Il linfoma comprende diversi gruppi di neoplasie che originano dai linfociti e, di conseguenza, in tutti i tessuti linfoidi come i linfonodi, la milza ed il midollo osseo, anche se può originare da qualsiasi tessuto. Questo tumore rappresenta il 7-24% di tutte le neoplasie canine e l’83% dei tumori ematopoietici del cane. La classificazione del linfoma si basa sulla localizzazione anatomica, criteri istologici e caratteristiche immunofenotipiche.
Diagnosi e Classificazione del Linfoma Multicentrico
Il linfoma multicentrico si distingue normalmente per la presenza di linfonodi periferici aumentati di dimensioni in modo generalizzato, associato anche ad epato/splenomegalia e coinvolgimento midollare. I pazienti con linfoma multicentrico possono presentarsi senza sintomatologia sistemica o mostrare segni aspecifici come anoressia, perdita di peso, vomito, diarrea, ascite, dispnea, polidipsia, poliuria e febbre.
Per arrivare alla diagnosi di linfoma è molto importante ottenere un’anamnesi accurata, eseguire visita clinica, esami del sangue completi ed esame delle urine. Dal momento che i cani affetti da linfoma multicentrico si presentano con linfoadenomegalia periferica, l’esame citologico dei linfonodi è uno step diagnostico di prima linea, molto rapido, sensibile, specifico e poco invasivo. La classificazione del linfoma nei 3 sottotipi, basso grado, grado intermedio ed alto grado, viene ottenuta mediante campioni citologici o più accuratamente attraverso l’istologia. Queste tecniche vengono utilizzate per determinare particolari sottotipi o per confermare la diagnosi nei casi equivoci; l’immunofenotipizzazione è importante per determinare il tipo di cellule che caratterizzano il tumore, permettono di ottenere una diagnosi precisa e avere maggior informazioni riguardanti la prognosi. Per un’accurata determinazione dell’immunofenotipo si utilizzano diverse tecniche come l’immunoistochimica, l’immunocitochimica e la citofluorimetria.
Anomalie Ematologiche nel Linfoma Canino
L’anemia è la più comune anomalia ematologica che si può riscontrare in pazienti con linfoma, generalmente è un’anemia normocitica normocromica; possono comunque essere identificate forme emolitiche o rigenerative. In presenza di una forte infiltrazione midollare oltre all’anemia si riscontra trombocitopenia e leucopenia. La neutrofilia si riscontra nel 25-40% dei cani affetti e la linfocitosi nel 20%. La presenza di linfociti atipici circolanti è un segno di infiltrazione midollare e/o leucemia; è molto importante differenziare il linfoma multicentrico con infiltrazione midollare dalla leucemia linfocitica acuta in quanto la prognosi è nettamente differente.
Valutazione dell'Estensione della Malattia
Una volta confermata la diagnosi è importante andare a valutare l’estensione della malattia. La valutazione del torace è dell’addome sono molto importanti per determinare l’estensione della malattia. Circa il 60%-75% dei cani con linfoma multicentrico ha delle anomalie alla radiografia del torace. L’infiltrato polmonare solitamente si sviluppa con un pattern interstiziale e/o alveolare e raramente si può riscontrare la presenza di noduli ed infiltrato bronchiale. Infine, si può riscontrare versamento pleurico.
Trattamento e Prognosi del Linfoma
Il linfoma è considerato una malattia sistemica e salvo alcune eccezioni, necessita di terapie sistemiche che portino ad una remissione e ad un aumento dei tempi di sopravvivenza. L’approccio terapeutico ad un paziente con linfoma è basato sul sottotipo, lo stadio ed il sotto-stadio, la presenza o assenza di una sindrome paraneoplastica, lo stato fisiologico del paziente, tempo del proprietario, nonché sul successo o meno della terapia. Il protocollo più utilizzato per il trattamento dei cani con linfoma multicentrico B è il CHOP e le sue varianti. Questo protocollo è caratterizzato dalla combinazione di 4 farmaci: ciclofosfamide (C), doxorubicina (H), vincristina (O) e prednisone (P). In letteratura è stato visto che questo protocollo induce la remissione in un 80% ad un 95% dei cani, con un tempo medio di sopravvivenza dai 10 ai 12 mesi, Circa un 20%-25% dei cani trattati rimane in vita dopo i due anni dall’inizio del protocollo ed il tasso e la durata della risposta dipenderanno dalla presenza o meno di fattori prognostici alla diagnosi.
È stato visto che la durata della remissione completa a seguito di una recidiva è molto più ridotta, intorno ai 1,5-2,5 mesi, sempre con alcune eccezioni. I cani con linfoma multicentrico di tipo T presentano un iniziale tasso di risposta simile ai cani con linfoma B, ma hanno una ridotta durata di risposta Qualora non fosse possibile la somministrazione endovenosa di chemioterapici, è possibile optare per protocolli meno intensi, basati su chemiterapici per via orale. In assenza della possibilità di impostare la chemioterapia sistemica, si prescrive il cortisone da solo capace di indurre una remissione completa di 1-2 mesi.
Nuove Prospettive Immunologiche nel Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B (DLBCL)
Uno studio recentemente pubblicato su Veterinary Pathology da colleghi italiani (Licenziato et al., 2023) ha analizzato 48 casi di DLBCL canino, diagnosticati secondo protocollo standard (istologia ed immunoistochimica) e stadiati mediante valutazioni cliniche, citologiche e citofluorimetriche. Come dimostrato in altri studi, la remissione completa è risultata elevata (39/48 casi), ma anche il tasso di recidiva (45/48 casi). Sulla base del pattern di espressione di questi geni, sono stati individuati due gruppi di cani con DLBCL, uno ad alto rischio ed uno a basso rischio di progressione della malattia e conseguentemente con basso tasso di sopravvivenza.
Nei casi del gruppo a basso rischio venivano up-regolati i geni coinvolti nella attivazione dei linfociti T responsabili della risposta immunitaria alla neoplasia. Tuttavia ad oggi sono poco conosciuti i meccanismi molecolari alla base di questa risposta immunologica variabile. La variabile espressione di questi geni, misurata attraverso la quantità di RNA trascritto, conferma come le risposte immunitarie adattive, mediate dalla produzione di varie tipologie di citochine, siano differenti nei cani che rispondono bene o male alle terapie convenzionali associate all’immunoterapia.
Emocromo: Valutazione delle Piastrine
Nella valutazione delle piastrine negli emogrammi, si considerano diversi parametri. MPV (Mean Platelet Volume) è il volume medio delle piastrine misurato direttamente dallo strumento. Il PCT (piastrinocrito) rappresenta per le piastrine quello che l'HCT è per gli eritrociti, per cui è un indicatore della massa piastrinica circolante. Il PCT può essere utile specialmente in quei cani che hanno una piastrinopenia con macropiastrine, fisiologica o patologica. MPC è il "Mean Platelet Component Concentration": questo indica il contenuto medio (granularità) delle piastrine. L'indice "MPM" misura la Mean Platelet Dry Mass, ovvero la massa secca occupata dalle piastrine.
Linfocitosi: Interpretazione e Diagnosi Differenziale
I linfociti sono la seconda popolazione numericamente presente nel sangue sia nel cane che nel gatto. La linfocitosi è un’alterazione abbastanza aspecifica e si verifica in corso sia di condizioni “parafisiologiche” sia in corso di patologie parassitarie, virali, batteriche, neoplastiche, endocrine ed immunomediate. Indagare questa alterazione ematologica avendo un ventaglio ampio di ipotesi diagnostiche, può essere una sfida per il clinico.
Di che entità numerica è la linfocitosi? Aumenti lievi e moderati hanno numerose diagnosi differenziali, ma aumenti molto marcati (maggiori di 50-60.000 linfociti/microlitro) restringono il campo alle forme neoplastiche (leucemia linfocitica cronica, linfoma di basso grado V stadio). Il paziente presenta un quadro clinico e clinico-patologico che possono chiaramente spiegarci la linfocitosi? Il dato deve sempre essere interpretato insieme a segnalamento, anamnesi, quadro clinico e altri dati clinico-patologici avendo in mente l’elenco delle possibili diagnosi differenziali. La linfocitosi è persistente e/o ingravescente? Quando viene rilevata una linfocitosi inspiegabile (paziente asintomatico oppure non è possibile identificare una causa), il primo passo è ripetere nel tempo l’esame emocromocitometrico per valutarne l’andamento.
Linfocitosi transitorie parafisiologiche sono ad esempio quelle post-vaccinali, quelle del cucciolo (intervalli di riferimento diversi dall’adulto) o quelle secondarie al rilascio di catecolamine (nel gatto, in seguito a stress acuto). Una linfocitosi persistente anche in assenza di segni o sintomi clinici deve sempre essere approfondita. Nel caso in cui il numero dei piccoli linfociti tenda ad aumentare nel tempo, è più probabile che si tratti di una forma neoplastica.
Le cause di linfocitosi matura sono:
- Fisiologica, legata all’età (cuccioli e gattini)
- Indotta da stress acuto (gatto)
- Reazione immunitaria post vaccinale
- Patologie parassitarie (es: Leishmania, Toxoplasma, Babesia, Spirocerca lupi)
- Patologie batteriche (es: Bartonella henselae (gatto) ed Ehrlichia)
- Patologie virali (es: FeLV)
- Anemia emolitica immunomediata (gatto)
- Linfoma a piccole cellule V stadio
- Leucemia linfocitica cronica (CLL)
- Timoma
- Morbo di Addison
- Ipertiroidismo (gatto)
In assenza di condizioni cliniche che indirizzino verso una delle diagnosi differenziali e dopo aver confermato la persistenza della linfocitosi matura, il test meno invasivo è l’immunofenotipizzazione mediante citometria a flusso. Attraverso questa analisi è possibile nella maggior parte dei casi distinguere le linfocitosi reattive da quelle neoplastiche. Nei casi in cui l’immunofenotipizzazione non fornisca risposte definitive, è consigliabile richiedere l’analisi della clonalità linfoide (PARR).
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