La prevenzione del cancro del colon-retto è un tema di grande importanza, e le nuove tecniche di screening giocano un ruolo cruciale nella diagnosi precoce e nella riduzione della mortalità associata a questa malattia. Questo articolo esplora le diverse metodologie disponibili, dai test tradizionali come la ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF) alla colonscopia virtuale e alle più recenti innovazioni tecnologiche.
La Ricerca del Sangue Occulto nelle Feci (SOF)
L’esame del sangue occulto nelle feci consiste nella ricerca di tracce di sangue non visibili a occhio nudo in un piccolo campione di feci. Queste tracce possono essere dovute al sanguinamento di un polipo. In media, per ogni 100 persone che fanno l’esame, cinque risultano positive.
Non tutte, però, avranno polipi: le tracce di sangue possono essere dovute per esempio a emorroidi o a piccole lesioni dovute alla stitichezza. Inoltre l’esame non sempre è in grado di rilevare la presenza di un polipo: può infatti capitare che un polipo o una lesione tumorale siano presenti ma non sanguinino il giorno dell’esame. Per questo è importante ripetere lo screening alla periodicità consigliata.
Nonostante i limiti, la ricerca del sangue occulto nelle feci è un ottimo esame di screening. Le tecniche di analisi più recenti hanno inoltre consentito di migliorarne ulteriormente l’efficacia e di ridurre i disagi per il paziente. Oltre ad avere una maggiore capacità diagnostica, infatti, i test consentono di raccogliere un campione di feci senza la necessità di osservare restrizioni alimentari.
Chi deve fare il test SOF e quando?
La ricerca del sangue occulto nelle feci (in sigla SOF) viene consigliata dal Ministero della salute ogni due anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni. In alcune regioni è stato esteso lo screening fino all’età di 74 anni.
Cosa succede se il test SOF è positivo?
Se l’esame rileva la presenza di sangue occulto, il protocollo degli screening invita: a ripetere l’esame se si sospetta una preparazione inadeguata del materiale da analizzare; a sottoporsi a una colonscopia. Questo esame prevede, dopo un’adeguata preparazione per svuotare l’intestino, l’introduzione di una sottile sonda flessibile dotata di telecamera attraverso l’ano, per visualizzare l’interno dell’intestino. L’obiettivo è verificare la presenza di polipi. Se questi sono presenti, è possibile rimuoverli nella stessa seduta.
La Rettosigmoidoscopia
Circa il 70% dei tumori del colon-retto si sviluppa nella parte finale dell’intestino, ossia il sigma e il retto. Per questo in alcuni programmi di screening è in uso, al posto della ricerca del sangue occulto nelle feci, la rettosigmoidoscopia (o rettoscopia). Si tratta di un esame meno invasivo, analogo alla colonscopia, ma che esplora soltanto la porzione finale dell’intestino, di circa 30 centimetri.
La rettoscopia è un esame più accettabile per i pazienti rispetto alla colonscopia, dal momento che richiede una preparazione per lo svuotamento dell’intestino meno fastidiosa nei giorni precedenti all’esame. Inoltre dura circa la metà del tempo, la sua efficacia diagnostica è maggiore rispetto alla ricerca di sangue occulto e consente di rimuovere nella stessa seduta gli eventuali polipi individuati.
Chi deve fare la rettosigmoidoscopia e quando?
La rettosigmoidoscopia prevista dai programmi di screening viene effettuata una sola volta nella vita, tra i 58 e i 60 anni, e se risulta negativa non deve essere ripetuta. Gli studi fin qui condotti, infatti, suggeriscono che, dati i lenti tempi di sviluppo di questo tipo di tumore, possa offrire una protezione superiore ai 10 anni.
Quali sono i limiti della rettosigmoidoscopia?
Nonostante questi vantaggi, che si traducono in una riduzione del rischio di sviluppare un tumore al colon-retto, la rettosigmoscopia ha un limite significativo: non è in grado di individuare i polipi e i tumori che insorgono nella parte più alta del colon-retto. Anche per questa ragione, nelle persone che presentano alla rettoscopia polipi di dimensioni di 1 centimetro o più oppure anche più piccoli, ma con caratteristiche particolari, viene consigliata una colonscopia.
Colonscopia e Colonscopia Virtuale
La colonscopia è un esame che viene effettuato in caso di necessario approfondimento a seguito del risultato positivo dell’esame del sangue occulto. L’esame consiste nell’osservazione della mucosa dell’intero colon attraverso un colonscopio, uno strumento flessibile con una luce intensa all’estremità introdotto nell’ano. Durante l’esame il medico può effettuare uno o più prelievi sulle eventuali lesioni riscontrate. I frammenti così ottenuti sono poi sottoposti a esame istologico per chiarirne la natura.
La scelta di un'indagine da impiegare nell’ambito di uno screening è sempre il frutto della valutazione, tra le altre cose, del rapporto tra i possibili benefici e i costi da sostenere per la collettività. Se la colonscopia ha altissimi benefici, altrettanto alti sono i costi, sia per i pazienti, sia per il servizio sanitario.
Innanzitutto, a causa dell’invasività, la colonscopia è un test difficilmente accettabile da una popolazione fino a prova contraria sana: comporta infatti disagi legati sia durante la preparazione sia per la modalità di esecuzione. Inoltre, seppur rari e per lo più ridotti, non è esente da rischi: per esempio c’è la possibilità di contrarre infezioni per via del passaggio del colonscopio attraverso il tratto intestinale che può introdurre microrganismi intestinali nel sangue.
Infine il tempo e le modalità di esecuzione del test (e di conseguenza il numero di specialisti da dedicare) lo rendono un esame costoso dal punto di vista economico. Per tutte queste ragioni, a oggi, la colonscopia è indicata e utilizzata come esame di secondo livello all’interno di programmi organizzati di screening.
Cos'è la colonscopia virtuale?
La colonscopia virtuale è invece una tecnica introdotta nel 1997 che simula la colonscopia tradizionale e che a oggi ha raggiunto livelli elevati di accuratezza nelle diagnosi. A differenza di quella tradizionale, la colonscopia virtuale consiste nell’esecuzione di una TC in grado di fornire una visualizzazione tridimensionale della parete interna dell’intestino. Prima dell’esame nell’intestino viene introdotta dell’aria attraverso un sondino flessibile posizionato nel tratto intestinale chiamato ampolla rettale.
La colonscopia virtuale viene effettuata per l’approfondimento dell’analisi del colon in tutti i casi in cui l’esame tradizionale risulti incompleto o si riscontrino limiti di esecuzione per il paziente.
La colonscopia virtuale permette alcuni vantaggi rispetto al test del sangue occulto nelle feci, dal momento che è più immediata e accurata e consentirebbe di anticipare la diagnosi. Rispetto alla colonscopia e rettoscopia, non è invece prevista l’assunzione di forti lassativi per lo svuotamento dell’intestino e quindi potrebbe essere meglio accettata dalla popolazione.
Tuttavia, la reale efficacia dell’esame è ancora poco conosciuta (per esempio non è chiara la sua capacità di rilevare i polipi di piccole dimensioni) e non manca di limiti: la colonscopia virtuale, a differenza di quella tradizionale, utilizza radiazioni ionizzanti, dato che effettuando la TC si è sottoposti a radiazioni che sono un fattore di rischio oncologico. Inoltre, una volta identificato un polipo, non è possibile eliminarlo nella stessa seduta.
Come e dove si esegue l'esame colon-TAC o TC-colonscopia virtuale?
La colon TAC consiste in un esame TC a bassa dose di radiazioni, che non richiede l’introduzione di alcuna sonda endoscopica, né sedazione e si segue in ambulatorio. Prima di procedere alla colonscopia virtuale, il colon viene disteso mediante insufflazione di anidride carbonica attraverso il retto utilizzando un sottilissimo catetere.
Lo studio si esegue in ambulatorio, con il paziente in posizione prona e supina, allo scopo di differenziare le lesioni dai residui fecali che si mobilizzano con il cambio di posizione, residui che sono stati preventivamente “colorati” da una soluzione di mezzo di contrasto somministrata per bocca circa due ore prima. Le scansioni hanno una durata media di pochi secondi.
I dati acquisiti con la colonscopia virtuale sono elaborati da potenti software che consentono al radiologo di “navigare” virtualmente all’interno del lume del colon per identificare le differenti patologie.
Sono previste norme di preparazione all'esame?
Per prepararsi all’esame il paziente deve seguire una semplice dieta a basso residuo di scorie (senza frutta e verdura) nei giorni precedenti l’indagine è assumere un blando lassativo.
Vantaggi e svantaggi della colonscopia virtuale
La colonscopia virtuale è un esame sicuro, che non presenta rischi né controindicazioni, accurato, e ben tollerato. Dimostra però scarsa sensibilità per le lesioni piatte e i polipi di dimensioni inferiori ai 5 millimetri.
Rispetto all’indagine endoscopica tradizionale, la pressione di ingresso del gas è lenta e controllata dal medico radiologo, e quindi pressoché sempre ben tollerata dal paziente. Non invasiva: l’esame non richiede l’inserimento di una sonda per tutta la lunghezza del colon, manovra spesso dolorosa e mal tollerata, che può portare alla richiesta di sedazione da parte del paziente. Il posizionamento della sonda rettale è principalmente indolore.
Tuttavia, potrebbe risultare fastidiosa l’insufflazione di aria nell’intestino. La preparazione all’esame è minima e prevede dieta leggera e farmaci peristaltici, ed in ultimo l’ingestione per bocca di un mezzo di contrasto specifico. La diagnosi non è sovrapponibile a quella della colonscopia tradizionale. Lo studio di colonscopia virtuale consente di rilevare piccole formazioni polipoidi, entro una determinata soglia dimensionale.
La colonscopia virtuale non permette l’esecuzione di biopsie. Proprio per la possibilità in più di eseguire biopsia, la preferenza va data in prima battuta all’esame endoscopico, salvo controindicazioni di partenza.
Innovazioni Tecnologiche e Progetti di Ricerca
L’innovazione nel campo dello screening del cancro del colon-retto è in continua evoluzione. Un esempio è rappresentato da un nuovo test made in Italy, sviluppato dall’Università di Ferrara, che rivela una serie di biomarcatori volatili del tumore. Questo dispositivo, chiamato Scent A1, è in grado di determinare con un’alta attendibilità la presenza di tumori sin dallo stadio di adenoma, offrendo una specificità e una sensibilità valutate rispettivamente del 82,4% e 84,1%.
Inoltre, sono attivi due progetti di ricerca strategici:
- Progetto Colon Sicuro: sviluppato con il supporto della Regione Puglia, analizza il profilo metabolomico e lipidomico di soggetti con SOF positivo per identificare nuovi biomarcatori predittivi di neoplasia.
- Progetto NI GUILTI: ha l’obiettivo di individuare biomarcatori fecali non invasivi attraverso lo studio del microbioma, mirando a ridurre la necessità di colonscopie superflue.
Capsula Endoscopica
Una nuova tecnologia per lo screening del tumore del colon retto, alternativa alla colonscopia, è approdata all’ospedale Grassi di Ostia. Al paziente viene fatta indossare una cintura, alla quale è collegato un trasmettitore che prima riceve le immagini riprese dalla capsula all’interno del colon e poi le trasferisce in un computer in modo che possano essere visionate dal medico.
Questa speciale “pillola” da ingerire, precisa la dottoressa Mancino, “sarà prioritariamente utilizzata nei pazienti con rischio più elevato nel sottoporsi a colonscopia tradizionale che finora avevano come alternativa solo la colonscopia virtuale che, però, è meno accurata nell’individuare le lesioni pre-cancerose.
Copertura dello Screening in Italia
Nonostante il recupero post-pandemico registrato nel 2024, la copertura nazionale dello screening colorettale lungo lo Stivale risulta mediamente sotto la soglia di sufficienza, superando raramente il 50% nella fascia di età di maggior rischio. Si osserva una tradizionale forbice tra Nord e Sud, con quest’ultimo relegato ad una media che raramente supera il 30%.
Tabella Comparativa delle Tecniche di Screening
| Tecnica di Screening | Vantaggi | Svantaggi | Indicazioni |
|---|---|---|---|
| Ricerca del Sangue Occulto nelle Feci (SOF) | Semplice, non invasivo, economico | Possibili falsi positivi e negativi, bassa sensibilità per alcuni polipi | Screening di primo livello per persone tra i 50 e i 69 anni |
| Rettosigmoidoscopia | Meno invasiva della colonscopia, maggiore efficacia del SOF, possibilità di rimuovere polipi | Non rileva polipi nella parte alta del colon-retto | Screening una tantum tra i 58 e i 60 anni |
| Colonscopia | Alta accuratezza, possibilità di biopsie e rimozione polipi | Invasiva, richiede preparazione, rischi (seppur rari) di complicanze | Approfondimento dopo SOF positivo, sorveglianza in pazienti a rischio |
| Colonscopia Virtuale | Non invasiva, ben tollerata, non richiede sedazione | Utilizzo di radiazioni, bassa sensibilità per piccoli polipi, non permette biopsie | Alternativa alla colonscopia tradizionale in casi selezionati |
| Capsula Endoscopica | Non invasiva | Meno accurata nell’individuare le lesioni pre-cancerose | Pazienti con rischio più elevato nel sottoporsi a colonscopia tradizionale |
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