Il carcinoma della mammella è il tumore più diffuso tra le donne italiane. La prevenzione e una diagnosi tempestiva del cancro al seno per aumentare le probabilità di una cura efficace sono possibili solo con screening senologici regolari.
La mammografia è un esame fondamentale negli screening senologici. Tutte le donne dovrebbero effettuarla a un certo punto della loro vita. Sempre secondo le stime dell’AIOM, la sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi è dell’88%. Ma i tassi di sopravvivenza per il cancro al seno sono elevati, soprattutto quando il tumore viene individuato prima che si diffonda.
Cos'è la Mammografia?
La mammografia è un esame radiologico utilizzato principalmente per individuare il cancro al seno in fase precoce e per rilevare eventuali anomalie o lesioni sospette. Durante l’esame, la paziente viene invitata a posizionare il seno su una piattaforma apposita, mentre la macchina esercita una leggera pressione per comprimere il tessuto mammario. Questo processo può causare un po' di fastidio e disagio, ma è fondamentale per ottenere immagini chiare e dettagliate. La mammografia è uno strumento diagnostico molto efficace in quanto può individuare quei tumori al seno che potrebbero essere troppo piccoli per essere rilevati tramite l’autopalpazione o altre metodologie.
Età e Frequenza Raccomandate per lo Screening Mammografico
La frequenza degli esami può variare e deve essere valutata in modo personalizzato dagli specialisti, tenendo conto di fattori come la storia familiare e i rischi individuali.
- Donne tra i 45 e i 54 anni: è generalmente raccomandata una mammografia di screening ogni 2 o 3 anni.
- Donne tra i 50 e i 69 anni: le linee guida suggeriscono di sottoporsi a una mammografia di screening ogni 2 anni.
- Donne tra i 70 e i 74 anni: si consiglia di sottoporsi a una mammografia di screening ogni 3 anni.
Lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario si rivolge alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e si esegue con una mammografia ogni 2 anni. Secondo la letteratura e l’esperienza internazionale, infatti, è questa la fascia di età che può ottenere i maggiori benefici da un programma di prevenzione che, grazie alla mammografia, permette la diagnosi precoce di eventuali tumori alla mammella. In alcune Regioni italiane si sta sperimentando l’efficacia di programmi di screening che coinvolgano una fascia di età più ampia, in particolare le donne tra i 45 e i 49 anni, invitate a sottoporsi alla mammografia ogni anno, e quelle fino ai 74 anni con cadenza ogni due anni.
All’interno del programma, la mammografia e gli eventuali accertamenti successivi sono gratuiti. La donna viene invitata ad appoggiare una mammella per volta su un piano e a seguire le istruzioni del personale specializzato. La mammella viene leggermente compressa e vengono eseguite le radiografie sia in senso orizzontale che verticale. Poiché per eseguire bene l’esame bisogna comprimere le mammelle, alcune donne provano un certo fastidio, che però dura solo pochi attimi. Durante l’esecuzione dell’esame non è prevista la visita medica; la mammografia viene valutata separatamente, in un secondo momento, da due medici radiologi per garantire una maggior accuratezza nella diagnosi. Questa doppia valutazione può allungare i tempi di risposta.
Se l’esito è negativo, se cioè non evidenzia problemi, la risposta è comunicata per lettera e su fascicolo sanitario elettronico. Se la mammografia necessita di ulteriori approfondimenti, la donna viene contattata telefonicamente per eseguire gli accertamenti diagnostici necessari.
È stata pubblicata sul sito dell’Iniziativa della Commissione europea sul cancro al seno (ECIBC) la nuova raccomandazione sull’intervallo di screening per le donne nelle fasce d’età 45 - 49 anni, 50 - 69 e 70 - 74. In tutte le fasce di età l’intervallo annuale non è mai raccomandato. Per la fascia centrale, 50 -69 anni, l’indicazione degli esperti conferma l’intervallo di due anni fra una mammografia di screening e la successiva.
Cosa succede se l’esito dell'esame è positivo
In caso di esito positivo, la donna viene invitata a eseguire una seconda mammografia, un’ecografia e una visita clinica che confermino l'effettiva presenza di un tumore, prima di procedere al trattamento che prevede, nella quasi totalità dei casi, un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti malati.
Limiti della Mammografia
La mammografia può non fornire un'immagine chiara alle donne che hanno un seno denso, rendendo difficile individuare eventuali tumori con questo tipo di esame. Come qualsiasi test di screening, la mammografia presenta una percentuale di rischio di falsi positivi. Ciò significa che la scansione potrebbe individuare un'area che sembra un cancro, ma che si rivela una formazione benigna. Questo può generare ansia e richiedere indagini di approfondimento, come la biopsia o altri esami diagnostici. Tuttavia, è importante sottolineare che il tasso di falsi positivi è basso e i benefici della diagnosi precoce superano i rischi potenziali. È sempre consigliabile discutere con il proprio medico di riferimento dei benefici e dei limiti della mammografia come esame di screening.
La mammografia, come tutte le tecniche diagnostiche, ha limiti legati alla metodica stessa, per difficoltà di interpretazione delle caratteristiche del tessuto della mammella o perché la lesione è talmente piccola da non essere riconoscibile dal mammografo. Grazie al costante monitoraggio della qualità tecnica e della lettura, quando è presente un tumore, anche molto piccolo, nell’80% circa dei casi viene rilevato.
È raro (circa 1 donna ogni 1.500 che fanno la mammografia), ma tuttavia è possibile che, dopo una mammografia dall’esito negativo e prima del controllo successivo, si possa sviluppare un “tumore di intervallo”. È dunque molto importante, per ogni donna, prestare attenzione ad eventuali cambiamenti del seno nell’intervallo di tempo tra due esami mammografici e riferirli tempestivamente al proprio medico di fiducia.
Sovra-diagnosi
Nonostante ciò, ancora oggi si dibatte sul rischio di sovra-diagnosi, ovvero l'identificazione di una lesione tumorale poco pericolosa che non sarebbe mai stata diagnosticata se la persona non avesse effettuato l'esame. Questo per due ragioni: perché il tumore è caratterizzato da una crescita molto lenta o perché nel frattempo la persona sarebbe morta per altre cause.
Dal momento che oggi non esistono strumenti che consentono di prevedere quale lesione diventerà un cancro invasivo e quale rimarrà silente per anni, per una donna che si sottopone allo screening esiste il rischio di ricevere la diagnosi (e poi gli approfondimenti diagnostici e il trattamento) per una lesione che probabilmente non si sarebbe mai trasformata in un tumore invasivo. Le ricerche condotte fino a oggi fanno però ritenere che questo rischio sia inferiore ai benefici che si ottengono eseguendo lo screening con la frequenza e nelle fasce di età raccomandate.
Prevenzione del Tumore al Seno
Per ridurre la mortalità per tumore mammario è fondamentale riuscire a individuare il tumore quando questo è ancora in fase iniziale (ovvero non si manifesta con dei sintomi), fase nella quale le possibilità di cura sono molto alte. La prevenzione del tumore della mammella passa anche per stili di vita corretti. Inoltre, va evitato il consumo rischioso e dannoso di alcol.
Mantenere uno stile di vita sano. Ciò include seguire una dieta bilanciata e ricca di frutta, verdura, cereali integrali e limitare il consumo di cibi ad alto contenuto di grassi saturi, zuccheri e sale. Osservarsi e praticare l’autopalpazione. Monitorare attentamente l'aspetto del proprio seno e praticare l'autopalpazione regolarmente sono pratiche importanti per individuare eventuali cambiamenti o anomalie. Sottoporsi a programmi di screening con periodicità in base alla propria età e ai fattori di rischio individuali è cruciale per individuare precocemente eventuali tumori al seno. L'attenzione alla prevenzione e alla diagnosi precoce del cancro al seno è un passo importante per proteggere la propria salute e aumentare le probabilità di un trattamento efficace e una migliore prognosi.
Innovazioni nella Mammografia
Come molti esami diagnostici, anche la mammografia ha visto importanti evoluzioni grazie alle nuove tecnologie. All’inizio degli anni 2000 vi è stato l’introduzione dei mammografi digitali che ha comportato una prima rivoluzione nella diagnosi. Rispetto alla tecnica tradizionale che acquisisce un’unica immagine della mammella compressa, la Tomosintesi scompone, grazie a un’innovazione tecnologica, lo spessore della mammella in multipli strati millimetrici evidenziando, per ogni singolo strato le eventuali lesioni presenti.
Il Ruolo dell'Ecografia
L’ecografia gioca un ruolo diverso nelle donne di età inferiore ai 40 anni che, in assenza di sintomi o di una forte familiarità, non hanno necessità di seguire un percorso di screening preventivo. A tutte le donne è consigliato sottoporsi alla mammografia dall’età di 40 anni, a prescindere dalla presenza di sintomi o di familiarità. Le donne con un seno classificato a bassa densità e quelle che non hanno familiarità con il tumore, possono eseguire la mammografia con un intervallo più ampio ma mai superiore ai due anni. L'ecografia, invece, può essere utile solo in casi particolari, soprattutto nelle donne più giovani o per approfondire la natura di un nodulo, e non è raccomandata in generale come test di screening in sostituzione o in aggiunta alla mammografia.
L'Importanza dello Screening e l'Impatto del COVID-19
La principale arma a disposizione degli specialisti per combattere i tumori sono gli esami di screening e il tumore della mammella non fa eccezione. La pandemia COVID-19, ha portato a un calo significativo degli esami di screening: secondo dati dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), che ha confrontato gli esami effettuati nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 30 settembre del 2020 con i corrispettivi del 2019, in seguito alla pandemia COVID nei soli primi nove mesi del 2020 sono stati effettuati oltre 2.000.000 di esami di screening in meno, 600.000 dei quali mammografici. Nonostante il tentativo di recuperare il ritardo accumulato garantendo nel contempo l’esecuzione dell’esame in piena sicurezza, il protrarsi della pandemia non ha consentito il totale recupero degli esami persi. I dati dell’ultima analisi effettuata da ONS riportano infatti un calo del 43.5% dei test effettuati con una stima dei tumori non diagnosticati che si assesta a 2.793. In molte Regioni, tra cui la Lombardia, dal mese di giugno l’attività di screening mammografico è stata potenziata, aumentando le risorse e la disponibilità del numero di esami. È necessario ricordare che il tumore della mammella non si ferma e va diagnosticato ancor prima che esso diventi clinicamente evidente.
Screening Oncogenetico per Forme Familiari
Il 5-7 per cento dei tumori del seno è legato a fattori di rischio di tipo ereditario, tra cui anche la mutazione dei geni BRCA 1 o BRCA 2. Per le donne sane ma con un’importante storia familiare di carcinoma mammario o portatrici di una mutazione, che quindi hanno un rischio più alto di sviluppare un tumore del seno, è previsto un programma di sorveglianza clinico-strumentale personalizzato: dal 2012 diverse Regioni hanno attivato percorsi specifici che prevedono una risonanza magnetica (RM) con mezzo di contrasto a cadenza annuale, a seconda dei casi associata a mammografia e/o ecografia; questo screening per chi ha fattori di rischio ereditari viene effettuato a partire dai 25 anni oppure, verificato a quale età i vari membri della famiglia hanno sviluppato il tumore, 10 anni prima dell’età di insorgenza della malattia nel familiare più giovane.
Screening per chi ha fatto radioterapia al torace prima dei 30 anni
Le donne che tra i 10 e i 30 anni sono state sottoposte a radioterapia al torace per curare un tumore hanno un rischio più alto di sviluppare un carcinoma della mammella proprio a causa dell’irradiazione.
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