Risonanza Magnetica e Sclerosi Laterale Amiotrofica: Un Approccio Diagnostico Avanzato

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa dell’età adulta, caratterizzata da una progressiva perdita di forza agli arti e a livello della muscolatura della fonazione, della deglutizione e della respirazione, oltre che, in circa il 50% dei casi, la funzione cognitiva, con un quadro che può giungere fino a quello di una franca dementa frontotemporale.

La definizione di biomarcatori utili alla diagnosi della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) rappresenta un obiettivo determinante per formulare una precoce e sicura diagnosi ed avviare al più presto il paziente alla terapia più corretta e personalizzata. L’assenza di biomarcatori diagnostici della SLA determina un ritardo diagnostico medio di circa un anno. Tale ritardo impedisce al paziente di iniziare precocemente terapie farmacologiche e di supporto, così come di essere incluso in trial terapeutici. La ricerca di marcatori di diagnosi precoce rappresenta pertanto un obiettivo fra i più rilevanti della ricerca nella SLA.

Collaborazione Scientifica per la Diagnosi Precoce

Con un contributo collaborativo del Policlinico di Milano, IRCCS Istituto Auxologico Italiano ed Università degli Studi di Milano ora siamo più vicini all’obbiettivo.

La suscettibilità magnetica della corteccia motoria frontale dei pazienti affetti da SLA può essere misurata automaticamente e risulta alterata e correlabile con la sofferenza del I° motoneurone, uno dei due elementi responsabili della SLA accanto alla degenerazione del II° motoneurone.

“Il contributo di un gruppo di lavoro che si è affiatato negli anni - afferma il Prof. Vincenzo Silani, Professore Ordinario della Università di Milano e primario di Neurologia all’Auxologico Ospedale San Luca di Milano - oggi si realizza con un prestigioso lavoro pubblicato da European Radiology che trova in un ricercatore molto valido, il Dott. Giorgio Conte primo autore del lavoro scientifico. La SLA polarizza la nostra attenzione da anni e la ricerca di biomarcatori è stata spasmodica: la possibilità di eseguire oggi una Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) e avere una informazione così rilevante accende la possibilità di una diagnosi precoce e/o la conferma diagnostica con un biomarcatore neuroradiologico alla portata di tutti”.

L'Accumulo di Ferro come Biomarcatore della SLA

«Negli ultimi anni abbiamo focalizzato la nostra attenzione sull’accumulo di ferro nella corteccia motoria dei Pazienti affetti da SLA - conferma il Dott. Giorgio Conte. Questo fenomeno può essere studiato mediante tecniche avanzate di RMN, in particolare lo studio quantitativo della suscettibilità magnetica. Quello cha abbiamo dimostrato è che la variazione di suscettibilità magnetica, e quindi di accumulo di ferro, nella corteccia motoria dei pazienti affetti da SLA avviene in maniera eterogenea nei diversi quadri clinici, e correla fortemente con i segni di compromissione del I° motoneurone.

Nell’immediato presente questi risultati potrebbero incoraggiare l’utilizzo di queste tecniche di imaging per selezionare i pazienti con SLA che potrebbero beneficiare dell’utilizzo sperimentale di farmaci chelanti del ferro in trial farmacologici. Nel prossimo futuro l’obbiettivo è quello di migliorare le nostre tecniche per individuare minime variazioni di suscettibilità magnetica, e quindi avere uno strumento per la diagnosi precoce di malattia. È chiaro che quest’ultimo obbiettivo è legato anche alla possibilità di un ulteriore sviluppo tecnologico delle apparecchiature di RMN. Il raggiungimento dei nostri obbiettivi - precisa il Dott. Giorgio Conte - è frutto di una stretta collaborazione tra medici, ingegneri, psicologi e tecnici di radiologia, in particolare con l’apporto dell’ingegnere Valeria Elisa Contarino che ha guidato l’analisi delle immagini in questa ricerca».

«Sia il Dott. Conte, così come l’Ing. Contarino, lavorano nel mio team - commenta il Prof. Fabio Maria Triulzi, professore ordinario di neuroradiologia della Università degli Studi di Milano e direttore della neuroradiologia del Policlinico - a sottolineare come la collaborazione di giovani studiosi ci ha largamente aiutato nel raccogliere un risultato non solo di valore scientifico, ma anche pratico. La Risonanza Magnetica conferma la estrema versatilità delle possibili applicazioni, offrendo oggi anche un potenziale biomarcatore per il paziente nelle fasi più precoci di malattia: la più recente letteratura accredita, infatti, in modo sempre più convincente l’origine corticale della patologia».

“La maggiore soddisfazione è avere visitato un paziente a cui la diagnosi di SLA non era ancora stata sospettata" - conclude il Prof. Vincenzo Silani - "fino a quando l’esecuzione di una RMN ha evidenziato la diversa suscettibilità magnetica corticale nel paziente che è stato quindi reindirizzato al neurologo inviante con il suggerimento di un'indagine approfondita per SLA che poi è stata diagnosticata. Se ciò è vero, un esame relativamente veloce potrà aiutare a orientare la diagnosi talvolta complessa di SLA anticipando nel tempo l’orientamento terapeutico più appropriato”.

Progressi Diagnostici e Terapeutici

La Società Italiana di Neurologia comunica i progressi diagnostici e terapeutici raggiunti dalla ricerca scientifica per la lotta alla Sclerosi Laterale Amiotrofica. Le nuove tecniche di imaging e l’uso di algoritmi di intelligenza artificiale (AI) promettono di rivoluzionare il modo in cui sarà identificata la SLA. Si tratta di una malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni, le cellule del cervello e del midollo spinale che comandano i movimenti dei muscoli.

“Per raggiungere una diagnosi sempre più rapida ed accurata, la ricerca si è focalizzata sull’identificazione di biomarcatori - commenta il prof. Nicola Ticozzi, Coordinatore del Gruppo di Studio “Malattie del Motoneurone” della SIN - Proteine come la catena leggera del neurofilamento (NfL) nel plasma e nel liquido cerebrospinale sono ora considerate indicatori affidabili della neurodegenerazione e possono essere utilizzati per valutare la prognosi della malattia e la risposta ai trattamenti.

La ricerca scientifica ha inoltre visto importanti scoperte sui meccanismi molecolari della SLA. Studi recenti hanno identificato nuovi geni associati alla SLA e hanno dimostrato come disfunzioni in diverse vie metaboliche cellulari, come il metabolismo dell’RNA, la degradazione delle proteine danneggiate e il trasporto assonale possono causare la morte dei motoneuroni. In particolare, l’uso di organoidi cerebrali ha aperto nuove frontiere nella ricerca sulla SLA.

Cos'è e come si manifesta la sclerosi laterale amiotrofica?

La sclerosi laterale amiotrofica (Sla) è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura scheletrica. Di fatto, si ammalano di Sla individui adulti di età superiore ai 30 anni, di entrambi i sessi, con maggiore frequenza dopo i 50 anni. In Italia si contano circa sette ammalati ogni 100.000 abitanti. Sintomo caratteristico della malattia è costituito dalla progressiva perdita della forza muscolare che nella fase iniziale si può presentare in forma diversa da persona a persona, interessando solo alcuni distretti.

Altre manifestazioni possono essere la difficoltà nel parlare o nel deglutire: in questo caso si parla di Sla bulbare (la regione bulbare del sistema nervoso è localizzata tra il cervello e il midollo spinale). Oltre alla debolezza, si possono avvertire rigidità (spasticità) e contrazioni muscolari involontarie (fascicolazioni), anche dolorose (crampi muscolari). Quando vengono coinvolti i muscoli respiratori, possono comparire affanno dopo sforzi lievi e difficoltà nel tossire.

Come si trasmette la sclerosi laterale amiotrofica?

Nella maggior parte dei casi la malattia insorge in modo sporadico, senza cioè che siano coinvolti altri membri della famiglia. Circa il 10% dei casi, invece, è ereditario: di questi, il 20% è legato a mutazioni del gene SOD1, circa il 10% a mutazioni del gene TARDBP e circa il 5% a mutazioni del gene FUS/TLS. È stato inoltre recentemente riportato che un’espansione esanucleotidica all’interno del gene C9ORF72 (localizzato sul cromosoma 9) è la causa di circa il 40% dei casi familiari di Sla e demenza frontotemporale.

Le cause della Sla sporadica sono ancora sconosciute, sebbene sia opinione comune che il meccanismo di danno patogenetico sia multifattoriale, conseguente a una nefasta interazione tra substrati genetici da un lato e insulti ambientali dall’altro.

Come avviene la diagnosi della sclerosi laterale amiotrofica?

Esistono due gruppi di motoneuroni: il primo neurone di moto, situato nella corteccia cerebrale (motoneurone corticale) e il secondo neurone di moto, localizzato nel midollo spinale (motoneurone spinale), il cui prolungamento raggiunge e attiva i muscoli. La Sla è caratterizzata dal fatto che sia il primo sia il secondo motoneurone vanno incontro a degenerazione e muoiono. La malattia talvolta pone alcuni problemi diagnostici anche perché al momento non esiste alcun test o procedura altamente specifica in grado di porre inequivocabilmente la diagnosi.

Ad oggi, è solo attraverso un attento esame clinico da parte di un neurologo esperto e l’esecuzione di alcuni esami strumentali, come l’elettromiografia e la risonanza magnetica, che è possibile formulare la diagnosi: questa dovrà comunque essere revisionata nel tempo.

Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili per la sclerosi laterale amiotrofica?

Attualmente non esistono terapie efficaci in grado di arrestare o rallentare significativamente la progressione della malattia. Ad oggi sono solo due i farmaci indicati per la SLA, che possono rallentarne il decorso in alcune categorie di pazienti il riluzolo, che agisce riducendo l’eccitotossicità, e l’edaravone, che riduce lo stress ossidativo. Esistono comunque farmaci per ridurre i sintomi ed ausili per migliorare l’autonomia personale, il movimento e la comunicazione; è inoltre possibile intervenire per evitare la denutrizione e per aiutare il paziente a respirare. L’insieme di queste strategie, sostenibile nell’ambito di un approccio assistenziale multidisciplinare, ha peraltro dimostrato di migliorare in modo significativo la qualità di vita dei malati.

Il Ruolo della Risonanza Magnetica nella Diagnosi di SLA

La risonanza magnetica (RM) si conferma uno strumento di imaging fondamentale nella gestione della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Sebbene la diagnosi clinica rimanga la pietra angolare, la risonanza magnetica (RM) emerge come uno strumento di imaging sempre più rilevante per escludere altre patologie, supportare la diagnosi e, potenzialmente, monitorare la progressione della malattia.

Sebbene la RM non possa diagnosticare direttamente la SLA, è uno strumento cruciale per escludere altre condizioni che possono mimare i sintomi della malattia. Queste condizioni includono tumori del midollo spinale, compressione del midollo spinale, mielopatie infiammatorie e altre malattie neurodegenerative. Una RM normale del cervello e del midollo spinale aiuta a escludere queste patologie, rafforzando la probabilità di una diagnosi di SLA.

Esclusione di altre Patologie

La RM è particolarmente utile per identificare lesioni strutturali nel cervello e nel midollo spinale che potrebbero causare sintomi simili a quelli della SLA. Ad esempio, la RM può rivelare la presenza di:

  • Tumori del midollo spinale: La RM è in grado di rilevare la presenza di tumori che comprimono il midollo spinale, causando debolezza muscolare e altri sintomi neurologici.
  • Compressione del midollo spinale: La RM può identificare la compressione del midollo spinale dovuta a ernie del disco, stenosi spinale o altre condizioni.
  • Mielopatie infiammatorie: La RM può rivelare segni di infiammazione del midollo spinale, come nel caso della mielite trasversa.
  • Sclerosi Multipla (SM): Anche se la SM ha una patogenesi diversa dalla SLA, alcuni sintomi possono sovrapporsi nelle prime fasi. La RM cerebrale può identificare le lesioni demielinizzanti tipiche della SM, aiutando a distinguerla dalla SLA.

Segni Indiretti di SLA alla RM

In alcuni casi, la RM può rivelare segni indiretti di SLA, anche se questi non sono specifici della malattia. Questi segni includono:

  • Atrofia corticale: Alcuni studi hanno dimostrato che i pazienti con SLA possono presentare atrofia della corteccia motoria, la regione del cervello responsabile del controllo dei movimenti.
  • Alterazioni del tratto corticospinale: Il tratto corticospinale è la via nervosa che collega il cervello al midollo spinale e che controlla i movimenti volontari. In alcuni pazienti con SLA, la RM può rivelare alterazioni di questo tratto, come un aumento del segnale.
  • Anomalie del segnale nel corno anteriore del midollo spinale: Il corno anteriore del midollo spinale contiene i motoneuroni inferiori. In alcuni casi, la RM può rivelare anomalie del segnale in questa regione, indicative di degenerazione dei motoneuroni. Tuttavia, questo reperto è meno comune e non è considerato un segno diagnostico affidabile.

Tecniche di Risonanza Magnetica Avanzate

Oltre alla RM convenzionale, le tecniche di RM avanzate stanno emergendo come strumenti promettenti per studiare la SLA. Queste tecniche includono:

  • Spettroscopia di Risonanza Magnetica (MRS): La MRS è una tecnica che permette di misurare i livelli di diversi metaboliti nel cervello e nel midollo spinale. In alcuni studi, la MRS ha rivelato alterazioni dei livelli di metaboliti come il N-acetil aspartato (NAA), un marker di integrità neuronale, nei pazienti con SLA. La diminuzione del NAA può riflettere la perdita di neuroni nella corteccia motoria e nel midollo spinale.
  • Imaging del Tensore di Diffusione (DTI): Il DTI è una tecnica che permette di studiare la microstruttura della sostanza bianca nel cervello e nel midollo spinale. In alcuni studi, il DTI ha rivelato alterazioni della microstruttura del tratto corticospinale nei pazienti con SLA. Queste alterazioni possono riflettere la degenerazione degli assoni, le fibre nervose che trasmettono i segnali elettrici.
  • Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI): La fMRI misura l'attività cerebrale rilevando i cambiamenti nel flusso sanguigno. Sebbene meno utilizzata nella diagnosi diretta di SLA, la fMRI può essere utile per studiare la riorganizzazione corticale che si verifica in risposta alla perdita di motoneuroni. Potrebbe anche aiutare a valutare l'efficacia di interventi terapeutici.

Limitazioni della Risonanza Magnetica nella SLA

È importante sottolineare che la RM presenta alcune limitazioni nella diagnosi e nella gestione della SLA. In particolare:

  • Mancanza di specificità: I segni di SLA alla RM, come l'atrofia corticale e le alterazioni del tratto corticospinale, non sono specifici della malattia e possono essere osservati in altre condizioni neurodegenerative.
  • Variabilità individuale: La presentazione clinica e radiologica della SLA può variare notevolmente tra i pazienti, rendendo difficile l'interpretazione dei risultati della RM.
  • Sensibilità limitata: La RM potrebbe non essere in grado di rilevare i segni di SLA nelle fasi iniziali della malattia, quando le alterazioni strutturali sono minime.

Prospettive Future

Nonostante le limitazioni attuali, la RM ha un potenziale significativo per migliorare la diagnosi e la gestione della SLA. Le ricerche future si concentreranno su:

  • Sviluppo di biomarcatori di imaging più specifici: Gli sforzi sono in corso per identificare biomarcatori di imaging più specifici per la SLA, che possano distinguere la malattia da altre condizioni neurodegenerative.
  • Utilizzo dell'intelligenza artificiale (AI): L'AI può essere utilizzata per analizzare le immagini RM e identificare pattern sottili che potrebbero sfuggire all'occhio umano.
  • Monitoraggio della progressione della malattia: La RM può essere utilizzata per monitorare la progressione della SLA nel tempo e valutare l'efficacia di nuovi trattamenti.
  • Studi longitudinali: Sono necessari studi longitudinali che seguano i pazienti con SLA nel tempo per comprendere meglio la relazione tra i risultati della RM e la progressione della malattia.

Considerazioni Pratiche sull'Esecuzione di una RM

L'esecuzione di una RM è una procedura non invasiva, ma è importante essere consapevoli di alcuni aspetti:

  • Preparazione: Prima dell'esame, il paziente dovrà rimuovere oggetti metallici come gioielli, orologi e piercing. È importante informare il tecnico se si hanno impianti metallici nel corpo, come pacemaker o protesi.
  • Durata: La durata di una RM varia a seconda della regione del corpo da esaminare e del protocollo utilizzato. In genere, una RM del cervello o del midollo spinale dura tra 30 e 60 minuti.
  • Rumore: Durante l'esame, la macchina RM produce rumori forti e ripetitivi. Al paziente verranno forniti tappi per le orecchie o cuffie per ridurre il rumore.
  • Clausrofobia: Alcune persone possono provare ansia o claustrofobia durante la RM, poiché devono rimanere sdraiate in uno spazio ristretto. È importante informare il tecnico se si soffre di claustrofobia, in modo che possa fornire supporto e rassicurazione. In alcuni casi, può essere utile assumere un farmaco per ridurre l'ansia.
  • Contrasto: In alcuni casi, può essere necessario utilizzare un mezzo di contrasto per migliorare la visualizzazione delle strutture anatomiche. Il mezzo di contrasto viene iniettato per via endovenosa. È importante informare il medico se si hanno allergie o problemi renali, poiché il mezzo di contrasto può avere effetti collaterali in alcune persone.

La Sclerosi Multipla Progressiva e le Malattie del Motoneurone

La Sclerosi multipla progressiva (SM) e le malattie del motoneurone (MND) condividono caratteristiche comuni, come ad esempio il corso di malattia caratterizzata da una disabilità progressiva.

I risultati dimostrano un danno della sostanza grigia sia corticale che sottocorticale più esteso nella SM che nella SLA. Confermano inoltre, come emerso da recenti dati di letteratura un coinvolgimento di aree extra-motorie nella SLA. Questi dati sembrano suggerire delle similitudini tra i meccanismi patogenetici delle due malattie.

Lo studio, tramite l'applicazione di metodiche avanzate di risonanza magnetica, si propone di migliorare le conoscenze sul processo degenerativo che coinvolge fin dalle prime fasi di malattia la sostanza grigia, confrontandolo con quanto avviene in una popolazione di pazienti affetti da SLA, una patologia neurodegenerativa che, pur avendo un decorso più sfavorevole della SM, ne condivide apparentemente alcuni aspetti.

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