Francesco Merli, direttore della Struttura di Ematologia dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, e Stefano Luminari, Professore associato di Oncologia medica di Unimore, sono i primi autori di un importante articolo pubblicato sul Journal of Clinical Oncology da parte della Fondazione Italiana Linfomi (FIL).
Lo studio, denominato Elderly Project (Progetto Anziani), ha coinvolto 1163 pazienti di età superiore a 65 anni affetti da Linfoma diffuso a grandi cellule, curati in 36 centri onco-ematologici italiani in un periodo di 5 anni.
Questo progetto è maturato all’interno della Commissione della FIL dedicata ai linfomi dell’anziano ed è stato reso possibile grazie alla sponsorizzazione di UniCredit e della onlus reggiana GRADE (Gruppo Amici dell’Ematologia).
Elderly Project dimostra l'importanza di accompagnare la diagnosi di linfoma con una valutazione di tipo geriatrico, raccogliendo informazioni riguardanti la compresenza di altre patologie e il grado di autonomia funzionale del paziente.
“È il primo studio al mondo per numerosità della casistica su questo tema - spiega il dottor Merli, che della FIL è anche Presidente fino al termine del 2021 - e ci ha permesso di individuare tre gruppi di pazienti con prognosi diverse, in base al complessivo stato di salute rilevato alla diagnosi".
Merli continua: "Questo conferma come l’esito dei trattamenti sul linfoma sia collegato alle cure ma anche alle condizioni che il paziente presentava prima di ammalarsi. Con i nostri dati, inoltre, dimostriamo che uno schema di chemioterapia c.d. attenuato è la scelta migliore per i pazienti che, in base alla nostra valutazione geriatrica, sono classificati come fragili”.
Il risultato più significativo è stata la messa a punto di un indice prognostico (Elderly Prognostic Index - EPI) che considera congiuntamente gli esiti della valutazione geriatrica e le caratteristiche cliniche del linfoma. Lo strumento è stato sviluppato dal professor Stefano Luminari e dal dottor Luigi Marcheselli, statistico della FIL.
Luminari precisa “Con l’EPI otteniamo una fotografia reale della situazione del paziente, integrando informazioni su aggressività della malattia e condizioni generali. Emerge con chiarezza un gruppo ad alto rischio, pari a un terzo dei pazienti anziani considerati, che rappresenta la sfida più difficile per un onco-ematologo, ma siamo convinti che EPI sia un valido aiuto nella scelta della terapia. I risultati sul nostro indice prognostico, peraltro, sono stati confermati da un gruppo di controllo di 328 pazienti valutati, applicando lo stesso approccio, in Australia e in Brasile”.
L'interesse nella comunità scientifica per il primo strumento prognostico specificatamente disegnato per gli anziani con linfoma aggressivo è confermata dal fatto che il Journal of Clinical Oncology ha pubblicato un editoriale a commento dello studio della FIL dove viene annunciato che uno dei principali gruppi cooperatori onco-ematologici degli Stati Uniti, lo SWOG, sta già applicando l’EPI in modo sistematico ai propri pazienti anziani affetti da linfoma.
Questo indice prognostico (Elderly Prognostic Index - EPI) permette di avere una visione più chiara della situazione clinica del paziente, tenendo conto sia dell'aggressività della malattia che delle condizioni generali di salute.
L'Ematologia di Reggio Emilia, nella persona della data manager dott.ssa Caterina Mammi, ha svolto il ruolo fondamentale di collettore e revisore dei dati dei pazienti di tutta Italia.
Le dottoresse Alessandra Tucci e Annalisa Arcari, delle equipe di Ematologia degli ospedali di Brescia e Piacenza, insieme allo statistico della FIL Luigi Marcheselli, hanno completato il board.
“É stato un entusiasmante lavoro di gruppo” - conferma Merli - che dimostra come i ricercatori italiani, quando fanno squadra, possano raggiungere risultati eccellenti. Al termine di numerosi confronti sui dati, il professor Luminari e io ci siamo assunti l’onere di estrapolare i risultati.
Merli ha concluso con un ringraziamento: ”Mi preme sottolineare l’importanza di avere, ancora una volta, GRADE a fianco dell’Ematologia e della ricerca. In questa occasione poi, il generoso contributo di UniCredit ha consentito di coprire per intero i costi del progetto. Il sostegno alla ricerca medica da parte di privati non coinvolti in interessi commerciali di settore è fondamentale perché garantisce una ricerca indipendente e consente di studiare, come in questo caso, aspetti della cura non legati alla sperimentazione farmacologica, altrettanto importanti per la salute dei pazienti”.
“Ancora un progetto di largo respiro, che coniuga studio clinico ed intervento sul campo per il miglioramento della presa in carico dei pazienti, nel quale strutture sanitarie emiliano romagnole sono in prima fila e che viene ripreso da una prestigiosa rivista internazionale - plaude l’assessore regionale alle Politiche per la Salute Raffaele Donini -.
Grande soddisfazione dunque e complimenti ai professionisti di Reggio, Piacenza, così come degli altri centri nazionali coinvolti, per i prestigiosi riconoscimenti e soprattutto perchè l’attivazione dell’indice prognostico è molto importante per la modulazione delle terapie sui pazienti anziani e fragili affetti da linfoma, in un’ottica di cure sempre più personalizzate e mirate. E’ quello cui il nostro sistema sanitario sta puntando sempre di più, a livello di cure sia ospedaliere sia di medicina del territorio”.
Il progetto è nato da un’intuizione di Michele Spina, direttore dell’Oncologia del CRO di Aviano.
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