La mammografia è nuovamente al centro di infuocati dibattiti, ci si interroga sull'efficacia di questo esame e sul rapporto rischio/beneficio che ne deriva. Tuttavia, nonostante questi dubbi, la mammografia resta, a detta della maggior parte degli esperti, un esame importantissimo per individuare tumori anche di piccole dimensioni e, come ha dichiarato nei giorni scorsi il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, può salvare la vita.
Cos'è la Mammografia?
La mammografia è un esame diagnostico non invasivo per lo studio della mammella. La mammografia è l’indagine che meglio consente di riconoscere la presenza di un tumore al seno, in particolare, lo può evidenziare nella sua fase iniziale definita pre-clinica, ossia prima che esso diventi palpabile (diagnosi precoce). Sulla mammografia il tumore si riconosce come opacità, come distorsione e per la presenza di microcalcificazioni di aspetto patologico.
È importante effettuare il confronto con precedenti esami mammografici per poter riconoscere eventuali modificazioni avvenute nel tempo tra un controllo e il successivo. La mammografia è consigliata a tutte le donne a partire dai 40 anni, spesso associata all’ecografia mammaria che la completa. Non è prevista alcuna norma di preparazione.
Mammografia Digitale e Tomosintesi
Il Mammografo Digitale consente la visualizzazione diretta dell’immagine mammografica su monitor dedicati, con possibilità di elaborare l’immagine. Un ulteriore miglioramento tecnologico si ha abbinando alla Mammografia la Tomosintesi Digitale (DBT): questa tecnica mammografica tridimensionale (3D) permette di ricostruire immagini volumetriche della mammella, partendo da un numero predefinito di immagini bidimensionali (2D). Questo si traduce in una migliore visualizzazione di quelle lesioni che nell’esame 2D risulterebbero non percepibili e in una migliore lettura dei seni “densi” tipici della donna giovane. Migliore valutazione, rispetto alla mammografia classica, anche del seno denso tipico della donna giovane.
Con questa metodica la mammella viene suddivisa in strati o sezioni dello spessore di circa 1 mm. Ciò rende possibile esaminare il tessuto mammario uno strato alla volta, cosa che invece non è possibile con la mammografia 2D. È un po' come sfogliare le pagine di un libro, ogni pagina rappresenta uno strato di tessuto mammario. L’esame viene eseguito come una normale mammografia, con un minimo aumento del tempo di acquisizione delle immagini.
Vantaggi della Mammografia
- Diagnosi Precoce: La mammografia è l’esame che permette di identificare lesioni tumorali anche molto piccole, prima che siano percepibili al tatto.
- Riduzione della Mortalità: Gran parte della comunità scientifica internazionale ritiene che sottoporre le donne a mammografie biennali riduca del 20% la mortalità per tumore al seno.
- Minore Invasività: Permette di ridurre il rischio di morte per carcinoma della mammella, di ridurre gli interventi invasivi e mutilanti e anche di risparmiare alle pazienti e al sistema sanitario iter terapeutici impegnativi.
Svantaggi e Rischi Potenziali
La comunità scientifica pone al centro dell’eterno dibattito sui rischi connessi alla mammografia soprattutto il problema della sovradiagnosi e dei falsi positivi. Consideriamo una piccola città in Europa, in cui risiedono 1000 donne di età compresa tra 50 e 51 anni. Consideriamo ora un'altra città, uguale alla precedente ma dotata di un programma di screening mammografico conforme alle linee guida europee che invita in maniera regolare le mille donne tra i 50 e i 51 anni a eseguire una mammografia ogni due anni per un periodo di 20 anni.
- Sovradiagnosi: Il problema della sovradiagnosi rappresenta sicuramente un danno significativo perché comporta una diagnosi di tumore al seno senza una controparte di benefici. Le sovradiagnosi sono dovute alla rilevazione da parte dei programmi di screening di tumori poco aggressivi e in fase di sviluppo precoce, per esempio, in situ, e di tumori invasivi in fase di sviluppo molto precoce. Le conoscenze attuali impediscono di distinguere tra i tumori che diventeranno aggressivi e quelli che non costituiscono una minaccia per la vita.
- Falsi Positivi: Un altro potenziale danno è l’identificazione di un “falso positivo”, ovvero di un’anomalia sospetta che non viene confermata dai successivi esami di approfondimento. Seppure la rilevazione di un sospetto non sia equivalente a una diagnosi positiva, si parla comunque di “falso positivo” a causa delle indagini necessarie per verificarne l’esatta natura.
- Esposizione a Radiazioni: La mammografia è, infatti, certamente un esame radiografico quindi espone la paziente ad una certa quantità di raggi, tuttavia i tempi nei quali viene effettuata la mammografia rende i benefici superiori ai rischi. Anche se la dose di raggi somministrata con la mammografia è molto bassa, la Cochrane Collaboration, una rete di studiosi che si occupa di fare revisioni della letteratura scientifica, ha stimato che troppe mammografie possono costituire un fattore di rischio a causa della dose di raggi assorbita.
Impatto Psicologico dei Falsi Positivi
Le conseguenze negative psicologiche legate a questo percorso di accertamento sono state studiate e descrivono solo un impatto nel breve periodo, riconducibile all’ansia. In alcuni Paesi europei, la percentuale totale di donne che durante i 20 anni di partecipazione al programma di screening mammografico incorrono in una diagnosi di falso positivo, è stata stimata nel 17% per follow-up non invasivi e nel 3% per follow-up invasivi. Questo studio non prende in considerazione gli effetti a lungo termine come i rischi da radiazione, che sono tuttora molto controversi perché basati su estrapolazioni e quindi di significato incerto.
Screening Mammografico: Età e Raccomandazioni
La ragione per cui lo screening è in genere limitato alla fascia di età che va dai 50 ai 69 anni è che, per questo specifico periodo di vita della donna, una eventuale diagnosi precoce di cancro al seno offre il vantaggio, a livello di popolazione, di una effettiva diminuzione della mortalità, superando il rischio di una possibile sovra-diagnosi. Nelle donne più giovani o più anziane, invece, il bilancio dei rischi e benefici dello screening è meno favorevole, o perché l’efficacia è minore (nelle donne più giovani) o perché l’aspettativa di vita è più limitata (nelle donne più anziane).
Un medico può comunque prescrivere il test a una donna anche al di fuori della fascia di età identificata per lo screening nazionale. In tal caso la scelta sarà motivata per esempio dalla presenza di tumori al seno nella storia famigliare o a un particolare aspetto del seno con caratteristiche che possono predisporre al cancro (come un tessuto ghiandolare iperdenso).
Mammografia: Importanza della Diagnosi Precoce
Diagnosi precoce significa individuare prima una malattia Un esame come la mammografia non previene la malattia, cioè non protegge dal tumore, ma permette di diagnosticarlo in anticipo, nella convinzione che così facendo le cure siano meno invasive e la mortalità più bassa.
Adesione allo Screening: Dati e Ragioni del Rifiuto
La mammografia aiuta a ridurre le vittime di tumore al seno e a limitare le cure più invasive, ma non tutte le donne in età da screening decidono di farla. La mammografia è l’esame che permette di identificare lesioni tumorali anche molto piccole, prima che siano percepibili al tatto. Non è uno scudo contro il tumore, ma permette di ridurre il rischio di morte per carcinoma della mammella, di ridurre gli interventi invasivi e mutilanti e anche di risparmiare alle pazienti e al sistema sanitario iter terapeutici impegnativi.
Eppure una certa quota di donne non si sottopone a esami di screening. Sappiamo già, ad esempio, che nel 2021 il tasso di adesione all’invito allo screening mammografico organizzato è stato del 56% (dati Osservatorio nazionale screening). Con percentuali piuttosto diverse fra Nord e Sud, questo è un dato considerato accettabile secondo gli standard attesi. Ed è un dato che fotografa il comportamento delle donne in un arco di tempo circoscritto, un anno.
Ci sono invece donne che non rimandano o ritardano o dimenticano l’appuntamento, ma proprio lo rifiutano, con una scelta duratura e persistente. Più della mancanza di tempo e della difficile organizzazione personale a fare la differenza sono piuttosto il disagio per l’esame, la diffidenza e la sfiducia, le inefficienze (tempi lunghi, mancato invito), gli aspetti emotivi (paura dell’esito). Più nello specifico: un terzo delle 45-54enni lo definisce un esame sgradevole o imbarazzante, fra le over 55, il 19% non ha ricevuto la lettera dall'ASL, altrettante hanno paura dell'esito, il 22% preferisce "non sapere".
Conoscenza del Tumore al Seno e dei Fattori di Rischio
Alle donne intervistate è anche stato chiesto quanto e cosa sapessero in tema di tumore al seno e prevenzione. Il 38% del campione ha un livello di conoscenza del tumore al seno, compresi i fattori di rischio, medio-basso o estremamente basso; sono soprattutto le più giovani ad avere le idee confuse. La conoscenza migliora con l’età. Fra i 18 e i 24 anni ben il 51% ha un livello di conoscenza estremamente basso o medio-basso; questa percentuale cala progressivamente con l’età, fino al 31% delle 55-65enni.
Fattori di Rischio e Stile di Vita
Alla domanda Secondo Lei è possibile influire sulla probabilità di avere un tumore al seno, riducendola grazie a uno stile di vita salutare? Il 15% risponde con un secco “no”. Per la maggior parte il fattore di rischio da evitare è il fumo (64%), seguito da una dieta povera di vegetali e di fibra (56%), obesità, carni rosse, radiazioni UV, alcol (scelte dal 40-45% delle intervistate).
Resistono le false credenze: per il 28% la riduzione del rischio passa dall’evitare i deodoranti antitraspiranti e per il 16,8% dall’evitare i reggiseni col ferretto (lo pensa ben il 24% delle 18-24enni). Appena il 15% del campione ha una conoscenza alta dei fattori di rischio, il 36% una conoscenza bassissima, che diventa il 43% per le 18-24enni e fra le donne con istruzione elementare o medie inferiori.
L'Autopalpazione e la Conoscenza degli Screening
Sebbene non ci siano prove della sua efficacia come strumento di screening, l'autoesame periodico del seno è raccomandato a tutte le donne, perchè è utiole per imparare ad osservare il proprio corpo e individuare cambiamenti per cui vale la pena chiedere consiglio al medico. Il 20% del campione non conosce i programmi di screening per il tumore al seno, (27% al Sud, 22% al Nord Ovest). Fra le donne in età da screening, il 15% delle 45-55enni e il 10% delle 55-65enni non li conoscono; il 42% e il 35% non ha mai partecipato.
Raccomandazioni Conclusive
Al momento la maggior parte degli esperti sostiene che vi sono sufficienti prove di efficacia dello screening con cadenza biennale nella fascia di età che va dai 50 ai 69, e probabilmente ai 75 anni. Questa è anche la posizione della maggior parte delle istituzioni europee, anche se in alcune nazioni si sta pensando di rivedere il sistema di screening, possibilmente per passare a un sistema di diagnosi precoce su base individuale, dietro prescrizione del medico.
Gli studi sugli effetti negativi dell'irraggiamento da mammografia invitano anche a stare attenti a dove si fa l’esame: i centri specializzati, che utilizzano macchinari recenti con dosi di radiazioni più basse e che hanno medici in grado di leggere un gran numero di mammografie l’anno offrono le migliori garanzie di sicurezza e serietà.
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