Metastasi Ossee: Cosa Sono e Quali Esami del Sangue Effettuare

La metastasi ossea è una neoplasia secondaria che non ha origine nell'osso stesso. Piuttosto, è causata da cellule tumorali migrate da organi diversi, come mammella o prostata, dove si è sviluppato precedentemente un tumore primario.

Diffusione e Fattori di Rischio

Ogni anno in Italia si contano circa 35.000 nuovi casi di metastasi ossee, un numero in aumento grazie alle nuove terapie che prolungano la vita dei pazienti oncologici. Le metastasi ossee sono le più comuni dopo quelle al polmone e al fegato. Nonostante i progressi, i meccanismi che portano alla metastasi ossea non sono del tutto chiari. Tuttavia, alcuni tumori, come quelli della mammella, prostata, polmone, tiroide e rene, hanno maggiori probabilità di metastatizzare alle ossa.

Il rischio dipende da diversi fattori, tra cui le dimensioni, il grado di differenziazione e le caratteristiche molecolari del tumore primario. Alterazioni genetiche non ereditarie possono favorire lo sviluppo di metastasi, e il rischio aumenta se il tumore primario ha già intaccato altri organi.

Prevenzione e Tipologie

Attualmente, non esistono strategie di prevenzione efficaci per impedire le metastasi ossee. L'identificazione precoce del cancro primario rimane la migliore prevenzione. Per i tumori con maggiore tendenza a colonizzare l'osso, come quelli della mammella, i controlli periodici e gli screening sono fondamentali. Alcune terapie, come i bifosfonati, possono contribuire a conservare una buona salute dell'osso, soprattutto in pazienti in menopausa e in trattamento ormonale.

Le metastasi ossee possono essere litiche o addensanti. Le metastasi litiche provocano un aumento del riassorbimento osseo, mentre quelle addensanti aumentano la formazione di nuova matrice ossea. Entrambe possono causare fratture. Il carcinoma della mammella provoca metastasi prevalentemente litiche, mentre il carcinoma della prostata dà soprattutto metastasi addensanti. Le ossa più colpite sono quelle della parte centrale del corpo, in particolare la colonna vertebrale, le ossa pelviche, le costole, il femore, l'omero e il cranio.

Sintomi e Diagnosi

In un caso su quattro, le metastasi ossee non danno sintomi e vengono scoperte durante esami eseguiti per altre ragioni. Nei restanti casi, il sintomo principale è il dolore osseo, che peggiora progressivamente. Le fratture diventano più frequenti a causa dell'indebolimento dell'osso. Quando le metastasi colpiscono la colonna vertebrale, possono causare compressione midollare, con dolore, formicolii, difficoltà a camminare e, nei casi estremi, paralisi.

Altri disturbi comuni includono incontinenza urinaria e intestinale. L'ipercalcemia, causata dal rilascio di calcio dalle ossa nel sangue, può portare a stipsi, nausea, perdita di appetito, stanchezza e insufficienza renale. La diagnosi prevede esami di diagnostica per immagini come raggi X, scintigrafia ossea, TC, risonanza magnetica o PET. Gli esami del sangue controllano i livelli di calcio e fosfatasi alcalina, che aumentano in caso di metastasi ossee. In caso di dubbi, si può procedere con la biopsia.

Evoluzione e Trattamento

Non esiste un sistema di stadiazione specifico per le metastasi ossee. In genere, lo stadio del tumore primario è più alto se sono presenti metastasi. Il trattamento mira a rallentare la crescita delle cellule metastatiche e a ridurre i sintomi, migliorando la qualità della vita. La scelta del trattamento dipende dal tipo di tumore primario, dal numero e dalla sede delle metastasi, dal rischio di complicanze e dallo stato di salute generale del paziente.

Il trattamento è multidisciplinare e coinvolge oncologi, chirurghi ortopedici e neurochirurghi, radioterapisti, radiologi interventisti e specialisti delle cure palliative. La radioterapia riduce la massa tumorale e allevia i sintomi. La chirurgia stabilizza l'osso indebolito. I trattamenti sistemici, come la chemioterapia, la terapia ormonale, le terapie mirate e l'immunoterapia, raggiungono diversi distretti dell'organismo. Terapie specifiche per le metastasi ossee, come i bifosfonati e il denosumab, rinforzano la struttura ossea.

La sopravvivenza dei pazienti con metastasi ossee è aumentata grazie alle tecniche innovative di diagnosi e ai nuovi trattamenti. L'approccio multidisciplinare è fondamentale per garantire una buona qualità di vita e una socialità attiva, riducendo al minimo le complicanze.

Marcatori Tumorali negli Esami del Sangue

I marcatori tumorali sono sostanze prodotte dai tumori o rilasciate in risposta alla loro presenza, rilevabili nel sangue. Molte di queste molecole sono prodotte sia da cellule non tumorali che neoplastiche. I marcatori non sono tutti identificativi di un solo tipo di cancro.

Proteine e cellule tumorali circolanti sono misurabili attraverso normali analisi del sangue. In generale, vengono sfruttati per scoprire, diagnosticare o monitorare un tumore. Livelli alti possono suggerire un accrescimento tumorale, ma da soli non sono sufficienti per una diagnosi. Marker leggermente alterati possono essere giustificati da condizioni benigne. Il marker è un segnale di allarme, una spia concreta di possibile neoplasia.

In alcuni casi, i valori dei marker possono fornire indicazioni attendibili sulla stadiazione del tumore o sull'andamento della chemioterapia. Possono rientrare tra i parametri prescritti nelle analisi del sangue dei pazienti oncologici e nei controlli periodici successivi ad una remissione completa della malattia.

Principali Marker Tumorali e le Loro Associazioni

Alcune neoplasie femminili, quali il tumore al seno e all’ovaio, sono rilevabili anche attraverso specifici marker tumorali che si possono richiedere in un test del sangue.

  • CA 125: indicativo di cancro alle ovaie, primitivo o recidivante, e di cancro al seno recidivante.
  • Beta-HCG (Gonadotropina corionica umana): ormone prodotto dalla placenta in gravidanza, che di norma dovrebbe essere assente nelle donne non incinte.
  • HE4: utilizzato per la diagnosi del tumore dell’ovaio, viene spesso dosato in associazione con il marker CA-125 per differenziare il carcinoma ovarico dall’endometriosi.
  • KI67: è un indice di crescita proliferativa del tumore della mammella.
  • PSA (Antigene Prostatico Specifico): indicatore di una neoplasia prostatica in accrescimento. Valori normali vanno da 0.0 a 4.0 ng/mL.
  • AFP (Alfafetoprotiena): si alza in caso di malattie del fegato, inclusi i tumori. I suoi valori possono aumentare anche in caso di cancro del testicolo e dell’ovaio.
  • Beta 2-microglobulina: è di supporto nel valutare la gravità e la prognosi di alcuni tipi di malattia, fra cui il mieloma multiplo e il linfoma, e i tumori gastrointestinali.
  • LHD: può essere usato come marker tumorale per le neoplasie del testicolo, per il linfoma, il melanoma e il neuroblastoma.
  • Cellule tumorali circolanti di origine epiteliale: si riscontrano nei tumori metastatici, in particolare del seno, della prostata e del colon.
  • Citocheratina 19 (Cyfra 21-1): alti valori possono segnalare un tumore del polmone, primario o recidivante.

Affidabilità dei Marker Tumorali

I marker tumorali sono sostanze che possono avere concentrazioni elevate quando si stia sviluppando un tumore nel corpo. I marker tumorali sono sostanze prodotte dalle cellule tumorali che possono essere rilevate nel sangue, ma alcune di queste sostanze vengono normalmente prodotte anche dalle cellule sane del corpo, e talvolta i loro livelli risultano elevati anche in chi non abbia un tumore.

Per poter essere considerati davvero attendibili devono infatti verificarsi condizioni specifiche. In tutti questi casi l’uso dei marker, in quanto esame non invasivo e privo di controindicazioni, è utile e necessario. Alcuni marker sono più attendibili di altri nell’ipotizzare una diagnosi, altri per confermarla, in associazione con altri strumenti diagnostici più precisi.

Emocromo e Tumori

Un esame molto utile per avere quadro generale della salute di una persona è l’emocromo: tramite un piccolo prelievo di sangue è infatti possibile diagnosticare infezioni, infiammazioni, malattie autoimmuni e addirittura tumori.

In quest’ultimo caso i valori che più comunemente vengono presi in considerazione sono: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine.

  • Globuli rossi: Una prima spia di tumore può accendersi quando i globuli rossi diminuiscono bruscamente nel giro di poco tempo, fino ad arrivare a un valore inferiore agli 8 grammi per decilitro.
  • Globuli bianchi: I valori normali dei globuli bianchi si aggirano tra i 4.000 e i 10.000 per microlitro, quando questi diminuiscono (meno di 1.000-500) è possibile riscontrare complicazioni al midollo osseo anche gravi.
  • Piastrine: Il loro valore normale in un soggetto sano si aggira tra i 150.000 e i 400.000 per mm3. Piastrine nettamente basse, in particolare se accompagnate da alterazioni di globuli bianchi e anemia, possono essere sintomo di un cattivo funzionamento del midollo.

Tabella dei Marker Tumorali Comuni

Marker Tumorale Tumori Associati Utilizzo Principale
CA 125 Ovaio, Seno Diagnosi, Monitoraggio
PSA Prostata Screening, Diagnosi, Monitoraggio
AFP Fegato, Testicolo, Ovaio Diagnosi, Monitoraggio
CEA Colon, Retto, Polmone Monitoraggio
HE4 Ovaio Diagnosi, Monitoraggio

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