La metastasi ossea è una neoplasia secondaria che non ha origine nell’osso stesso. È causata dalla migrazione di cellule tumorali da organi diversi (mammella, prostata, eccetera), dove si è precedentemente sviluppato un tumore primario. Le metastasi ossee possono verificarsi in qualsiasi parte dello scheletro. Più comunemente interessano bacino, colonna vertebrale, cranio, gambe e braccia.
Le metastasi si verificano quando le cellule tumorali, attraverso il flusso sanguigno o linfatico, migrano dalla sede del tumore primitivo ad altri organi o tessuti, attecchendovi e dando luogo a nuove formazioni neoplastiche. Lo spostamento di queste cellule può avvenire o attraverso i vasi linfatici o tramite il flusso sanguigno.
Solitamente, quando si sviluppano metastasi, significa che il tumore è già ad uno stadio avanzato della sua evoluzione. Come abbiamo detto, un tumore comincia a sviluppare metastasi ad uno stadio avanzato della malattia. Ciò può avvenire a distanza di diversi anni dal manifestarsi del tumore primario, per via della capacità delle cellule cancerogene di rompere la barriera costituita dai tessuti della sede originaria della neoplasia.
Quanto è Diffuso
Ogni anno in Italia si contano circa 35.000 nuovi casi di metastasi ossee, secondo i dati riportati dall’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM). Il numero di casi è in aumento, soprattutto perché i malati oncologici, grazie alle nuove possibilità terapeutiche, convivono più a lungo con la malattia. Aumenta così la possibilità di sviluppare una malattia metastatica e le metastasi ossee sono le più comuni, dopo quelle al polmone e al fegato. Soprattutto negli adulti le metastasi ossee sono più comuni del tumore primario che colpisce l’osso.
Chi è a Rischio
Nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi anni, i meccanismi che portano una cellula tumorale a staccarsi dalla sede primaria e a dare origine a un tumore metastatico delle ossa non sono ancora del tutto chiari. Di conseguenza oggi i medici non possono stabilire con certezza quali pazienti sono più a rischio di sviluppare tali metastasi.
Di certo ci sono tumori che hanno maggiori probabilità di metastatizzare alle ossa: per esempio, quelli della mammella, della prostata, del polmone, della tiroide e del rene. Inoltre, a parità di sede del tumore primario, il rischio dipende da diversi fattori non solo di natura patologica, come le dimensioni e il grado di differenziazione. Anche le caratteristiche molecolari si riflettono nell’aggressività biologica dei tumori.
Infine, è noto che il rischio di metastasi ossee aumenta se il tumore primario ha già intaccato altri organi.
Tipologie di Metastasi Ossee
Le metastasi ossee hanno caratteristiche differenti a seconda del tumore di origine: nelle donne la maggior parte delle metastasi ossee deriva da un tumore primario della mammella e del polmone mentre negli uomini da tumori della prostata e del polmone. Altri tumori primari che possono dare origine a tumori ossei metastatici sono quelli di rene, tiroide, vescica, utero e pelle (melanomi).
Le metastasi ossee possono essere a prevalenza litica o addensante. Nel primo caso l’arrivo delle cellule tumorali in sede ossea provoca un aumento di riassorbimento osseo, mentre in quelle prevalentemente addensanti si ha un aumento della formazione di nuova matrice ossea, che viene deposta in maniera disorganizzata. Entrambe le situazioni possono provocare fratture ossee. Il carcinoma della mammella provoca metastasi prevalentemente litiche, mentre il carcinoma della prostata dà soprattutto metastasi addensanti.
Tutte le ossa del corpo possono essere sede di metastasi, ma in genere le più colpite sono quelle della parte centrale del corpo, in particolare la colonna vertebrale. Spesso le metastasi ossee raggiungono le ossa pelviche, le costole, la parte superiore di gambe (femore) e braccia (omero) e il cranio.
Sintomi delle Metastasi Ossee
In un caso su quattro le metastasi ossee non danno sintomi e vengono scoperte nel corso di esami eseguiti per altre ragioni oppure nel corso degli approfondimenti che servono a definire lo stadio di un tumore primario. Nei restanti casi si possono verificare quelli che gli esperti chiamano eventi scheletrici correlati, una serie di segni e sintomi che possono far pensare a qualcosa che non va a livello dell’osso. Il sintomo principale è il dolore osseo, che all’inizio va e viene, ma poi peggiora e tende a diventare continuo, presentandosi anche a riposo o durante la notte.
Inoltre, poiché le metastasi indeboliscono l’osso, diventano più frequenti le fratture, spesso anche molto dolorose, a livello degli arti o della colonna vertebrale. Quando le metastasi colpiscono la colonna vertebrale, si può verificare una complicanza chiamata compressione midollare: le metastasi schiacciano il midollo e interferiscono con i nervi che controllano il movimento, le sensazioni e le attività di vescica e intestino.
Di conseguenza, si possono presentare dolore, formicolii, difficoltà a camminare o a muovere le braccia, fino ad arrivare alla paralisi, nei casi estremi. Altri disturbi comuni sono l’incontinenza urinaria e intestinale. Infine, a causa delle metastasi, il calcio contenuto nelle ossa si può riversare nel circolo sanguigno: si innalzano di conseguenza i livelli di calcio nel sangue (ipercalcemia) che portano a stipsi, nausea, perdita di appetito, senso di stanchezza e debolezza, insufficienza renale. Se non curati, possono anche portare al coma.
Diagnosi delle Metastasi Ossee
Di fronte a segni e sintomi che possono far pensare alla presenza di metastasi ossee, il medico prescrive esami di approfondimento che permettono di verificare se il sospetto è fondato. In genere vengono prescritti esami di diagnostica per immagini come i raggi X, la scintigrafia ossea, la tomografia computerizzata (TC), la risonanza magnetica o la tomografia a emissione di positroni (PET).
Molto utile anche il prelievo di sangue, grazie al quale si possono controllare i livelli di calcio e di fosfatasi alcalina, che in genere aumentano in caso di metastasi ossee. Da ricordare, però, che l’aumento di questi valori non indica solo la presenza di tumore metastatico dell’osso: la fosfatasi alcalina, per esempio, si alza anche in caso di patologie del fegato, e altre malattie, oltre al cancro, possono far aumentare i livelli di calcio nel sangue. In presenza di un tumore primario e di ipercalcemia, però, il sospetto di metastasi ossee è fondato.
Analizzando le urine o il sangue è possibile individuare sostanze che derivano dalla degradazione dell’osso causata dalle metastasi (come il N o C-telopeptide). Nel caso in cui tutti gli esami eseguiti non permettano di arrivare a una diagnosi certa, si può procedere con la biopsia, che consiste nel prelievo di una parte di tessuto osseo “sospetto” e nella successiva analisi al microscopio.
Esami del Sangue Utili
In particolare, nei pazienti con metastasi, gli esami del sangue consentono di rilevare marcatori proteici di perdita di massa ossea e più elevati livelli di calcio nel sangue. I pazienti oncologici dovrebbero essere valutati regolarmente con un esame emocromocitometrico completo, in quanto la carenza di globuli rossi (anemia) è spesso riscontrata nella malattia ossea metastatica. Inoltre, l'alterazione di alcuni parametri ematochimici (elettroliti, calcio e fosfatasi alcalina) può essere indicativa.
Un esame molto utile per avere quadro generale della salute di una persona, sia per un’analisi di routine sia in presenza di possibili problematiche, è l’emocromo: tramite un piccolo prelievo di sangue è infatti possibile diagnosticare infezioni, infiammazioni, malattie autoimmuni e addirittura tumori.
In quest’ultimo caso i valori che più comunemente vengono presi in considerazione sono: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine.
- Globuli rossi: Una prima spia di tumore può accendersi quando i globuli rossi diminuiscono bruscamente nel giro di poco tempo, fino ad arrivare a un valore inferiore agli 8 grammi per decilitro. Questo succede quando il midollo osseo inizia a danneggiarsi a causa delle cellule malate presenti nel sangue. Al contrario, valori aumentati possono indicare policitemia vera.
- Globuli bianchi: Valori normali si aggirano tra i 4.000 e i 10.000 per microlitro. Quando questi diminuiscono (meno di 1.000-500) è possibile riscontrare complicazioni al midollo osseo anche gravi.
- Piastrine: Valore normale in un soggetto sano si aggira tra i 150.000 e i 400.000 per mm3. Piastrine nettamente basse, in particolare se accompagnate da alterazioni di globuli bianchi e anemia, possono essere sintomo di un cattivo funzionamento del midollo.
Oltre questi tre parametri, molte volte è utile analizzare anche i cosiddetti marcatori tumorali. Si tratta di molecole, il più delle volte proteine, che possono essere rilevate nel sangue e i cui valori possono indicare la presenza di un tumore.
Come si Curano le Metastasi Ossee
Il trattamento delle metastasi ossee ha in genere lo scopo di rallentare o bloccare la crescita delle cellule metastatiche e di ridurre i sintomi, portando spesso miglioramenti nella qualità della vita, ma anche nella prognosi dei pazienti. Eliminare del tutto le metastasi (non solo ossee) resta però molto difficile.
La scelta del trattamento dipende da diversi fattori, tra i quali il tipo di tumore primario e le sue caratteristiche patologiche e molecolari, il numero e la sede delle ossa interessate, il livello di rischio di complicanze delle varie lesioni e le eventuali complicanze presenti come le fratture occorse e le terapie già affrontate in precedenza, oltre che lo stato di salute generale dei pazienti.
Il trattamento delle metastasi ossee è un trattamento multidisciplinare. Infatti, oltre all’oncologo che interviene con i trattamenti antitumorali sistemici e mirati all’osso, coinvolge altri specialisti che possono intervenire sia a livello locoregionale, come il chirurgo ortopedico e neurochirurgo, il radioterapista e il radiologo interventista. Per interventi sistemici il medico nucleare può proporre trattamenti con sostanze radioattive mirate all’osso.
Opzioni terapeutiche
- Farmaci anti-riassorbitivi: possono rafforzare le ossa, riducendo le fratture patologiche ed il dolore.
- Chemioterapia: prevede l'uso di farmaci per arrestare la proliferazione delle cellule tumorali.
- Terapia ormonale: ha l'obiettivo di limitare gli effetti degli ormoni sulla progressione della malattia.
- Bifosfonati: possono essere utilizzati per stabilizzare la massa ossea e rallentare il processo degenerativo delle metastasi.
- Radioterapia: prevede la distruzione delle cellule tumorali mediante la somministrazione di radiazioni ad alta energia, dirette al tumore metastatico e al tessuto adiacente.
- Radiofarmaci: In caso di più metastasi ossee, possono essere somministrati per via endovenosa dei radiofarmaci.
- Chirurgia: Gli obiettivi del trattamento chirurgico per le metastasi ossee consistono nell'alleviare il dolore e ridare forza scheletrica.
La radioterapia viene impiegata con lo scopo di ridurre la massa tumorale metastatica, i rischi di complicanze e di alleviare i sintomi. Allo stesso modo si usano le tecniche di radiologia interventistica come l’ablazione termica che riesce a distruggere il tessuto tumorale con mezzi come il caldo o il freddo, e l’embolizzazione arteriosa che chiude i vasi arteriosi del tumore, bloccando l’apporto di nutrienti che permettono al cancro di crescere e in questo modo allevia il dolore e il rischio di complicanze.
I trattamenti sistemici che raggiungono diversi distretti dell’organismo sono utilizzati quando ci sono le metastasi. Alcuni di questi sono specifici per le metastasi ossee, altri invece sono utilizzati in generale per diversi tipi di metastasi, anche in organi differenti. La chemioterapia è uno dei trattamenti sistemici oggi disponibili e a volte viene utilizzata in combinazione con trattamenti locali come la radioterapia.
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