Con il presente provvedimento si adotta il Nomenclatore tariffario regionale delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale come disposto dalla Deliberazione della Giunta regionale n. 581 del 29 maggio 2025.
Nell'ambito dell'assistenza specialistica ambulatoriale, il SSN garantisce le prestazioni elencate nel Nomenclatore di cui all'Allegato 4 del citato DPCM del 12 gennaio 2017.
In data 23 giugno 2023 è stato approvato il Decreto del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze recante "Definizione delle tariffe dell'assistenza specialistica ambulatoriale e protesica" che ha determinato le tariffe massime di riferimento per la remunerazione delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale. Tale Decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 181 del 4 agosto 2023 e per quanto concerne le tariffe dell'assistenza specialistica ambulatoriale, l'art. 64, comma 2 del DPCM 12 gennaio 2017 prevede che «Le disposizioni in materia di assistenza specialistica ambulatoriale, di cui agli articoli 15 e 16 e relativi allegati, entrino in vigore dalla data di pubblicazione del decreto del Ministro della Salute di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, sentita l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, da adottarsi ai sensi dell'art. 8-sexies, comma 5 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502." (pubblicato nel Supplemento n. 15 della Gazzetta Ufficiale n.
La Regione del Veneto ha quindi posto in essere una serie di attività dirette a una puntuale analisi delle tariffe e dei costi ad esse sottesi e del relativo impatto sul funzionamento complessivo del Servizio Sanitario Regionale (SSR). La Regione del Veneto, al fine di dare attuazione alle disposizioni nazionali, con Deliberazione della Giunta regionale n. 1251 del 29 ottobre 2024 ha stabilito l'applicazione, da parte delle Aziende e degli Enti del Servizio Sanitario Regionale (SSR), del Nomenclatore nazionale di cui al DPCM 12 gennaio 2017 "Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'art. 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502".
Nello specifico, con Deliberazione della Giunta regionale n. 72 del 29 gennaio 2024, Azienda Zero è stata incaricata di elaborare un’analisi dei costi delle Aziende Sanitarie e delle prestazioni LEA da esse erogate, a supporto del governo della spesa sanitaria anche mediante l’implementazione della contabilità analitica regionale e quale supporto tecnico per la definizione e il monitoraggio dei costi standard, anche in ottica di revisione dei sistemi tariffari regionali o nazionali. Inoltre, con nota del Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale prot. n. 44631 del 28 gennaio 2025 è stato attivato un apposito Gruppo di lavoro che ha coinvolto le Associazioni di categoria degli erogatori privati accreditati ospedalieri e ambulatoriali, le competenti strutture regionali e Azienda Zero, al fine di assicurare la più ampia condivisione dei contenuti per la valutazione dei costi sottesi alla erogazione delle prestazioni da includere nel nuovo Nomenclatore regionale.
A tal fine è stato istituito un Gruppo di lavoro composto da un referente del controllo di gestione delle Aziende Sanitarie (con la sola esclusione dell’Ulss 9 Scaligera) e di Azienda Zero. Con particolare riferimento all’analisi delle prestazioni radiologiche, nell’ambito dell’accordo quadro di collaborazione per attività di ricerca per la definizione e implementazione di una metodologia di cost accounting per il SSR del Veneto con l’Università degli Studi di Verona, con Decreto del Direttore della Direzione Programmazione e Controllo SSR n. Al riguardo, nel corso del 2024 è stata svolta da Azienda Zero, insieme alle Aziende Sanitarie del Veneto, un’analisi dei costi delle singole prestazioni erogate dalle Unità Operative Radiologia e Neuroradiologia.
Con il medesimo approccio attivato per la diagnostica per immagini, sarà conclusa entro fine anno l'analisi dei costi di tale categoria, consentendo il successivo aggiornamento del tariffario. Per le prestazioni non riconducibili o non assimilabili alle prestazioni di cui al Nomenclatore regionale, la DGR n. 360 del 1° aprile 2025 il Nomenclatore tariffario regionale di cui al DDR n. Pertanto, con Decreto del Direttore Generale dell'Area Sanità e Sociale n.
Tutto ciò premesso, si propone di approvare il Nomenclatore tariffario regionale delle prestazioni di assistenza specialistica di cui all’Allegato A, parte integrante della presente deliberazione, in vigore a decorrere dal 15 giugno 2025, consentendo una fase transitoria per l’adeguamento di tutti i sistemi informativi regionali e aziendali che governano il processo di erogazione delle prestazioni sanitaria (a titolo esemplificativo il flusso della ricetta dematerializzata, gli archivi, il CUP, etc).
Dopo un anno di rinvii e polemiche, è (quasi) arrivata la parola fine sulla diatriba attorno le tariffe per esami e visite mediche erogate dal Servizio sanitario nazionale. Una storia partita nell’aprile del 2023 con una prima proposta, finita nel congelatore per più di un anno e mezzo e che dopo alcuni ritocchi alle cifre è diventata effettiva dalla fine dello scorso anno; per poi essere rimessa in discussione questo gennaio da un ricorso al Tar del Lazio da parte dei laboratori privati contrari alle tariffe stabilite.
Cosa Prevede il Nuovo Nomenclatore Tariffario?
Se fino ad ora sono rimasti in vigore i nomenclatori tariffari regionali (ognuna ha il suo), da gennaio 2025 il tariffario è unico a livello nazionale: questo si traduce nell’applicazione dello stesso ticket in ogni regione, cosa che non accadeva da qualche lustro. Nel corso degli anni, in assenza di un coordinamento nazionale, le Regioni hanno aggiornato in piena autonomia gli elenchi degli esami e delle visite offerte dal servizio sanitario nazionale (risalente addirittura al 1996) adeguandone le circa 2000 voci e rispettive tariffe agli sviluppi della medicina e all’andamento del mercato. Questa deriva ha però creato tanti tariffari quante sono le Regioni e le Province autonome italiane e ticket più o meno differenti per le varie prestazioni.
Consideriamo infine una batteria di analisi di laboratorio. Tenendo conto delle varie tariffe stabilite dalle Regioni per ognuna di queste voci, oggi un cittadino con questa ricetta paga un ticket totale che varia da 14,45€ a 23,10€. Dal 2025 solo nelle regioni dove gli esami del sangue sono piuttosto cari si vedrà un risparmio, mentre il resto dei cittadini vedrà un piccolo rincaro, in quanto le nuove tariffe comportano un ticket totale di 16,40€: ciò si traduce in un paio di euro in più per chi abita in Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia e Umbria.
All’applicazione di quanto previsto dai nuovi Lea mancava un tassello importante: la definizione dei tariffari. Per ognuna delle circa 2.000 prestazioni riportate nel Nomenclatore nazionale di esami, visite e trattamenti, doveva ancora essere stabilita una tariffa, ovvero quanto il Servizio sanitario riconosce alle strutture sanitarie - ospedali e poliambulatori pubblici o privati convenzionati - per ogni singola prestazione erogata. L’ultimo nomenclatore tariffario nazionale risale infatti al 1996 e per stare al passo coi tempi le singole Regioni hanno dovuto (e potuto) modificare questo elenco aggiungendo nuove prestazioni e adeguando le tariffe.
Impatto sui Ticket e Contribuzioni
La revisione delle tariffe di esami e visite ha un impatto sull’importo del ticket, il contributo pagato dal cittadino per ogni prestazione che riceve dal servizio sanitario (in assenza di esenzioni per patologia o per reddito). L’impatto è però limitato fino ad una contribuzione massima per ogni ricetta, pari a 36,15€ nella maggioranza delle Regioni. Ciò significa che per la prestazione segnata nella ricetta (ad esempio, una ecografia all’addome), il Servizio sanitario può chiederci di contribuire alla spesa fino ad un massimo di 36,15 €. Questo “tetto” vale anche quando nella ricetta sono segnate più prestazioni della stessa branca (fino a un massimo di otto): anche in questo caso, il ticket massimo che possono chiederci è di 36,15 euro.
Le tariffe di visite, esami e trattamenti fissate dalle Regioni possono essere inferiori o superiori a questo tetto: se la tariffa indicata nel nomenclatore è inferiore a 36,15€, l’importo della prestazione risulterà a totale a carico del cittadino. Se la tariffa supera i 36,15€, la parte eccedente è a carico del Servizio sanitario. Nel caso di più prestazioni in una sola ricetta, vale la stessa regola: noi contribuiremo fino a poco più di trentasei euro e la parte restante è a carico del Ssn.
La contribuzione massima è stata fissata dalla legge a livello nazionale, ma le Regioni hanno poi avuto la possibilità di aumentare questa contribuzione, che infatti è più alta in Calabria (45€), Sardegna (45,15€) Campania e Lazio (46,16€), Marche (46,20€).
Reazioni e Prospettive
Sembra però una mossa per prendere ulteriore tempo, visto che molti operatori privati (soprattutto i laboratori analisi) convenzionati con l’SSN si sono detti molto scontenti delle tariffe, non sufficienti a loro avviso a coprire i costi e problematiche per la tenuta degli operatori più piccoli, per cui gli importi non sarebbero sostenibili. In ragione di tutto questo, già da tempo la Fnob ha conferito incarico alla Europrogram di Brescia (società di valutazione da tempo operante nel settore), di valutare comparativamente l’impatto tra il nuovo DM Tariffe e quello che già fu adottato il 26 giugno del 2023.
I lavori si concluderanno l’entrante settimana e saranno divulgati. In primis sarà chiesto un incontro col Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e i tecnici del Ministero, ai quali evidenziare lo stato dell’arte, con riserva di impugnare l’atto in adozione. In questo frangente non servono né isterie né demagogia, tantomeno smanie di protagonismo barricadero.
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