Convalescenza Dopo Biopsia Prostatica: Cosa Fare

Cos'è la Biopsia Prostatica?

La biopsia prostatica (o esame bioptico della ghiandola prostatica) è un esame diagnostico che consiste nel prelievo di alcuni campioni dei tessuti della prostata per la successiva valutazione istologica. La biopsia prostatica rappresenta dunque di frequente l’ultimo passaggio di visite ed esami prima della diagnosi.

È in genere prescritta in base ai risultati di esami precedenti, come la risonanza magnetica, un valore elevato di PSA nel sangue (la sigla PSA sta per antigene prostatico specifico), o dopo che il medico ha rilevato la presenza di noduli all’esplorazione rettale.

Tecniche di Biopsia Prostatica

Esiste più di una tecnica con cui può essere effettuata la biopsia prostatica:

  • Biopsia transrettale: Il prelievo avviene attraverso un ago da biopsia introdotto dal retto.
  • Biopsia trans-perineale: Prevede invece l’accesso alla prostata attraverso il perineo, ovvero la zona tra l’ano e i testicoli.

Non esiste una via di accesso “migliore”: la scelta dipende principalmente dalle preferenze dell’operatore o dalla anatomia specifica del paziente.

Nella biopsia sotto guida ecografica il prelievo viene effettuato con un apposito ago guidato da una sonda ecografica. La biopsia della prostata può essere eseguita per via transrettale, ovvero facendo passare l’ago dalla parete anteriore del retto, oppure transperineale, quando l’ago viene introdotto attraverso il perineo (la zona posta tra i testicoli e l'ano), fino a raggiungere la ghiandola. A oggi la procedura per via transperineale è l’approccio preferibile per via del minor rischio di infezioni dopo la procedura.

La biopsia prostatica fusion si basa sull’unione di due tipi di immagini: quelle ottenute in precedenza con la risonanza magnetica multiparametrica (RM multiparametrica) e quelle acquisite durante l’ecografia transrettale. Sovrapponendo tali immagini a quelle ecografiche si ottiene una ricostruzione tridimensionale della prostata, che consente di guidare con maggiore precisione l’ago della biopsia verso le zone con una reale potenzialità tumorale.

La tecnica, essendo mirata, consente di ridurre il numero di prelievi bioptici dai 12-50 del passato ai 2-3 di oggi. Nonostante la riduzione dei prelievi, che causa minori disturbi ai pazienti, l’accuratezza diagnostica dei tumori più aggressivi è maggiore, insieme alla possibilità di una migliore gestione della malattia.

Quando è Necessaria la Biopsia Prostatica?

La biopsia prostatica si rende necessaria ogni qualvolta sussista un fondato sospetto di cancro alla prostata, malattia che rappresenta - anche se solo sotto certi aspetti - il tipo di cancro più diffuso tra gli uomini.

Viene prescritta dal medico quando l’esito di esami del sangue indica elevati valori ematici di PSA (antigene prostatico specifico), oppure nel caso in cui siano rilevate formazioni anomale durante l’esplorazione rettale della prostata o in caso di presenza di zone sospette in senso neoplastico alla Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) della prostata, e comunque nei casi in cui la valutazione specialistica urologica ponga il sospetto per la presenza di un tumore prostatico.

Una biopsia della prostata è indicata per valori di PSA superiori a 10 ng/ml. In presenza di valori compresi tra 4 e 10 ng/ml, la decisione si basa sul rapporto tra PSA libero e totale (PSA libero/totale).

È importante sottolineare che esami preliminari come il dosaggio del PSA ed esplorazione rettale non sono conclusivi e servono a individuare i pazienti che potrebbero avere maggiori probabilità di avere un tumore alla prostata.

Le indicazioni comuni per una biopsia prostatica includono elevati valori di PSA, anomalie rilevate durante l’esplorazione rettale o anomali e alla risonanza magnetica prostatica multiparametrica.

Preparazione all'Esame

La preparazione alla biopsia prostatica è un passaggio fondamentale per garantire la sicurezza e l’efficacia della procedura. In generale, il paziente deve seguire alcune indicazioni comuni sia per la biopsia prostatica standard che per quella fusion.

Viene prescritta dal medico curante una profilassi antibiotica per biopsia prostatica, generalmente a partire da due giorni prima dell’esame e da proseguire per alcuni giorni dopo, per evitare eventuali infezioni. Sì, di solito viene prescritta una terapia antibiotica dopo una biopsia prostatica per ridurre il rischio di infezioni.

Se il paziente sta assumendo anticoagulanti o antiaggreganti (per esempio, l’acido acetilsalicilico), il medico valuta i tempi e i modi della eventuale sospensione della terapia o l’eventuale sostituzione di questi farmaci con medicinali alterativi (come l’eparina a basso peso molecolare). In questo modo è possibile ridurre in modo significativo complicanze come sanguinamenti o emorragie.

La preparazione alla biopsia prostatica prevede anche un clistere di pulizia la sera prima dell’esame e la mattina dell’esame, per pulire la mucosa del retto e favorire la perfetta visione della sonda ecografica e ridurre il rischio di infezioni. Potrebbe essere necessario un piccolo clistere circa mezz’ora prima della biopsia per ripulire l’intestino e il retto. Non occorre invece essere a digiuno.

Cosa Fare Prima dell'Esame

  • Sospendere almeno 7 giorni prima e 7 giorni dopo l’esame eventuale terapia antiaggregante.
  • Eseguire una settimana prima della prestazione i seguenti esami ematochimici: PT, PTT, PSA Totale e libero.
  • In caso di terapia anticoagulante (Coumadin, Sintrom) contattare l’urologo che eseguirà l’esame.
  • Eseguire un clistere (es. Clisma Lax) la sera prima dell’esame e la mattina stessa.
  • Iniziare la profilassi antibiotica come da prescrizione medica.

Cosa Fare Durante l'Esame

  • Non è necessario presentarsi a digiuno.
  • Informare i sanitari di eventuali allergie ai farmaci e di eventuali terapie in corso.
  • Allegare i referti degli esami ematochimici richiesti.
  • Allegare documentazione urologica.

Come Viene Eseguita la Biopsia Prostatica?

La biopsia prostatica viene eseguita generalmente in regime ambulatoriale o eventualmente in day hospital. La biopsia prostatica, che dura tra i cinque e i dieci minuti, si svolge ambulatorialmente in anestesia locale e consiste nell’eseguire il prelievo di alcuni frustoli di tessuto prostatico sotto guida ecografica trans-rettale e con anestesia locale superficiale ed una più profonda del plesso nervoso periprostatico.

Il paziente viene fatto sdraiare su un lato, con le gambe piegate accostate al busto oppure in posizione “ginecologica”, cioè sdraiato sulla schiena con le gambe divaricate. In base alle preferenze dell’operatore, il paziente viene invitato ad assumere una delle seguenti posizioni: sul fianco; ginecologica, genu-pettorale.

Dopo una visita iniziale, il medico procede con l’esame ecografico interno, effettuato con una sonda endorettale. Prima di procedere con il prelievo di piccoli campioni di tessuto in aree diverse della prostata con lo strumento ad ago, viene iniettata una dose di anestetico (lidocaina). Le punture di anestetico possono provocare un certo fastidio.

In casi particolari la biopsia prostatica viene eseguita impiegando simultaneamente le immagini della RMN della prostata e della ecografia transrettale (biopsie con tecnica “cognitive” o tecnica “fusion”) per meglio mappare aree più sospette in senso neoplastico all’interno della prostata.

Il numero di prelievi effettuati varia in relazione al volume della ghiandola prostatica. Per prostate di volume inferiore o uguale a 30 cc è indicata l’esecuzione di 8 prelievi. Nei pazienti con volume prostatico compreso tra 30 e 50 cc è indicata l’esecuzione di 10-12 prelievi. Nei pazienti con prostata di volume superiore a 50 cc è preferibile l’esecuzione di un numero di prelievi superiore, compreso tra 14 e 18.

La procedura dura generalmente tra i 10 e i 20 minuti. La biopsia dura circa 20 minuti. Al termine, si chiede al paziente di restare sotto osservazione per un breve periodo.

Cosa Aspettarsi Dopo la Biopsia

Dopo l'esecuzione della procedura è opportuno un periodo di osservazione di circa un'ora per sorvegliare la comparsa di eventuali complicazioni immediate. Prima di tornare a casa è anche importante verificare la ripresa delle minzioni spontanee e pertanto al paziente viene chiesto di bere mezzo litro d’acqua per favorire la diuresi.

Subito dopo la biopsia ci si potrebbe sentire storditi, quindi non fare sforzi e farsi accompagnare a casa da qualcuno. È utile recarsi all’esame accompagnati, ed evitare di guidare autoveicoli nelle ore successive all’esame.

Cosa Fare Dopo l'Esame

  • Rimanere in osservazione in sala d’aspetto almeno 30 minuti.
  • Rimanere a riposo a casa per almeno 24 ore.
  • Non effettuare viaggi troppo lunghi in automobile (superiori alle 2 ore).
  • Non andare in bicicletta, moto o a cavallo e non avere rapporti sessuali per almeno 7 giorni.

Al fine di ridurre il rischio di sanguinamento, è bene evitare lunghi viaggi in macchina nelle 48 ore successive e i rapporti sessuali per circa una settimana. Per il resto si può riprendere subito la vita normale.

Possibili Effetti Collaterali

La biopsia prostatica non provoca gravi conseguenze e non è un esame doloroso, grazie all’impiego di anestetico locale, ma può essere fastidioso. In caso di necessità può essere effettuata sotto leggera sedazione. Durante l’esecuzione della manovra, sia con l’approccio transrettale che con quello transperineale, il paziente può avvertire dolore nonostante l’esecuzione dell’anestesia. Talvolta nel corso dell'esame può esservi sudorazione eccessiva, sensazione di perdita di conoscenza e svenimento.

Gli effetti collaterali comuni della biopsia prostatica standard possono includere sanguinamento nelle urine, nel liquido seminale o perdite rettali di colore rosso. Il sanguinamento dopo una biopsia prostatica può variare da persona a persona.

È normale poter vedere sangue durante la minzione e la defecazione per alcuni giorni, così come la presenza di emospermia (sangue nel liquido seminale). L’emospermia può durare anche 15-20 giorni e non deve preoccupare. Per alcune settimane dopo l’esecuzione della biopsia prostatica con approccio transrettale è possibile assistere alla perdita di sangue dal retto (rettorragia). La presenza di sangue nelle urine (ematuria) e/o nel liquido seminale (emospermia) sono eventi comuni sia alla biopsia transrettale che a quella transperineale.

Raramente si manifesta bruciore alla minzione dopo la biopsia prostatica, che può essere sintomo di eventuali complicanze di tipo infiammatorio o infettivo. In rari casi, la biopsia prostatica standard può causare una prostatite, un’infezione della prostata che richiede l’assunzione di antibiotici per alcuni giorni.

Per quanto ritenuta sicura, la biopsia della prostata è una procedura invasiva e non esente dalla possibilità di complicazioni. Circa 1 persona su 50, al termine dell’esame, fa fatica o non riesce a svuotare spontaneamente la vescica. In questi casi è necessario posizionare temporaneamente un catetere vescicale che verrà rimosso dopo qualche giorno.

Quando Contattare il Medico

Non preoccuparsi se comparissero gocce di sangue nelle urine durante la minzione, nelle feci o nello sperma: tale sanguinamento di lieve entità, può perdurare per alcuni giorni. In caso di impossibilità alla minzione, di febbre superiore ai 38° C o di importante sanguinamento contattar il Pronto Soccorso più vicino alla propria abitazione.

In caso di impossibilità alla minzione, di febbre superiore a 38 °C o importante sanguinamento, contattare il pronto soccorso più vicino alla propria abitazione.

Complicazioni Possibili

Per quanto ritenuta sicura, la biopsia della prostata è una procedura invasiva e non esente dalla possibilità di complicazioni. Una rara complicanza (meno del 2% dei casi) può essere rappresentata dall’impossibilità di svuotare spontaneamente la vescica.

Raramente può comparire febbre alta, che non va sottovalutata, in quanto potrebbe essere segno di un'infezione in atto. Nel corso dell'esame non si utilizzano radiazioni, né l'indagine comporta rischi a lungo termine.

Screening e Prevenzione

Lo screening e i controlli regolari della prostata sono essenziali per la prevenzione e la diagnosi precoce del cancro alla prostata. Il cancro alla prostata è raro prima dei 45-50 anni, ma diventa più comune con l’aumentare dell’età. Tuttavia, l’utilità degli esami di screening come il dosaggio del PSA e l’esplorazione rettale digitale nelle persone asintomatiche è ancora oggetto di dibattito tra gli esperti.

Molti tumori prostatici sono benigni a basso rischio ed evolvono lentamente, ma esistono anche casi ad alto rischio in cui la malattia si sviluppa rapidamente e forma metastasi già in uno stadio precoce.

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