Analisi del Sangue per Mycoplasma: Interpretazione e Diagnosi

I micoplasmi sono i più piccoli microrganismi liberi viventi conosciuti. Possono essere presenti insieme alla normale flora batterica residente nella gola, nelle vie aeree superiori e nel tratto urogenitale. I micoplasmi sono diversi da altri tipi di batteri per molti aspetti e possono essere difficili da crescere in coltura e da identificare.

I test del micoplasma includono un gruppo di test volti a misurare gli anticorpi presenti nel circolo ematico e prodotti in risposta all’infezione da micoplasma o utilizzati per identificare direttamente il microrganismo tramite l’esame colturale o tramite la rilevazione del suo materiale genetico (DNA) all’interno dei fluidi corporei.

Specie di Mycoplasma

La specie di micoplasma rilevata più di frequente è il Mycoplasma pneumoniae (M. pneumoniae). Altri micoplasmi includono il Mycoplasma hominis, il Mycoplasma genitalium, e l’Ureaplasma urealyticum, infezioni meno comuni rispetto al M. pneumoniae.

  • Mycoplasma pneumoniae: Agente eziologico molto comune di infezioni delle vie aeree superiori in grado di causare oltre il 40% delle polmoniti contratte in ambiente extraospedaliero, per le quali nell’1-5% dei casi è richiesto un ricovero ospedaliero.
  • Mycoplasma hominis e Ureaplasma urealyticum: Possono essere trasmessi da madre a figlio durante il parto e colonizzano il neonato per circa due anni dalla nascita.

Quando Richiedere il Test per Mycoplasma

I test per M. pneumoniae possono essere richiesti nel caso in cui un paziente presenti sintomi di gravi difficoltà respiratorie non dovute ad una delle infezioni tipiche dell’apparato respiratorio, come nel caso della polmonite pneumococcica.

Talvolta il test può essere richiesto per la diagnosi di un’infezione delle aree genitali o del tratto urinario ad opera di Mycoplasma hominis, Mycoplasma genitalium o Ureaplasma urealyticum.

In linea generale, il test anticorpale per la ricerca di IgG e IgM viene richiesto nel caso in cui il clinico sospetti la presenza di un’infezione attiva di M. pneumoniae; in questo caso viene poi effettuata la ripetizione della misura delle sole IgG dopo 2-4 settimane per la conferma dell’innalzamento dei livelli anticorpali in risposta all’infezione.

Tuttavia, in pazienti maschi sessualmente attivi con sintomi di infiammazione dell’uretra non dovuti a gonorrea o clamidia (uretrite non gonococcica) o in donne nelle quali si sospetti la presenza di un’infezione da micoplasma, per la negatività ai test per la gonorrea e la clamidia, è possibile richiedere i test del micoplasma per la ricerca di M. hominis e U. urealyticum.

La scelta dei test e del tipo di campione raccolto dipende dall’età del paziente, dallo stato di salute generale e dal sospetto clinico sulla base dei sintomi e degli organi interessati.

Campioni per la Ricerca del Micoplasma

La ricerca diretta del micoplasma può essere effettuata su molteplici campioni. Per le infezioni respiratorie, il campione può essere costituito da escreato, lavaggio bronchiale o tampone faringeo. Per le infezioni sistemiche può essere invece richiesto un campione di sangue, di liquido sinoviale o di altri liquidi e tessuti dell’organismo utilizzabili per l’esame colturale. La raccolta di alcuni tipi di campioni richiede procedure speciali.

Interpretazione dei Risultati

Livelli elevati di IgM anti-M. pneumoniae e/o un significativo aumento delle IgG tra il campione iniziale e il campione della fase convalescente, indicano la presenza di un’infezione da M. pneumoniae attiva o recente. La rilevazione in coltura di uno o più micoplasmi o di U. urealyticum, può indicare la presenza di un’infezione da micoplasma, in modo particolare se il campione testato proviene da un distretto dell’organismo teoricamente sterile, come il liquido sinoviale o il sangue.

Per quanto riguarda il test molecolare, la presenza del DNA di M. pneumoniae indica se un’infezione delle vie aeree è causata da Mycoplasma pneumoniae.

Tuttavia, per quanto riguarda i campioni provenienti dalle regioni dell’apparato respiratorio o genitale, la positività può indicare la presenza del micoplasma appartenente alla normale flora batterica residente. Per esempio, l’U. urealyticum è presente in circa il 60% degli uomini sani mentre il M. hominis è presente in circa il 20% delle donne sane.

Test Ematologici per la Ricerca di Anticorpi Anti-M. pneumoniae

In risposta ad un’infezione di M. pneumoniae, l’organismo produce degli anticorpi specifici (IgM e IgG) diretti contro il micoplasma. La produzione delle IgG segue quella delle IgM, aumentando nel tempo fino a stabilizzarsi. Per la diagnosi di un’infezione attiva di M. pneumoniae, il clinico può richiedere un primo prelievo durante la fase acuta da utilizzare per la misura delle IgG e delle IgM, seguito da un secondo prelievo effettuato a distanza di alcune settimane utile per confrontare i livelli delle immunoglobuline nella fase convalescente.

  • Anticorpi IgM: Compaiono generalmente durante la fase acuta dell'infezione.
  • Anticorpi IgG: Tendono a comparire più tardi nel corso dell'infezione e possono persistere per molto tempo.

Metodi di Rilevazione del Micoplasma

La rilevazione di M. pneumoniae viene effettuata ricercando il microrganismo nelle secrezioni dell’apparato respiratorio, nel sangue e nei fluidi o tessuti corporei.

Esame colturale

L’esame colturale del micoplasma rappresenta il metodo tradizionale per la rilevazione di questo microrganismo, ma non è privo di problemi. Esso infatti richiede l’utilizzo di un terreno di coltura specializzato nel quale incubare il campione ottenuto dal paziente. Il micoplasma non è infatti in grado di crescere bene nei terreni di coltura utilizzati comunemente. A causa della scarsa velocità di crescita di questo microrganismo, la conferma di un risultato negativo per l’esame colturale di M. penumoniae richiede almeno 3-4 settimane (in confronto ai 2-4 giorni necessari per la maggior parte dei batteri).

Test del DNA (PCR)

Il test del DNA è rapido e sensibile ma non viene utilizzato largamente per la diagnosi dell’infezione da micoplasma. Sono tuttavia sempre più diffusi dei test in grado di rilevare un pannello di patogeni, tra i quali M. pneumoniae, responsabili delle infezioni delle vie aeree. Tuttavia, la rilevazione del materiale genetico del patogeno non consente di confermare la presenza di un’infezione attiva. Il test del DNA per la ricerca di M. genitalium è in grado di distinguere tra i ceppi resistenti e quelli sensibili ai macrolidi.

Test delle Agglutinine Fredde

L’infezione da M. pneumoniae può essere rilevata anche tramite l’utilizzo di un vecchio test chiamato test delle agglutinine fredde. Questo test si basa sul fatto che durante un’infezione micoplasmatica, viene prodotto un anticorpo in grado di produrre l’agglutinazione degli eritrociti, se posti a freddo. Questo test non è specifico per il micoplasma ma più della metà delle persone infettate con M. pneumoniae producono questi anticorpi.

Mycoplasma pneumoniae e Infezioni Respiratorie

M. pneumoniae è un agente eziologico molto comune di infezioni delle vie aeree superiori in grado di causare oltre il 40% delle polmoniti contratte in ambiente extraospedaliero, per le quali nell’1-5% dei casi è richiesto un ricovero ospedaliero. Possono essere casi isolati o epidemici, in modo particolare in ambito scolastico, nelle caserme o in altri luoghi nei quali le persone vivono a stretto contatto.

La maggior parte delle infezioni da M. pneumoniae determinano una sintomatologia lieve e spesso autolimitante, causando sintomi non specifici come bronchite, rinite o tosse secca che può persistere per molte settimane. I sintomi possono diventare più gravi, causando febbre, faringotonsillite, cefalea e dolori muscolari; quando l’infezione si diffonde alle vie aeree inferiori può causare polmonite e, più raramente, può diffondere ad altri distretti dell’organismo.

Questo è particolarmente vero nel caso di bambini molto piccoli con comorbidità come l’asma, o nei pazienti immunocompromessi come in quelli affetti da HIV/AIDS.

Infezione da Mycoplasma pneumoniae

L'infezione da M. pneumoniae si verifica più frequentemente durante l'estate e l'inizio dell'autunno, ma può svilupparsi tutto l'anno. Il M. pneumoniae è una causa comune di polmonite acquisita in comunità (CAP), e la sua importanza relativa aumenta durante l'età scolare, fino a diventare del 23% nei bambini di età compresa tra 10 e 17 anni.

La concomitanza di altri patogeni è frequente nei bambini con infezione da M. pneumoniae. La presenza di co-patogeni può spiegare alcune manifestazioni cliniche attribuite al M. pneumoniae.

Non esiste un vaccino specifico per il M. pneumoniae.

Manifestazioni cliniche

Il M. pneumoniae causa un ampio spettro di malattie, anche se molte infezioni sono asintomatiche. Le manifestazioni cliniche dell'infezione sintomatica sono prevalentemente a carico del tratto respiratorio (le più comuni) e raramente extrapolmonari. Sebbene le infezioni da M. pneumoniae siano spesso autolimitanti, alcune persone sviluppano una malattia grave che richiede il ricovero in ospedale.

La polmonite è la manifestazione clinica più comune nei bambini in età scolare; l'esordio è graduale e di solito è preannunciato da cefalea, malessere e febbre di basso grado; la tosse è solitamente secca e può persistere per settimane o mesi; spesso i bambini presentano affaticamento, a volte difficoltà a respirare (dispnea) e mal di gola, rinorrea, lieve eritema della faringe posteriore, dolore all'orecchio, tensione sinusale, arrossamento della membrana timpanica e adenopatia.

Prevenzione delle Infezioni da Micoplasma

I micoplasmi sono una delle cause comuni ma spesso non identificate delle infezioni respiratorie. I micoplasmi sono specie batteriche molto diffuse nell’ambiente e pertanto l’infezione è difficilmente prevenibile. Le epidemie da Mycoplasma pneumoniae possono diffondersi tramite le gocce di saliva e possono pertanto essere evitate tramite l’accurata detersione delle mani, la copertura del naso e della bocca in caso di colpi di tosse o starnuti, la limitazione del contatto con persone malate.

La trasmissione dei micoplasmi sessualmente trasmissibili può essere prevenuta tramite le stesse misure adottate per la prevenzione della trasmissione delle malattie sessualmente trasmissibili.

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