cardiovascolare (barocettori e chemocettori). Un'arteria carotide comune può essere individuata esercitando una lieve pressione con i polpastrelli ai lati della trachea, immediatamente sotto l'angolo della mandibola, fino a quando non si percepisce la pulsazione cardiaca.

Le arterie carotidi esterne irrorano le seguenti strutture: collo, faringe, esofago, laringe, mandibola, cuoio capelluto e volto. Le arterie carotidi interne, invece, entrano nel cranio a livello dei fori carotidei delle ossa temporali, apportando sangue all'encefalo. Da qui risalgono fino a livello del nervo ottico, dove si dividono in tre rami: arteria oftalmica (vascolarizza l'occhio), arteria cerebrale anteriore (irrora i lobi frontali e parietali dell'encefalo) e arteria cerebrale media (apporta il sangue al mesencefalo e alle strutture laterali degli emisferi cerebrali).

L'encefalo è estremamente sensibile alle modificazioni dell'apporto vascolare, tanto che un'interruzione della circolazione per pochi secondi produrrà incoscienza, mentre dopo circa quattro minuti i danni cerebrali risulteranno permanenti. Queste crisi circolatorie sono rare, poiché il sangue può raggiungere l'encefalo anche attraverso le arterie vertebrali. Le carotidi interne generalmente forniscono sangue alla metà anteriore del cervello, mentre il resto dell'encefalo riceve sangue dalle arterie vertebrali.

Questa distribuzione può però mutare facilmente: le arterie carotidi interne e una porzione dell'arteria vertebrale (cioè l'arteria basilare) sono interconnesse dal circolo del Willis, un circuito anastomotico ad anello, che si trova a circondare l'ipofisi.

Le arterie carotidi, come qualsiasi altra arteria sana, sono flessibili e dotate di pareti interne lisce. A seguito di un processo chiamato aterosclerosi, le loro pareti possono tuttavia andare incontro ad un progressivo irrigidimento accompagnato dalla riduzione del lume interno; tale fenomeno è causato dal graduale accumulo di depositi (placche ateromatose) costituiti da grassi, proteine, tessuto fibroso ed altri detriti cellulari.

Nel tempo, queste placche possono formare una grande massa che riduce il diametro interno dell'arteria, limitando il flusso sanguigno (si parla di stenosi carotidea). I depositi ateromasici si formano soprattutto nel seno carotideo, cioè a livello della biforcazione che divide l'arteria carotide comune in carotide interna ed esterna.

La malattia ostruttiva dell'arteria carotidea si sviluppa lentamente e spesso passa inosservata: il primo indizio della presenza dell'ateroma può essere già molto grave, come la comparsa di un ictus cerebrale o di un attacco ischemico transitorio (TIA).

Stenosi Carotidea: le Principali Cause

La stenosi carotidea è causata principalmente dall'aterosclerosi (o arteriosclerosi), una condizione che si manifesta con modifiche alla struttura delle pareti arteriose, le quali si irrigidiscono a causa di varie condizioni. Conseguentemente all’accumulo in alcuni punti, a livello della parete arteriosa, di colesterolo, calcio, cellule infiammatorie e materiale fibroso, si verifica la formazione di placche, ispessimenti che impediscono un corretto afflusso del sangue e limitano, di fatto, il flusso di ossigeno e nutrienti nei distretti a valle.

L’irrigidimento della parete arteriosa e la formazione di placche aterosclerlotiche, lesioni alla base della stenosi carotidea, sono dovuti in gran parte all’azione spesso purtroppo combinata dei fattori di rischio cardiovascolare.

Le placche aterosclerotiche sono in continua evoluzione e possono causare un ictus con un duplice meccanismo. Possono frammentarsi o ulcerarsi ed embolizzare a distanza (meccanismo embolico) o andare incontro a fenomeni di emorragia causando l’occlusione acuta dell’arteria (meccanismo emodinamico).

Fattori di Rischio Cardiovascolare

  • Ipertensione
  • Ipercolesterolemia
  • Fumo
  • Diabete
  • Obesità
  • Stile di vita sedentario
  • Storia familiare di malattie cardiovascolari

Sono tutti fattori che contribuiscono alla malattia aterosclerotica.

È molto importante sottolineare che, oltre che a carico del distretto vascolare carotideo, i restringimenti possono interessare anche altri distretti vascolari, quali le arterie coronarie, vasi sanguigni che riforniscono di ossigeno e nutrienti le cellule del cuore, oppure le arterie che apportano sangue agli arti inferiori (coscia, gamba, piede).

Stenosi della Carotide: i Sintomi

Spesso la stenosi della carotide non causa sintomi (stenosi carotidea asintomatica). La stenosi carotidea è molto spesso asintomatica. In alcuni casi la placca cresce a tal punto da chiudere completamente l’arteria, impedendo in questo modo il flusso del sangue; in altri, la placca è formata da materiale piuttosto friabile dal quale possono staccarsi alcuni frammenti che finiscono nel sangue e raggiungono il cervello, andando a chiudere le arterie più piccole.

Sfortunatamente laddove i sintomi si manifestino, spesso ciò avviene quando c’è patologia arteriosa già significativa o in concomitanza con la fissurazione-rottura della placca aterosclerotica, con la conseguente formazione di un trombo (coagulo di sangue) che va ad ostruire totalmente o parzialmente l’arteria con limitazione più o meno estesa e/o prolungata del flusso ematico.

Quando invece la stenosi carotidea diventa sintomatica possiamo avere:

  • Attacchi Ischemici Transitori (TIA): episodi temporanei di deficit neurologici che si risolvono entro 24 ore quali: disturbi visivi o cecità di un occhio (amaurosi), paralisi improvvisa di un lato del corpo (emisindrome sensitiva o motoria), difficoltà del linguaggio (afasia o disartria), vertigini o perdita dell'equilibrio, perdita di coscienza (lipotimia).
  • Ictus: sintomi neurologici descritti per l’Attacco Ischemico Transitorio ma permanenti.

Nelle fasi iniziali, la malattia ostruttiva dell'arteria carotidea spesso non produce alcun segno o sintomo. La stenosi potrebbe rendersi evidente solo quando diviene abbastanza grave da privare il cervello di sangue, causando un ictus o un attacco ischemico transitorio (TIA), entrambi segno di allarme precoce per un futuro attacco apoplettico.

Anche se i segni e sintomi durano solo poco tempo (talvolta, meno di un'ora) è possibile che il paziente abbia sperimentato un TIA. Se si verifica una qualsiasi di queste manifestazioni è importante cercare cure d'emergenza, per aumentare le possibilità che la malattia dell'arteria carotidea venga individuata e trattata tempestivamente, prima che si verifichi un ictus invalidante.

Sintomi di Allarme

  • Improvviso intorpidimento del volto o debolezza degli arti, spesso su un solo lato del corpo
  • Incapacità di spostare uno o più arti
  • Difficoltà a parlare e a comprendere
  • Improvvisa difficoltà nella visione, in uno o entrambi gli occhi
  • Vertigini e perdita di equilibrio
  • Un improvviso, forte mal di testa, senza causa nota

Complicanze

La complicanza più grave della malattia ostruttiva dell'arteria carotidea è l'ictus, in quanto può provocare danni permanenti al cervello e, nei casi più gravi, può essere fatale.

Cosa comporta il restringimento della carotide? Le carotidi sono due grandi arterie del collo che trasportano sangue ricco di ossigeno e nutrienti al cervello, consentendo il normale funzionamento del sistema nervoso centrale e delle strutture circostanti. Il restringimento della carotide, noto anche come stenosi carotidea, può comportare diversi problemi a seconda del grado di ostruzione e anche della rapidità con cui tale ostruzione si instaura.

Meccanismi di Danno Cerebrale

  • Riduzione del flusso di sangue. A seguito dell'aterosclerosi, il lume della carotide può andare incontro ad una tale riduzione, che l'apporto di sangue non è sufficiente per raggiungere alcune parti dell'encefalo. L'ateroma può eventualmente occludere completamente l'arteria.
  • Rottura della placca. Un pezzo di placca ateromatosa può rompersi e staccarsi, viaggiando fino alle più piccole arterie nel cervello. Il frammento può rimanere bloccato in una di queste arterie cerebrali, creando un'ostruzione che blocca l'afflusso di sangue alla zona del cervello che il vaso sanguineo irrora.
  • Ostruzione da coagulo di sangue. Alcune placche sono inclini alla fessurazione e a deformare la parete dell'arteria. Quando questo accade, il corpo reagisce come ad una lesione, inviando localmente piastrine, per agevolare il processo di coagulazione. In questo processo, può svilupparsi un grande coagulo di sangue e bloccare o rallentare il flusso di sangue attraverso un'arteria carotidea o cerebrale, fino a provocare un ictus.

Stenosi della Carotide: la Diagnosi

I principali esami strumentali per la diagnosi di stenosi della carotide sono:

  • Ecocolordoppler dei Tronchi Sovra-Aortici (TSA): un esame non invasivo che utilizza gli ultrasuoni per valutare il flusso sanguigno nelle arterie carotidi e definire l’entità della stenosi carotidea. Si tratta di una semplice ecografia, quindi un esame non invasivo, che serve a valutare il flusso di sangue attraverso il vaso sanguineo e verificare la presenza di una eventuale stenosi. L’ecocolordoppler è un esame il cui esito dipende dall'operatore. Motivo per cui, in caso di positività, il consiglio è quello di eseguirne un secondo, rivolgendosi a un centro con affidabilità certificata.
  • Angio-TAC e/o angio-RMN: per ottenere immagini dettagliate delle arterie carotidi e del circolo intracranico in previsione ad un eventuale trattamento chirurgico o endovascolare.

Grazie a questo esame si possono osservare anche le lesioni relativamente piccole eventualmente presenti sulle pareti dei vasi.

Altri Esami Diagnostici

  • Esame obiettivo. Il medico può auscultare la carotide posizionando uno stetoscopio a livello del collo, per rilevare suono simile ad un "risucchio", caratteristico del flusso sanguigno turbolento causato dall'aterosclerosi. Il medico può eseguire una valutazione neurologica per verificare lo stato fisico e mentale del paziente, come la capacità di resistenza, memoria e parola.
  • Ecografia Doppler: test non invasivo che si avvale di onde sonore riflesse per valutare il flusso di sangue attraverso il vaso sanguineo e verificare la presenza di una eventuale stenosi. La sonda ad ultrasuoni è collocata sul collo, a livello delle arterie carotidee. L'ecografia Doppler rivela come fluisce il sangue attraverso l'arteria e in che misura l'apporto è ridotto (stenosi carotidea minore 0-49%, moderata 50-69% e grave 70-99%, fino alla completa ostruzione).
  • Angio-CT (CTA): fornisce immagini dettagliate delle strutture anatomiche del collo e del cervello. L'indagine comporta l'iniezione di un agente di contrasto nel flusso sanguigno, in modo da evidenziare le anomalie di vasi sanguigni (tramite angiografia) e tessuti molli (mediante tomografia computerizzata). La CTA consente ai medici di visualizzare la carotide ristretta e determinare il grado patologico della stenosi.
  • Angiografia tramite risonanza magnetica (MRA): come la CTA, questo test di imaging utilizza un mezzo di contrasto, per evidenziare le arterie che irrorano il collo e l'encefalo. Il campo magnetico e le onde radio vengono utilizzate per creare immagini tridimensionali.
  • Risonanza magnetica (MRI): consente di visualizzare il tessuto cerebrale per evidenziare precocemente un ictus o altre anomalie.
  • Angiografia cerebrale: è un test minimamente invasivo che utilizza i raggi X e un agente di contrasto iniettato nelle arterie, attraverso un catetere infilato direttamente nelle carotidi. L'angiografia cerebrale consente ai medici di visualizzare in dettaglio tutte le arterie che irrorano l'encefalo. L'imaging può anche rivelare le prove di molteplici attacchi ischemici transitori.

I medici possono definire la diagnosi di stenosi carotidea, se le prove dimostrano che il flusso sanguigno è diminuito in una o entrambe le arterie carotidi.

Ecocolordoppler dei Tronchi Sovra-Aortici TSA: Quando Eseguirlo?

L’ecocolordoppler dei tronchi sovra-aortici deve essere eseguito in tutti i pazienti con età superiore a 50 anni come strumento di screening e prevenzione primaria dell’ictus in presenza di fattori di rischio o familiarità per malattie cardio-vascolari in particolare:

  • Pazienti con deficit neurologici: disturbi visivi o cecità di un occhio (amaurosi), paralisi improvvisa di un lato del corpo (emisindrome sensitiva o motoria), difficoltà del linguaggio (afasia o disartria), vertigini o perdita dell'equilibrio, perdita di coscienza (lipotimia);
  • Prevenzione e Screening: in pazienti affetti da fattori di Rischio quali: ipertensione, diabete, dislipidemia, obesità, fumo o con familiarità per malattie cardiovascolari;
  • Pazienti con stenosi carotidea: per monitorare la progressione di una stenosi carotidea già diagnosticata. E nella valutazione pre e post-operatoria (follow-up) dei pazienti prima e dopo interventi chirurgici o procedure endovascolari (Stenting carotideo) per controllare la pervietà delle arterie e/o la presenza di eventuali complicanze.

I pazienti adulti che hanno significativi fattori di rischio o che hanno avuto già problemi cardiovascolari devono essere avviati ad uno screening anche del distretto arterioso delle carotide.

Diversi specialisti possono dare la necessaria indicazione: cardiologo, chirurgo vascolare e diabetologo, nel corso della visita valutano la possibilità che ci sia un interessamento della carotidi in base alla storia clinica e alla presenza dei fattori di rischio.

Nel caso non ci siano precedenti significativi e il paziente abbia superato i 45-50 anni di età potrà sottoporsi a visita di valutazione iniziale da parte del chirurgo vascolare.

Il Trattamento della Stenosi Carotidea

L'obiettivo dalla terapia è di ridurre il rischio di ictus. Il trattamento della stenosi carotidea dipende dall’entità del restringimento (stenosi) e dai sintomi presenti.

Terapia Farmacologica

  • Statine: per abbassare il colesterolo e stabilizzare la placca aterosclerotica. Le statine possono ridurre il colesterolo LDL "cattivo" in media del 25-30%, quando combinate con una dieta ipocalorica e a basso contenuto di colesterolo.
  • Antipertensivi: per controllare la pressione arteriosa.
  • Antiaggreganti piastrinici: come l'aspirina, per fluidificare il sangue e ridurre il rischio di trombosi.

Si utilizzano prevalentemente, nel trattamento del paziente con stenosi carotidea, farmaci che rendano più fluido il sangue, in particolare gli antiaggreganti piastrinici (il più noto di questi è l’Aspirina) e, in alcuni e selezionati casi, gli anticoagulanti (ad esempio il coumadin).

Il medico può prescrivere un antiaggregante piastrinico (come aspirina, ticlopidina, clopidogrel), da assumere quotidianamente per fluidificare il sangue e prevenire la formazione di pericolosi coaguli di sangue.

Possono essere raccomandati anche farmaci antipertensivi per controllare e regolare la pressione sanguigna (ACE-inibitori, bloccanti dell’angiotensina, beta-bloccanti, calcio-antagonisti ecc.).

Trattamento Chirurgico e Endovascolare

  • Endoarterectomia Carotidea: un intervento chirurgico in cui la placca viene rimossa dall'arteria carotidea. Con un piccola incisione laterocervicale in anestesia locoregionale. È indicato in pazienti con stenosi critica della carotide quando la placca è definita una “placca a rischio instabile” per le sue caratteristiche. L'endoarteriectomia carotidea è generalmente indicata per i pazienti sintomatici (ictus o TIA) e con un'ostruzione superiore al 50%. Si raccomanda anche per i pazienti che non hanno sintomi (asintomatici), con blocco superiore al 60%. Gli studi hanno dimostrato che, in caso di ostruzione moderata, la chirurgia apporta benefici duraturi ed aiuta a prevenire un eventuale ictus su un periodo di circa cinque anni. Un'endoarteriectomia carotidea non è raccomandata quando la posizione dell'ostruzione o del restringimento è di difficile accesso per il chirurgo o quando si dispone di altre condizioni di salute che rendono l'intervento chirurgico troppo rischioso.
  • Stenting Carotideo: una procedura endovascolare quindi meno invasiva in cui un stent viene inserito nell'arteria per mantenerla aperta. È una valida alternativa per i pazienti ad alto rischio chirurgico. Il posizionamento di uno stent carotideo è una procedura meno invasiva rispetto all'endoarteriectomia carotidea, in quanto non comporta un'incisione nel collo. L'angioplastica carotidea con inserimento di uno stent permette di ottenere buoni risultati nel breve termine, ed è tipicamente indicata per pazienti che: 1) presentano un grado di stenosi carotidea moderato-grave; 2) soffrono di altre condizioni mediche che aumentano il rischio di complicanze chirurgiche; 3) manifestano una recidiva.

Nel caso in cui il restringimento della carotide superi il 70% e/o vi sia una significativa limitazione dell’afflusso di sangue a valle dell’arteria necessaria si rende necessario considerare un intervento chirurgico, anche in assenza di sintomi, che come abbiamo visto si manifestano solo in uno stato avanzato della patologia.

Le opzioni sono due: intervento chirurgico vascolare (per rimuovere la placca) o angioplastica con palloncino (tramite introduzione di uno stent nella carotide interna per riaprire il vaso ostruito).

Angioplastica Carotidea e Stenting

Nell'angioplastica carotidea, un catetere viene infilato fino all'area carotidea ostruita nel collo. Un filtro appositamente progettato su un filo guida (chiamato dispositivo di protezione embolica) viene inserito per raccogliere eventuali detriti che possono staccarsi dalla placca durante la procedura.

Una volta in posizione, viene gonfiato un piccolo palloncino all'estremità del catetere per alcuni secondi, allo scopo di aprire o allargare l'arteria. Uno stent viene inserito in modo permanente per costituire una impalcatura, che aiuti a sostenere le pareti delle arterie e a mantenere pervio il lume della carotide. Il palloncino viene poi sgonfiato ed il catetere e il filtro vengono rimossi.

Dopo diverse settimane, l'arteria guarisce attorno allo stent. Come per l'endoarteriectomia carotidea, esistono alcuni rischi connessi alla procedura (ictus o decesso). Lo stenting sarà pertanto consigliato solo in caso di una grave stenosi.

Il recupero dalle procedure chirurgiche generalmente richiede una breve degenza in ospedale. I pazienti spesso ritornano alle normali attività entro una o due settiman.

Dopo un'endoarteriectomia carotidea, la stenosi può recidivare ed è spesso correlata alla progressione della malattia aterosclerotica.

Prevenzione della Stenosi Carotidea

La gestione e monitoraggio della stenosi della carotidea è fondamentale per prevenire eventi cerebrovascolari gravi come l'ictus. L'obiettivo dalla terapia è di ridurre il rischio di ictus.

  • Controllare i fattori di rischio cardiovascolare: quali la pressione arteriosa, il colesterolo e il diabete;
  • Smettere di fumare: il fumo è un fattore di rischio significativo per l'aterosclerosi;
  • Stile di vita: seguire una dieta sana ed equilibrata e fare esercizio fisico regolare.

Cambiamenti nel comportamento possono aiutare a ridurre la pressione sulla carotide e rallentare la progressione dell’aterosclerosi. Tali cambiamenti includono smettere di fumare, perdere peso, bere alcol con moderazione, mangiare cibi sani, ridurre la quantità di sale e praticare regolare esercizio fisico.

Con il medico è possibile stabilire un piano terapeutico per affrontare correttamente specifiche condizioni croniche, come la pressione alta, l'eccesso di peso o il diabete, che possono produrre effetti patologici anche sulle arterie carotidi.

Per il Follow-up e Monitoraggio della stenosi carotidea è indispensabile che il Paziente a rischio si sottoponga regolarmente a Ecocolordoppler dei tronchi sovra-aortici TSA per valutare il flusso sanguigno nelle arterie carotidi e l’eventuale progressione della stenosi carotidea oltre che l’evoluzione della placca aterosclerotica.

La prima cosa da fare in caso di stenosi priva di sintomi è tenere sotto controllo i fattori rischio: mantenere pressione, colesterolo, glicemia sotto controllo, mantenere un buon livello di attività fisica, controllare il peso corporeo, smettere di fumare sono parte integrante della terapia.

Seguire una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali e grassi sani può aiutare a mantenere le arterie libere da placche.

Fare esercizio regolarmente può migliorare la salute cardiovascolare e ridurre il rischio di formazione di placche carotidee.

Monitorare regolarmente la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo è essenziale per prevenire la formazione di placche.

Mantenere un peso corporeo sano e gestire efficacemente il diabete sono due elementi chiave per ridurre il rischio di placche carotidee.

Tabella riassuntiva dei fattori di rischio e delle raccomandazioni

Fattore di Rischio Raccomandazioni
Pressione Alta Monitorare e controllare con farmaci e dieta a basso contenuto di sodio
Fumo Smettere di fumare
Colesterolo Alto Seguire una dieta a basso contenuto di colesterolo e assumere statine se necessario
Diabete Gestire i livelli di zucchero nel sangue con dieta, esercizio fisico e farmaci
Obesità Perdere peso attraverso dieta ed esercizio fisico
Inattività Fisica Praticare esercizio fisico regolare

leggi anche: