La parola “colonscopia” può far paura, lo sappiamo. È uno di quegli esami che, solo a sentirlo nominare, fa venire un po’ di ansia. Ma spesso è proprio la mancanza di informazioni chiare e rassicuranti a generare timori ingiustificati. In realtà, la colonscopia è un esame molto utile, in alcuni casi salvavita.
Che cos'è la colonscopia?
La colonscopia è un esame endoscopico con cui è possibile osservare la superficie interna del colon e del retto. La colonscopia è un esame diagnostico che permette di “guardare dentro” l’intestino crasso (cioè il colon) e la parte finale dell’intestino tenue, per individuare eventuali anomalie come infiammazioni, polipi, lesioni o tumori. Durante l’esame, il medico introduce una sottile sonda flessibile (il colonscopio) attraverso il retto, facendola risalire fino al cieco.
Si utilizza per la diagnosi di malattie infiammatorie croniche, diverticoli, polipi e tumori intestinali maligni. Inoltre, riveste un ruolo cruciale nella prevenzione secondaria del tumore del colon-retto, che è uno dei tumori più frequentemente diagnosticati. Solitamente si effettua in seguito a esito positivo per sangue occulto nelle feci, un esame previsto nei programmi di screening regionali per la diagnosi precoce dei tumori del colon-retto, offerto gratuitamente alla popolazione fra i 50 e i 69 anni (in alcune regioni fino a 74 anni).
Forma, decorso, calibro e colore delle viscere vengono analizzati introducendo nel canale anale il colonscopio. Si tratta di uno strumento composto da un tubo flessibile collegato a una fonte di luce e munito di microcamera (sonda endoscopica).
Tipi di Colonscopia
A seconda della porzione di intestino che si esamina, si parla di:
- rettosigmoidoscopia: se vengono visualizzati solo gli ultimi 20-30 centimetri circa del tratto digestivo, costituiti dal retto e dalla parte finale del colon, chiamata sigma. In alcune regioni italiane la rettosigmoidoscopia è utilizzata come test di screening per i tumori del colon-retto, poiché quasi due terzi di questi si sviluppano nel retto e nell'ultima parte del colon;
- pancolonscopia o, più brevemente, colonscopia: se lo strumento viene fatto risalire fino a raggiungere l'ultimo tratto dell'intestino tenue.
Durante la colonscopia è possibile, inserendo nel tubo flessibile gli strumenti necessari, effettuare biopsie e asportare polipi. Questi ultimi sono protuberanze che si formano sulla superficie del colon e che nel tempo possono trasformarsi in un tumore maligno: asportarli quando sono di natura benigna o precancerosa protegge dallo sviluppo del tumore del colon-retto.
Colonscopia Virtuale vs. Colonscopia Tradizionale
Attualmente, per la prevenzione e la diagnosi, sono disponibili due principali metodiche: la colonscopia tradizionale (o ottica) e la colonscopia virtuale (CV).
Che cos'è la colonscopia virtuale?
A differenza della colonscopia “classica”, quella virtuale non è invasiva e quindi non richiede l’introduzione di una sonda endoscopica. Consiste in una TC (tomografia computerizzata) a bassa dose di radiazioni che permette di ottenere immagini tridimensionali dell’intestino.
Pur essendo un esame attendibile, non permette di rilevare polipi di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, né lesioni piatte. Inoltre, con questo tipo di esame non si possono asportare immediatamente i polipi eventualmente rilevati, né effettuare prelievi utili a una biopsia, operazioni possibili solo con la normale colonscopia.
Successivamente, attraverso una piccola sonda rettale (spesso un catetere) introdotta nell’ampolla rettale, viene insufflata aria o anidride carbonica (CO2). L’insufflazione di gas ha lo scopo di distendere il colon e riprodurre virtualmente il percorso visivo endoluminale. A questo punto, vengono effettuate due scansioni TAC, una con il paziente in posizione prona e una in posizione supina. Questo permette una migliore ridistribuzione dei fluidi e la mobilizzazione di eventuali residui fecali.
Vantaggi della Colonscopia Virtuale
Perché preferire, laddove possibile, una colonscopia virtuale invece di quella tradizionale?
- minore invasività e migliore tollerabilità: è molto meno invasiva e dolorosa rispetto alla colonscopia tradizionale, in quanto non richiede l’inserimento di una sonda per tutta la lunghezza del colon. La procedura è generalmente ben tollerata.
- indicata per pazienti con controindicazioni alla colonscopia tradizionale: può essere una valida alternativa per pazienti anziani e/o in condizioni precarie di salute e in pazienti con controindicazioni alla colonscopia tradizionale (come cardiopatici o bronchitici cronici).
- potenziale necessità di una colonscopia tradizionale successiva: nel caso in cui l’esame rilevi uno o più polipi o altre lesioni sospette, il paziente viene generalmente indirizzato a una colonscopia tradizionale per la rimozione dei polipi e l’esecuzione di biopsie.
Vantaggi della Colonscopia Tradizionale
La colonscopia tradizionale è un esame diagnostico fondamentale che permette la visualizzazione diretta dell’interno del colon e del retto.
- possibilità di rimuovere polipi (polipectomia), prevenendo così il cancro del colon-retto.
Svantaggi della Colonscopia Tradizionale
- necessità di una preparazione intestinale rigorosa, spesso considerata fastidiosa dai pazienti.
Enteroscopia con Videocapsula
Che cos’è l’enteroscopia con videocapsula?
L’enteroscopia con videocapsula (VCE) non è un’alternativa alla colonscopia, né alla gastroscopia. Permette di visualizzare l’intestino tenue ed è utile in particolare per la diagnosi della malattia di Crohn, dei tumori dell’intestino tenue o di anomalie vascolari che possono essere causa di anemia. Per effettuare l'esame viene fatta ingoiare al paziente una videocapsula monouso dotata di una microtelecamera, della dimensione di una compressa, in modo che trasmetta le immagini raccolte mentre transita attraverso l’apparato digerente.
Come si esegue la Colonscopia Tradizionale
La colonscopia è una procedura endoscopica invasiva che la maggior parte delle persone teme perché può essere dolorosa e mettere a disagio. Per questo in genere si ricorre a una sedazione moderata (sedazione cosciente) con farmaci sedativi, ipnotici e antidolorifici, somministrati per via endovenosa, per favorire il rilassamento e ridurre fastidio e dolore. Solo in casi particolari si ricorre a una sedazione profonda, che addormenta completamente la persona.
Durante l’esecuzione dell’esame, il paziente è sdraiato sul fianco sinistro, con le cosce flesse sul bacino e le ginocchia piegate, in posizione fetale. Per garantire una migliore visualizzazione della mucosa, viene insufflata anidride carbonica attraverso il colonscopio, in modo da distendere le pareti intestinali. Il medico esamina le immagini trasmesse dalla microcamera e, se vede una lesione sospetta che potrebbe per esempio essere sintomo di una malattia infiammatoria o tumorale, con apposite pinze introdotte attraverso il colonscopio può prelevare alcuni frammenti di tessuto (biopsia) da sottoporre a esame istologico. Durante l'indagine si possono anche asportare direttamente eventuali polipi (polipectomia).
Chi può fare l’esame?
In linea di massima la colonscopia la possono fare tutti. È consigliata a partire dai 50 anni perché offre la possibilità di individuare un tumore fin dalle fasi più precoci, ben prima che dia segno della propria presenza, nonché di trovare ed eliminare i polipi.
I casi in cui l’esame è controindicato sono pochi e di solito legati a un malessere improvviso e grave che faccia sospettare condizioni quali una dilatazione del colon su base infiammatoria (chiamata megacolon tossico), oppure una diverticolite acuta o una perforazione intestinale. La colonscopia è sconsigliata nelle prime settimane successive a un intervento chirurgico all'addome o nel periodo immediatamente successivo a un infarto, perché c’è il rischio che la procedura inneschi delle aritmie.
I pazienti in terapia anticoagulante o antiaggregante devono rivolgersi al medico curante o al servizio di endoscopia almeno 7 giorni prima per definire l’eventuale sospensione della terapia. Non vanno interrotte di propria iniziativa le cure per abbassare la pressione o per altre malattie croniche: i farmaci presi abitualmente tutti i giorni devono essere assunti anche la mattina dell’esame, a meno di indicazioni contrarie da parte del medico.
È necessario sospendere qualche giorno prima dell’esame l’eventuale assunzione di integratori e medicinali contenenti ferro (perché colorano la mucosa) e di carbone vegetale, che talvolta si usa per assorbire l’aria nell’intestino.
I pazienti portatori di pacemaker devono informare della circostanza il personale al momento della prenotazione.
In previsione di una possibile asportazione di polipi, possono essere richiesti i referti di recenti esami dell’emocromo e del profilo di coagulazione.
Quanto dura la colonscopia?
La durata della colonscopia dipende dalla lunghezza dell’intestino esplorato e dall’eventuale necessità di fare biopsie e asportare polipi. Una semplice rettosigmoidoscopia può durare da 5 a 15 minuti, nel caso ci siano polipi da togliere; per effettuare una pancolonscopia ci vuole più tempo, da 20 fino a 45 minuti.
La colonscopia ha una durata media di circa 15-20 minuti ed è generalmente ben tollerata, ma durante la procedura è possibile avvertire fenomeni transitori di meteorismo o crampi.
Preparazione all'esame
Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Sì, la preparazione alla colonscopia è fondamentale per la qualità dell’esame. È anche uno degli aspetti più fastidiosi dell’indagine, perché richiede l’assunzione di un lassativo in modo da pulire completamente l’intestino. La colonscopia è una procedura è ambulatoriale (day hospital) o ospedaliera e richiede una fase preparatoria completa dell’intestino.
Al momento della prenotazione, ogni centro consegnerà un foglio con precise istruzioni al riguardo. È bene leggerle già al momento della prenotazione, annotando sul calendario la data in cui cominciare la preparazione all’esame, e seguirle scrupolosamente per non dover ripetere la procedura una seconda volta, nel caso la parete dell’intestino non sia sufficientemente libera per essere ben esaminata.
Questo permette una migliore ridistribuzione dei fluidi e la mobilizzazione di eventuali residui fecali. Questa preparazione include generalmente una dieta priva di fibre nei 2-3 giorni precedenti l’esame, evitando frutta, verdura, cereali integrali e legumi.
Per quanto riguarda l’alimentazione, generalmente le restrizioni riguardano i 2 o 3 giorni prima dell’esame, in cui ci si deve astenere da tutti gli alimenti ricchi di fibre, come frutta, verdura, pasta e cereali integrali. È possibile, invece, mangiare uova, carne, pesce, brodo, spremute, succhi di frutta, passate, omogeneizzati e, in piccole quantità, pasta e pane di farina raffinata.
Di solito, dal giorno o dalla sera prima dell’esame occorre attenersi a una dieta totalmente liquida: si potranno quindi assumere solo brodo di dado (non vegetale), acqua, camomilla, tisane, succhi di frutta senza polpa, bevande analcoliche, caffè o tè senza latte, eventualmente con zucchero o miele. Modalità e orari relativi all’assunzione del lassativo possono cambiare se l’appuntamento è al mattino o al pomeriggio.
Le donne in gravidanza o che allattano, le persone allergiche, diabetiche o con grave insufficienza renale, cardiaca o respiratoria devono segnalarlo all’atto della prenotazione, così che venga loro prescritto un lassativo idoneo.
Il colon deve essere completamente pulito per ottenere una procedura accurata e completa, perciò le istruzioni devono essere rispettate scrupolosamente. Il paziente deve continuare ad assumere i propri farmaci abituali, anche la stessa mattina della procedura. Un’eccezione è costituita dagli integratori di ferro, che devono essere sospesi una settimana prima della procedura.
Dopo la colonscopia
È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?
Sì, il paziente deve farsi accompagnare in clinica e non guidare la macchina per tornare a casa, considerando che l’azione sedativa dei farmaci somministrati prima della colonscopia potrebbe rallentare i riflessi. Il paziente dovrà essere accompagnato a casa e non dovrà guidare o prendere decisioni importanti per le successive dodici ore, in quanto la facoltà di giudizio e i riflessi potrebbero risultare rallentati a causa del farmaco sedativo somministrato.
Posso guidare dopo l’esame?
Dopo la colonscopia virtuale, di solito si può tornare alle normali attività quotidiane. Dopo la colonscopia tradizionale con sedazione, è necessario farsi accompagnare e non si può guidare per 24 ore. Al termine dell’esame, il paziente dovrà essere accompagnato a casa e non potrà guidare per 24 ore a causa dell’effetto dei sedativi.
Per 24 ore non si può guidare né praticare altre attività che richiedano attenzione e riflessi pronti, né maneggiare attrezzi pericolosi o assumere bevande alcoliche.
Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?
Di solito, in seguito alla sedazione, si viene invitati a restare in clinica per una trentina di minuti, in attesa di recuperare la piena lucidità.
Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?
Una volta riaccompagnati a casa, è bene restare a riposo tutto il giorno. Già nel giorno in cui si è stati sottoposti all'esame si può riprendere a mangiare normalmente, cominciando con cibi leggeri.
Potrebbero verificarsi dei crampi o dei fenomeni di meteorismo a causa dell’aria introdotta durante l’esame. Tutto questo dovrebbe terminare rapidamente con la fuoriuscita del gas.
La colonscopia è dolorosa?
Grazie alla sedazione cosciente (moderata) si possono ridurre fastidio e dolore fino ad azzerarli. In rari casi, la colonscopia tradizionale può essere eseguita senza sedazione, ma la tolleranza è inferiore.
La colonscopia virtuale generalmente è ben tollerata e meno invasiva della colonscopia tradizionale. A parte una sensazione di gonfiore, non si avverte dolore. La colonscopia tradizionale può provocare fastidio o modesto dolore, legato soprattutto all’aria introdotta. Tuttavia, viene spesso eseguita con sedazione per ridurre il disagio.
Rischi della colonscopia
L’esame comporta rischi immediati?
La colonscopia di per sé è un esame considerato sicuro, ma non è mai possibile escludere del tutto qualche rara complicazione, in particolare la perforazione dell’intestino e la comparsa di emorragie quando si asportano grossi polipi.
La perforazione, cioè l’apertura accidentale di un foro nella parete intestinale, è comunque nella maggior parte dei casi trattabile con l’applicazione di clip metalliche; raramente, può rendersi necessario un immediato intervento chirurgico di riparazione. Eventuali perdite di sangue dovute alla rimozione dei polipi vengono invece cauterizzate immediatamente attraverso lo strumento, in modo indolore. Un foro ampio rilevato immediatamente richiede l’intervento chirurgico. Dopo colonscopia, ci può essere un piccolo sanguinamento.
Nel punto della biopsia o della polipectomia può verificarsi un sanguinamento, ma si tratta spesso di un fenomeno non rilevante e trattabile endoscopicamente che solo in casi molto rari può richiedere la necessità di trasfusioni di sangue e trattamenti più invasivi (es. intervento chirurgico).
I sedativi possono talvolta provocare, oltre alla sonnolenza, secchezza della bocca e annebbiamento della vista. Raramente, per lo più in soggetti predisposti, si sono verificate aritmie cardiache o reazioni gravi, tali da richiedere un intervento medico: per evitarle è importante comunicare al personale sanitario eventuali allergie o intolleranze.
La colonscopia e la polipectomia sono generalmente procedure sicure. Una possibile complicanza è data dalla perforazione o lacerazione della parete dell’intestino, che in questo caso potrebbe richiedere un intervento chirurgico nei casi più gravi. Questa complicanza è molto rara (1/1000).
Alcuni pazienti potrebbero avere problematiche cardio-respiratorie in seguito alla somministrazione dei sedativi, oppure complicanze dovute a patologie cardiache o polmonari.
L’esame comporta rischi a lungo termine?
No, ma nelle ore successive alla sua conclusione si potranno avvertire crampi e senso di gonfiore provocati dal gas insufflato nel colon per distendere le pareti.
Dopo l’asportazione di un polipo è normale che si verifichino, per diversi giorni, piccole perdite di sangue attraverso il retto. Se invece la quantità di sangue dovesse aumentare, è bene contattare il medico curante per verificare la possibilità di una perforazione dell’intestino.
Se nelle ore o nei 2 o 3 giorni successivi all’indagine dovesse comparire un dolore addominale accompagnato da febbre inspiegabile, perdite di sangue ripetute, eventualmente con vertigini e debolezza, è meglio rivolgersi al pronto soccorso.
Alternative alla Colonscopia
Esistono diverse alternative alla colonscopia tradizionale, ognuna con i propri vantaggi e svantaggi. Ecco una tabella comparativa che riassume le principali differenze:
| Esame | Descrizione | Accuratezza | Note |
|---|---|---|---|
| Ricerca del sangue occulto (FOBT) | Raccolta delle feci al proprio domicilio e invio a un laboratorio. | 40%-60% (se eseguito annualmente) | Evitare di assumere carne rossa o vitamina C prima dell’esame, perché possono alterare alcune tipologie di test. |
| Test immunochimico fecale (FIT) | Raccolta delle feci al proprio domicilio e invio a un laboratorio. | - | Nessuna restrizione dietetica prima dell’esame. |
| Sigmoidoscopia | Il medico inserisce un endoscopio alla ricerca di polipi o cancro nel terzo inferiore del colon. | 70%-80% (per polipi/tumori nella metà inferiore del colon e del retto) | La procedura è ambulatoriale e non richiede anestesia. |
| Colonscopia virtuale (TC colonografia) | Viene eseguita una scansione TC con aria inserita nel retto tramite una sonda prima dell’esame. | 90% (per polipi > 10 mm), 65% (per polipi tra 6 e 9 mm) | - |
Considerazioni finali
La visita specialistica è svolta dalla dott.ssa Laura Franzosi, e - se necessario - la colonscopia può essere eseguita direttamente da lei presso una struttura di riferimento.
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