La biopsia polmonare è una procedura diagnostica che consiste nel prelevare ed asportare un pezzo di tessuto da un organo per esaminarlo microscopicamente ed evidenziare eventuali anomalie. La biopsia polmonare viene fatta a scopo diagnostico.
Quando si esegue una biopsia polmonare?
I medici ritengono opportuno praticare una biopsia polmonare quando:
- In base all'esame obiettivo, sospettano la presenza di una grave malattia dei polmoni, come la fibrosi polmonare, l'interstiziopatia (o interstiziopatia polmonare), la sarcoidosi o il tumore al polmone.
- Hanno bisogno di stabilire, con precisione, i connotati di una grave polmonite. Per polmonite s'intende un processo infiammatorio a carico degli alveoli polmonari.
- Dalle precedenti procedure diagnostiche, tutte meno invasive della biopsia polmonare (radiografia del torace ecc), non sono riusciti a concludere con precisione qual è l'esatta origine dei problemi respiratori e polmonari del paziente.
Tipologie di biopsia polmonare
Esistono vari tipi di biopsia. Il ricorso a un tipo di biopsia, piuttosto che a un altro, dipende da dove deve avvenire la raccolta del campione cellulare.
Esistono 3 modalità differenti di prelievo:
- La biopsia broncoscopica
- L'agobiopsia polmonare (o agoaspirato polmonare)
- La biopsia polmonare "a cielo aperto"
La scelta del metodo utilizzato per il prelievo spetta al medico curante e dipende dallo stato di salute generale del paziente e dalla dimensione che deve avere il campione da analizzare. Infatti, esistono metodiche procedurali minimamente invasive, ma poco specifiche, e metodiche procedurali alquanto invasive, ma molto specifiche e affidabili dal punto di vista dei risultati.
Biopsia broncoscopica
La biopsia broncoscopica (o broncoscopia) consiste nel prelievo del tessuto polmonare per mezzo di uno strumento, il broncoscopio (da qui il nome di biopsia broncoscopica), che il medico introduce dalla bocca o dal naso e conduce fino a livello dei polmoni. La broncoscopia permette di visionare direttamente le vie aeree.
Il broncoscopio usato abitualmente è un tubo molto sottile, flessibile e dotato di una telecamera a fibre ottiche. Quest'ultima serve al medico esaminante per orientarsi all'interno delle vie aeree polmonari (in particolare i bronchi) e identificare la zona di tessuto polmonare anomala, che è bene prelevare. Una volta individuata la zona più indicativa per le analisi successive, avviene la raccolta del campione tissutale.
A eseguire una biopsia broncoscopica, è in genere uno pneumologo, cioè un medico specializzato nella diagnosi e nella cura di patologie che interessano l'apparato respiratorio, polmoni in particolare.
La biopsia broncoscopica non prevede alcun ricovero ospedaliero, ma soltanto un breve periodo di osservazione della durata di circa 1-2 ore. In questo lasso di tempo, il paziente viene sottoposto a una radiografia del torace, per capire/vedere se il passaggio del broncoscopio ha recato danno alle vie aeree.
A termine della procedura e per diverse ore, è possibile che il paziente avverta i seguenti fastidi: mal di gola, raucedine, gola secca e difficoltà di deglutizione.
Lavaggio broncoalveolare: Talvolta, il medico utilizza il broncoscopio per rilasciare una soluzione salina, che disgrega il tessuto polmonare con cui entra in contatto. Se opportunamente recuperata, questa soluzione contiene al suo interno un numero di cellule sufficiente, da poter osservare in laboratorio. Questa pratica alternativa è detta anche lavaggio broncoalveolare.
Vantaggi e svantaggi della biopsia broncoscopica
| Vantaggi | Svantaggi |
|---|---|
| È rapida e non richiede alcun ricovero ospedaliero. | Richiede l'anestesia locale. |
| È minimamente invasiva. | È a basso rischio. |
| Il campione di tessuto prelevato contiene un numero limitato di cellule, tutte appartenenti soltanto alle vie aeree. |
Agobiopsia polmonare
Durante un'agobiopsia polmonare, il prelievo delle cellule polmonari da analizzare in laboratorio avviene per mezzo di un lungo ago, inserito nel torace. Viene eseguita prelevando un campione di tessuto con un ago, dopo aver anestetizzato la cute della persona. Per individuare la giusta sede si utilizza l’ausilio della TAC (si parla di “biopsia TAC - guidata”). La biopsia con ago viene anche definita transtoracica o percutanea.
Per individuare l'esatto punto d'iniezione dell'ago, il medico si serve di alcune procedure di diagnostica per immagini, come la TAC, l'ecografia o la fluoroscopia. Al momento dell'inserimento dell'ago, al paziente viene richiesto di trattenere il respiro e non muovere il torace: solo così, il prelievo ha luogo nel punto desiderato. L'intera procedura si esegue in anestesia locale (N.B: la zona anestetizzata è ovviamente il torace) e può durare tra i 30 e i 60 minuti.
A eseguire l'agobiopsia polmonare, può essere sia un medico radiologo sia uno pneumologo.
Come la biopsia broncoscopica, anche l'agobiopsia polmonare non prevede alcun ricovero ospedaliero, ma solo un periodo di osservazione non superiore alle 2 ore. In quest'arco di tempo, il paziente deve sottoporsi a una radiografia del torace, per assicurarsi che l'ago, durante la penetrazione, non abbia danneggiato i polmoni o altre strutture anatomiche limitrofe.
Durante l'iniezione dell'anestetico, il paziente potrebbe avvertire un dolore pungente o bruciante della durata di pochi secondi. Al termine della procedura e all'esaurimento degli effetti dell'anestesia, è probabile che il punto del torace, in cui è stato inserito l'ago per la biopsia, risulti dolente.
Vantaggi e svantaggi dell'agobiopsia polmonare
| Vantaggi | Svantaggi |
|---|---|
| È rapida e non richiede alcun ricovero ospedaliero. | Richiede l'anestesia locale. |
| È minimamente invasiva. | È a basso rischio. |
| Il campione di tessuto prelevato contiene un numero limitato di cellule e tutte provenienti da un punto ben circoscritto. |
Biopsia polmonare "a cielo aperto"
Come anticipato, la biopsia polmonare "a cielo aperto" richiede l'anestesia generale. Ciò implica che, al momento dell'esame, il paziente risulta completamente incosciente. Per la sua delicatezza, la biopsia polmonare "a cielo aperto" viene praticata solo quando le biopsie polmonari meno invasive (cioè biopsia broncoscopica e agobiopsia polmonare) si sono dimostrate poco esaustive.
La durata canonica di una biopsia polmonare "a cielo aperto" è di circa un'ora. Al termine delle operazioni chirurgiche, il medico operante deve praticare un drenaggio pleurico per la riespansione del polmone, da cui si è prelevato il campione tissutale. Durante l'operazione, infatti, questo polmone collassa come a seguito di un pneumotorace. Il drenaggio pleurico dura, in genere, qualche giorno. Le incisioni vengono richiuse con dei punti di sutura riassorbibili o non riassorbibili.
In genere, dopo la procedura, il paziente deve rimanere in ospedale almeno un paio di giorni: in quest'arco di tempo, chirurgo operante e personale medico monitorano periodicamente i suoi parametri vitali e come il suo fisico risponde all'operazione.
Al risveglio dall'anestesia e per le successive 12-24 ore, il paziente potrebbe sentirsi confuso e rallentato nei riflessi: sono i normali postumi dell'anestesia generale. Per quanto concerne gli effetti dell'operazione, la biopsia polmonare "a cielo aperto" determina spesso, per almeno qualche giorno: stanchezza, dolore al torace durante la respirazione, lievi perdite di sangue nel punto d'incisione e mal di gola (N.B: è dovuto al respiratore usato per l'anestesia generale).
Biopsia toracoscopica: Un intervento chirurgico alternativo alla biopsia polmonare "a cielo aperto" è la cosiddetta biopsia polmonare toracoscopica, nota anche come biopsia toracoscopica video-assistita (in inglese è VATS, da Video-Assisted Thoracoscopic Surgery). Praticata ormai da un numero sempre più elevato di centri ospedalieri, la VATS prevede l'utilizzo di uno strumento chiamato toracoscopio. Il toracoscopio possiede, a un'estremità, una luce e una telecamera a fibre ottiche, collegata a un monitor; luce e telecamera consentono al chirurgo operante di orientarsi meglio all'interno della cavità toracica e individuare con maggiore precisione la zona di prelievo. Le dimensioni ridotte delle incisioni chirurgiche. Ciò è possibile grazie alla telecamera, che permette di vedere dall'interno la cavità toracica. Il periodo di ricovero è più breve.
Vantaggi e svantaggi della biopsia polmonare "a cielo aperto"
| Vantaggi | Svantaggi |
|---|---|
| È il tipo di biopsia polmonare più esaustivo, in quanto il campione prelevato è delle dimensioni necessarie per un'analisi di laboratorio completa | È invasiva e può comportare diversi rischi. |
| Richiede un ricovero ospedaliero. | |
| Prevede l'anestesia generale, una pratica a rischio complicazioni. |
Rischi della biopsia polmonare
Attualmente, la biopsia polmonare è considerata una procedura diagnostica a basso rischio. Tuttavia, è bene precisare che la comparsa di complicazioni dipende molto dal tipo di biopsia polmonare eseguita. Infatti, la biopsia broncoscopica e l'agobiopsia polmonare sono meno pericolose della biopsia polmonare "a cielo aperto" o della sua variante toracoscopica.
Le possibili complicanze di una biopsia polmonare, eseguita in modalità chirurgica:
- Pneumotorace
- Gravi perdite di sangue
- Infezioni, del tipo polmonite
- Broncospasmo e conseguenti problemi respiratori
- Aritmie
- Morte. È un evento davvero molto raro, che può verificarsi perché l'intervento aggrava fortemente la malattia polmonare in corso oppure perché l'anestesia generale ha scatenato una reazione anomala letale.
Quando contattare il medico dopo una biopsia polmonare
Dopo una biopsia polmonare, è bene rivolgersi immediatamente al proprio medico (o recarsi in un centro ospedaliero) in presenza di:
- Forte dolore al torace
- Vertigini
- Problemi respiratori
- Peggioramento del sanguinamento dalla ferite
- Tosse con sangue (emottisi)
Diagnosi istologica e citologica
Quando le indagini radiologiche pongono il sospetto di una malattia tumorale, si deve procedere con altri accertamenti (il cosiddetto secondo livello diagnostico), che consistono nell’eseguire il prelievo di una piccola porzione del tessuto sospetto cioè diagnosi istologica o, qualora questo non fosse possibile, di alcune delle cellule componenti la massa ovvero diagnosi citologica.
L’obiettivo, in entrambi i casi, è quello di analizzare il prelievo al microscopio per giungere a una diagnosi, cioè per capire se quello che vediamo alla TAC è davvero un tumore o una patologia infiammatoria o altro. Grazie alle colorazioni, che si eseguono in laboratorio, sul tessuto prelevato, noi definiamo da quali cellule del polmone è nato il tumore. Definiamo cioè l’istotipo, informazione che condiziona le successive decisioni terapeutiche.
La diagnosi citologica o istologica può essere effettuata tramite prelievi sul tumore primitivo, sui linfonodi, se coinvolti, o sulle metastasi a distanza, qualora presenti. Le metodiche diagnostiche per ottenere il tessuto da esaminare sono differenti e la sede da biopsiare si sceglie sulla base di considerazioni di tipo tecnico (cosa dà meno problemi al paziente, quindi in base a quelli che sono gli esami meno invasivi).
Test genomico
Il test genomico permette di effettuare una valutazione genetica del tumore. A partire da piccoli campioni di tessuto tumorale prelevato dal paziente, i test più innovativi oggi disponibili analizzano contemporaneamente un ampio numero di geni per rilevare le mutazioni all’origine del tumore. Il risultato finale consiste in una sorta di “identikit” del tumore al polmone, che può supportare l’oncologo nell’attuare scelte terapeutiche personalizzate per il paziente, in funzione delle specifiche caratteristiche del tumore.
Cos’è la biopsia liquida
Negli ultimi anni, la necessità di una corretta identificazione di tutti i pazienti con mutazione del gene EGFR, anche quando il materiale biologico, destinato ad analisi mutazionale, risultava caratterizzato da una bassa percentuale di cellule neoplastiche, ha determinato l’identificazione di metodiche alternative verso l’utilizzo di procedure alternative all’analisi su tessuto. Non sempre, infatti, è possibile eseguire prelievi bioptici o citologici e raccogliere il materiale adeguato per le analisi molecolari.
Il sangue è una risorsa importante che consente di ottenere informazioni su alterazioni molecolari a fini prognostici e predittivi di risposta ai trattamenti. Negli anni sono stati condotti studi per isolare le cellule tumorali circolanti o il DNA libero circolante al fine di analizzare la quota di DNA tumorale circolante ed eseguire le analisi molecolari tramite un semplice prelievo di sangue.
Diversi gruppi a livello nazionale e internazionale hanno messo a punto metodiche per la ricerca di mutazione del gene EGFR o traslocazione del gene EML4-ALK su sangue. In questi casi si parla di biopsia liquida, proprio perché l’analisi genetica è condotta sul plasma.
La biopsia liquida consente di identificare le quattro principali classi di alterazioni genomiche presenti nei geni correlati al tumore solido e rileva elevata instabilità dei microsatelliti, un parametro che permette di prevedere la risposta del paziente all’immunoterapia.
Come si effettua la biopsia liquida
La biopsia liquida viene effettuata con un semplice prelievo di sangue che viene analizzato per identificare i marcatori molecolari.
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