Melanzane alla Parmigiana e Indice Glicemico: Una Guida Completa

L’indice glicemico (IG) di un alimento indica la velocità con la quale aumenta la glicemia (quantità di glucosio nel sangue) in seguito all’assunzione di una quantità di alimento contenente 50 grammi di carboidrati. L’aggettivo “glicemico” deriva dalla parola “glicemia” che sta ad indicare la presenza di glucosio nel sangue.

Le melanzane alla parmigiana sono una ricetta con un alto contenuto in grassi e colesterolo dovuto alla presenza dei formaggi. D’altra parte, la melanzana ha la proprietà di assorbire molto bene i grassi alimentari, tra cui l’olio, consentendo la preparazione di piatti molto ricchi e saporiti, tra cui la parmigiana.

L'Importanza di una Dieta Bilanciata

Una alimentazione ben bilanciata rappresenta la cura essenziale del diabete. Seguire una dieta controllata e sana serve soprattutto a mantenere sotto controllo il livello di zucchero nel sangue, mediante un corretto apporto alimentare di tutti i nutrienti necessari alla salute dell’organismo.

Un’alimentazione adeguata associata allo sport può contribuire a mantenere sotto controllo il diabete e ad abbassare i valori della glicemia. I diabetici che praticano attività fisica potranno, inoltre, permettersi qualche libertà in più nell’alimentazione, sempre se attuata in modo intelligente e contenuto, senza scompensare in modo drastico la dieta da seguire.

Consigli per la Dieta del Diabetico

Fondamentale per la dieta del diabetico è la cura dell’alimentazione. E’ importante infatti un’accurata scelta degli alimenti e un giusto equilibrio fra i pasti.

Carboidrati e Indice Glicemico

Riconosciuta principalmente come fonte di carboidrati, la pasta in tutte le sue declinazioni è uno degli elementi base della nostra alimentazione, nonché un componente caratterizzante della dieta mediterranea. In quanto fonte di carboidrati complessi, questo gruppo alimentare è alla base di un’alimentazione bilanciata, come dimostra la rappresentazione grafica (Piramide) della Dieta Mediterranea.

La pasta, che condivide con gli altri alimenti del gruppo la composizione media, si differenzia però per il minor impatto sulla glicemia postprandiale. Infatti, dopo la definizione nel 1981 del concetto di IG e la sua successiva diffusione nel mondo della ricerca, è stato possibile classificare gli alimenti ricchi in carboidrati non soltanto sulla base delle caratteristiche di composizione, che ne definiscono la qualità nutrizionale, ma anche considerando le reali interazioni con l’organismo nel corso dei processi digestivi.

Com’è noto, l’IG è un parametro utilizzato per valutare l’effetto di un alimento che contiene carboidrati sulla modulazione della glicemia postprandiale, rapportandolo a quello di un alimento standard ad alto potere glicemizzante (per esempio il glucosio). La pasta, come ormai molti sanno, si inserisce tra gli alimenti con un IG medio-basso: nello specifico, la pasta di semola essiccata presenta i valori di IG inferiori, mentre l’IG della pasta fresca e di quella ripiena può tendere a valori medi.

Per quel che riguarda questo secondo aspetto, tutti i condimenti che apportano lipidi, anche i più semplici, riducono ulteriormente la risposta glicemica postprandiale indotta dalla pasta (lo stesso accade anche con gli altri amidacei, come riso e patate). L’IG della pasta è correlato con le caratteristiche intrinseche dell’alimento finito, a partire quindi dalla tipologia delle materie prime (semola, o semola integrale), dalle modalità produttive (pasta fresca o essiccata, presenza o meno di uova, formati) e di cottura.

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