Le analisi del sangue rappresentano uno strumento diagnostico fondamentale per valutare lo stato di salute generale e individuare potenziali patologie. L'emocromo, in particolare, fornisce informazioni preziose sui diversi componenti del sangue, tra cui globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.
Piastrine (PLT)
Le piastrine, o trombociti, sono piccole cellule del sangue di forma discoidale, con un diametro compreso tra 2 e 3 µm, prodotte dal midollo osseo. Questi elementi sono fondamentali per l'emostasi, nonché per la coagulazione del sangue.
Le piastrine sopravvivono nel torrente ematico per circa 8-10 giorni e il midollo osseo deve produrre continuamente nuovi elementi per rimpiazzare quelli degradati, consumati e/o persi durante il sanguinamento. Valori normali vanno da 150 a 440 migliaia/microlitro. I valori sono alterati in caso di forti emorragie, circolazione rallentata del sangue, problemi alla milza, leucemie o lesioni del midollo osseo.
Volume Piastrinico Medio (MPV)
Il volume piastrinico medio (MPV) è un parametro che indica la dimensione media di queste cellule ed è tipicamente incluso nelle analisi del sangue come parte dell'emocromo.
Bisogna, inoltre, tenere conto del fatto che le piastrine appena prodotte sono di volume maggiore, mentre quelle che sono ormai in circolo da qualche giorno tendono a diventare di dimensioni più piccole. In altre parole, le piastrine giovani sono caratterizzate da un volume medio aumentato (> MPV) rispetto a quelle anziane. Il volume medio (MPV) è un calcolo effettuato da uno strumento automatizzato che riflette la grandezza delle piastrine presenti nel sangue del paziente.
L'MPV viene valutato dal medico per ottenere informazioni addizionali circa i trombociti e/o definire la causa di una conta bassa o alta di queste cellule del sangue. Questo parametro contribuisce a diagnosticare e/o a monitorare patologie, come disordini dell'emostasi, sindromi mieloproliferative e malattie infiammatorie.
Il volume medio (MPV) dev'essere necessariamente valutato insieme agli altri indici piastrinici, come il numero totale (PLT) e la concentrazione ematica delle piastrine (PCT). Il parametro può essere rapportato anche a uno o a più test di funzionalità piastrinica e/o ad altre analisi per la valutazione della coagulazione, come PT (Tempo di protrombina) e PTT (Tempo di Tromboplastina Parziale). Vari studi, infatti, suggeriscono come le piastrine di maggiori dimensioni siano funzionalmente più attive nei processi di coagulazione.
L'MPV viene misurato tramite uno strumento automatizzato per l'analisi emocitometrica. Tipicamente, a un basso MPV si associa una produzione minore di trombociti, sia dal punto di vista della frequenza, che della quantità. Un aumento del numero di piastrine grandi (MPV alto) in una persona con una bassa conta delle piastrine suggerisce che il midollo osseo sta producendo trombociti e li rilascia in circolo molto rapidamente.
Cause di alterazione dell'MPV
Tra le più importanti cause determinanti un basso valore di MPV rientrano anemia aplastica, carenze di vitamina B12 e di acido folico, ipersplenismo e sindrome di Wiskott-Aldrich. Un aumento del volume piastrinico medio può dipendere, invece, da fenomeni di coagulazione intravascolare, diabete e disordini mieloproliferativi.
Elevati valori di MPV aumentano il rischio di ictus e infarto miocardico, quindi si associano a un'aumentata mortalità cardiovascolare e cerebrovascolare. Il rischio diviene concreto per valori di MPV superiori a 12,0 fL.
Ampiezza di Distribuzione Piastrinica (PDW)
PDW è l'acronimo di Platelet Distribution Width, italianizzabile in "ampiezza di distribuzione piastrinica". Nelle analisi del sangue, l'indice PDW corrisponde al grado di variabilità della dimensione delle piastrine.
Di solito, le cellule più grandi sono relativamente giovani e più recentemente rilasciate dal midollo osseo, mentre quelle piccole possono essere più vecchie e rimanere in circolo ancora per pochi giorni. L'ampiezza di distribuzione dei volumi piastrinici (PDW) è un parametro che indica quanto le piastrine siano uniformi nella grandezza.
L'ampiezza della distribuzione delle piastrine (PDW) contribuisce a diagnosticare e/o monitorare patologie in cui queste cellule ematologiche non sono uniformi nella grandezza, come disordini dell'emostasi e sindromi mieloproliferative. La misura dell'indice PDW dev'essere effettuata insieme a conta, volume medio (MPV), uno o più test di funzionalità piastrinica e/o ad altre analisi per la valutazione della coagulazione, come PT (Tempo di protrombina) e PTT (Tempo di Tromboplastina Parziale).
L'intervallo di riferimento varia da 9 a 14 fl (femtolitro, ossia un milionesimo di miliardesimo di litro). Tuttavia, occorre sempre considerare che questo range può cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi.
Un alto PDW indica che le piastrine sono abbastanza difformi tra loro. Ciò può segnalare la presenza di una patologia che coinvolge queste cellule del sangue. Alti valori di PDW si registrano nelle sindromi mieloproliferative, ma anche in presenza di anemia megaloblastica e anemia refrattaria. Quando il PDW è basso, significa che le piastrine hanno dimensioni uniformi.
Preparazione all'Esame
Per effettuare le analisi del sangue è necessario sottoporsi al prelievo di un campione di sangue, campione che di norma viene prelevato dalla vena di un braccio tramite una siringa sterilizzata. Per sottoposi al prelievo di sangue, è necessario astenersi da cibi e bevande per almeno 8-10 ore. Si deve poi tenere conto che l’assunzione di determinati integratori alimentari può interferire con i risultati dell’esame.
Interpretazione dei Risultati
È fondamentale, per la maggior parte dei valori, leggere le analisi del sangue nel loro insieme, così com’è fondamentale interpretare i risultati anche in base alle caratteristiche della singola persona. Da un singolo esame quasi mai si riesce a risalire alla patologia del soggetto. Deve essere valutato insieme a tutti gli altri, anche quelli normali. Per cui è inutile esaminare il solo dato al di fuori dei valori di riferimento. Inoltre è necessario inquadrarlo con il vissuto del paziente, cosa che solo il medico curante con una visita diretta può fare.
L’intervallo di normalità - Accanto al valore dell’esame, ogni laboratorio di analisi indica un intervallo di normalità. Di massima tali intervalli (che sono desunti da medie sulla popolazione) sono simili, ma non perfettamente uguali. Una conseguenza del punto precedente è che non conta la variazione assoluta del parametro, quanto quella percentuale. Un parametro doppio rispetto al normale può essere preoccupante, mentre di solito non lo è una variazione di qualche unità.
Fattori che influenzano i valori
- L’assunzione di farmaci - L’assunzione di farmaci (anche quelli più banali) può alterare ovviamente l’esame, proprio come l’effettuarlo a digiuno o no.
- La gravidanza - Anche la gravidanza altera i valori di riferimento.
- L’attività sportiva - Emocromo, CPK, transaminasi, uremia ecc. sono tutti parametri che possono essere alterati da un’intensa attività sportiva (anche occasionale come una sporadica partita a tennis o una massacrante gita in montagna).
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