Olio di Cocco, Colesterolo ed Effetti sulla Salute

La crescente popolarità dell’olio di cocco è legata al fatto che gli vengono attribuiti numerosi effetti benefici per la salute, dalla prevenzione del diabete a quella della carie dentale, ma soprattutto delle malattie cardiovascolari. In molti Paesi, l’olio di cocco è molto utilizzato ed è spesso considerato un alimento estremamente salutare, da preferire in cucina rispetto ad altri oli vegetali: secondo un sondaggio del 2016, il 72% degli americani intervistati lo considerava un alimento sano, nonostante le riserve dei nutrizionisti, dei quali solo il 37% concordava con tale percezione.

Olio di cocco e colesterolo

Proprio quest’ultimo aspetto è stato oggetto di numerosi studi scientifici, che hanno indagato la possibile relazione tra olio di cocco e riduzione del rischio cardiovascolare. In particolare, la ricerca si è focalizzata sul contenuto nell’olio di cocco di acidi grassi a media catena, molecole che sembrerebbero associate a un miglioramento del profilo lipidico, con riduzione dei livelli di colesterolo. Dall’analisi dei risultati è emerso che il consumo di olio di cocco è in realtà associato ad un aumento dei livelli plasmatici di colesterolo totale, LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”) e trigliceridi.

L’incremento di LDL risulta inferiore a quello provocato da altri alimenti ricchi di grassi saturi, come il burro, ma deve essere comunque tenuto in considerazione. L’assunzione di olio di cocco sembrerebbe legata anche ad un aumento dei livelli di colesterolo “buono” HDL, ma ad oggi non ci sono evidenze sufficienti per poterlo affermare. Come si è detto l’olio di cocco aumenta anche il valore del colesterolo HDL.

Un gruppo di ricercatori di Singapore ha recentemente condotto una metanalisi per cercare di fare chiarezza sui dati contrastanti. Sono stati selezionati 16 studi clinici della durata di almeno 2 settimane, pubblicati fino a giugno 2019, per un totale di 730 partecipanti. Il consumo di olio di cocco ha incrementato sensibilmente il colesterolo LDL di 10,47 mg/dL e la frazione HDL di 4 mg/dL. Secondo i ricercatori, l’aumento di 10,47 mg/dL del colesterolo LDL potrebbe tradursi in un incremento pari al 6% circa di eventi cardiovascolari e in un aumento del 5,4% rispetto al rischio di mortalità per patologia coronarica.

Già nel 2016 una revisione sistematica sull’argomento aveva identificato 7 trials che avevano testato gli effetti dell’olio di cocco sul colesterolo LDL. Ebbene, paragonandone gli effetti con quelli di altri oli ad elevato contenuto di grassi insaturi, in sei trials era stata documentata l’attività dannosa del primo rispetto ai secondi. Un passo in avanti è lo studio pubblicato appunto di recente da Neelakantan e colleghi (Circulation 2020;141 (10):815-817) che include la valutazione di 17 trials.

Questa metanalisi, che ha un approccio quantitativo piuttosto che descrittivo e che ha valutato rigorosamente gli studi nell’ambito della prevenzione cardiovascolare, ha avuto questi risultati: l’olio di cocco aumenta la concentrazione del colesterolo LDL e HDL, non ha alcun effetto sui trigliceridi, sul peso corporeo, sull’accumulo di grasso e sui marcatori di glicemia e di infiammazione se paragonato ad altri oli vegetali non tropicali.

In un editoriale di commento, firmato da Frank M. Sacks, del Nutrition Department, Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston (Usa) si ricorda che in un sondaggio commissionato dal New York Times nel 2016, il 72% del pubblico ha dichiarato che l’olio di cocco è un alimento salutare, anche se solo il 37% dei nutrizionisti era d’accordo.Secondo Sacks gli studi clinici che hanno confrontato gli effetti sul colesterolo dell’olio di cocco e degli oli vegetali non tropicali hanno prodotto risultati contrastanti. L’olio di cocco sembra abbassare i livelli di LDL-C in alcuni studi, mentre altri studi hanno dimostrato il contrario.

Il nuovo studio, condotto da ricercatori a Singapore, ha incluso 17 studi clinici che hanno confrontato l’olio di cocco con almeno 1 altro grasso, come olio di soia, olio di oliva, olio di cartamo e olio di canola. Gli studi hanno incluso un totale di 730 partecipanti, la maggior parte dei quali erano sani o avevano livelli normali di colesterolo. Gli interventi dietetici sono durati almeno 2 settimane, dopo di che i ricercatori hanno esaminato gli effetti sui lipidi del sangue, sulla proteina C reattiva (marker di infiammazione) sulla glicemia a disgiuno e sul peso dei partecipanti.

Rispetto agli oli vegetali non tropicali, l’olio di cocco ha aumentato significativamente il colesterolo totale di 14,69 mg/dL, il colesterolo LDL di 10,47 mg/dL e il colesterolo HDL di 4 mg/dL. L’olio di cocco non ha influenzato in modo significativo i trigliceridi o i marker di glicemia, infiammazione e grasso corporeo rispetto ad altri oli vegetali non vegetali.

Secondo l’American Heart Association (AHA), l’associazione scientifica dei cardiologi americani, l’olio di cocco aumenta il colesterolo LDL allo stesso modo di altri alimenti ad alto contenuto di grassi saturi, quali burro e manzo. Anzi, secondo le nuove raccomandazioni alimentari della AHA, burro e manzo contengono meno grassi saturi in grado di aumentare i livelli di LDL. L’olio di cocco ha l’82% di grassi saturi, rispetto al 63% del burro e al 50% del manzo.

Ecco una tabella comparativa del contenuto di grassi saturi:

Alimento Percentuale di grassi saturi
Olio di cocco 82%
Burro 63%
Manzo 50%

L'olio di cocco aiuta a perdere peso?

Un’altra convinzione abbastanza diffusa è che l’olio di cocco sia in grado di “bruciare” il grasso corporeo e possa quindi essere un buon alleato per la perdita di peso. In particolare, è frequentemente impiegato nell’ambito della dieta chetogenica, un approccio dietetico nel quale l’apporto di carboidrati viene totalmente o fortemente ridotto, a favore di un maggiore introito di proteine e lipidi. Dai numerosi studi svolti, però, non è emersa alcuna correlazione tra consumo di olio di cocco e riduzione del tessuto adiposo.

Inoltre, l’olio di cocco, non sembra sortire effetti positivi neanche in termini di perdita di peso, miglioramento della composizione corporea e prolungamento del senso di sazietà. L’assunzione di olio di cocco non ha dimostrato alcun miglioramento clinicamente rilevante nel profilo lipidico e nella composizione corporea rispetto ad altri oli/grassi.

L’olio di cocco contiene tante calorie e tanti grassi totali quanto altre fonti di grassi, circa 110-120 calorie per cucchiaio. Una revisione recente, del 2022, che mette insieme tutta la letteratura affidabile sul tema, dimostra che non solo non riduce il peso corporeo, non solo non riduce la circonferenza in vita, ma non riduce nemmeno la massa grassa.

Proprietà dell'olio di cocco

L’olio di cocco puro, anche chiamato vergine, è l’olio estratto dal cocco fresco tramite un procedimento meccanico e rapido. La letteratura scientifica, visto l’aumento del consumo, ha quindi deciso di approfondire le proprietà dell’olio di cocco. Tra gli acidi grassi saturi presenti si trova una grande abbondanza di acidi grassi a media catena. Il loro metabolismo è molto differente dagli altri grassi presenti nella dieta. Tra questi troviamo l’acido caproico, caprilico, ma in maggior quantità l’acido laurico.

L’olio vergine di cocco, inoltre, è fonte di un’alta percentuale di acidi fenolici, che esercitano un’azione antiossidante e che contribuiscono alla sua stabilità ossidativa, così come alle proprietà nutrizionali e organolettiche. Oltre a contenere polifenoli sono presenti anche flavonoidi, vitamina A e vitamina E.

Scegliere l’olio di cocco vergine, proprio come succede con l’olio di oliva extravergine, significa invece garantirsi un apporto più sensibile di micronutrienti, ad esempio in termini di antiossidanti, e potenzialmente meno contaminanti residui dei processi di lavorazione. E a differenza della maggior parte delle altre fonti di grasso vegetali, gli oli tropicali sono caratterizzati da un contenuto di grassi molto più ricco di saturi.

Olio di cocco in cucina

Grazie all’alto contenuto di acido laurico, l’olio di cocco è resistente a temperature fino a 200°C e si presta benissimo per l’utilizzo in cottura. A differenza degli oli meno resistenti al calore, con l’olio di cocco non si formano i nocivi acidi grassi trans nemmeno a temperature elevate. Tra questi un ottimo olio di cottura è proprio l’olio extravergine di cocco.

Tutti gli alimenti che subiscono una cottura vanno incontro a delle trasformazioni. I grassi, in particolare, cambiano la loro conformazione chimica nel momento in cui raggiungono il punto di fumo. Come noto, i grassi polinsaturi (come l’olio di oliva) hanno un punto di fumo inferiore e durante la cottura subiscono una trasformazione in grassi trans.

“Sostituire i grassi saturi con i polinsaturi ha un doppio effetto positivo perché un tipo di grasso che causa le malattie cardiache viene ridotto mentre viene consumato un tipo di grasso che aiuta a prevenirle”, dice Frank Sacks, ricercatore presso l’Harvard T.H. L’associazione dei cardiologi americani - sulla base dellar evisione di studi randomizzati controllati - afferma che sostituire i grassi saturi con oli vegetali polinsaturi riduce il rischio di malattie cardiovascolari di circa il 30%.

Per la salute ottimale del cuore e per arrestare l’ipertensione, AHA raccomanda un’alimentazione basata sul Dietary Approaches To Stop Hypertension (DASH) o la dieta mediterranea. Entrambe le diete sottolineano l’importanza di consumare oli vegetali insaturi, noci, frutta, verdure, prodotti lattiero-caseari a basso contenuto di grassi, cereali integrali, pesci e pollame. Bisogna ridurre la quantità di carne rossa, così come alimenti e bevande ad alto contenuto di zuccheri e sale.

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