Pasta Integrale Barilla: Valore Nutrizionale e Indice Glicemico

La pasta è un cibo estremamente ricco di sostanze nutritive in grado di apportare benefici per l’organismo e, più in generale, per il benessere psicofisico delle persone. Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse di migliorare il valore nutrizionale della pasta che è uno degli alimenti amidacei più consumati nella dieta quotidiana.

La pasta integrale è riconosciuta dallo specifico disciplinare di produzione e costituisce un prodotto tipico italiano; inoltre, può rientrare anche nella categoria dei prodotti dietetici, poiché spesso addizionata in vitamine e sali minerali. L'integrale, quindi, è un tipo di "pasta alimentare", poiché prodotta nel rispetto del disciplinare di produzione specifico (DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 febbraio 2001, n.187 - Art. «È consentita la produzione di paste speciali. Per paste speciali si intendono le paste di cui all'articolo 6 contenenti ingredienti alimentari, diversi dagli sfarinati di grano tenero, rispondenti alle norme igienico-sanitarie. Le paste speciali devono essere poste in vendita con la denominazione pasta di semola di grano duro completata dalla menzione dell'ingrediente utilizzato e, nel caso di più ingredienti, di quello o di quelli caratterizzanti.

Esistono, quindi, molti alimenti del tutto simili alla pasta ma che, per questioni legislative, devono acquisire un titolo completamente diverso. Sono tutti prodotti dietetici, poiché nascono con l'intenzione di aumentare l'apporto di fibre e certi nutrienti nella pasta alimentare. Alcuni esempi sono la "pasta per diabetici (addizionata in inulina)", la "pasta con farine di altri cereali o legumi", la "pasta ricavata dalla macinazione dei semi non raffinati" ecc.

Valore Nutrizionale Comparato

Per quel che concerne l'aspetto chimico-compositivo, la pasta integrale non si differenzia molto da quella di semola o semolato di grano duro (pasta bianca raffinata). Dalla tabella sovrastante è possibile notare le differenze principali tra le paste di semola, semolato e semola integrale.

Mentre l'umidità massima rimane la stessa (limite fissato nel rispetto della conservabilità), il range concesso per le ceneri (intese come sali minerali) ha un'oscillazione estremamente più ampia, ovvero il 100% in più tra il vertice (pasta di semola bianca) e la base (quella di semola integrale). La quantità di proteine rimane più o meno invariata, mentre l'acidità è progressivamente più tollerata e nella pasta di semola integrale può raggiungere il 50% in più rispetto a quella di semola di grano duro. Le ceneri delle farine e della pasta sono un valore che ne indica il grado di raffinatezza; tale parametro si valuta misurando la rimanenza della combustione totale del prodotto, in quanto né i sali né i loro ossidi vengono compromessi da tale intervento.

Il processo di esclusione delle componenti fibrose è detto abburattamento ed è una fase che incide significativamente sulla redditività delle granaglie; praticamente, con un maggior abburattamento si ha una resa inferiore delle farine, che presentano quindi meno ceneri e risultano maggiormente raffinate. Quindi, in linea teorica, la pasta di semola e di semolato dovrebbe essere più costosa dell'integrale (perché meno redditizia); purtroppo non è così!

Indice Glicemico: Cosa Significa?

L’indice glicemico (spesso indicato come IG) misura la capacità di un cibo di incrementare la presenza di glucosio all’interno del sangue, quindi la glicemia. I veri responsabili dell’aumento della glicemia sono i carboidrati, contenuti appunto nella pasta e in diversi altri alimenti. L’innalzamento della glicemia che i vari cibi sono capaci di causare viene paragonato a quello che il glucosio oppure il pane bianco possono determinare e, in particolare, viene rilevata la loro velocità nel provocare ciò. Si tratta di una misurazione valida per tutti gli alimenti e che permette il confronto tra ogni alimento.

Quale il tipo di pasta ha l'indice glicemico più basso? Se lo chiedono in tanti. Non solo chi ha problemi di glicemia alta o diabete, ma anche chi desidera mantenersi in salute e in forma. Ma occorre subito fare una piccola precisazione.

«La classica pasta di farina di grano duro compresa quella raffinata, che è la più consumata, è un alimento a medio-basso indice glicemico che va dai 50 ai 55» spiega il nutrizionista Salvatore Ercolano. «Il suo consumo quindi provoca un picco moderato di glucosio nel sangue. L'indice glicemico (IG) non è altro che un valore che indica la velocità con la quale i carboidrati e gli zuccheri presenti in un alimento provocano un aumento dei livelli di zuccheri nel sangue. Più è alto, più rapidamente provocano una produzione di insulina, un ormone che favorisce i cali di energia e agevola con il tempo la comparsa di malattie metaboliche, sovrappeso, diabete di tipo 2 e altri disturbi» dice l’esperto.

«Questo valore dipende in parte dalla struttura del cibo e nel caso della pasta è stato dimostrato che può dipendere anche da una modifica nel processo di produzione, per esempio la pasta fresca ha un indice glicemico più elevato del prodotto essiccato; ma anche da come si cuoce, ad esempio la cottura prolungata rende i suoi amidi più facilmente assimilabili e persino dall’introduzione all’interno del prodotto di ingredienti diversi dal grano. Anche la temperatura però gioca un ruolo importante per l'assorbimento e il metabolismo dei carboidrati: consumata dopo averla raffreddata in frigorifero ha per esempio un indice glicemico più ridotto perché l'amilosio presente in questo alimento con il raffreddamento favorisce la formazione di amido resistente che non viene assorbito a livello intestinale» spiega il nutrizionista, al quale abbiamo chiesto quale il tipo di pasta ha l'indice glicemico più basso.

Pasta Integrale e Altri Cereali

«Le paste a base di farine integrali soprattutto di cereali diversi dal grano come farro e orzo e di pseudocereali quali la quinoa e il grano saraceno, oltre ad avere un indice glicemico inferiore di quella bianca, per via della maggiore ricchezza di fibre e acidi grassi essenziali che rallentano l’assimilazione degli amidi, hanno una maggiore capacità saziante». La dritta per migliorarne ancora di più l’indice glicemico? «Mangiarla al dente, abbinata alle proteine (carne e derivati, pesce o legumi) e ai grassi buoni dell’olio d’oliva».

Pasta di Legumi

Un altro tipo di pasta che ha un indice glicemico più basso della pasta bianca è la pasta mista in cui è presente insieme alla farina di grano per esempio quella di ceci, di piselli, di lenticchie e ancora di più quelle realizzate solo con farine di legumi. «Dal punto di vista nutrizionale rispetto alla pasta bianca questo tipo di pasta è maggiormente ricca di proteine (vegetali) e fibre che rendono più lento l’assorbimento dei suoi amidi, riducendone l’indice glicemico» dice il nutrizionista Salvatore Ercolano.

Come Cucinare e Condire la Pasta per un Basso Indice Glicemico

Sul piano prettamente culinario, gli ingredienti che accompagnano la pasta sono decisivi per esaltare il cibo preferito dagli italiani e per regalare ai commensali un’esperienza piacevole a tavola. La scelta del condimento per la pasta però è cruciale anche per ciò che riguarda la salute, in primis perché è il condimento che viene aggiunto alla pasta ad apportare la gran parte delle calorie colpevoli dell’aumento del peso.

Per quel che riguarda l’indice glicemico, è giusto sottolineare che la pasta senza alcun tipo di condimento ha una maggiore capacità di innalzare il contenuto di glucosio nel sangue se confrontata con la pasta a cui vengono aggiunti olio extravergine d’oliva e verdure. Queste ultime, infatti, rallentano decisamente l’assorbimento degli zuccheri nell’intestino e tengono a bada la presenza di glucosio nel sangue grazie alle fibre solubili contenute in esse. Allo stesso modo, anche il pesce rappresenta un abbinamento perfetto per diminuire il carico glicemico del pasto in quanto, di per sé, tale alimento ha un indice glicemico basso.

Durante la fase di cottura della pasta l’amido si trasforma in molecole di glucosio attraverso l’azione degli enzimi. Prolungare i tempi per cuocere la pasta rende questi amidi presenti nella pasta maggiormente digeribili e più facilmente trasformabili in glucosio, andando ad alzare la glicemia presente nel sangue. Per questo motivo, il consiglio è quello di scolare la pasta leggermente prima dell’orario indicato nella confezione.

Quante volte ci è capitato di mangiare pasta a pranzo o a cena e lasciarne un po’ da parte per il giorno dopo. Addirittura, c’è chi ne apprezza ancora di più la bontà una volta che essa viene riscaldata.

Alternative: PastaPro e FiberPasta

PastaPro Penne

PastaPro è un’innovativa pasta integrale cereali/legumi ad alto contenuto di proteine, con oltre il doppio di proteine e meno carboidrati rispetto alle paste tradizionali. Un piatto di PastaPro rappresenta un pasto proteico completo e bilanciato, molto utile nell’alimentazione di sportivi, vegani e vegetariani, oltre che per sopperire alle carenze proteiche. L’elevato tenore proteico aiuta a contrastare la perdita di massa muscolare che aumenta con l’avanzare dell’età.

  • 30% proteine: al grano vengono aggiunte le proteine isolate di pisello, il connubio cereali+legumi offre un prodotto ad alto valore biologico con tutti i principali amminoacidi;
  • integrale: contiene semola di grano duro integrale italiana (proveniente dalla regione Marche);
  • ad alto contenuto di fibre: 9% di fibre tra cui l’inulina, fibra solubile utile per aiutare il benessere intestinale;
  • 30% meno carboidrati della pasta tradizionale;
  • certificata VeganOk: è un’ottima fonte proteica vegetale;
  • indice glicemico: 48.

L’elevato valore nutrizionale e funzionale del prodotto si unisce anche al buon sapore di una pasta tradizionale.

FiberPasta

La pasta FiberPasta contiene il 15% di fibre (circa il doppio della pasta integrale tradizionale) con mix di fibre insolubili e solubili, ed ha un basso indice glicemico IG 23. L’elevato contenuto di fibre aumenta la sazietà senza provocare gonfiore, rallenta l’assorbimento dei carboidrati, offre benefici per la salute dell’intestino (favorendo il transito intestinale) e contribuisce ad un minor assorbimento calorico e alla riduzione del picco glicemico. La pasta FiberPasta ha un basso contenuto di nichel (<0,2mg/kg) in quanto non contiene crusca (la componente delle paste integrali dove invece si concentra la presenza di nichel).

La pasta FiberPasta è consigliata da dietisti, dietologi e nutrizionisti nelle diete a basso indice glicemico, per il controllo del peso e del colesterolo e come aiuto per favorire il transito intestinale.

Puoi acquistare i prodotti FiberPasta nei supermercati, nei negozi specializzati o richiederla in farmacia. È disponibile anche online nella sezione e-commerce del sito.

Indice Glicemico e Pasta Integrale: Conclusioni

L’indice glicemico è un parametro che misura la velocità con cui un alimento, contenente carboidrati, eleva la glicemia, ovvero il livello di glucosio nel sangue. È un dato di fondamentale importanza per chi soffre di diabete, ma anche per chi desidera seguire un’alimentazione sana ed equilibrata.

L’indice glicemico è un valore che va da 0 a 100 e classifica i cibi in base alla loro capacità di aumentare la glicemia. Alimenti con un indice glicemico basso (inferiore a 55) sono preferibili perché causano un rilascio più lento e costante di glucosio nel sangue. La pasta integrale, rispetto a quella raffinata, ha un indice glicemico più basso.

La pasta integrale è un alimento molto nutriente. Oltre alle fibre, contiene proteine di buona qualità, vitamine del gruppo B, ferro, magnesio e zinco. Le fibre aiutano a regolare l’assorbimento dei carboidrati, contribuendo a mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue. Inoltre, danno senso di sazietà, favorendo il controllo del peso.

L’indice glicemico della pasta integrale varia in base a diversi fattori, tra cui la varietà di grano utilizzata, il processo di produzione e il tempo di cottura. In generale, si può dire che si aggira intorno a 45-50, quindi è considerato basso.

La pasta raffinata, realizzata con farina bianca, ha un indice glicemico più alto rispetto a quella integrale, spesso superiore a 55. Questo perché durante il processo di raffinazione vengono eliminati il germe e la crusca del grano, riducendo così la quantità di fibre.

Grazie al suo contenuto di fibre, la pasta integrale provoca un rilascio più lento e costante di glucosio nel sangue. Questo significa che, dopo averla consumata, non si verificano picchi di glicemia, ma un aumento graduale e controllato.

In conclusione, la pasta integrale, grazie al suo basso indice glicemico e al suo elevato contenuto di fibre, è un alimento che può contribuire a mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue e a promuovere il senso di sazietà.

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