Perdite Rosa Dopo Laparoscopia: Cause e Cosa Aspettarsi

Dopo un intervento chirurgico, come la laparoscopia, è normale che il corpo attraversi un periodo di guarigione. Durante questo processo, possono verificarsi diversi cambiamenti, tra cui la comparsa di perdite vaginali. In particolare, le perdite rosa sono un fenomeno comune che può destare preoccupazione, ma spesso rientra nel normale decorso post-operatorio.

Perdite Post-Operatorie: Cosa Sono Normali e Cosa No

È normale che un sito di ferita chirurgica abbia una produzione limitata di liquido che fuoriesce dall’area dell’incisione; questo è uno dei modi in cui il nostro corpo si auto-guarisce naturalmente. Il prodotto che fuoriesce dal drenaggio può essere chiaro o di colore leggermente giallo, e di solito si verifica intorno ai primi due o tre giorni dopo la procedura chirurgica. Alcune ferite chirurgiche presentano anche un fluido di drenaggio sieroso, che può essere di colore leggermente rosa a causa delle cellule del sangue che sono presenti. Entrambi i tipi di drenaggio dovrebbero essere leggermente acquosi.

Tuttavia, non tutto il drenaggio è un buon segno. Se si nota un fluido di drenaggio di colore verde-giallo o denso proveniente dal sito chirurgico, questo potrebbe essere un segno di ferita infetta. Subito dopo l’evento, la presenza di dolore è normale, tuttavia è bene monitorarlo costantemente. Infatti, in caso di dolore insolito, diverso dal normale, acuto e descritto come “pulsante” o “chiodo che batte” è possibile trovarsi in presenza di infezione.

Dopo l’intervento chirurgico è prevedibile una piccola quantità di arrossamento e infiammazione attorno al tessuto che è stato alterato dall’operazione. Questo scolorimento è del tutto normale, anche se il rossore dovrebbe iniziare a svanire nel tempo, a seconda della gravità della procedura. Sebbene il rossore che circonda immediatamente la ferita sia normale, qualsiasi rossore che si diffonda in chiazze o pattern simili a quelli di una ragnatela oltre la ferita, potrebbe essere un segno di infezione.

Spotting: Cosa Significa?

Lo spotting (dall’inglese “to spot”, macchiare) è costituito da piccole perdite scure di sangue fra una mestruazione e l’altra, spesso durante l’ovulazione, a volte a fine ciclo, a volte nei giorni prima del nuovo flusso. Queste perdite indicano sempre che qualcosa non funziona correttamente nell’organismo. Una donna sana, infatti, non ha perdite tra una mestruazione e l'altra.

Lo spotting va quindi visto come un “sintomo amico”, che ci porta ad ascoltare ciò che nel nostro corpo, in quel momento, non funziona come dovrebbe. Per questo non va sottovalutato né trascurato, e tantomeno “autodiagnosticato”, ma compreso e curato, con il ginecologo/a di fiducia. Sarà lui o lei ad individuarne la causa, e ad escludere la possibilità di gravi malattie.

Cause Possibili di Spotting

Lo spotting può essere provocato da due ordini di cause:

  • Disfunzionali: alterazioni ormonali dovute a stress, premenopausa, disturbi del comportamento alimentare (specie bulimia) e obesità; inserimento scorretto della spirale.
  • Organiche: cisti ovariche; vaginosi e vaginiti; ectopia del collo dell’utero; polipi e fibromi; endometriosi; lesioni precancerose o tumorali; menopausa precoce.

Lo spotting, inoltre, si verifica nel 10 per cento circa delle donne che iniziano a fare uso di un contraccettivo ormonale, normalmente nel primo mese, quando il dosaggio di estrogeni è troppo basso, l’assunzione è irregolare o il transito intestinale è eccessivamente veloce. Si tratta dunque di un fenomeno da tenere sotto controllo e che può essere eliminato curando le cause primarie che lo determinano.

Cause Organiche Dettagliate

Cisti Ovariche

Quando si verifica in concomitanza con l’ovulazione, quindi circa a metà del ciclo, lo spotting è il segnale di un brusco cambiamento nella produzione ormonale e indica lo sfaldamento dell’endometrio. Si tratta di un segno “disfunzionale”, legato a un’irregolare produzione ormonale. Tuttavia, se il fenomeno si ripete in più cicli, può indicare la presenza di cisti ovariche. In tal caso di tratta di un sanguinamento da cause organiche.

Se la visita ginecologica e l’ecografia pelvica confermano questa ipotesi, la terapia viene scelta a seconda del tipo di cisti. Le più comuni sono quelle “disfunzionali”, legate a un’ovulazione non ottimale e frequenti soprattutto in giovane età. Tendono a riassorbirsi spontaneamente nel corso di due o tre cicli mestruali; se non regrediscono si interviene con una terapia a base di ormoni (pillola contraccettiva, anello o cerotto).

Altre tipologie di cisti (endometriosiche, dermoidi, sieromucinose), a seconda delle dimensioni e delle cause, possono essere eliminate con un intervento chirurgico laparoscopico (mini invasivo) o laparotomico, con incisione dell’addome e intervento “a cielo aperto”. Va ricordato anche che, soprattutto dai 40 anni in su, le cisti possono essere segno di alterazioni pretumorali (come nel caso del cistoadenoma) o addirittura di un carcinoma.

Una cisti tumorale può restare “silente”, ossia asintomatica, anche per molti anni ed è quindi della massima importanza che ogni donna si sottoponga a una visita ginecologica di controllo annuale, con ecografia transvaginale, se la donna ha già avuto rapporti: si effettua introducendo in vagina una sonda ecografica con cui si osserva l’apparato genitale interno.

Vaginosi e Vaginiti

Lo spotting ripetuto aumenta il pH vaginale, ossia il grado di acidità presente in vagina, facilitando così l’insorgenza di vaginosi e vaginiti. Questi disturbi si sviluppano infatti quando l’alterazione del pH modifica drasticamente l’ecosistema vaginale, ossia l’insieme dei microrganismi che si trovano nella vagina e la proteggono dai germi esterni.

A loro volta, le vaginosi e le vaginiti possono facilitare le microabrasioni della mucosa, specialmente dopo i rapporti, predisponendo la donna all’insorgenza dello spotting.

Le vaginosi sono provocate dalla proliferazione di un germe normalmente minoritario, la Gardnerella Vaginalis, che comporta piccole perdite dal caratteristico odore di pesce avariato. All’origine del problema ci può essere una variazione del livello vaginale di estrogeni (per esempio, in caso di amenorrea; durante il puerperio, se la donna allatta; o in postmenopausa), oppure una prolungata assunzione di pillole a bassissimo livello estrogenico: questa riduzione fa aumentare il pH della vagina, rendendolo meno acido. Facilitano la diffusione della Gardnerella anche un’igiene intima non corretta, la stipsi, l’uso di diaframmi e rapporti sessuali frequenti e promiscui, perché il liquido spermatico, che ha pH 7.39, tende ad innalzare il pH vaginale, tanto più quanto i rapporti sono frequenti, a meno che non siano protetti con profilattico.

La cura mira alla normalizzazione del pH vaginale, attraverso:

  • Estrogeni locali, se indicati, da applicare in vagina in minima quantità, due volte la settimana.
  • Acido borico (in compresse o ovuli vaginali da 300 mg).
  • Gel vaginali che liberano ioni H+, che hanno azione acidificante.
  • Tavolette di vitamina C, sempre in vagina.
  • Irrigazioni vaginali di acqua borica al 3%, sempre su prescrizione medica.

E’ inoltre utile usare sempre, in età fertile, detergenti intimi con pH acido.

La vaginite è un’infiammazione che provoca anche prurito, bruciore, dolore durante i rapporti sessuali e, talvolta, difficoltà ad urinare. La provocano germi e batteri che raggiungono la vagina per via anale, o mediante i rapporti sessuali.

Ectopia del Collo dell'Utero

L’ectopia, o “ectropion”, è una lesione del collo dell’utero, di dimensioni variabili. Innocuo e congenito, è un fenomeno comune a molte donne, che non provoca dolore ma solo fastidio. Tecnicamente si tratta di un’estroflessione della mucosa endocervicale: sotto l’influsso ormonale degli estrogeni, dopo la pubertà e soprattutto in gravidanza, una parte del tessuto di rivestimento della cervice (o “collo” dell’utero) migra verso l’esterno e si impianta sull’epitelio vaginale.

Siccome il tessuto endocervicale ha un colore rosso vivo, mentre quello vaginale è rosato, i vecchi medici parlavano di “piaghetta”, termine che è tuttavia inappropriato. Le cellule ectopiche sono più vulnerabili alle infezioni e tendono a causare lo spotting durante i rapporti sessuali. L’ectopia, inoltre, può andare incontro a forme ipertrofiche che causano sanguinamenti più abbondanti.

Si può diagnosticare con una semplice visita ginecologica e solitamente è sufficiente tenerla sotto controllo con visite annuali.

Fibromi e Polipi

Tra le possibili cause delle perdite di sangue intermestruali ci sono anche i fibromi e i polipi, due diversi tipi di tumore benigno. Il fibroma è un tumore benigno della parete muscolare dell’utero, detta miometrio. I polipi sono invece una proliferazione benigna di cellule della mucosa dell’endometrio o dell’endocervice.

L’iter diagnostico prevede:

  • una ecografia transvaginale (o transaddominale, se la donna non ha ancora avuto rapporti);
  • una sonoisteroscopia, che consente di visualizzare la cavità uterina iniettandovi della soluzione fisiologica e ripetendo l’ecografia;
  • un’isteroscopia diagnostica, che permette di osservare il collo e la cavità dell’utero.

Se l’isteroscopia evidenza iperplasie, polipi o fibromi sottomucosi, il ginecologo valuterà la terapia più indicata. I polipi vengono sempre asportati con l’isteroscopia terapeutica, perché si preferisce escludere la possibilità che degenerino in forme tumorali maligne. Il fibroma, invece, se è asintomatico, si può anche non togliere. Si asporta generalmente quando supera i 4-5 centimetri oppure se è sottosieroso, ossia verso l’esterno della parete uterina, al di sotto della mucosa “sierosa” che la riveste e la separa dagli altri organi addominali.

In ogni caso, il ginecologo sceglierà fra l’opzione farmacologica e quella chirurgica in funzione dei sintomi, delle dimensioni, della sede del fibroma, e a seconda che la donna sia ancora in età fertile e desideri dei figli. Con l’eccezione delle rare situazioni di emergenza (quali la torsione di un fibroma peduncolato, con conseguente addome acuto) o di fibromatosi enormi, la via migliore è sempre quella di effettuare prima una terapia medica, usando farmaci che aiutino a ridurre i sintomi e la crescita del fibroma. Solo in caso di fallimento di queste terapie si ricorre all’intervento chirurgico.

Endometriosi

Anche l’endometriosi, malattia poco conosciuta ma molto dolorosa, può avere tra i suoi sintomi lo spotting. Questa malattia si manifesta quando l’endometrio si sviluppa al di fuori dell’utero, per esempio sull’ovaio o nella tuba, ma a volte anche in altri organi addominali (come l’intestino) ed extraddominali.

Pur essendo “ectopico”, ossia trovandosi al di fuori della sua sede abituale, questo tessuto risponde agli stimoli ormonali tipici dell’ovulazione, come il normale endometrio: cresce in altezza durante la prima metà del ciclo, si arricchisce di zuccheri e sostanze nutritive durante la seconda, e poi si sfalda nel peritoneo o in altri organi, causando infiammazione e molto dolore. L’endometriosi può dare spotting se localizzata a livello del collo dell’utero (cervicale) o della vagina.

L’endometriosi è ancora poco diagnosticata, sebbene il 38% delle donne che ne soffrono abbia i sintomi tipici, ma non riconosciuti, già prima dei 15 anni e il 70% li abbia già prima dei 20 anni. In media viene diagnosticata con un ritardo di oltre 9 anni.

E’ quindi importante, in caso di sospetta endometriosi, sottoporsi a una visita ginecologica che includa un’ecografia transvaginale (o transaddominale). Il medico valuterà inoltre se far effettuare l’esame del Ca 125, un marcatore “spia” della malattia, ed eventualmente una laparoscopia o altri esami specialistici.

L’endometriosi è una malattia cronica per la quale non esiste ancora una cura risolutiva. Le terapie, scelte in modo appropriato dal ginecologo fra quelle ormonali, farmacologiche e chirurgiche, hanno lo scopo di:

  • rallentare il più possibile la progressione della patologia e prevenire così danni più ampi;
  • eliminare o, almeno, ridurre i sintomi, offrendo alla donna una migliore qualità di vita.

Nei casi più fortunati, talvolta, l’asportazione di una cisti ovarica endometriosica o di una placca endometriosica isolata può rivelarsi risolutiva, nel senso che non si verificano più recidive. Resta comunque fondamentale farsi controllare periodicamente dal proprio ginecologo, ed effettuare una terapia con contraccezione ormonale finché non si desiderino figli. L’uso della pillola contraccettiva può infatti ridurre dell’80% il rischio di recidive di cisti endometriosiche.

Lesioni Precancerose o Tumorali

Lo spotting può anche essere il sintomo di lesioni più serie. Se ci sono lesioni precancerose, infatti, il primo campanello d’allarme sono proprio le piccole perdite fra una mestruazione e l’altra. Per questo - lo sottolineiamo ancora una volta - è importante non sottovalutare il fenomeno e sottoporsi ogni anno a una controllo ginecologico completo.

Il pap-test, in particolare, consente di diagnosticare precocemente il tumore al collo dell’utero, che all’inizio non provoca dolore ma solo un irregolare sanguinamento. Il ginecologo preleva una piccola quantità di cellule cervicali, servendosi di una spatolina e un tampone, la stende su un vetrino e la fissa con un apposito spray: il preparato sarà poi analizzato al microscopio da un laboratorio specializzato.

Altri esami possibili, a discrezione dello specialista, sono:

  • la colposcopia, per visualizzare meglio il collo dell’utero;
  • la biopsia: è un piccolo prelievo di tessuto sospetto che viene poi analizzato al microscopio;
  • l’isteroscopia diagnostica, per esaminare la cavità interna dell’utero.

Menopausa Precoce

Lo spotting, insieme con il peggioramento del dolore mestruale (dismenorrea) e l’aggravamento della sindrome premestruale, può infine essere il sintomo di un’imminente menopausa precoce. In tal caso dipende dalla irregolare produzione ovarica di estrogeni e progesterone, che provoca a sua volta un’irregolare maturazione con sfaldamento dell’endometrio.

La menopausa si definisce “precoce” se compare prima dei 40 anni (l’età media della menopausa fisiologica è 50 anni e 6-8 mesi). Può essere spontanea (su base genetica) o iatrogena, ossia provocata da cure mediche (chemioterapia, radioterapia pelvica o total body, ovariectomia bilaterale).

Altri Disturbi Legati al Ciclo Mestruale

Lo spotting non è l’unico problema che si possa manifestare in relazione al ciclo mestruale. Gli altri principali disturbi sono:

  • la dismenorrea: è uno dei disturbi più comuni del ciclo e colpisce circa il 70% delle giovani. Si manifesta con forti dolori al basso ventre, simili a crampi, prima o durante il flusso mestruale.
  • il dolore intermestruale: compare durante l’ovulazione da un lato del basso addome. La localizzazione a destra o a sinistra dipende dall’ovaio che a mesi alterni è coinvolto nella maturazione dell’ovulo.
  • la sindrome premestruale: è un termine generico con cui si indica l’insieme di sintomi fisici e psichici che si possono manifestare nei giorni che precedono il flusso mestruale.

Isterectomia e Perdite

Le perdite vaginali, anche rosate, possono manifestarsi anche in seguito a un'isterectomia. In seguito all’intervento, il ricovero in ospedale proseguirà per alcuni giorni, fino a 7 se la chirurgia è addominale. In base al tipo di procedura, la donna potrà avere un drenaggio addominale, un catetere vescicale per urinare e un tampone per evitare sanguinamenti vaginali. Con l’isterectomia totale, bisogna aspettarsi delle perdite vaginali e sanguinamento. Possono durare da pochi giorni a diverse settimane, anche se c’è da fare attenzione se dopo la sesta non sembrano cessare.

Laparoscopia: Procedura e Rischi

La laparoscopia è una tecnica chirurgica mininvasiva che consente di operare senza apertura dell’addome attraverso ampie incisioni, ma utilizzando una strumentazione appositamente predisposta, mediante piccole incisioni inferiori a 1 cm. La chirurgia laparoscopica viene eseguita in anestesia generale.

Si pratica una prima incisione in prossimità dell’ombelico, attraverso la quale con un ago particolare si introduce del gas (anidride carbonica) per poter distendere la cavità addominale; ciò è utile per avere una adeguata visione e un sufficiente spazio per eseguire i veri e propri atti chirurgici nell’addome. Attraverso la stessa incisione si introduce il laparoscopio, un particolare strumento ottico, collegato ad una fonte luminosa e ad un sistema video (telecamera + monitor + videoregistratore), è così possibile per l’equipe operatoria esaminare l’interno di tutta la cavità addominale e pelvica osservando le immagini su di un monitor.

Quindi si eseguono solitamente altre due piccole incisioni addominali, attraverso le quali si introducono gli strumenti chirurgici veri e propri (pinze, forbici, aghi, elettrobisturi, aspiratore, ecc.), in modo da operare sotto il controllo visivo fornito dal sistema video precedentemente descritto.

Anche la laparoscopia, come tutti gli atti medici e chirurgici, può presentare dei rischi. Vanno considerati quelli di tipo emorragico e la possibilità di lesioni a carico di organi addominali, ad esempio dell’intestino. Tuttavia le complicazioni sono in relazione alla maggiore o minore complessità dell’intervento, alle caratteristiche della paziente (ad esempio in caso di obesità marcata può addirittura essere impossibile l’esecuzione della laparoscopia), ai molteplici pregressi interventi chirurgici, e alla presenza di una possibile sindrome aderenziale.

Non deve destare particolare preoccupazione la comparsa, nelle ore successive all’intervento, di dolore alle spalle.

Disturbi Post-Operatori e Convalescenza

Abitualmente i disturbi post operatori sono di modesta entità e scompaiono in pochi giorni. Può essere avvertito dolore alle spalle, alla schiena o all’addome: sono sensazioni dovute alla diffusione del gas utilizzato per distendere la cavità addominale. Può persistere anche per parecchi giorni una modesta perdita di sangue dalla vagina. La cicatrizzazione delle ferite sull’addome richiede di solito 7-10 giorni.

Come in tutti gli interventi chirurgici, può comparire nausea o, più raramente, vomito e fastidio alla deglutizione a causa dell’intubazione tracheale.

Talvolta la Paziente lamenta difficoltà di concentrazione nelle ore successive l’intervento a causa dei farmaci utilizzati (le attività che richiedono particolare concentrazione, come guidare l’automobile, devono essere evitate per 48 ore).

La degenza post-operatoria è breve, generalmente 1-2 giorni; già la sera dopo l’intervento è possibile consumare un pasto leggero. Solo raramente è necessario prolungare la degenza: in caso di interventi radicali o coinvolgenti l’apparato urinario o digerente.

La convalescenza domiciliare è breve: di regola è possibile ritornare alle normali attività entro 7-10 giorni. I rapporti sessuali possono essere ripresi dopo 7-8 giorni dall’intervento.

Quando Preoccuparsi? Segnali di Infezione

È importante monitorare attentamente le perdite vaginali e altri sintomi post-operatori. Rivolgersi immediatamente al medico in caso di:

  • Perdite abbondanti o maleodoranti
  • Febbre
  • Dolore intenso e persistente
  • Gonfiore eccessivo dell'addome
  • Arrossamento o pus nella zona dell'incisione

Questi possono essere segnali di un'infezione o altre complicanze che richiedono un intervento medico tempestivo.

Consigli Utili Dopo la Laparoscopia

Per favorire una pronta guarigione e ridurre il rischio di complicanze, è consigliabile seguire attentamente le indicazioni del medico, che possono includere:

  • Riposo adeguato
  • Alimentazione sana ed equilibrata
  • Evitare sforzi fisici intensi
  • Astensione dai rapporti sessuali per il periodo indicato dal medico
  • Igiene intima delicata

Tabella Riepilogativa Cause di Spotting Post-Laparoscopia

Causa Descrizione Sintomi Aggiuntivi
Normale processo di guarigione Piccole perdite di sangue dovute alla cicatrizzazione delle ferite interne. Nessuno o lieve dolore addominale.
Squilibri ormonali Fluttuazioni degli ormoni, specialmente se si assumono contraccettivi ormonali. Ciclo irregolare, sbalzi d'umore.
Infezione Infiammazione causata da batteri o altri agenti patogeni. Febbre, dolore intenso, perdite maleodoranti, arrossamento.
Lesioni o irritazioni Danni ai tessuti durante l'intervento. Dolore localizzato.
Altre condizioni mediche Endometriosi, polipi uterini, cisti ovariche. Dolore pelvico cronico, ciclo irregolare.

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