Leucemia Linfatica Cronica: Esami del Sangue e Valori

La leucemia linfatica cronica (LLC) è un tumore caratterizzato dall’accumulo di un tipo di cellula chiamata linfocito B nel sangue e negli organi linfoidi (midollo osseo, linfonodi, milza) dei pazienti. La leucemia linfatica cronica ha un andamento clinico molto eterogeneo: alcuni pazienti non presentano sintomi e rimangono stabili per anni senza alcuna terapia, altri invece sviluppano precocemente dei sintomi e hanno una malattia progressiva.

La leucemia linfatica cronica è la più diffusa tra le leucemie (circa il 33% dei casi totali) e si stima che colpisca ogni anno in Italia circa 2.750 persone, i maschi più spesso delle femmine. Nella maggior parte dei casi sono gli anziani ad ammalarsi, e solo il 15% dei pazienti hanno meno di 60 anni alla diagnosi.

Come si sviluppa la LLC

I linfociti sono cellule del sistema immunitario che pattugliano il corpo, andando in cerca di agenti infettivi (come virus e batteri) e di altri agenti potenzialmente pericolosi. Quando incontrano il loro bersaglio, i linfociti si attivano e cominciano a moltiplicarsi, in modo da creare un numero di cellule sufficiente ad affrontare l'emergenza. Una volta debellata la minaccia, la maggior parte dei linfociti attivati, ormai inutili, muoiono.

Nella leucemia linfatica cronica uno dei linfociti attivati continua a moltiplicarsi anche quando non è più necessario, dando vita a un numero sempre maggiore di cellule, che costituiscono la leucemia. Nella maggior parte dei casi, le cellule della leucemia linfatica cronica presentano delle alterazioni a carico del materiale genetico (DNA). Queste alterazioni colpiscono spesso geni importanti per il controllo della crescita dei linfociti, e contribuiscono alla loro trasformazione in cellule leucemiche.

Tuttavia, si pensa che anche altri fattori, come la stimolazione del sistema immunitario da parte di agenti estranei, siano coinvolti nello sviluppo della malattia. I fattori genetici possono predisporre allo sviluppo della malattia: circa il 10% dei pazienti hanno dei familiari affetti da leucemia linfatica cronica o da altre malattie del sistema linfatico. Invece i fattori ambientali come le radiazioni e le sostanze chimiche sembrano essere meno importanti, in quanto non aumentano il rischio di sviluppare la malattia.

Classificazione della LLC

I linfociti presenti nel nostro corpo sono di due tipi diversi: B e T. Nella grande maggioranza dei casi (il 95%), a dare origine alla malattia è un linfocito B. Le leucemie causate dai linfociti T sono molto più rare e non vengono trattate in questo articolo.

Le leucemie linfatiche croniche di tipo B possono essere classificate in base alle caratteristiche molecolari delle cellule leucemiche (es. alterazioni dei cromosomi, mutazioni a carico di alcuni geni o espressione di alcune proteine). Alcune di queste caratteristiche molecolari sono associate a una malattia più aggressiva, o più resistente ai farmaci. Per questo la classificazione molecolare può aiutare a prevedere l'andamento clinico dei pazienti e a individuare il trattamento più opportuno.

Le alterazioni più frequenti nelle cellule tumorali dei pazienti affetti di leucemia linfatica cronica sono:

  • perdita di una porzione del cromosoma 13 (del13q14), presente in circa il 55% dei pazienti e associata, in assenza di altre anomalie cromosomiche, a un decorso della malattia favorevole;
  • perdita di una porzione del cromosoma 11 (del11q23);
  • acquisizione di una terza copia del cromosoma 12 (trisomia 12);
  • perdita di una porzione del cromosoma 17 (del17p13), associata allo sviluppo di resistenza al trattamento, e quindi a un decorso clinico sfavorevole;
  • mutazioni nel gene TP53, che hanno effetti simili a quelli della perdita del cromosoma 17.

Sintomi della LLC

La maggior parte dei casi di leucemia linfatica cronica sono inizialmente asintomatici; spesso vengono identificati in seguito a un normale esame del sangue che rivela una eccessiva quantità di linfociti in circolo. Alcuni pazienti invece hanno sintomi sistemici (come febbre, sudorazione abbondante e perdita di peso) o disturbi autoimmuni. In alcuni casi, le cellule leucemiche si accumulano negli organi del sistema immunitario, come la milza e i linfonodi, che risultano quindi ingrossati.

Con il procedere della malattia, le cellule leucemiche sostituiscono le cellule del midollo osseo incaricate della produzione di globuli rossi, piastrine e globuli bianchi. Di conseguenza, la produzione delle cellule del sangue si riduce. Questo può causare anemia (e quindi pallore e stanchezza) e aumentare il rischio di emorragie e infezioni. Inoltre, l’espansione delle cellule leucemiche può ridurre la capacità del corpo di produrre anticorpi e, in alcuni casi, favorire l'aggressione da parte del sistema immunitario dei normali tessuti (reazione autoimmune).

Diagnosi e Esami

Un semplice prelievo di sangue venoso permette di ottenere numerose informazioni che possono aiutare il medico a capire se abbiamo la LLC e, in caso di risposta affermativa, a valutare quanto è grave e qual è l’approccio terapeutico più adatto al nostro caso. Il primo esame da fare per identificare una leucemia linfatica cronica è l'emocromo, che permette di misurare la quantità dei diversi tipi di cellule presenti nel sangue: in caso di leucemia linfatica cronica, il numero dei linfociti risulta aumentato e il rapporto tra le varie popolazioni di globuli bianchi è anormale (inversione della formula leucocitaria).

Tuttavia, la quantità di linfociti nel sangue può aumentare anche a causa di altre malattie (come le infezioni virali). Per escludere questa possibilità, si effettua un'analisi immunofenotipica, che permette di esaminare le caratteristiche di superficie dei linfociti e di riconoscere quali di questi sono leucemici. L'analisi immunofenotipica consente anche di misurare con grande precisione il numero di cellule leucemiche: infatti per poter diagnosticare una leucemia linfatica cronica, il sangue del paziente deve contenere almeno 5 milioni di linfociti per millilitro (o 5.000/µL), per almeno tre mesi di seguito (in caso di infezioni, invece, l'aumento dei linfociti è di minore durata).

Una volta stabilita la diagnosi è necessario definire lo stadio clinico, che si associa ad un diverso andamento clinico e determina la necessità o meno di iniziare un trattamento. In alcuni casi è necessario anche effettuare esami radiologici, ecografie, analisi del midollo osseo (che viene prelevato in anestesia locale dalle ossa del bacino) o biopsie (cioè prelievi di tessuto) dei linfonodi.

Principali Esami del Sangue per la LLC

  • Emocromo: Permette di valutare la numerosità e le dimensioni di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine contenuti nel sangue. In caso di LLC è possibile che il numero di queste cellule sia più basso o più alto del normale.
  • Beta-2 microglobulina: Si tratta di una piccola proteina rilasciata nel sangue dai linfociti B.
  • Lattato deidrogenasi (LDH): È una proteina rilasciata nel sangue dalle cellule morenti e da quelle che si moltiplicano rapidamente.
  • Immunoglobuline: Le immunoglobuline sono gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario per difenderci dai microrganismi patogeni.
  • Citometria di flusso: Questo esame si effettua inserendo una certa quantità di sangue del paziente in un’apparecchiatura capace di individuare e contare le cellule che presentano, sulla loro superficie o al loro interno, determinate sostanze dette marcatori.

Esami del Midollo Osseo

  • Analisi microscopica: Esame al microscopio ottico delle caratteristiche morfologiche delle cellule midollari presenti in campioni di aspirato midollare e sangue periferico.
  • Analisi citogenetica/Ibridazione fluorescente in situ (FISH): Valutazione dei cromosomi dei linfociti del midollo osseo.
  • Analisi genetiche: Ricerca di mutazioni geniche che possono rendere la LLC più aggressiva o resistente alle terapie.

Per avere immagini più informative, a volte la TAC viene effettuata insieme alla PET. Quest’ultima si effettua usando un mezzo di contrasto, ovvero una sostanza iniettata nell’organismo prima dell’esame per ottenere immagini più dettagliate. Nel caso della PET il mezzo di contrasto è formato da glucosio che contiene atomi radioattivi.

Decorso della Malattia

Il decorso della leucemia linfatica cronica è molto variabile: alcuni pazienti non hanno sintomi, hanno una malattia stabile e un’aspettativa di vita normale; altri sviluppano presto dei sintomi e hanno una malattia che progredisce rapidamente.

Il primo criterio utile a definire il decorso della malattia è lo stadio clinico, definito secondo due diversi sistemi di stadiazione (il sistema di Rai e il sistema di Binet) che si basano sulle caratteristiche cliniche del paziente e sui valori dell’emocromo. Lo stadio clinico può essere iniziale, intermedio o avanzato: nella maggior parte dei pazienti (80%) la malattia viene diagnosticata nello stadio iniziale. I vari stadi della malattia comportano un andamento clinico differente; lo stadio determina anche la scelta se iniziare o meno il trattamento.

Inoltre, alcune caratteristiche possono indicare una malattia a sviluppo più rapido:

  • Rapido aumento della linfocitosi;
  • Assenza di mutazioni nei geni IgVH;
  • Presenza di particolari alterazioni cromosomiche;
  • Mutazioni del gene TP53.

Stadiazione di Rai e Binet

La valutazione di questi elementi è alla base delle storiche classificazioni di Rai e Binet (TABELLA 1).

Stadio Rai Caratteristiche Stadio Binet Caratteristiche
0 Linfocitosi isolata A Meno di tre aree linfonodali coinvolte
I Linfocitosi + linfoadenopatia B Almeno tre aree linfonodali coinvolte
II Linfocitosi + splenomegalia o epatomegalia C Anemia o trombocitopenia
III Linfocitosi + anemia
IV Linfocitosi + trombocitopenia

È importante distinguere tra forme di anemia e piastrinopenia autoimmuni e forme di citopenie cosiddette iporigenerative (cioè legate a una riduzione di alcune filiere midollari quando il midollo è occupato da infiltrato linfocitario patologico) sia perché le forme autoimmuni non rientrano negli stadi avanzati di Binet e Rai, sia perché il loro trattamento è diverso.

Terapia

In genere, la leucemia linfatica cronica viene identificata in fase iniziale, quando è asintomatica: in questi casi il paziente non necessita di alcuna terapia e deve solo sottoporsi a controlli periodici. Tuttavia, se la malattia causa sintomi sistemici, una riduzione dei globuli rossi (anemia) o delle piastrine (piastrinopenia), o un eccessivo ingrossamento della milza o dei linfonodi, è necessario iniziare il trattamento. In alcuni casi, se le cellule leucemiche si moltiplicano molto rapidamente (aumentando del 200% in 6 mesi o del 50% in 2 mesi), la terapia può essere iniziata anche prima che si sviluppino dei sintomi.

La terapia più utilizzata nella leucemia linfatica cronica consiste nella combinazione di due diversi trattamenti: la chemioterapia e la terapia con anticorpi monoclonali (chemioimmunoterapia). La chemioterapia è costituita da farmaci che distruggono le cellule leucemiche, ma che possono danneggiare anche alcune normali cellule del nostro corpo. Gli anticorpi sono proteine costruite in modo da riconoscere in maniera molto precisa un particolare bersaglio. Gli anticorpi usati nella terapia della leucemia linfatica cronica riconoscono e distruggono specificamente le cellule leucemiche, ignorando le altre cellule del corpo. Per questo, la terapia con gli anticorpi ha meno effetti collaterali rispetto alla chemioterapia.

L'approccio terapeutico si basa sull’età del paziente e sulle sue condizioni generali di salute (es. presenza di altre malattie). Infatti, una terapia tollerata da un paziente giovane potrebbe comportare effetti collaterali inaccettabili in un paziente anziano e/o affetto da altre malattie. La scelta della terapia più adeguata si basa anche sulle caratteristiche cliniche e biologiche che influenzano l'evoluzione della malattia; tra queste, le più importanti sono la perdita di una parte del cromosoma 17 e la presenza di mutazioni nel gene TP53, che favoriscono la resistenza alla chemioterapia.

E' disponibile anche un altro tipo di trattamento per la leucemia linfatica cronica: il trapianto di cellule staminali da donatore. Tuttavia, questo trattamento è indicato solo in un numero limitato di pazienti, definiti in base all'età e alle caratteristiche della malattia. Il trapianto effettuato secondo il metodo classico comporta una elevata mortalità (25-35%). Le nuove modalità di trapianto sono meno tossiche e possono essere utilizzate in un maggior numero di pazienti: i primi risultati di queste nuove metodiche sono incoraggianti.

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